Capodanno
2000
Il camino
sfrigolava allegramente mentre lembi di fiamma illuminavano con giochi di luci
ed ombre la stanza centrale della baita, fuori il tramonto bruciava di un rosso
acceso la neve caduta in mattinata; ripensai un istante a tutti gli ultimi
avvenimenti, la bellissima ragazza conosciuta in una chat oltre un anno prima,
messicana, capelli neri, due occhi verde olivo bellissimi e penetranti, un
sorriso ammaliante che faceva innamorare, ripensai a tutte le chiacchierate, al
mio invito quasi scherzoso a passare con me il capodanno sulle alpi, al mio
attimo di felice ed allibita costernazione quando lei aveva accettato l'invito.
Al mattino
ero partito per andare a prenderla in aeroporto, un abbraccio amichevole al suo
arrivo, un caffè al bar e poi in macchina verso la baita, tutto il viaggio
passato sorridendo guardando un pò la strada un pò lei che si era candidamente
addormentata sul sedile di fianco al mio, stremata per il viaggio lunghissimo
non aveva retto assopendosi cullata dalla tenue musica di sottofondo; la
svegliai alcune ore dopo mentre imboccavamo il vialetto della baita e la
accompagnai verso la veranda protetta da una vetrata; eravamo entrati in casa
solo pochi minuti prima, lei aveva chiesto di potersi cambiare il vestito usato
per il viaggio.
Avevo appena
finito di riattizzare il caldo fuoco del camino che illuminava la sala quando
lei scese le scale dal piano superiore; uscì fuori dalla camera da letto
fasciata da un paio di fuseaux bianchi e un largo pull di morbida lana nera,
piedi nudi sul parquet della baita, era senza trucco e con i neri capelli
raccolti in una lunga coda di cavallo, ci accomodammo sul divano davanti al
fuoco.
Adri, il suo
nome mi affiorava sulle labbra mentre ripensavo alle lunghe chiacchierate fatte
in chat, potevo finalmente vedere dal vivo il suo sguardo ed il suo dolce
sorriso mentre chiacchieravamo da buoni amici sul divano riscaldati dal fuoco e
da un plaid di paille che ci permetteva di stare vicini senza dare adito a
dubbi sul fatto che si trattasse solo di amicizia.
Restammo li
per un lungo periodo dicendoci le mille cose che non ci eravamo detti in
internet, io letteralmente ammaliato dal suo sguardo e assolutamente
affascinato dal suo corpo bellissimo che si muoveva ogni tanto sotto al plaid;
verso le cinque le chiesi di spostarci nella veranda per ammirare il tramonto,
la lasciai accomodare nella sedia a dondolo, le vetrate della veranda ci
proteggevano dal freddo permettendoci di ammirare lo spettacolo naturale del
sole che tramontava dietro le candide montagne coperte di neve, in piedi dietro
di lei mi attentai a sfiorarle il collo con un tocco che era a metà strada tra
una carezza ed un morbido e rilassante massaggio, restammo li fino a che il
sole non tramontò e smise di incendiare di rosso la bianchissima neve che
ricopriva tutto quanto.
Rientrammo
in sala per rimetterci subito sul divano con ancora negli occhi il bellissimo
spettacolo per me inferiore soltanto alle sue sensuali movenze, vederla
camminare a piedi nudi mi dava dei brividi lungo la schiena, Adri era veramente
bellissima, rendeva la stanza più luminosa, il suo sorriso riempiva il cuore e
il suo incedere faceva sognare di poter avere il suo corpo per poterlo adorare
e coccolare.
L'incanto di
quel momento fu interrotto dall'ovattato rumore di pneumatici nel vialetto
esterno, la ditta di catering aveva mandato quello che avevo ordinato e mi
affrettai alla porta per accogliere la cuoca e il cameriere che ci avrebbero tenuti
compagnia fino all’ora di cena, indicai loro la cucina e la tavola nella sala
dove avremmo cenato e io e Adri ci ritirammo al piano superiore per prepararci
per la serata, la feci accomodare nella camera da letto degli ospiti dove prima
aveva lasciato le sue cose e io entrai nella mia camera da letto per evitare di
disturbarla o metterla a disagio.
Restai per
un poco sul morbido letto matrimoniale e poi feci una doccia, la immaginai
adagiata nella vasca da bagno della sua camera mentre si cullava nel tepore
dell'acqua caldissima con cui avevo sentito aveva riempito la vasca; dopo la
doccia iniziai con calma a prepararmi, smoking nero di Armani, farfallino di
raso nero e comodissime scarpe Church's; ero pronto per scendere dabbasso.
