Il vivere di un consumato/ amore. L’anima non cresce più. Ecco nel
calore incantato
Della notte che piena quaggiù/ tra le curve del fiume e le sopite/ visioni della città sparsa di luci,
echeggia ancora di mille vite, /disamore, mistero e miseria/ dei sensi, mi rendono nemiche
Le forme del mondo, che fino a ieri/ erano la mia ragione di esistere.
Il pianto della scavatrice-Pier Paolo Pasolini
“Ma tu ci credi
nei colpi di fulmine?” La piccola principessa Ecila lo domandava a stallieri e
cortigiani, a suo padre re e a sua madre regina e tutti gli rispondevano
scrollando le spalle “…e poi sei piccola cosa potrebbe importartene?” adducendo
come scua alla loro scetticità.. Quella domanda dopo un po’ passò dalla testa
di Ecila,e quando venne il bel tempo non penso a nulla se non a godersi il sole
e le onde del mare. E fu prorpio sulla riva dalla candida sabbia che cadde ai
piedi di uno splendido Giaguaro e cadde nel senso più letterale del termine. Fu
così che per la prima volta vide i suoi occhi verdi e da allora divennero
amici. E non ci fu più bisogno di cadere ai suoi piedi per essere abbracciata.
“E’ forse così che ci si innamora?” e prima ancora che le giungesse una risposta
i due si rifugiarono su una torre d’avorio e lì Ecila era felice ma il Giaguaro
era troppo bello, troppo forte e troppo grande per lei, non avrebbe mai voluto
farle del male ma le sue unghie la graffiavano e la mordeva fino a farla
sanguinare senza accorgersene. Ecila crebbe insicura devota al suo Giaguaro,
come solo una principessa innamorata sa esserlo.
Un giorno ritornò
al mare, corse sulla riva e bagno i suoi piedi, inseguì un gabbiano su uno
scoglio e quando torno inidietro disse al Giaguaro che voleva crescere e voleva
farlo da sola. “Se non ti avrò io non ti avrà nessuno. Sarai tanto amata ma tu
non amerai nessuno, è questa la punizione per te!” ma Ecila non credeva alle
magie e scappo via alla ricerca della sua libertà. Si tolse i panni da principessa,
si vestì da ballerina e nel bosco buio attirò la sua attenzione il carretto
festante del Giullare. Lui la portò un po’ con se, a lei piaceva tanto ballare
per lui edera felice. Qunado una sera si addormentò lui rubo le chinchaglierie
preziose di Ecila, nulla di particolarmente prezioso ma a lei fece male. Non
vale la pena piangere, disse a sé stessa la principessa e così continuò a
camminare nel bosco. Neanche Cappuccetto Rosso quando la fermò il lupo aveva
fatto qualcosa per attirare l’attenzione, e allo stesso modo Ecila trovò i
Giganti Senzaregole. “Sì, mi piace, mi piacciono, sto bene qui, voglio restare
con loro!” disse la piccola convinta ed entusiasta del nuovo incontro,
ricominciò a ballare e a seguire il ritmo assordante delle loro danze. I
Giganti però presto la stancarono, non era vciò che voleva, a lungo andare
cominciò a perdere entusiasmo. Una sera scappò anche da loro e i Giganti si
accorsero che in realtà era una principessa solo quando se ne fù andata e per
vendicarsi mandarono un araldo alla corte affinchè informasse il re e la regine
che la loro figliuola vagava nei boschi vestita da ballerina. Loro la cercarono
a lungo mentre Ecila girava di contrada in contrada, di città in città di sagra
in sagra, convinta che in ogni uomo da lei conosciuto fosse l’amore tanto
atteso ma ogni volta, in ogni abbraccio che dava, in ogni danza, c’erano le
parole del Giaguaro “Sarai tanto amata ma tu non amerai nessuno”.
Quella sera allora
pianse tanto e quella sera a fare da eco alle sue lacrime c’erano le campane
suonate a luttoin tutto il regno per l’anziana mamma del re. E quella sera
quando si sentì completamente sola l’anziano angelo le comparì in sogno “Non è
il maleficio a doverti crucciare, è nel tuo cuore che devi cercare! Hai nel
sangue il valore di italici guerrieri,
spezia ellenica è la pelle come Elena la bella , gli occhi di armenti i
capelli brunito miele, non versan
lacrime le principesse, su coraggio, coltiva la tua messe…” Ecila si senti
abbracciare come mai nessuno aveva fatto…
Corse verso il
mare e chiuse gli occhi, senti i profumi che aveva amato rivide i paesaggi che
aveva visto, accarezzò i corpi che aveva accarezzato, ridanzò felice per chi
aveva incontrato. Rimase a guardare il mare con lo sguardo teso come una
piccola Didone. Ma lei non aspetta nessuno, lei è li perché ama guardare il
mare.