UD11 - DALLA CITTÀ AL TERRITORIO (iii)  - IL TERRITORIO



NOTA: Materiale non sistematizzato.

SENZA INTESTAZIONE DELL'UFFICIO

Oggetto: Progetto di restauro del Portello di Padova.

- Lotto funzionale A. Restauro della scalinata a monte del ponte.

- Lotto funzionale B. Restauro del ponte.

- Lotto funzionale C. Restauro del vano e adeguamenti alle quote architettoniche della porta. Abbatimento del muro novecentesco ai lati della porta e allestimento di un parapetto di ferro.

 

PROGETTO DEFINITIVO ED ESECUTIVO

 

 

RELAZIONE

 

 

IL PROGETTISTA

Maurizio Berti

 

                                                                                                      IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

                                                                                                                           (omesso)

 

Padova,





Progetto di restauro del Portello di Padova.

- Lotto funzionale A. Restauro della scalinata a monte del ponte.

- Lotto funzionale B. Restauro del ponte.

- Lotto funzionale C. Restauro del vano e adeguamenti alle quote architettoniche della porta. Abbatti-mento del muro novecentesco ai lati della porta e allestimento di un parapetto di ferro.

 


PROGETTO ESECUTIVO PER IL RESTAURO DELLA SCALINATA A MONTE DEL PONTE. LOTTO FUNZIONALE A.

 

 

RESTAURO DEL PORTO FLUVIALE

Le due scalinate e le banchine del porto fluviale di Padova.

Fra il 1993 e il 1994 furono eseguiti i lavori per il restauro dei primi 49 metri della scalinata a valle del ponte. Successivamente, fra il 1996 e il 1998, fu completato il restauro di questa parte del monumento comprendendovi lo sterro e la sistemazione della banchina che prolunga verso sud le funzionalità  portuali. Avviati i lavori di restauro della prima scalinata, sul finire del 1993, un'associazione culturale cittadina metteva in luce qualche porzione della seconda scalinata portuale del Portello, quella a monte del ponte. Nel 1999 questa stessa scalinata fu ripulita dallo strato di terreno golenale depositatosi che ne impediva da tempo anche il più incerto riconoscimento. Questa parte del porto fu rilevata, con le indicazioni dell'ufficio, dallo Studio Be.Fa.Na di Venezia.

Il terreno golenale era della stessa natura di quello trovato e studiato dall'ufficio, nel 1984, nella golena ai piedi del bastione Castelnuovo, poco più a valle del punto qui considerato, e di quello asportato dalla scalinata a sud nel 1993.

Si tratterebbe quindi di terreno golenale formatosi in conseguenza delle periodiche piene che il Piovego produceva perlomeno sino alla metà  dell'800, epoca in cui venne perfezionato il sistema idraulico per il controllo delle acque dei canali urbani con l'apertura a sud del canale scaricatore (1863) ed a est con il taglio tra il Piovego e il Roncaiette (1857).

I muri di contenimento.

Così come fu per la precedente opera di restauro della scalinata sud, anche in questo progetto il muro di mattoni che divide la sede stradale dal gradino superiore della scalinata è oggetto di particolare attenzione. La sua esistenza rende possibile una soluzione architettonica che accorda soddisfacentemente il restauro conservativo della scalinata con una fruizione pubblica aggiornata al contesto urbano attuale.

È probabile che pure questo muro sia stato costruito a contenimento delle piene del Piovego, accompagnandovi l'innalzamento del livello dell'argine e della relativa strada alzaia. Sulle tracce del paramento è il riscontro che il muro fu interessato a due successive aggiunte.

Queste semplici considerazioni trovano pure riscontro in alcune fotografie, relative al sito, conservate nella Biblioteca Civica. Sulla base di queste immagini si può forse circoscrivere l'epoca della realizzazione dell'ultima sopraelevazione del muro, ossia  fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

L'attuale regime delle acque dei canali urbani di Padova è regolato su un'escursione di un metro fra il livello minimo e quello massimo. Condizione questa che rende il muro del tutto superfluo.

Nel 1784 ad opera di Caterino Cornaro venne gettato il ponte della Porta Portello in muratura, in sostituzione di quello precedente che era di legno. Tale nuovo ponte, più alto di circa un metro, stabilì una quota alla quale un po' alla volta fu adeguato anche il livello della strada che costeggia la scalinata.

Il dislivello stradale.

Per superare il dislivello fra strada e scalinata, e quindi rendere agevole al pubblico la discesa al canale, diversamente da quanto facemmo nella scalinata a sud mediante sei gradini, qui sono proposte due rampe convergenti.

La larghezza delle rampe, un metro e venti centimetri, intacca minimamente il terreno arginale, non riduce affatto la sezione della strada alzaia e riesce proporzionata alla larghezza della gadonata sottostante. Come nel precedente progetto, anche in questo caso è impiegato lo spessore del muro, modellando su di esso le due rampe che ne impegnano tutta la lunghezza.

Deformazioni e lacune.

Il rilievo topografico ha messo in evidenza una peculiare deformazione di questa struttura, non facilmente percepibile alla vista. La proiezione verticale della scalinata risulta essere non un rettangolo regolare bensì un trapezio rettangolo. Con la posa del nuovo rivestimento di trachite è rispettata la deformazione. Né potrebbe essere diversamente dato che la riposa dei conci per formare i gradini è concepita con riguardo a due elementi costruttivi appartenenti al rudere attuale: i conci di trachite conservati alle estremità  e le impronte dei conci di un tempo impresse sul nucleo di conglomerato e mattoni.

Il progetto prevede la conservazione integrale del sistema costruttivo. Pertanto il riassetto della scalinata avviene per operazioni locali - ovvero concio per concio -, non assumendo quindi alcun rigido proposito di raddrizzamento generale dei profili dei gradini.

La stesa dei gradini è ipotizzata con riguardo a due soluzioni: a) conci di trachite degli Euganei prelevati da cava o conci di zovonite, in entrambi i casi se disponibili da cave ancora attive; b) conci di recupero dai magazzini comunali ove siano riscontrati e accessibili gratuitamente elementi di trachite ricavati da opere di riassetto stradale. Sia per la soluzione a) sia per la soluzione b) spetterà al direttore dei lavori decidere quanto si dovrà  eseguire. I costi per le due soluzioni sono considerati dal progettista equivalenti in quanto i costi della fornitura del materiale allo stato di semilavorato si equivalgono ai costi di posa più onerosi richiesti per un'accurata ricomposizione dei conci di recupero adattati per i gradini.

Non saranno impiegate grappe di fissaggio fra i conci, ma ogni concio, posato su nuovo allettamento di calce idraulica, sarà  fissato mediante almeno due perni di acciaio al nucleo di conglomerato.

Restauro della scarpata di fondazione.

E' necessario verificare visivamente la condizione della scarpata di fondazione della scalinata, avendone preventivamente liberata la compagine dallo strato limoso che per 70 - 120 cm ricopre il fondo del canale.