Stavo
parlando con il cameriere e la cuoca quando sentii aprirsi la porta della sua
camera, alzai lo sguardo e rimasi letteralmente folgorato dalla sua vista, mi
avvicinai senza una parola alla base delle scale per poterla accogliere, lei
scese lentamente fasciata in un bellissimo
abito da sera azzurro, il decolletè metteva in risalto il bellissimo seno
brunito che contrastava con il bianco latte dei tre fili di perle che le
cingevano il collo, le leggerissime scarpette con il tacco a spillo la alzavano
quasi alla mia altezza permettendomi di gioire alla vista dei suoi bellissimi
occhi verdi.
Arrivò in
fondo e mi sorrise porgendomi la mano e sussurrandomi che era terrorizzata di
cadere dalle scale, ridemmo insieme e la feci accomodare a tavola intravedendo
per un breve attimo un lembo di candida pelle quando lo spacco del vestito mi
permise di vedere le calze autoreggenti che aveva indossato.
Mi sedetti
anche io a tavola inebriato dal suo profumo, non so come facesse a saperlo ma
il Roc azzurro è un profumo che mi fa letteralmente impazzire; mentre il
cameriere ci serviva l'aperitivo mi domandavo se avessi osato troppo a farle
trovare sul letto in dono l'intimo La Perla della collezione glamour.
Sembrava mi
avesse letto nel pensiero, mi sorrise e mi sussurrò che si, lo aveva indossato
e lo trovava bellissimo; il mio cuore subì una accelerazione ragguardevole al
sentire quelle parole mentre cercavo di fare l'indifferente vista la pur
discreta presenza del cameriere che, anche se si teneva in disparte,
sicuramente non favoriva disquisizioni di tipo così intimo.
Pochi minuti
dopo il cameriere rientrò in sala con un carrello pieno di piatti di portata
accuratamente coperti, chiese se tutto era a posto e, come stabilito in
precedenza, si accomiatò assieme alla cuoca lasciandoci finalmente soli,
sentimmo l'ovattato suono delle gomme del loro furgone sulla neve e rimanemmo
soli nella baita, l'unico suono che si sentiva era lo sfrigolare del legno che
ardeva nel caminetto acceso quando lei mi guardò sorridendo dritto negli occhi
e disse se non avevo per caso pensato di sedurla; sorridendo risposi che non
era assolutamente mia intenzione, solitamente invitavo migliaia di persone
conosciute in internet a passare il capodanno nella mia baita in montagna
regalando intimo di La Perla e lo facevo solo ed esclusivamente per amicizia,
non mi aveva neppure sfiorato il pensiero di poter in qualche modo darle l'idea
di volerla sedurre.
Ridemmo
sommessamente mentre servivo le pappardelle al sugo di capriolo accompagnate da
brunello del castello Banfi del 92 e da Perrier raffreddata nella neve fuori
dalla baita.
Continuammo
a chiacchierare per tutta la sera mentre dalla carne passavamo all'aragosta con
contorno di ostriche, rimase stupita dalla bontà della Grand Dame del 96 che
avevo stappato e gustò decisamente la delicatezza del dolce accompagnato da
Piccolit del 98.
Finimmo così
la cena e tra una chiacchiera e l'altra si erano fatte le undici e tre quarti
di sera, le chiesi allora se voleva scendere giù in paese per vedere la
fiaccolata di capodanno ed assistere ai fuochi d'artificio che avrebbero
segnato il capodanno del nuovo millennio, sorrise amabilmente e quasi in un
sussurro mi disse che no, preferiva restare al tepore della baita e, se
promettevo di non prendermi troppe confidenze, le sarebbe piaciuto vedere i
fuochi sulla veranda protetta dalle vetrate e riscaldata mentre le continuavo
il massaggio alla nuca iniziato al pomeriggio.
Pochi minuti
dopo eravamo li sulla veranda, la porta interna della baita lasciava che il
fuoco illuminasse appena il pavimento di legno creando dei giochi deliziosi di
calde luci rossastre mentre nella vallata si vedeva il paese illuminato a
festa, in piedi dietro di lei e godendo del panorama poggiai delicatamente le
calde mani sulle sue spalle sfiorandole delicatamente la nuca con leggeri
tocchi delle dita, la sentii fare sommessamente le fusa e dopo poco una serie
di lampi illuminò la vallata seguiti dal rumore dei botti, restammo incantati a
vedere i giochi di luci e colori creati dai fuochi d'artificio mentre anche le
mie mani si erano fermate sulle sue spalle, l'atmosfera quasi surreale era
sempre impregnata dall'inebriante profumo che lei aveva usato, quel Roc azzurro
che mi ha sempre suscitato quasi irrefrenabili pulsioni selvaggiamente
sessuali.
