Il lavavetri e la signora
Si,
sono un lavavetri, pulisco le finestre dei grattacieli nel centro di
Milano, faccio bene il mio lavoro, ho ventisette anni, fisico
atletico temprato dalla fatica fisica, tutti i giorni su e giù per le pareti dei palazzi, aggrappato solo ad
una piccola fune di sicurezza ed alla certezza che la vita mi riserverà ancora
mille emozioni e soddisfazioni.
Non
abbiate premura di conoscere la mia storia, il mio sarà un racconto breve e, se
pensate che sia la solita storia del solito lavavetri che vede le altrettanto
solite belle ragazze fare la doccia mentre gli sta lavando la finestra vi
sbagliate di grosso, avete sicuramente visto troppi film.
Ieri
mattina, appeso allegramente al trentesimo piano di un palazzo, stavo lavando i
miei soliti vetri quando all’improvviso il mio fischiettare un motivetto si è
interrotto di colpo; dentro all’ufficio una ragazza, bellissima, bionda, occhi
verdi, in piedi immobile e statuaria davanti alla finestra mi osserva; tailleur
di alta sartoria, scarpe firmate, pochi gioielli la adornano ma sono tutti di
enorme valore, so riconoscere Cartier quando lo vedo.
Mi
fermo un istante a sorriderle, noto con un poco di orgoglio che i suoi occhi
scivolano sul mio petto nudo, i muscoli evidenziati dal sudore e
dall’abbronzatura, i pettorali che tonici danno la certezza di potenza e
caparbietà, gli addominali scolpiti che si flettono invitando il suo sguardo a
soffermarsi su di essi, i pantaloncini attillati, che nascondono, è vero, le mie
parti intime, ma che non fanno altro che accentuarne la prominente voluttà.
Sento
il suo sguardo levarmi di dosso i pochi indumenti mentre la osservo, vedo nei
suoi occhi la cupidigia e l’ingordigia di chi vuole assolutamente qualcosa, è
uno sguardo che conosco bene, al sabato sera, quando faccio spogliarelli nei
locali, tante donne mi guardano così; questa è diversa dalle altre, lei ha
classe, lei ha stile, gli abiti firmati che indossa mi fanno subito intuire che
forse sta arrivando la svolta che aspettavo nella mia vita.
Altezzosa
lei si gira, va verso la porta dell’ufficio, sono quasi convinto che il mio
sogno si sia appena infranto come una bolla di sapone quando vedo che lei
chiude a chiave e torna sui suoi passi, mi fa un cenno, si avvicina alla
finestra, la apre e mi invita ad accomodarmi dentro.
Nessuno
dei due dice una parola, vedo la sua minigonna scivolarle ai piedi, la giacca
del tailleur le copre appena l’intimo lasciando completamente scoperte le
scultoree gambe abbronzantissime arrampicate sui sensuali tacchi a splillo, lei
si gira, appoggia il busto alla scrivania piegandosi, gambe leggermente
divaricate, un tacito invito a scostare il perizoma ed a gioire delle sue grazie meravigliose.
Mi
accomodo, la uso anche se in realtà ho la netta sensazione di essere io
l’oggetto del piacere e non lei; le dono una prestazione superlativa, lavare i
vetri non è l’unica cosa che so fare bene, poi mi scosto da lei che, appena
ansimante, si rimette rapida la gonna e resta li ad osservarmi.
Mi
allunga sorridendo un biglietto da visita, abita in un attico in via
Montenapoleone, i suoi occhi, dolcissimi, mi guardano persi in un sogno di
amore, colpo di fulmine improvviso che ha frustato il suo cuore e la sua anima,
mi bacia, un bacio appassionato che denota decisione, amore senza riserve,
abitudine a prendere quello che si vuole con qualsiasi mezzo, sia esso lecito o
meno.
Per la
prima volta la sento parlare, mi dice solo una breve frase con forte
accento americano:
Io sono
Paris, ho tutto nella vita ma non ho mai incontrato l’uomo perfetto, tu
sei perfetto, mi vuoi sposare ?
Annaspo un istante, lo sapevo che la mia vita avrebbe
avuto presto una svolta decisiva ma non credevo potesse avvenire in un modo
così cinematografico, nemmeno Liala nei suoi racconti ha mai osato tanto ardire
eppure si, è successo, ed è successo proprio a me.
Stasera alle nove vengo a casa tua, non temere, saprò
essere quello che tu hai sempre cercato perché anche io ti amo come mai nessuna
ho amato prima, so che anche te sarai per me la donna della mia vita.
Ritorno verso la finestra, scavalco in un balzo il
parapetto con gesto atletico senza nemmeno badare a rimettermi la fune di
sicurezza.
Troppo
slancio, vedo il mio corpo superare la piccola gabbia che serve per calarsi su
e giù per il palazzo, vedo il suolo avvicinarsi velocemente mentre precipito,
il sorriso stampato in viso si contrae in una smorfia di stupore e di
disappunto, ho appena il tempo per capire quanto si possa essere stupidi nella
vita, quanto le sicurezze che si hanno siano solo neve che si può sciogliere al
primo raggio di sole, ho appena il tempo per pensare che non tutte le favole
hanno un lieto fine e che anzi, spesso quando si pensa di aver raggiunto uno
scopo nella vita succede qualcosa che ti toglie tutto e, solitamente, questo
qualcosa è dettato dalla propria stupidità.
Oggi
sono un personaggio famoso, sono su tutti giornali, anche i telegiornali
nazionali hanno parlato di me, solo che non sono famoso per aver sposato una
delle donne più belle e più ricche della terra ma solo perché mi sono
sfracellato al suolo come l’ultimo degli imbecilli.
La
morale, per voi che leggete la mia triste storia è che si può anche venire
baciati dalla fortuna ma può darsi che la vostra fortuna sia proprio quella di
non venire mai baciati dalla dea bendata. Sappiatevi accontentare di ciò che
avete e non lamentatevi per quello che la vita vi ha riservato, a volte il
destino può dare molto ma, alla fine, può succedere che vi levi molto di più di
quello che vi ha dato.
Fine