 


Comunque sia, per evitare effetti sifone nel sottofondo della scalinata, si propone la ripassatura integrale del muro e delle riseghe della fondazione integrando i mattoni mancanti e procedendo con stuccature e iniezioni con calce idraulica, eventualmente miscelata con pozzolana. L'opera sarà  resa possibile con il prosciugamento dell'aveo dirimpetto alla scalinata e quindi con l'allestimento di un'adeguata parancolata.

Le dimensioni della scalinata.

La scalinata a nord del ponte ha una lunghezza di circa 28 metri­. Alla sua larghezza rilevata, mediamente di circa 4 metri, dovrà  essere addizionata la misura corrispondente a tre gradini, non esplorati né rilevati, che stanno al di sotto dell'attuale livello medio dell'acqua. Si tratta di un'anomalia dovuta all'innalzamento dello zero idrometrico rispetto all'età cinquecentesca (che si stima fosse approssimativamente 50 centimetri più basso). Lo scivolo concavo formato con ammattonato a coltello sarà solo stuccato e saranno integrati i pochi mattoni mancanti con altri di recupero.
 


Canali e ponti fra il 1850 e gli Anni Sessanta del Novecento.

1850/63 - È realizzato lo scavo del canale Scaricatore su progetto degli idraulici Vittorio Fossombroni e Pietro Paleocapa. All'imbocco del canale Scaricatore è costruito un sostegno idraulico oggi individuabile con le tre arcate minori verso la riva sinistra. All'imbocco del tronco Maestro è costruito (1875) un sostegno idraulico chiamato ponte dei Cavai. È spostato più a monte l'imbocco del canale Battaglia e costruito un sostegno idraulico.

1857 - È realizzato il collegamento tra il Piovego e il Roncajette all'altezza del bastione del Portello Vecchio, costruendo il Sostegno di san Massimo.

1879 - È costruito dalla Fonderia Rocchetti il ponte-passaggio di Ferro di San Benedetto.

1880 - È sostituito il vecchio ponte di legno Paleocapa con uno di ferro. È costruito il ponte della Veneta, oggi Morgagni, per il passaggio della tramvia per Fusina. È costruita la Briglia del Carmine e le Porte Contarine per consentire la navigabilità  del tratto a monte del tronco maestro e per azionare l'impianto elevatore dell'acquedotto di Porta Molino.

1883 - È tombinato il canale di Santa Sofia derivato dal Piovego.

1895 - È interrato il canale della Bovetta, derivazione del Tronco Maestro dai pressi di ponte San Lorenzo a dietro la basilica del Carmine.

1908 - È costruito il ponte del Popolo, su progetto dell'ing.A. Peretti, per collegare i due tratti di corso del Popolo, segmento del rettifilo di collegamento tra piazza Garibaldi e la Stazione ferroviaria.
È demolito il ponte della Punta che attraversava il Naviglio circa di fronte all'attuale galleria Europa. È costruito su progetto dell'ing. A. Peretti il ponte del Macello (ora Cornaro) per consentire l'accesso al nuovo Macello (ora ex-Macello).

1913 - È costruito il ponte Garibaldi per collegare i due tratti di corso Garibaldi, segmento del rettifilo di collegamento tra piazza Garibaldi e la Stazione ferroviaria. È allargato, per facilitare il traffico veicolare, il ponte Scaricatore.

1919 - Il 29 ottobre crolla la Briglia del Carmine.

1921 - È costruito il ponte Ognissanti (o Fistomba), su progetto dell'ing. A. Peretti.

1923 - È costruito il ponte Businello che collega i due nuovi tratti di via Belludi.

1933 - È costruito il ponte Porciglia.

Anni Trenta - È allargato, come si presenta oggi, il canale Scaricatore e spostato il sostegno in località  Voltabarozzo. Il Ponte è raddoppiato con l'arcata grande sul lato destro. È tombinato il canale delle Acquette dell'Olmo.

1949 - È demolito il casello idraulico sul ponte Scaricatore.

1952 - È costruito il ponte San Benedetto per collegare i due tratti del nuovo corso Milano (inaugurato nel 1955).

1956 È costruito il ponte passeggio Goito per facilitare i nuovi abitanti dei complessi INA della Sacra Famiglia.

Anni Cinquanta/Sessanta - È tombinato il Naviglio interno, dalle Porte Contarine al ponte delle Torreselle e sono eliminati o coperti numerosi ponti antichi (Altinate, Pescherie, San Lorenzo, San Giorgio ecc.)

1961 - È costruito il ponte Saracinesca.

1964 - È demolito il casello idraulico del ponte dei Cavai e sostituito con paratoie fisse.




CENNI STORICI.

Abbiamo in Andrea Gloria una spiegazione del perché la nuova porta Portello, nel circuito della mura veneziane, sia stata collocata in un sito molto lontano da dove era quella più antica pure detta Portello. Egli scrive, in una relazione del 1878, che tutte le porte del sistema bastionato cinquecentesco, ad esclusione di porta Codalunga, furono sistemate in modo tale da risultare defilate rispetto alle strade verso cui prospettavano, soprattutto per ragioni balistiche in caso di attacco alla città .

Nella cerchia delle mura carraresi erano ben due le porte urbane che davano verso Venezia: porta Ognissanti e porta Portello entrambi nei pressi dell'antica chiesa di Ognissanti. La posizione di queste due porte furono ritenute insicure perché collocate all'origine delle vie che, in quei punti più o meno rettilinee, conducevano a Venezia. Pertanto porta Ognissanti e la vecchia porta Portello furono eliminate. In ogni caso sarebbero risultate nell'area prescelta per il progettato castello, con la rocca del Castelnuovo collegata ai torrioni Portello vecchio e Portello nuovo. Tuttavia questo nuovo castello non fu completato.

Porta Portello è inserita nel tratto delle mura cinquecentesche che costituisce la riva interna o destra del Piovego. In origine essa si chiamava porta Ognissanti, come è testimoniato da un'iscrizione posta sia internamente sia esternamente sopra l'arcata che dà  sulla città . Fu costruita nel 1519 mentre era Prefetto della città  Marco Antonio Loredan. Non si sa con certezza il nome dell'architetto progettista. Alcuni studiosi la attribuiscono a Guglielmo Grizi da Alzano detto il Bergamasco, che a Treviso aveva già  costruito la Porta di San Tomaso.

E' la porta di Padova più elaborata nel disegno architettonico, specialmente per il lato che dà  sul canale che è simile ad un arco di trionfo. Nella sua impostazione formale e nell'impianto planimetrico presenta caratteri distintivi e peculiari al confronto delle altre porte di accesso alla città  di Padova.
Il passaggio centrale di ampie dimensioni, delimitato dai quattro pilastri tripartitori del vano interno, è destinato al transito di carri e pedoni. Vi si accede attraverso un grande portale ad arco. Il portale è affiancato dalle porte laterali o posterle che, virtualmente o per vera fruizione, sono destinate ai pedoni, appunto, secondo lo schema tipologico dell'arco di trionfo.