Si alzò
dalla rustica sedia a dondolo in legno alla fine dello spettacolo, si girò
verso di me e in una atmosfera incantata si avvicinò per aggiustarmi il
farfallino, mi attirò gentilmente verso di lei, chiuse lentamente gli occhi
mentre socchiudeva le labbra, un semplice tocco delle sue labbra sulle mie, un
paradiso di morbidezza mi sfiorò la bocca in quella incantata atmosfera mentre
tre grandi botti segnavano veramente la fine del vecchio anno e dello
spettacolo pirotecnico nella vallata.
Restò così
alcuni istanti, il paradiso a volte può sembrare eterno anche se dura solo un
istante, si sciolse da me, mi sorrise amabilmente e mi sussurrò che aveva un pò
freddo e voleva tornare dentro, vicino al camino acceso.
Stetti
alcuni istanti ad osservarla, mollemente adagiata sul morbido divano illuminata
dalle rosse lingue di fiamma del camino, non resistetti e mi inginocchiai
davanti a lei, con delicatezza le presi un piede e slacciai la fibbia della
scarpetta denudandole il piedino, una bellissima caviglia sottile sembrava
quasi invitarmi a sfiorarla me resistetti alla tentazione quando lei mi porse
l’altro piede per liberarla anche dalla seconda scarpa, per un brevissimo
istante il vestito si aprì ancora una volta deliziandomi della vista delle
autoreggenti che e del suo intimo indossato poco prima; restai li a
massaggiarle le piante dei piedi scaldandole con le mie mani mentre osservavo
il suo bellissimo viso incorniciato dai bellissimi capelli neri, aveva gli
occhi chiusi e un leggero sorriso era incastonato nell’ovale perfetto, mi
sfilai le scarpe continuando a massaggiarle i piedini e mi sedetti sul divano
accanto a lei tenendo sempre tra le mani le sue caviglie; le misi una coperta
di paille sopra per proteggerla dal freddo e per evitare che il suo vestito,
aprendosi a causa della posizione, le provocasse imbarazzo costringendola a
tenere un contegno; Adri aprì per un istante i bellissimi occhi verdi, accentuò
il suo sorriso guardandomi quasi in un muto ringraziamento per averla coperta e
poi li richiuse abbandonandosi al sensuale massaggio che le stavo donando.
Siamo
rimasti li per un sacco di tempo, il mio tocco delicato la deliziava a tal
punto che per un istante ebbi quasi l’impressione si fosse addormentata ma mi
sbagliavo, ad un tratto aprì gli occhi e mi chiese qualcosa da bere; andai in
cucina, nel frigo c’era ancora dello champagne, preparai un piccolo vassoio
d’argento con due calici e una piccola ciotolina di fragole e tornai in sala
dove la trovai in piedi davanti al camino; il tempo di poggiare il vassoio sul
tavolo e lei mi fu dietro, appoggiata alla mia schiena mi abbracciò quasi per
prendere il suo calice e, viste le fragole, ne prese una con la mano libera
bagnandola nello champagne mentre mi cingeva con le braccia. Si mise la fragola
tra le labbra e sentii il lieve rumore del risucchio mentre le entrava in
bocca, quel rumore, fatto di proposito, mi diede la sensazione di un sensuale
desiderio sopito di un dolce e umido bacio, presi il mio calice tra le mani e
mi girai verso di lei, i nostri flutes di cristallo si sfiorarono appena con un
lieve tintinnio e bevemmo insieme guardandoci negli occhi, lei prese un’altra
fragola, la baciò e poi gentilmente me la mise sulle labbra, la afferrai
delicatamente sfiorandole per un momento le dita prima di assaporare il sapore
del frutto fuori stagione; quando ebbi finito di mangiare la fragola lei, senza
dire una parola, prese la bottiglia quasi piena e si girò avviandosi verso le
scale, la vidi salire i primi gradini con movimento sensuale prima di
riscuotermi dall’estasi e seguirla verso il piano superiore dove la vidi
entrare senza esitazioni non nella sua camera da letto ma nella mia.
