Il Gioco

Come il Gioco può trasformarsi in uno straordinario mezzo di conoscenza e scambio culturale

Impressioni di Febbraio

Dopo brevi occasioni di conoscenza con alcuni amici siciliani durante il “2005” in occasione della “Festa del formaggio MonteVeronese” e “TocaTì 2005” lo scambio di visite si è concretizzato durante il Carnevale 2006.

 
Erbezzo2005  

Un gruppo di persone dell’A.G.A. – Associazione Giochi Antichi Verona si è recato a Novara di Sicilia – ME in occasione delle manifestazioni organizzate nel Comune Siciliano nella secolare tradizione del Carnevale.

 

Tra sfilate di carri coloratissimi, lancio di forme di formaggio, ricotta e “Maiorchino” prodotti in piazza e serate danzanti nel Teatro con “sbaffatoria” finale, abbiamo avuto l’occasione di scoprire disponibilità, cordialità e calore umano difficilmente riscontrabili nella frenetica vita delle nostre città moderne.

Novara di Sicilia, Borgo tra i più belli d’Italia

ci ha accolto aprendo le sue storiche chiese ricche di arte e “sorprese”, il magnifico e straordinariamente conservato “Mulino ad acqua” e svelandoci gli angoli più nascosti e segreti della sua millenaria storia.

Vi aspettiamo per il Carnevale!!!

Con questo augurio ci lasciammo con Salvatore (Turi ù Billicchiu), animo poetico, vice-sindaco, suonatore di corno e tamburo e “spaccapaorgiu” provetto, approdato a Verona con un manipolo di virtuosi lanciatori di trottole e “Maiorchino”, validissimi animatori, insieme a gruppi di tutta Europa, di “TocaTì 2005” Festival Internazionale dei Giochi in Strada svoltosi a fine Settembre nel centro storico di Verona.

 

E così che iniziò, rispondendo con entusiasmo all’invito, l’avventura di    ben 14 veronesi grandi e piccini verso Novara di Sicilia – ME – alla scoperta di antiche tradizioni tramandate di generazione in generazione.

Ad accoglierci non è stato sicuramente il caldo sole di Sicilia , visti freddo, pioggia e vento che ci siamo beccati, ma la calda ospitalità della comunità, impegnata nei preparativi del Carnevale, che fra una mangiata e una bevuta, tra una gara e l’altra, abbiamo avuto modo di conoscere meglio.

Ci portiamo nel cuore Mario (Scagliò), l’artigiano scalpellino, che malgrado l’influenza galoppante ci ha guidato con passione e competenza alla scoperta delle più belle chiese, dei loro segreti e degli angoli più nascosti dell’antico Borgo, attraverso racconti storici e leggendari.

     
       
       
  Angelo, Presidente dell’Olimpia, che insieme ai volontari, a dispetto del freddo vento impietoso alternato a scrosci di pioggia gelida, si sono prodigati per la buona riuscita delle manifestazioni carnevalesche.    

 

   
             

 

Nino (Neu francu), il “Re del Maiorchino” ci ha insegnato i segreti del “lancio del formaggio”; ogni vittoria termina nella sua cantina facendo festa con pane, vino, formaggio e salamino.

       
       
             
 

Le corse fatte su e giù per le   vie del paese, inseguendo “a maiorchina” con i lanciatori delle finali Nino (Neu billy bolly), Silvio (Silviu u svizieru), Sergio, l’arbitro Maurizio (Ferranteu) e le vivaci e vocianti donne del torneo femminile Patrizia, Cinzia e Pasqualina.

     
           
     
   
     

Il Teatro R.Casalaina la cui costruzione risale al 1700, ben 42 palchi su tre file, luogo d’incontro di tutte le generazioni, oltre ad aver contribuito a costruire la realtà culturale e artistica del luogo, ha da sempre richiamato l’attenzione di tutti gli appassionati, noi compresi naturalmente.

Di danza in danza, di palchetto in palchetto, sotto una nevicata di coriandoli, invitati dai tanti amici conosciuti e anche dagli sconosciuti, ci siamo spontaneamente e golosamente inseriti nella tradizionale “sabaffatoria” della pausa di mezzanotte. Ci siamo trovati immersi in un vortice di profumi e sapori, di cibi preparati dalle abili mani delle donne:

salamini e salsiccie con il finocchietto, ricotta infornata, provole, olive, “i raviiò” ….. e dolci a non finire, cannoli, creme, “i iiditi d’aposturu”…….. .

Inebriati e con le pance piene non siamo mai riusciti a fare mattina!