Di particolare interesse sono i due gruppi plastici di probabile epoca settecentesca che ornano il più semplice prospetto verso città  e che rappresentano, quello di sinistra un gruppo di figure intorno al busto di un personaggio, quello di destra un altro busto compreso in un motivo vegetale.

Il prospetto verso campagna è ornato da otto colonne composite poggianti sui rispettivi piedistalli. Sopra la porta si innalza una torretta un tempo sormontata da una cupola ricoperta di piombo ora invece da un tettuccio in coppi su travatura di legno.

La facciata, molto elegante, è tutta in pietra d'Istria ed è lavorata con molta precisione. Sul piedistallo sinistro è incisa la data 1118 avanti Cristo.

Con ogni probabilità  il primo ponte costruito fra la porta e la strada alzaia sulla sponda sinistra (orografica) del canale fu di legno su palificate.

Le tre pile di pietra furono fatte costruire dal Governo veneziano solo nel 1536, essendo capitano di Padova Pietro Contarini; l'impalco restಠancora di legno per oltre duecento anni.

I quattro archi in muratura, in luogo del palco ligneo, furono gettati sui pilastroni opportunamente adattati nel 1784, essendo capitano e vice podestà  di Padova Caterino Corner.

Probabilmente nella stessa circostanza in cui fu costruito il ponte in mattoni fu rinnovata l'edicola campanaria sopra la torretta dell'orologio, e anche fu rivestito in pietra d'Istria il timpano del prospetto esterno, antecedentemente in mattoni a vista.

Dirimpetto alla porta, sulla riva sinistra del Piovego, si trova la scalinata cinquecentesca, il molo del porto fluviale padovano.

 

 

NOTE SULLE METODOLOGIE DI RESTAURO ADOTTATE ALLA PORTA PORTELLO.

L'Assessorato ai Beni Culturali dei Comune di Padova diede avvio all'opera di restauro di porta Portello nel dicembre del 1989, a seguito della constatazione delle gravi condizioni di rovina e pericolo degli elementi di rivestimento lapideo costituenti il prospetto esterno.

Con un secondo progetto, l'anno seguente, si avviಠil completamento del restauro dei tre prospetti della porta, tra cui quello interno, e soprattutto della copertura ormai del tutto compromessa, con grave pregiudizio della cabina di trasformazione illuminazione pubblica comunale posta all'interno. Si è inoltre installato un articolato sistema anticolombo.

Breve descrizione delle opere eseguite:

1) Consolidamento della pietra tenera.

Il maggior degrado materiale fu riscontrato negli elementi architettonici costituiti di pietra tenera. La condizione dei pilastrini che formano la lanterna della porta era tale da doversi temere il crollo della lanterna stessa.

Le quattro sfere ad ornamento dell'attico sul prospetto esterno erano interessate da un fenomeno di esquamazione che sarebbe proceduto, ad effetto del gelo invernale, in modo sempre più accelerato.

I due gruppi scultorei celebrativi sul prospetto verso città  erano oramai ammantati del tutto dal guano dei colombi. Queste tre opere sono state ripulite con sistemi a secco o con impacchi umidi essendo stati preventivamente consolidati.

A pulizia avvenuta, le opere in pietra tenera sono state smontate allorché fossero composte da più conci e vi furono sostituite le imperniature di raccordo. Si è poi proceduto con il consolidamento in profondità  mediante imbibimento di prodotti chimici già  sperimentati su altri monumenti cittadini, e con le stuccature; ed infine con il protettivo superficiale. Si puಠnotare che il trattamento chimico non abbia comportato alcun apprezzabile viraggio cromatico rispetto alla condizione naturale della pietra.

2) Risanamento e riassetto del timpano.

Già dai primi sopralluoghi ravvicinati fatti nel 1989 fu considerato assai preoccupante il movimento orizzontale verso l'esterno delle lastre di rivestimento della muratura del timpano al di sopra dell'attico del prospetto esterno. Tale rivestimento, tardo, fu fatto nell'Ottocento. A causa dell'insinuarsi dell'acqua piovana fra muro e lastre si era prodotto nei tempi recenti uno spanciamento delle lastre che oramai premevano su due delle quattro sfere in pietra tenera al punto da renderle pericolosamente instabili.

Tutto il rivestimento è stato smontato. E' stata prosciugata e rimbonita la muratura sottostante e le lastre sono state ricollocate secondo le regole dell'arte.

3) L'ordine architettonico del prospetto esterno.

E' stato valutato che circa il 25% dei conci in pietra d'Istria del prospetto esterno della porta Porta erano sconnessi e staccati dalla retrostante muratura. La massima attenzione si è avuta nel restauro dei basamenti delle colonne corinzie binate. Qui le cornici e gli specchi collaboravano staticamente con la muratura al sostegno delle colonne.

Alcuni lastroni erano apprezzabilmente lontani dalla loro posizione originaria. Varie e laboriose furono le operazioni di lievo dei conci dalle dimensioni e peso notevoli. Vi fu il restauro del loro sottofondo murale e il reincastro dei conci nella propria sede. Durante i lavori si è confermata la convinzione che i dissesti della porta Portello siano stati determinati dalle continue vibrazioni cui essa fu sottoposta per il passaggio del traffico motorizzato di maggiore dimensione e potenza.
E si dice di tutto il paramento esterno della porta ad esclusione dello specifico degrado della pietra tenera e di parte del dissesto del timpano di cui più sopra si è accennato. Infatti non sono stati riscontrati dissesti singolari dovuti a cedimenti strutturali che fossero causati dalla conformazione e dal sistema di fondazione propri della porta. Sistemi questi che mantengono ancora un efficace effetto.

4) La vegetazione spontanea.

Come ogni porta urbana anche questa porta è stata interessata da erbe ed arbusti spontaneamente cresciuti negli interstizi fra lastra e lastra del rivestimento. Addirittura si dovette estirpare una notevole pianta di fico che era cresciuta da un'apertura dello stilobate del prospetto esterno poco sopra il livello medio dell'acqua dei Piovego.

5) Il trattamento della pietra d'Istria.

Dopo l'eliminazione della vegetazione e il riposizionamento corretto dei conci smossi, la superficie della pietra d'Istria fu sottoposta ad un delicato lavaggio con acqua nebulizzata. Con questo sistema assai semplice ma con tempi di applicazione molto estesi, si sono potute eliminare le croste nere dentritiformi, diffuse su tutte le superfici riparate dal ruscellamento dall'acqua piovana dagli aggetti delle modanature archà­tettoniche. Le cristallizzazioni più tenaci sono state asportate con calibrate microsabbiature. E' stato necessario asportare le croste dovute ai depositi di idrocarburi combusti in quanto causa della trasformazione della pietra in gesso solubile all'acqua.

