C'era una volta un falchetto convinto di saper volare,
era nato in un piccolo allevamento caduto in rovina, per alcuni anni aveva
vissuto con le altri falchetti addestrati da un bravissimo falconiere, in una
piccola voliera poco fuori citta'.
Tutti i falchi della voliera lo guardavano in modo
strano, inutilmente, il povero falconiere aveva tentato di addestrarla, ma non
era riuscito a piegarne l'indole, ed alla fine aveva desistito, era il suo
ultimo esemplare e sfortuna aveva voluto che quell'ultimo addestramento fosse
coinciso con il suo primo fallimento, ed all'inizio della sua sfortuna.
Le altre bestiole dicevano che il falchetto non sapeva
volare, questo perche' ogni volta che il povero falconiere lo portava assieme
agli altri falchi per qualche esibizione, assicurandosi la zampetta alla
cintola, una volta tolto il cappuccio, il falchetto rimaneva immobile sul
suo braccio.
Ah, si commiserava il falchetto, ricordava troppo bene la
sensazione provata quando aveva spiccato il suo primo volo, il dolore provato
nell'avere a disposizione tanto cielo, e dopo pochi colpi d'ala la delusione di
essersi sentito richiamato a terra dal tendersi del filo, sentirsi prigioniero
senza nessun confine da dover valicare, ed allora aveva deciso di non volare,
nonostante le punizioni del falconiere, nonostante il suo urlare, nono stante
le privazioni, non avrebbe accettato un'imitazione di liberta' condizionata al
suo volere, non avrebbe mai accettato di tornare indietro al suo fischio pur
avendo voglia di andare, non era volare quello, se ne infischiava di quello che
dicevano gli altri falchi, che ne sapevano loro? Tutti intenti a guardare
all'interno della voliera e a litigarsi i bocconi piu' buoni facendo inutili
moine.
Il caso volle che il falconiere assillato dai debiti
vendette in blocco tutte le bestiole allo zoo della sua citta'. Fu cosi' che
tutti i falchi furono immessi nell'immensa voliera insieme a tutti gli altri
rapaci, il nostro falco scelse l'appoggio piu' vicino alla rete della voliera e
rimase li' fermo, gli altri lo canzonavano motivando la sua immobilita' con il
timore che il falco aveva per il volo, aggiungendo che ora era chiara e
lampante a tutti la sua incapacita' al volo, che ora non c'era' nessuno a imporgli
come volare, ora era libero, le sue eran tutte scuse.
Lui rispondeva che quella era solo una gabbia piu' grande e
che fuori di la' ce ne sarebbe stata un'altra ancora piu' grande, cosi' fino al
confine del cielo, e che quindi non valeva la pena di darsi da fare per volare
in cerchio stretti in maglie d'acciaio, per quanto potesse esser grande la
voliera, non sarebbe mai stata grande abbastanza e non valeva la pena di volare
per fuggire ad ogni ingresso del custode, oltre quella gabbia ce ne sarebbe stata
un'altra, e poi un'altra... e allora perche' volare?
Finche' un giorno passo di la' un falco, si poso' sulla rete
e disse: " Ehi che fai la ' fermo perche' non voli? " e il falchetto
racconto' la sua storia, ed il falco ascolto' attento alla fine aggiunse:
"E tu in tutti questi anni perche' non sei fuggito per trovare i
confini del cielo, per veder oltre l'ultima gabbia cosa c'e'?"
Allora il falchetto ammise: "Non l'ho fatto perche' ho
paura che quel che potrei trovare." Allora il falco aggiunse: "
Allora il tuo confine è nel tuo cuore, finche' non troverai il coraggio di
passare quel confine, non ha senso che tu lasci questa gabbia." Detto
questo riprese il suo volo.
Fu cosi' che un giorno, sul fondo della voliera, venne
trovato il corpicino del falchetto, che in un'atto d'estremo coraggio aveva
reciso la sua catena, fermando cio' che gli impediva di volare.
Morale: A volte siamo abili
costruttori di gabbie che utilizziamo per difenderci dai sogni e dalla
possibilita' di realizzarli...