La seguii,
il cuore aveva iniziato a battere forte, non una parola era stata pronunciata
ma i suoi occhi mi avevano guardato e vi avevo letto un fortissimo desiderio di
donarmi qualcosa di unico ricevendo in cambio qualcosa di altrettanto
indimenticabile.
Entrai nella
camera, lei era in piedi al centro, vicino al letto ma non troppo, la bottiglia
appoggiata sul comodino, nella penombra della stanza illuminata solo dalla
tenue luce che proveniva dalle scale, la vidi scostarsi una spallina del
vestito e poi l’altra, il morbido vestito di seta scivolò ai suoi piedi
lasciandola vestita solo delle autoreggenti nere, delle culottes e del
reggiseno a balconcino di pizzo; rimasi letteralmente incantato a quella vista,
mio malgrado i miei occhi scivolarono sul suo corpo, dal viso corsero sul petto
incastonato dal bellissimo reggiseno con intarsi dorati, la pancia piatta con
un ombelico che avrebbe fatto sfigurare qualsiasi pietra preziosa, le
coulottes, coordinate sul reggiseno, le fasciavano i fianchi come se ci fosse
nata dentro o meglio, come se quell’intimo le fosse stato letteralmente
inventato addosso, solo per lei e solo per quella serata; due gambe, splendidamente
tornite, la pelle bronzea che risaltava sensualmente sulle autoreggenti nere
velatissime arabescate sul bordo; si accorse della radiografia involontaria che
le stavo facendo, sorrise, si girò con grazia per permettermi di ammirarla
anche dietro, un attimo di sbandamento da parte mia, un tatuaggio risaltava su
di lei, una libellula azzurra e verde li dove la schiena perde il suo casto
nome, come adagiata sul bordo dell’intimo quasi si fosse posata li per
riposare, completò il giro su se stessa e con infinita lentezza mi si avvicinò,
vicinissima a me sollevò le braccia e mi sciolse il farfallino, ne prese i
lembi e mi tirò dolcemente verso di lei arretrando verso il letto, si fermò sul
bordo, si sollevò in punta di piedi baciandomi sulle labbra prima di sedersi
sul morbido piumino, le sue mani scorsero sul mio petto, si fermarono un attimo
sulla cintura slacciandola, fecero scivolare in basso la cerniera dei pantaloni
e sentii una piccola manina intrufolarsi dentro a cercarmi; mi guardò negli occhi
dal basso verso l’alto e mi chiese se ricordavo la fragolina di poco prima,
ebbi appena il tempo di annuire prima che le sue labbra si schiudessero per
accogliermi dentro la sua bocca, calda, morbida ed umida mi accolse lasciando
che io crescessi dentro di lei, feci appena in tempo a togliermi la giacca
quando lei afferrò i lembi della mia camicia aprendola di colpo, i bottoni
saltarono via per tutta la stanza con una serie di schiocchi che nel silenzio
sembravano quasi altrettanti botti di capodanno, a quel punto non mi rimase che
togliermi quello che restava della camicia mentre lei si staccava da me e
ridendo si infilava sotto al piumino.
Riuscii non
so come a togliermi i pantaloni senza sembrare una foca fuori dall’acqua ed
entrai anche io nel letto, nonostante la casa fosse caldissima le lenzuola
erano letteralmente gelide e lei mi si attorcigliò addosso per scaldarsi e per
baciarmi, fu allora che sentii per la prima volta la sua morbida lingua cercare
la mia, una sensazione sconvolgente, quasi come se mai nessuna prima mi avesse
baciato, presi a carezzarle la schiena provocandole piccoli brividi e sentii le
sue mani che mi sfilavano i boxer lasciandomi completamente libero sotto il
letto.
I nostri
sguardi si incrociarono, socchiuse le morbide labbra e mi disse una breve
bellissima frase, mi disse: scommetto un orgasmo che non riesci a sganciarmi il
reggiseno.
Persi, ormai
lo so, il reggiseno è la parte più difficile da sganciare, so bene che alcuni
fortunati ci riescono, io non sono tra quelli, dopo alcuni secondi di tentativi
andati a vuoto si girò con movimento mellifluo e si sganciò da sola il
maledetto oggetto di tortura poi ridendo allegramente mi disse che aveva vinto
un orgasmo e che era mio preciso dovere saldare il debito di gioco, mentre lo
diceva mi prese la testa con una mano e, a metà tra una spinta ed una carezza
mi guidò la testa sotto alle coperte.