Le patine di ossalato, essendo innocue, sono state invece conservate.
Fatta la pulizia dei due prospetti principali è stata applicata una generale stuccatura sulla rete di commessure, integrando o sostituendo quelle antiche inefficienti ed applicandone ex novo laddove più esse non erano.

6) L'intonacatura.

Tracce d'intonaco di tre successive epoche erano ancora superstiti al momento dell'inizio dei lavori di restauro. Tali brecce furono attentamente analizzate e, sulla base dei risultati ottenuti, fu confezionato un impasto di calce aerea e sabbia gialla estratta nell'area di Asolo. Tale sabbia ha permesso di ottenere un intonaco che, senza aggiunta di coloranti, è assai simile a quello più antico riscontrato in tracce sulla porta.

Sono state consolidate e protette alcune tracce di affresco che decoravano originariamente i parapetti tondi della piazza sommitale della porta; essa infatti non è nata con una copertura a falde ma aveva superiormente una grande unica terrazza piana protetta da merloni che giravano all'intorno.

7) Restauro del tetto.

Il restauro completo delle quattro falde della copertura è avvenuto con talune difficoltà  operative. Siccome il vano superiore della porta è occupato da una centrale elettrica di distribuzione fu possibile metter mano al tetto solo dalla parte esterna. La struttura lignea principale e secondaria fu interamente ripassata con sostituzione anche parte della travatura oramai inefficiente. Nell'occasà­one furono ricalcolate le pendenze delle falde verso il prospetto esterno della porta; furono corrette in modo che lo scorrimento dell'acqua piovana divenisse
ottimale. E' stato completamente rinnovato il sistema della raccolta delle acque con nuove grondaie e pluviali in rame.

8) La messa in luce del basamento della porta.

Tali opere, parzialmente previste dal secondo progetto, non sono state realizzate. Si sarebbe trattato di liberare la base del prospetto verso città  dalle stratificazioni della carreggiata che nel tempo hanno provocato il ricoprimento del dado e della base dell'ordine architettonico. In tale condizione disegno architettonà­co del prospetto risulta mortificato nelle proprie prerogative formali anche se lo strato inibente è di soli 30 cm. circa.

E' stato impossibile condurre tale opera per la presenza affiorante di canalizzazioni tecnologiche che passando attraverso l'attuale pavimento della porta e sull'estradosso del ponte vanno a servire la parte di città  al di là  del Piovego.

9) Sistema di protezione antipiccione.

La collocazione di una rete ha permesso l'interdizione ai volatili del sottotetto ove consuetamente prima dei lavori essi nidificavano. Sugli sporti delle decorazioni architettoniche e sui due gruppi scultorei sono state collocate le cosiddette forchette in acciaio inox che hanno dato buona prova in altri monumenti ove sono state adottate e, pur visibili, riescono tollerabili nella pratica estetica.

Si ha ragione di credere che gli oltre 2.500 colombi che normalmente soggiornavano sulla porta avrebbero in pochi giorni vanificato del tutto l'intervento di restauro in parola.

10) Il restauro dell'ambiente interno alla porta.

Tale ambiente, di grandissimo valore architettonico, sarà  oggetto di un prossimo intervento di restauro allorchè l'Amministrazione comunale decidesse di concludere l'opera di restauro di porta Portello. Va comunque segnalato fin d'ora che un soddisfacente restauro della sala terrena di porta Portello richiederebbe sia la pedonalizzazione del percorso attraverso la porta stessa che la ridefinizione geometrica almeno della prima campata del ponte sul fiume raccordata ora in contrasto architettonico con il prospetto esterno della porta.

 

Il restauro delle superfici parietali e voltate del vano interno della porta Portello.

Come s'è detto con il restauro dei quattro prospetti e della copertura di Porta Portello, sarebbe stato necessario rivedere il livello di quota del suolo all'interno della porta e quello della pavimentazione interna. Purtroppo la posizione delle arcate ottocentesche del ponte, il livello delle soglie della porta cinquecentesca e le estese e significative ricoperture del vano stradale impediscono un'immediato e facile ripristino delle quote più appropriate al riconoscimento integrale dell'architettura.

Altro grave impedimento è costituito dalla presenza di numerose tubazioni ENEL, Aps-Gas, SIP ed Aps-Acqua che passano attraverso il vano della porta e sull'intradosso del ponte; per queste, in un futuro, ci si augura sia pensato un più consono tracciato.

A completamento del restauro possibile della Porta si impone ora la necessità  di intraprendere un'opera conservativa del vano interno. lla prima di qualche considerazione sul metodo dell'opera si ricorda come sia indispensabile la pedonalizzazione del tran'sito attraverso il monumento in quanto i danni che oggi il monumento deve sopportare sono esclusivamente dovuti al transito dei mezzi motorizzati. E specificamente si ricordano i danni dovuti agli urti meccanici dei mezzi di trasporto e all'aggressione chimica dell'ossido di carbonio e di altri gas di scarico dei veicoli a motore transitanti.


STRATIFICAZIONI, intonaci ed affreschi.

Due limitati saggi eseguiti da esperta restauratrice per conto dello scrivente ufficio hanno permesso di individuare alcune stratificazioni costituite da intonaci e decorazioni. Ciò nonostante non è chiaro se vi sia possibilità  di rimettere in luce uno strato decorativo unitario poiché le trasformazioni più recenti si sono succedute in modo frammentario e disordinato.

Lo strato più esterno è generalmente costituito da tempera di color giallo ocra in modesto strato di calcificazione per cui è agevolmente rimovibile con semplice lavaggio. Questa prima pulizia metterà  in luce nelle due pareti cieche ed in quelle contenenti gli accessi un primo piano decorato, ma variamente interrotto dalle lacerazioni murali ora cementate che furono praticate verosimilmente nei primi anni dell'Ottocento quando, per motivi daziali, gran parte delle porte civiche furono utilizzate a ricovero degli ufficiali addetti al controllo delle persone e delle cose in transito.

Le decorazioni sono sommariamente cosi individuate:

-          due grandi riquadri sulle pareti cieche. Solo del riquadro ad ovest è possibile intendere il soggetto. Si tratta di uno stemma gentilizio.

-          Una fascia decorata ad affresco e graffito che gira all'intorno del vano all'altezza e nell'estensione determinata dai peducci delle volte.

-          Alcune scritte forse ad affresco segnate in un cartiglio sopra l'apertura a sud, verso città .

Dall'indagine fatta sul riquadro della parete ad ovest è stato possibile riconoscere che sull'affresco originario fu fatta una ripresa intenzionale a tempera, come si trattasse di una rà­nfrescatura della decorazione.


PULITURA, consolidanento e opere di ripristino.

Prima di intraprendere l'opera di pulitura sarà  eseguito il preconsolidamento sia in superficie che in profondità , nei casi ove questo sia necessario, al fine di poter procedere nella pulizia senza pericolo di rimozione di materiali superficiali decoesi e instabili.