   
             
       
             
 

 

E’ con un pizzico di nostalgia che salutiamo tutte le persone incontrate nel “Paese di Pietra”, non basterebbe un libro per nominarle tutte, ma che ringraziamo ancora per averci con semplicità introdotti nel loro piccolo ma grande mondo del Borgo, pregno del fascino di un glorioso passato che speriamo possa mantenersi vivo.

     

Salute, Pace e Prosperità.

Franca & Max

         
             
Le riflessioni di Antonio      
           

Chi scrive ha sempre prestato attenzione al viso e ai messaggi del corpo nell’incontro con gli altri.

Sul viso risiedono, per ognuno in modo diverso, le tracce del cammino biologico e storico degli individui e i percorsi delle loro storie personali che raccontano i loro sogno, le loro sfide e le loro ferite.

Riuscire a decifrare queste tracce non è semplice, ma se si ha la pazienza di aspettare, rivelano e si aprono a te che li ascolti.

Oggigiorno è ancora più difficile poterle cogliere: i visi rifatti, maschere sempre indossate, abbellimenti continui di facciata per nascondere vuoti e inconsistenza.

Anche gli oggetti intorno a noi subiscono le stesse regole, case che sembrano uscite da parrucchieri, e colori che evocano parchi gioco immensi da cui non si esce mai. E non si cresce mai.

       
 

Arrivando a Novara di Sicilia, inerpicandosi per gli innumerevoli tornanti che dalla piana conducono ai suoi 650mt di altitudine, tutto questo sembra scomparire.

Le case non vogliono nascondersi, ne celarsi agli occhi dell’altro con travestimenti più o meno riusciti, ma raccontare la propria storia di paese, la loro radicalità nel territorio, i propri travagli e i propri sforzi.

Per comprenderle e cogliere la loro essenza bisogna abbandonarsi ad esse senza pregiudizi e aprirsi come quando a teatro ci lasciamo coinvolgere dalle vicende che si srotolano man mano sul palcoscenico, sentendoci uno di loro, uno dei personaggi presenti sulla scena.

   
           
           

E cosa mette in scena Novara di Sicilia per chi si addentra nelle sue piazze, strade e tra i suoi abitanti?

Sarebbe facile rispondere l’ospitalità, la disponibilità, il calore della sua gente. No, non è questa la sua peculiarità, bensì la sua volontà di continuare ad esserci nella vita con la sua identità e unicità.

       

Identità e vitalità espresse con orgoglio e serenità nella produzione del maiorchino che continua ad essere lavorato, tramandato da generazioni e generazioni, con la passione con cui gli artigiani del paese, come Mario, creano i loro manufatti e insegnano la loro arte ai giovani, con la gioia della gara del lancio del formaggio che coinvolge tutto il paese trasformandosi in una festa di tutta la vallata o quello che succede al Teatro per il Carnevale.

       
           
           
           
 

Potrei continuare, ma non vorrei togliervi il piacere della scoperta durante un possibile vostro soggiorno.

Voglio però lasciarvi alcuni piccoli suggerimenti: andate dal barbiere o fermatevi all’angolo della piazza, è l’occasione per conoscere la forza di questa gente e incontrate Salvatore, dietro quel viso c’è l’anima di Novara con la sua dolcezza, testardaggine, dolore, volontà e soprattutto amore per l’altro.    

   
           
Impressioni di Dario    
         
Sarebbe giusto nominarli tutti, ma dovrei citare un intero paese, ognuno per una ragione diversa e unica, esprimere la mia riconoscenza e gratitudine ad una intera comunità.

Salvatore, Nino, Angelo, tre nomi simbolo per ricordare i 4 stupendi giorni trascorsi a Novara di Sicilia.

Nonostante il freddo e la pioggia siamo stati sommersi dal calore umano di questa comunità e dal loro incredibile Carnevale.

     
Se qualcuno volesse trovare e toccare lo spirito intenso del “baccanale”, base di ogni rappresentazione carnevalesca, deve recarsi in questo ridente paese alle pendici dell’Etna. Il baccanale, dove tutto è lecito, tutto è scambio, dalle forme di “Maiorchino” lanciate a precipizio tra le stradine, le scale delle contrade, alle montagne di coriandoli lanciate dai palchi in testa alle persone che ballano freneticamente stipate nel teatro comunale, trasformato in una vera bolgia umana, al cibo offerto a tutti, trasportato fra la gente che assaggia, commenta, prova … e che cibo…. Leccornie di prima qualità.      

Ecco, un altro nome, Mario, la mente storica del paese, un Cicerone di squisita competenza che ci ha mostrato i gioielli di questo Comune e tra chiese,monumenti, mummie, ci ha iniziati alla cultura locale.

Un gigantesco grazie a tutti, di cuore e un sicuro arrivederci.

 

   
         
         
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