IL VECCHIO, LA BAMBINA E MAMMA QUERCIA

  

Perché non credergli?! In fondo quel buon vecchio aveva così tanto da raccontare.

Teneva tutto racchiuso dentro di sé. Ogni ruga avrebbe avuto molto da dire. Ma a lui non interessava. Credeva che a nessuno importasse di lui.

Stava tutto il giorno seduto davanti al camino. Un camino spento da chissà quanti anni ma ogni volta in cui ci si sedeva davanti era come se si riaccendesse e all’interno scorressero le immagini della sua vita. Il movimento della sua sedia a dondolo scandiva il passare del tempo. Dalle finestre entrava solo qualche raggio di luce. Tanto lui pensava di non avere più nulla da vedere.

In quella casa c’erano dolori e gioie di un uomo di ottant’anni. C’era l’amore per la sua donna e il ricordo di ogni suo sorriso e di ogni passo fatto assieme.

Senza quella donna la vita gli sembrava vuota, senza significato, senza motivazione. La piccola luce dentro di lui ogni giorno si affievoliva. Forse aspettava di raggiungerla ma allo stesso tempo ne era spaventato. Gli sembrava impossibile che i suoi figli avessero dimenticato quanto avevano giocato, sofferto e imparato assieme. Ma non poteva che accettarlo e vivere la sua solitudine.

Un giorno, uno dei tanti giorni senza colore, sentì una vocina che dolcemente lo invitava ad alzarsi e ad uscire di casa. Lui non si chiese chi era. Pensò che la vecchiaia lo stava facendo diventare matto ma la vocina era così gentile e accattivante che non riuscì a resistere.

Si alzo di scatto e si sentì pervaso da una forza nuova. Di solito distoglieva lo sguardo dal camino solo per andare a letto per poi ritornare a fissarlo appena sveglio. A volte nemmeno si alzava per andare a mangiare.

Ma ora era diverso. Sentiva che qualcosa di nuovo stava arrivando. O era una nuova gioia o stava impazzendo. Apri la porta di casa e subito rischiò di inciampare sul ramo di una pianta non più curata da chissà quanto tempo. Proseguì comunque saltando il ramo a fatica e scendendo i tre scalini impolverati che lo portavano al vialetto d’ingresso. Non si volse neanche a guardare il giardino. Quel giardino che in gioventù ospitò giochi e ilarità della sua famiglia, ma che ora ospitava una triste solitudine.

Uscì dal cancelletto in legno e svoltò a destra. A lui pareva che la voce provenisse da là. Camminò per mezz’ora. Non sentiva le gambe stanche. Non si guardava intorno, tanto non avrebbe riconosciuto nulla della nuova città mutata negli anni. In quegl’anni in cui lui fissava il suo cammino.

All’improvviso sentì un “hey piano!!”. Lui si fermò, ma non perché senza accorgersene aveva urtato qualcosa ma perché non sentiva più la vocina. Lei l’aveva guidato fin là ed era sparita ma ora come avrebbe fatto a tornare indietro?

Abbassò gli occhi! I capelli erano biondi e raccolti, gli occhi grandi e un po’ tristi. I vestiti erano sgualciti, in qualche punto strappati. Le guance leggermente scavate ma  con un sorriso sempre nascente. Addosso lo sporco di qualche settimana. Tra le gambe un batuffolo di pelo. Piccino, addormentato e in posizione da coccole.

Il vecchio la guardava incuriosito e un po’ stupefatto. Forse anche un po’ arrabbiato..la sua voce era sparita! La bambina ricambiò lo sguardo e spostò il cappello che teneva in terra nella speranza di raccogliere qualche monetina.

Dopo qualche minuto in cui si osservarono, lei gli disse: “prego, vuole passare? Però faccia attenzione potrebbe farsi male se non guarda anche in terra!”.

Lui disse: “Non sò dove andare. Non la sento più ..”

“Cosa non sente più?”

“La voce. La mia guida!”

“Posso aiutarla?”

“No piccina. Ma che fai tu..così..qui a terra?”

“Io e susina eravamo stanche e affamate! E intanto ci siamo sedute. Per il mangiare..beh dobbiamo aspettare!” disse scuotendo il cappello.

“La tua famiglia dov’è?” chiese lui.

“Famiglia? Io non so cos’è una famiglia!”

“Neanche io non lo so più sai piccola!”

“Ma lei ha la sua vocina che le fa compagnia?! Dove la stava portando?”

“Non lo so..o forse ora si!”

“Piccolina conosci un po’ queste strade?”

“Non i nomi ma magari attraverso gli alberi, o i colori delle case o animali ci riesco ad orientarmi!” disse lei.

Lui ricordava a malapena il nome della strada ma si ricordò della  grande quercia nel piccolo parco di fronte alla sua casa. Non poteva essere stata tagliata in questi anni perchè era diventata luogo di incontro e di divertimento per giovani e bambini.

“La conosci la grande quercia?” chiese lui.

“Chi?! mamma quercia?” rispose lei

“La conosci?” rispose stupefatto ma rassicurato

“Certo! Ogni giorno io passo di là. Mi siedo tra le sue braccia e mi faccio proteggere dal suo forte busto, mi addormento tra l’affetto della mia piccola susina e la protezione della mamma quercia”.

E lui chiuso nella sua casa non si era mai accorto di quella piccola creatura che il destino aveva reso sola e bisognosa di affetto.

Lei si alzò. Lui gli prese la mano. Si erano già capiti senza parlarsi.

La micetta li seguiva. Li avrebbe seguiti ovunque.

Lui le regalò amore e attenzioni. Lei gli annullò anni di solitudine.

I suoi dodici anni valevano come trent’anni. Gli ottanta di lui erano appesantiti dall’abbandono di se stesso.

Da quel giorno la vita cambiò colore ad entrambi.

La sua casa iniziò ad essere attraversata ogni giorno da un sole splendente che riscaldava i cuori ad entrambi.

Il giardino aveva ricominciato ad accogliere farfalle, api e tanti fiori. Il camino non era più il suo luogo di raccoglimento. La sedia ora era rivolto verso la finestra, verso la vita.

Da mamma quercia si recarono tutti i giorni. Era diventata il simbolo della nuova famiglia.

La vocina non si rifece più viva ma lui aveva capito dove voleva guidarlo. Da lei!