La pulitura avverrà  in più fasi. In una prima fase sarà  eseguito un "lavaggio" generale per asportare la tempera superficiale gialla di cui si è detto. Tale operazione si ritiene possa essere agevolmente eseguita con acqua distillata servendosi di spugna naturale. In una successiva fase e a miglior pulizia soprattutto delle parti pittoriche saranno applicati impacchi o velinature con soluzioni già  sperimentate dall'Istituto Centrale di Restauro, previa campionatura per ottimizzare i tempi di contatto della soluzione pulente con la superficie.

Successivamente potrà  essere utilizzato il bisturi per rimuovere sopratutto le riprese d'intonaco ottocentesco che si sovrapponessero alle superfici decorate più antiche.

Questo ufficio ritiene non sia opportuno spingere la pulitura oltre gli strati più recenti poiché, come s'è detto, assai difficilmente si potrà  ristabilire uno strato superficiale coerente e costituito unitariamente in una determinata epoca. Però, se la Soprintendenza ritenesse opportuno diverso orientamento, vi sarà  pronto adeguemanto.

Descrizione delle operazioni.

Restauro degli intonaci

Preconsolidamento
Preconsolidamento delle superfici mediante microiniezioni di resine acriliche in dispersione acquosa (tipo Primal AC 33) e calce selezionata esente da sali (tipo Calce Lafarge).

Pulitura
Pulitura di tutte le superfici mediante velinatura ed impiego di impacchi con soluzione I.C.R. AB 57 previa campionatura per ottimizzare i tempi di contatto della soluzione pulente; l'azione verrà  coadiuvata con l'ausilio di bisturi.

Ripristino pezzi mancanti e stuccature
Abbattimento di eventuali rappezzi ed integrazioni non idonee delle superfici, ricostituendo la superficie con un impasto a base di polvere di marmo e calce naturale il più possibile fedele all'originale, con l'ausilà­o di eventuale analisi qualitativa dei materiali.

Consolidamento
Verrà  eseguito mediante l'impiego di iniezioni di grassello di calce e carbonato di calcio sarà  comunque subordinata a campionature e prove verificate con la Direzione lavori e gli organi di tutela competenti.

Protezione
La protezione consiste nell 'applicazione sulla superficie della pietra, pulita e consolidata, di un film superficiale che agisce da barriera verso gli inquinanti atmosferici e l'acqua piovana, rallentando in tal modo i processi responsabili del deterioramento. Si propone quindi come protezione finale una soluzione di calce e sapone neutro, successivamente tamponato con polvere romana. Analogamente alle fasi precedenti anche questo intervento sarà  subordinato a prove e campionature in situ.

Eventuale esecuzione nuovi intonaci
Previa analisi dei campioni esistenti, una volta stabilita la composizione degli impasti si procederà  all'intonacatura eseguita a due strati: il primo strato di sabbia, calce e cocciopesto secondo le proporzioni stabilite dalla D.L. può essere addizionato con una resina acrilica tipo Primal AC 33.
Il secondo strato o finitura composto di calce, sabbie selezionate ed eventuali coloranti. Gli spessori saranno determinati sulla scorta dei risultati delle analisi sulle malte originarie superstiti.

Restauro degli affreschi

Preconsolidamento
Prefissaggio e fissaggio della pellicola staccata e coesionata mediante velinatura con carta giapponese e resina acrilica in soluzione (tipo Paraloid B72) e microiniezioni di resina acrilica in emulsione (tipo Primal AC33). Rimozione delle velinature con solvente organico.

Stuccatura
Stuccatura delle fessurazioni, compresi i contorni di rottura con impasto a base di calci naturali polvere di marmo ed inerti selezionati.

Consolidamento
Fissaggio dei punti di stacco dal supporto murario tramite iniezioni a base di resina acrilica; consolidamento dell'intonaco lesionato tramite microiniezioni a diffusione sempre con resine acriliche.

Rimozione dei sali
Rimozione dei sali solubili in superficie con impacchi di polpa di carta e acqua dejonizzata; eventuali rimozioni di prodotti fissativi alterati e sedimentazioni di smog e polvere con soluzioni AB57 e bisturi.

Integrazioni pittoriche
Restauro pittorico con colore ad acquerello o con terre naturali con la seguente metodologia previo benestare della D.L. e organi competenti.
- Tratteggio a selezione cromatica nelle lacune di piccole dimensioni;
- abbassamento di tono con colore locale nelle cadute delle pellicole pittoriche;
- velatura di colore nelle mancanze di patina.

Protezione
Analogamente agli interventi protettivi precedenti si tratteranno le superfici ultimate con silossano oligomeri o resine acriliche, dopo le necessarie campionature e sentiti i pareri degli organi competenti.

Interventi accessori

Verifica presenza decorazioni
Verifica dell'eventuale presenza di decorazioni a fresco o a tempera su intonaci esistenti su pareti e soffitti dei locali. La verifica avviene per campione da cm. 10 x 10 c.a. con scrostatura degli strati superficiali di pittura a mezzo spatola o semplice bagnatura con spugna secondo i casi e le indicazioni della D.L.



 

A) Relazione illustrativa. Progetto esecutivo per il restauro della scalinata a monte del ponte. Lotto funzionale A.

1) Il presente progetto prevede il restauro conservativo della scalinata cinquecentesca a monte del ponte, parte del porto fluviale di Padova; la costruzione di rampe e scale di raccordo fra la strada alzaia e la scalinata cinquecentesca; il consolidamento e il restauro della banchina con prospetto in mattoni sull'acqua del Piovego; la fornitura e l'allestimento di parapetti di protezione in ferro forgiato in conformità  a quanto a suo tempo fu realizzato per la scalinata a valle del ponte.

2) L'intervento di restauro conservativo previsto nel presente progetto è correlato, sotto il profilo della convenienza culturale, ad un piano generale chiamato Progetto di restauro del Portello di Padova. I primi studi e progetti dell'Amministrazione risalgono al 1990. I primi lavori di restauro, riferibili alla scalinata a valle del ponte, sono avviati nel 1993.

Il programma delle prossime future opere è concepito in tre lotti funzionali, le opere previste sono cantierabili con procedure separate ma conclusive, pure la programmazione amministrativa e finanziaria è scorporabile in differenti capitoli ascrivibili ad esercizi finanziari diversi. Il Progetto di restauro del Portello di Padova è stato cosi suddiviso:

- Lotto funzionale A. Restauro della scalinata a monte del ponte.

- Lotto funzionale B. Restauro del ponte.

- Lotto funzionale C. Restauro del vano e adeguamenti alle quote architettoniche della porta. Abbatti-mento del muro novecentesco ai lati della porta e allestimento di un parapetto di ferro.

Il presente progetto di restauro del Portello di Padova è stato ordinato dal Responsabile Capoarea dell'Amministrazione comunale e concordato, sulla base di un circostanziato sopralluogo tenuto dallo scrivente progettista con l'Architetto Responsabile di zona della Soprintendenza della Stato (19 maggio 2006).

