La principessa e la gattina argentata.
C'era una volta una bambina che non sapeva di essere una
principessa. Era accaduto che lo stesso giorno della sua nascita era nata anche
la figlia di un negromante, un mostriciattolo orribile, brutto e già cattivo
come il padre, il quale con un sortilegio l’aveva trasformata nella copia
esatta della figlia del re e della regina di Francia e aveva poi scambiato le
due neonate, rinchiudendo in una torre piena di libri la vera principessa.
Nessuno si accorse dello scambio e del rapimento della piccina. Ad eccezione
della sua fata custode, alla quale però nessuno volle credere. La bambina così
crebbe con la sola compagnia dei libri, leggendo giorno e notte di meravigliose
avventure in paesi fantastici, chiedendosi se mai li avrebbe mai visitati. La
principessa cresceva così dolce e carina che persino il negromante si intenerì
e così le regalò una gattina argentata, perché le facesse compagnia nella
torre.
La gattina però non era un gatto come gli altri: era una
gattina fatata che sapeva parlare.
Un giorno la gattina, che gironzolava sempre per la torre,
vide che il negromante aveva lasciato la porta aperta e andò ad avvertire la
principessa: “Vieni, usciamo di qui, non avremo altre occasioni!”
La principessa prese con sé il suo libro preferito, una borsa
dove mettere la gattina, l'acciarino magico del negromante e fuggì. La torre si
trovava nel mezzo di una foresta incantata. Cammina cammina videro alcuni fiori
strani, simili a batuffoli. La gattina disse alla principessa di raccoglierne
un paio e di metterli in una borsa. Piano piano scese la sera nel bosco, la
principessa cominciava ad essere stanca. Ma la gattina le disse: non ti
fermare. il negromante si è accorto della nostra fuga ed è furioso. Sta
cercando in tutti i modi di riportarci indietro: metti i fiori che hai raccolto
nelle orecchie, così non sentirai la sua voce oscura e non cadrai nei tranelli
che ti tenderà.
La principessa così fece, camminò senza voltarsi mai, fino a
quando non arrivarono in una radura dove era una capanna. La gattina vi si
diresse decisa e fece segno alla principessa di togliersi i batuffoli dalle
orecchie e di bussare alla porta. Venne ad aprire una vecchina. "Oh
nonnina, vi prego fateci la carità di ospitarci per questa sera, abbiamo
camminato tanto io e la mia gatta, e siamo così stanche”
“Ma certo bambina mia”, disse la nonnina facendola entrare.
“Dividerete con me la mia povera tavola” e mise a tavola un chicco di riso e
una mollica di pane. La principessa rimase sconcertata. Ma la nonna era una
fata molto potente: fece strani segni nell'aria e la mollica cominciò a
lievitare e a trasformarsi: crebbe crebbe e diventò prima un tortellino, poi un
raviolo, quindi una quiche e alla fine un timballo. Poi fu la volta del chicco
di riso che si trasformò prima in una ciliegia, poi in una mela, poi in
un'arancia così dolce e profumata come la principessa non ne aveva mai né viste
né mangiate. Quella notte la principessa e la gattina dormirono profondamente:
in effetti non avevano mai avuto una giornata tanto movimentata in tutta loro
vita. La mattina dopo la principessa salutò molto affettuosamente la nonnina e
si incamminò di nuovo con la sua gatta. Cammima cammina arrivarono a Parigi.
Era ormai notte. La gattina disse alla principessa: “Abbiamo bisogno di una
posto dove stare. Accendi l'acciarino del negromante ed esprimi un desiderio ma
ricorda di fare in fretta, perché l'acciarino si consuma molto rapidamente.”
La principessa che era stata tutta la vita chiusa in una
torre, ci rifletté un pochino. Poi accese l'acciarino ed espresse rapida il
desiderio: vorrei una casa di cristallo, piena di luce, di piante e di colori.
E così per magia, nel giardino del Louvre si materializzò una casa di cristallo
fatata, che permetteva a chi era all’interno di vedere fuori ma che
dall’esterno invece sembrava vuota.
Figuratevi quale fu la sorpresa del re e della regina quando
il mattino dopo affacciatisi alla finestra videro nel loro giardino quella
strana casa vuota. Mandarono un servitore a vedere, e lui quando vide questa
bambina identica alla principessa, subito la portò al cospetto dei sovrani.
I quali quando la videro attraversare il salone, seguita
sempre dalla sua gattina argentata, ammutolorino, perché era del tutto identica
a loro figlia, se non fosse che la bambina sconosciuta era gentile e garbata
nei modi.
“Che malefizio è mai questo?” tuonò il Re. “Andate a chiamare
mia figlia, presto”.
La Regina non parlava: Il suo sguardo si posava sulla bambina,
poi sulla gatta, per tornare di nuovo sulla bambina, e piano piano cominciò a
capire il perché di tante cose che in tutti quegli anni l’avevano tanto
addolorata. Il suo più grande cruccio era come mai la sua bambina, così bella
nei lineamenti, fosse invece così sgarbata e cattiva d’animo.
Finalmente arrivò davanti ai sovrani quella che credevano
fosse la loro vera figlia, la quale con la sua vocina stridula e troppo alta
chiese: “Che c’è?” ma accortasi della bambina disse: “Chi è questa? Ah, sei
quella che abita nella casa di cristallo: babbo fatela uccidere, così io andrò
nella nuova casa nel nostro giardino!”
Fu allora che accadde un altro fatto straordinario. La gattina
argentata fece una mezza piroetta su se stessa e si trasformò in una fata: la
fata custode della principessa. Prese la sua bacchetta magica e la mosse
nell’aria, prima sulla testa della vera principessa e poi sulla testa della
figlia del negromante, spezzando l’incantesimo che era stato fatto il giorno
della loro nascita.
La figlia del negromante riassunto il suo aspetto orribile
fuggì urlando dal palazzo e i sovrani finalmente poterono riabbracciare la loro
vera figlia. Fu organizzata una grande festa nel palazzo e si fece festa in
tutto il paese.
E tutti vissero per sempre felici e contenti.
Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto
la mia