Scesi nel
buio più totale affidandomi solo ai miei sensi per trovare la parte a cui
dovevo pagare il mio debito, sollevò leggermente la schiena per permettermi di
sfilarle le coulottes e poi, aperte leggermente le gambe, mi condusse con il
viso la dove i miei sogni più libertini mi avevano fatto passare più di una
notte addormentato con il sorriso sulle labbra.
La baciai morbidamente
sul curato tappetino che le scaldava il monte di venere, inebriato dal Roc
azzurro che aveva sapientemente messo anche sul bordo del paradiso affondai
delicatamente ma con decisione la lingua nell’antro dorato, il dolce sapore
della sua eccitazione accolse la mia lingua che delicatamente la sfiorava, le
sue mani mi carezzavano la testa costringendomi con delicatezza a non spostarmi
da li, cosa che peraltro non avevo alcuna intenzione di fare e la mia lingua
iniziò allora a scivolarle attorno in piccoli cerchi concentrici che però
tardavano ad arrivare a lambire il piccolo bottoncino del piacere.
Alla fine
giunsi a sfiorarlo, la mia lingua scivolò dentro di lei per poi risalire verso
l’alto sollevando leggermente il suo clitoride, quel tanto che bastava alle mie
labbra per afferrarlo e risucchiarlo in bocca permettendo alla lingua di
picchiettarlo con decisione senza nessuna possibilità di farlo fuggire lontano
da me, le mie mani risalirono lungo il suo corpo a cercare i suoi seni, le mie
dita carezzarono e sfiorarono i seni, le areole ed infine i suoi turgidi
capezzoli.
Venne. Non
fu un orgasmo da terremoto violento, fu piuttosto un qualcosa di lento ed
inarrestabile come la marea che sale, montò piano piano ma inesorabilmente lasciandola silenziosa ed
avvolta da brividi e contrazioni, sentii le sue mani che premettero forte la
mia testa mentre le sue gambe mi bloccavano stringendomi per non farmi
smettere, sentii i brividi sulla sua pancia e immaginai il suo sterno che
arrossiva per l’orgasmo.
Aprì le
gambe per liberarmi da quella meravigliosa prigione, le sue mani mi guidarono
fuori dalle coperte mentre il mio corpo scivolava sopra il suo, arrivai
all’altezza del suo viso e la baciai mentre le sue mani mi carezzavano la
schiena, scivolavano verso il basso, mi afferravano le natiche conducendomi
verso il centro del suo piacere.
Lasciai che
per un istante i nostri sessi si sfiorassero appena, assaporai quella
meravigliosa sensazione che si prova un attimo prima della penetrazione e poi
le permisi di spingermi verso il basso molto lentamente, entrai in lei un
millimetro alla volta sentendo che si schiudeva a me lasciandomi entrare in
lei, sentii i suoi umori bagnarmi mentre scivolavo sempre più profondamente e
sentii che contraeva i muscoli interni per farmi capire quanto io fossi in suo
possesso; dopo una eternità arrivai ad essere completamente dentro al suo
scrigno segreto, caldo, accogliente ed umido di piacere, inizia i muovermi
pianissimo, la fretta era chiusa fuori dalla baita, addormentata come il resto
del mondo, io e lei eravamo il mondo, eravamo il tutto che si completava,
eravamo l’apice dei sogni e il più profondo dei burroni, io e lei eravamo tutto
ciò che desideravamo avere ed ora eravamo una cosa sola.
Continuammo
per un tempo infinito a muoverci piano uno dentro l’altra, carezze baci e
sorrisi, qualche leggero piccolo mugolio di piacere, le nostre lingue si
cercavano e si trovavano giocando a rincorrersi nelle nostre bocche fino a che,
senza nemmeno ci fosse bisogno di dirlo, ci separammo senza essere venuti;
scivolai al suo fianco sdraiato vicino a lei, prendemmo due sigarette e le
fumammo mentre i nostri respiri tornavano alla normalità, ci eravamo fermati
prima di raggiungere l’apice ma non tanto prima, era stata solo una pausa per prolungare
l’attesa del momento più alto ma sicuramente non il più bello; tacitamente
tutti e due eravamo d’accordo sul fatto che non è il numero di orgasmi che
conta ma come ci si arriva e quanto a lungo si riesce a tenere viva la magia
che ci stava avvolgendo sotto al piumino.