3) La fattibilità  dell'intervento proposto dal presente progetto è accertabile in via preventiva in quanto ogni singola opera prevista risponde in toto ai vincoli di natura storica, artistica, archeologica, paesaggistica interferenti sull'area urbana interessata e sui manufatti architettonici che vi sono compresi.

4) È accertata la disponibilità  dell'area e l'accesso ai manufatti oggetto del previsto intervento di restauro conservativo. Nella stesura del piano di sicurezza dovrà  in modo speciale essere considerata la presenza di un'ampia area pedonale (tuttavia, accessibile ai mezzi di soccorso pubblico) molto frequentata dalla popolazione studentesca. Elementi dissuasori e  di confinamento dovranno essere concepiti sia in funzione del buon andamento dei lavori di restauro sia in funzione della sicurezza e dell'agibilità  pedonale e dei mezzi di soccorso essendo che, in corrispondenza dell'area d'intervento sono la strada alzaia, la contigua strada carraia ora pedonalizzata e lo slargo in prossimità  del ponte.

5) Gli indirizzi metodologici che caratterizzano i lavori pure in relazione alle esigenze di gestione e manutenzione, sono quelli contenuti nella relazione al punto "B) Relazione tecnica" e sono frutto di una ventennale attività  di conservazione delle mura padovane con il contributo, in modo continuativo, dello scrivente progettista.

6) Il cronoprogramma delle fasi attuative si basa sulla stima dei seguenti tempi massimi per lo svolgimento delle varie attività :

progettazione di dettaglio e degli elementi speciali: 30 giorni;

approvazione da parte della Soprintendenza: 30 giorni;

affidamento: 60 giorni;

esecuzione: 360.

7) Non sussistono motivi per dare indicazioni speciali per garantire l'accessibilità, l'utilizzo e la manutenzione delle opere, degli impianti e dei servizi esistenti, fatto salvo quanto sopra, al punto 4 e, sotto, al n. 23), è stato richiamato.

8) Questo progetto esecutivo può descrivere opere e procedimenti non del tutto rappresentabili in modalità  grafica e, per tanto, potranno non risultare dai disegni. Tuttavia, con tale limite non vi sarà  alcuna apprezzabile influenza sulla scelta e sulla riuscita del progetto stesso.

9) Alcuni aspetti funzionali ed interrelazionali ricadono inevitabilmente su alcune opere previste nel presente progetto. In modo particolare si evidenzia la linea elettrica per l'illuminazione pubblica. Lo scrivente progettista rimanda ad accordi successivi con i responsabili della Società  APSLightservice srl (manutenzione illuminazione pubblica) e del settore Infrastrutture (progettazione e conduzione opere per l'illuminazione pubblica) per stabilire le ipotesi di illuminazione funzionale e artistica per l'area interessata all'intervento. In ogni caso questo progetto prevede la somma forfettaria di € 25.000,00 per adattamenti di percorso delle linee di alimentazione, nel caso lo speciale progetto di illuminazione a sua volta preveda opere accessorie che interferiscono con le opere di restauro qui ipotizzate.

10) Il computo metrico, parte integrante del presente progetto esecutivo, non eccede i calcoli sommari giustificativi della spesa previsti e approvati nel bilanco dell'Amministrazione.

11) I profili architettonici delle opere previste dal presente progetto sono tutti riconducibili a quanto contenuto nel punto "B) Relazione tecnica", qui avanti.

12) Le fonti di finanziamento per la copertura della spesa necessaria all'esecuzione delle opere previste dal presente progetto sono riferibili al Comune di Padova.

13) A motivo della natura delle opere e dell'entità  della spesa prevista, l'intervento non necessita di alcuna ripartizione in lotti funzionali ed è concepito in un unico lotto, funzionale al buon esito del progetto e compatibile con un'ottimale fruizione del bene restaurato.

14) Non sono individuabili argomenti connessi ai risultati del piano economico finanziario.


B) Relazione tecnica. Progetto esecutivo per il restauro della scalinata a monte del ponte. Lotto funzionale A.

15) Gli studi tecnici connessi alla tipologia e categoria dell'intervento sono riferibili, in termini generali, alle procedure per la conservazione delle mura di Padova messe a punto, adottate e sperimentate, in modo prevalente, a cura dell'Ufficio Mura del Comune di Padova dal 1983 al 2000. In particolare, si fa riferimento ai metodi adottati per il restauro della scalinata a valle del ponte di cui si da relazione al punto 24) (annex) restauro del porto fluviale di Padova. Si riporta di seguito i punti essenziali delle elaborazioni metodologiche messe a punto dallo scrivente progettista e dal consulente scientifico del Comune prof. Giovanni Carbonara, direttore della Scuola di specializzazione in Restauro dei monumenti dell'Università  di Roma.

 

"...LE PROCEDURE PER LA CONSERVAZIONE DELLE MURA DI PADOVA.

L'obiettivo di un oculato programma di restauro delle mura, a Padova, è stato perseguito negli anni passati attraverso differenti iniziative ed oggi, infatti, sono disponibili per la redazione di progetti esecutivi di restauro numerosi studi di carattere urbanistico, ambientale, patrimoniale e storiografico. Manca ancora però un rilievo esauriente. I più avveduti sanno che il rilievo critico è parte fondamentale di ogni proposta di restauro e di ogni studio ad essa propedeutico; solo sulla scorta di una fedele base grafica è infatti possibile reinterpretare unitariamente i diversi apporti della ricerca storica, definire e quantificare le scelte progettuali, preordinare con intelligenza i singoli cantieri previsti, coordinare opere diverse tra loro ed omologarne la resa finale. E' dunque necessario prevedere una campagna di rilevamenti, anche se dilungata nel tempo. Uno dei primi rilievi eseguiti è quello del disastrato bastione S. Prosdocimo; appositamente commissionato ed eseguito dopo l'indispensabile preliminare opera di disinfestazione vegetale. A questo rilievo topografico e stratigrafico sono state associate speciali indagini e carotaggi ad individuare lo stato di sicurezza delle fondazioni e la disposizione geometrica delle grandi masse murarie in aggetto.

 

Rimozione della vegetazione ruderale

Il taglio delle alberature e degli arbusti è stato finora eseguito con sistemi meccanici e manuali, sino alle radici, quando queste fossero penetrate nella massa muraria. Per eliminare le radici di maggior diametro, la cui rimozione meccanica avrebbe comportato rischi per le murature, è stato iniettato, senza dispersione ambientale, un prodotto devitalizzante (tipo Glifosate). Il rinsecchimento delle radici ha reso poi agevole la ricucitura muraria.

L'eliminazione delle essenze vegetali infestanti ed erbacee si ottiene mediante l'irrorazione sulla massa fogliare di un prodotto devitalizzante non inquinante (ancora tipo Glifosate ma in soluzioni molto blande). Successivamente è stata possibile la pulitura dei depositi vegetativi accumulati dall'azione del vento, operando manualmente in superficie.

Preconsolidamento provvisionale e localizzato

Si tratta di opere provvisionali e quindi temporanee - necessarie per potere svolgere le riprese fotografiche ravvicinate e le misurazioni per il rilievo - da lasciare, per quanto possibile, evidenti si da facilitarne l'immediato riconoscimento nelle restituzioni fotografiche e fotogrammetriche.

Nelle parti in dissesto superficiale si è ricorsi a differenti sistemi: reti metalliche o di materiale sintetico e stuccature leggere con impasto di facile rimozione. Tali semplici provvisioni hanno il pregio di non provocare alcun danno al monumento.

Consolidamento statico

Di norma i consolidamenti dei dissesti statici richiedono il soccorso di un attento lavoro d'ingegneria e l'adozione, quando indispensabile, di materiali e tecniche avanzati: dalle resine e fibre sintetiche, agli acciai, ai conglomerati speciali. Tali consolidamenti, nel caso in esame, sono prevedibili limitatamente ai tratti in cui la muratura abbia subito sconvolgimenti di carattere eccezionale, come bombardamenti, scoppi di mina o cedimenti fondali. Per questi dissesti è richiesto specifico ed esauriente progetto. Ma a Padova, negli ultimi anni, esperienze di tale tipo non si sono avute.

 

Nei consolidamenti diffusi si sono applicate, invece, le tecniche più comunemente presenti nello stesso manufatto antico. Le categorie di opere più ricorrenti sono le riprese murarie della camicia della cortina e le stuccature superficiali con impasti compatibili appositamente formulati. Le stuccature sono state applicate sia sulla superficie del nucleo di calcestruzzo che sulle parti in laterizio. L'impasto per le stuccature è stato oggetto, in cantiere e in laboratorio, di continue prove e sperimentazioni. Va detto che, avendo potuto l'Ufficio Mura condurre sia la progettazione che la direzione dei lavori (cosa sempre auspicabile nei restauri), è stata rinviata dal progetto al cantiere la messa a punto delle più opportune miscele. Alla base dei primi esperimenti vi fu un'indicazione di massima della direzione dei lavori (l'Ufficio Mura) che stabiliva l'impiego di calce idraulica, calce aerea, cocciopesto e sabbia di granulometria consistente. Le proporzioni sono state commisurate alla lavorabilità  dell'impasto e all'attenta osservazione degli effetti. Ma per assicurare il metodo di lavoro e i risultati ottenuti si è ricorsi alla consulenza scientifica della specialista in tecnologia di materiali Giovanna Alessandrini del Centro Gino Bozza del Politecnico di Milano.

 

Restauro

Durante i lavori di straordinaria manutenzione si sono rese necessarie alcune limitate operazioni di restauro essendo stati riconosciuti particolari fenomeni di degrado accelerato, ravvisabili, appunto, soltanto dopo l'opera di diserbazione. I lavori sono stati eseguiti rispettando i criteri metodologici generali del progetto:

a) conservazione totale ovvero preservazione della qualità  documentale dei manufatti;

b) integrazione di parti del manufatto, anche significative per resa estetica finale, al fine esclusivo di conservare porzioni del costruito antico in stato di avanzato degrado o d'incombente crollo;

c) riassetto della muratura mediante la ricollocazione di materiali rovinati a terra ma recuperabili (ad esempio, i conci del cordolo in trachite);

d) integrazione di lacune murarie, determinanti un contesto statico labile, mediante l'impiego della stessa tecnica antica ma utilizzando materiali contemporanei;

e) parziali reintegrazioni del profilo del sistema bastionato;

f) miglioramento della tecnica antica laddove essa fosse stata palesemente inefficiente. Ad esempio, è necessario impermeabilizzare la sommità  dei terrapieni dei bastioni. L'acqua piovana, percolando attraverso i terrapieni, ha generalmente impoverito, quando non dissolto, il reticolo di malta delle volte degli ambienti dei bastioni o a quelle che raccordano i contrafforti, con il conseguente sfilamento dei mattoni;

g) adeguamento funzionale, nel rispetto della compatibilità  fra i valori del monumento e la destinazione d'uso prevista.

 

Le condizioni per le imprese

Nel progetto di manutenzione straordinaria del 1989 il tratto di mura dalla barriera Saracinesca alla breccia di piazza Mazzini oltre il bastione Codalunga, è stato suddiviso in 27 segmenti, in ragione di una più facile operabilità  del cantiere. Ovviamente le tipologie del degrado, riportate in specifiche tavole, hanno superato  qualche volta i limiti dei singoli segmenti; ma,in questi casi, è stato possibile computare agevolmente costi e lavori singoli ricorrendo ai prezzi unitari appositamente stabiliti e verificati.

Il prezzo unitario medio, per ogni singola operazione, poteva subire variazioni in aumento quale conseguenza della maggiore infestazione dei ruderi (la vegetazione cresce spontaneamente ed incontrollatamente) o del maggior dissesto murario. Tutto ciò risultava prefissato in apposite schede analitiche redatte per ognuno dei 27 segmenti.

Il costo dell'allestimento dei ponteggi, di norma, è stato calcolato per un periodo limitato e pertanto le opere di diserbazione, di rimozione del terriccio, di pulizia e di lavaggio sono state eseguite, in ciascun tratto, entro un mese. Nei casi in cui il ponteggio fosse innalzato, nel fossato, in presenza di acqua al piede della cortina, il costo unitario è stato maggiorato del 40%. I noli, a semplificazione della contabilità , sono stati ridotti alla sola impalcatura di servizio. Altri eventuali ausili strumentali, come le attrezzature di cantiere, i veicoli di trasporto, le pompe ecc., sono stati preventivamente inclusi nel prezzo unitario delle singole operazioni. E' stato possibile ridurre a congruità  tali prezzi in base alle esperienze ed ai costi rilevati dall'Ufficio Mura nei precedenti cantieri di carattere sperimentale ed, in particolare, sul tratto di mura compreso fra la rocca di Castelnuovo e il ponte delle Gradelle, tra il 1985 e il 1989.

Considerazioni metodologiche

Dal 1993 i tecnici comunali incaricati della conservazione delle mura cittadine hanno potuto avvalersi della consulenza scientifica di Giovanni Carbonara, ordinario di Restauro architettonico nell'Università  di Roma. L'assidua presenza del consulente durante le formulazioni progettuali e le attività  di cantiere ha permesso l'affinamento metodologico degli interventi. Inoltre, le accurate relazioni inviate a seguito di ciascuna rinunione o sopralluogo contengono riflessioni teoriche che collocano l'esperienza padovana nel dibattito severo, ma pur sempre molto vivo, sulla conservazione dei monumenti.