Finimmo la
sigaretta, il posacenere poggiato sul mio petto conteneva già la mia spenta
quando lei spense la sua, prese il posacenere e passò il braccio sopra al mio
corpo per poggiarlo sul comodino, proseguì nel movimento salendomi sopra, si
adagiò con il suo corpo sul mio e per un attimo arrivai quasi a sfiorarle un
seno con un bacio quando lei scivolò piano un poco più in basso, sentii la
parte più bagnata di lei scivolarmi sulla pancia inumidendola, sentii il suo
sesso cercare e trovare il mio e con sapienza si lasciò andare impalandosi su
di me ed iniziando a muovere il bacino lentamente per sentire e farmi sentire
il calore che sprigionava dal suo intimo; iniziò a muoversi più velocemente, il
ritmo così blando di pochi minuti prima era stato sostituito da un frenetico
mulinare di corpi che all’unisono cercavano la stessa meta, dopo pochi minuti,
quasi con violenza si sollevava sopra di me lasciandosi poi ricadere con forza,
la sua schiena era tenuta inarcata dalle braccia dritte poggiate sul mio petto,
i colpi che mi dava non mi permettevano alcun movimento se non quello di
assecondarla spingendo il mio bacino verso l’alto quando lei ricadeva su di me,
la vidi aprire gli occhi pochi istanti prima dell’orgasmo, mi guardò dritta
negli occhi e, mentre l’orgasmo la stava per accogliere tra le braccia quasi mi
urlò di venirle dentro.
Venimmo
assieme, le ultime contrazioni dei nostri corpi ci videro abbracciati nel
silenzio della stanza, Adri non scivolò via, rimase li, sdraiata sul mio corpo,
io ancora dentro di lei che mi andavo lentamente sgonfiando e sentendo i nostri
umori che uniti scivolavano fuori da lei bagnandoci le cosce, mi dette un
bellissimo bacio mentre ancora sentivo intorno al mio pene le ultime
contrazioni all’interno del suo corpo.
Alla fine si
scostò da me, cercai per un attimo di trattenerla ma lei in un sussurro mi
disse che non sarebbe scappata, mi restò li accanto dopo aver preso il
pacchetto di sigarette, fumammo con calma godendo del calore del letto e dei
nostri corpi nudi poi lei andò in bagno ed io rimasi li ad attendere con calma
che lei facesse le sue cose, al suo ritorno anche io andai a lavarmi e, al mio
ritorno, coperto dall’accappatoio di spugna, la trovai seduta davanti allo
specchio della camera, era rimasta nuda ad eccezione delle autoreggenti che non
si era mai sfilata e da una morbida vestaglia da camera di paille che però non
aveva chiuso, si stava pettinando i capelli con la spazzola e io rimasi ancora
una volta incantato ad osservare il suo bellissimo corpo, i seni, non grandi ma
neppure piccoli, erano li, come monumenti di alabastro alla femminilità,
guardai il suo sorriso riflesso nello specchio e ancora una volta mi accostai a
lei da dietro carezzandole il collo e la nuca, il mugolio che emise mi confermò
quanto apprezzasse il gesto.
Scesi quindi
dabbasso a riattizzare il fuoco che ormai si stava riducendo alle sole braci
accese, lei mi raggiunse di sotto per
prendere qualcosa da mangiare, la vestaglia ora strettamente legata intorno
alla vita per proteggersi dal freddo, misi un basso tavolino davanti al divano,
tra noi ed il fuoco e Adri si accomodò in un cantuccio del divano coperta dal
plaid mentre preparavo un vassoio con qualche avanzo della cena, mi accoccolai
vicino a lei e iniziammo a spilluzzicare qualcosina per rifocillarci un poco,
la sola luce della baita era quella del fuoco che era tornato allegramente vivo
a riscaldare l’ambiente e li, teneramente abbracciati, ci addormentammo sul
divano dopo un lungo bacio che rimase a suggellare il nostro amore che era
finalmente sbocciato in quella baita incantata.
Mi svegliai
circa un’ora dopo, non so che ora fosse ne mi importava, rimasi li ad
osservarla, un angelo addormentato nel mio piccolo angolo di paradiso, la vidi
aprire dolcemente gli occhi, mi vide, sorrise, si stiracchiò i muscoli sotto il
plaid, vidi qualcosa cambiare nei suoi occhi, l’espressione si fece per un
attimo più seria e in un sussurro mi disse una semplice frase: “abbiamo fatto
l’amore, ora voglio fare sesso !”
Ma questa è
un’altra storia, la racconterò sul mio blog.