Alcune cosiderazioni metologiche ricorrenti nelle considerazioni dello studioso possono cosi essere semplificate in termini di principio:

La grande dimensione

Se è necessario ricorrere alla limitata disponibilità  finanziaria di un bilancio comunale, probabilmente un vero e proprio intervento di restauro di un monumento di grande dimensione, in stato semiruderale, non è possibile. Ma questo limite può diventare l'occasione per una migliore conservazione del monumento.

L'idea di un progetto generale di restauro di un manufatto complesso può facilmente essere distorta da proposte di liberazione o reintegrazione, poichè, appunto, un'idea generale comporta necessariamente un'interpretazione visuale troppo sintetica e, in fin dei conti, riduttiva. Le incertezze storiografiche incontrate nelle restituzioni delle vicende delle mura di Padova mettono in guardia, appunto contro questo pericolo.

Il minimo intervento

Il principio del minimo intervento, vecchio di due secoli nella sua enunciazione teoretica ma quasi sempre dimenticato, assieme a una visione favorevole alla manutenzione conservativa hanno ispirato gran parte del lavoro finora svolto sulle mura padovane: le puntuali operazioni di ripresa dei paramenti murari gravemente sconnessi studiate caso per caso e con l'accorto uso dei materiali tradizionali e moderni; la riadesione della fodera laterizia esterna della cortina, quando distaccata dalla parte più interna, sempre in mattoni; le stuccature e le modeste integrazioni delle superfici sommitali con l'unico scopo di bloccare la penetrazione nella sottostante muratura dell'acqua piovana e di facilitarne il rapido deflusso, senza conferire alle creste murarie nuova geometria, rispettando cosi il carattere semi-ruderale ormai in gran parte assunto dalle mura.

Queste semplici operazioni  fanno si che il documento storico sia mantenuto nella sua pienezza testimoniale mentre, al tempo stesso, risulti protetto in modo adeguato per durare nel tempo.

La diserbatura

Anche le indispensabili opere di diserbatura possono essere condotte su un monumento ruderizzato con garbo e senza inutili accanimenti terapeutici né trattamenti ultra-specialistici, economicamente inadatti, quando si tratti come a Padova, di un giro di mura che conta oltre undici chilometri.

L'ideazione di metodi semplici dimostra attitudine prammatica, facoltà  richiesta soprattutto nel restauratore; e cosi la semplice diserbatura può essere eseguita, con poca spesa, ogni anno, mantenendo cosi visibili le mura; per il godimento, per lo studio e per il controllo del loro degrado.

Le maestranze edili

La ‘filosofia' dell'intervento, fin qui condotto sulle mura di Padova, corrisponde ad un programma limitato allo stretto essenziale, manutentivo e conservativo al tempo stesso, attuato con maestranze edili comuni ma ben motivate e addestrate grazie alla presenza diretta e quotidiana della Direzione Lavori sul cantiere.

Può essere questo un programma, inoltre, ricco di valenze sperimentali, tecniche (su materiali e lavorazioni) e soprattutto economiche (nella progressiva messa a punto dei costi unitari). Questi primi interventi, infatti, sono stati studiati e analizzati, a cantiere concluso, quali campioni utili a verificare le opere eseguite ed i relativi costi, per giungere, con maggiore cognizione di causa, a definire, per i lotti successivi, prezzi più congrui, realistici e, nel complesso, più contenuti (accresciuti dove serva, drasticamente ridotti negli altri casi).

La manutenzione programmata

Dal 1995 ad oggi i progetti e i lavori sulle mura di Padova possono essere considerati nella prospettiva di giungere ad una manutenzione programmata che garantisca, con una serie di semplici interventi, da ripetere ciclicamente (si pensi al lavaggio delle mura, una volta l'anno, con getti d'acqua a modesta pressione per eliminare la flora parassitaria che subito comincia a formarsi dopo la diserbatura e che va rimossa prima che lasci il passo a formazioni vegetali più evolute e aggressive) l'unica vera possibilità  di tutela e di salvezza di un complesso monumentale che soffre in primo luogo per l'abbandono conseguente all'avvenuta perdita di ogni funzione.

Ciò risponde allo stato attuale della migliore riflessione teoretica e metodologica sul restauro che vede proprio nella prevenzione e nella manutenzione, non sostitutiva ma conservativa, specie se accompagnata da un blando e congruente riuso, la strada più efficace per trasmettere al futuro le antiche testimonianze.

 

Piano per il controllo analitico della conservazione del sistema bastionato padovano (elab. Berti)

 

16) Indicazione di massima dei requisiti e delle prestazioni che devono essere riscontrate nell'intervento.

DISERBAMENTO della vegetazione infestante: diserbamento delle infestanti tramite devitalizzazione attraverso l'impiego di prodotti chimici fogliari e radicali; in una prima fase è effettuato il decespugliamento chimico con l'impiego di formulati con spiccata azione sistemica erbacea, miscelati con un altro prodotto dotato di azione antigerminello; nella seconda fase si procede al taglio ed asportazione del materiale vegetale devitalizzato; infine, si prevede un intervento di mantenimento annuale da eseguire nella tarda primavera.

PRECONSOLIDAMENTO per rimedio effetti mancanze: iniezione di una miscela legante composta da acqua e calce idraulica.

SISTEMA DI PULITURA per eliminazione depositi superficiali, macchie, efflorescenze, graffiti, croste, filo elettrico: lavaggio con acqua pura, eventualmente deionizzata e priva di materie terrose; rimozione dei depositi incoerenti con aspiratori, stracci, scope, spazzole di fibra vegetale, aria compressa (e altri mezzi idonei alla rimozione di materiali presenti come ad esempio filo elettrico); rimozione depositi coesi e solidarizzati con spray di acqua a bassa pressione (3-4 atmo.), microsabbiature di precisione, ultrasuoni, acqua atomizzata; rimozione macchie tramite lavaggio (come sopra) e eventualmente si potranno utilizzare degli impacchi basici o detergenti, quali saponi liquidi neutri non schiumosi diluiti nell'acqua di lavaggio per asportare croste dure contenenti materiali poco solubili; rimozione effetti dell'efflorescenza attraverso lavaggio (come sopra) e eventualmente si potranno utilizzare degli acidi per eliminare sali ed efflorescenze con scarsa solubilità  in acqua, e per i quali non sono risultate sufficienti le operazioni di lavaggio con l'acqua nebulizzata; in seguito applicazione di un impacco biologico a base di argilla proceduto da uno sgrassamento e dalla rimozione di eventuali incerature con solventi opportuni come ad esempio l'acetone ed infine applicazione di un impregnate  protettivo, per evitare il riformarsi del fenomeno di degrado.

FISSAGGIO PARAMENTI SCONNESSI E/O IN DISTACCO per rimedio al distacco di paramenti: risarcitura - estrazione degli elementi smossi, in fase di caduta e/o distacco; loro pulizia e lavaggio e preparazione dei piani di posa con una malta analoga all'originale, comunque senza additivi sintetici, e ricollocazione degli elementi rimossi con la chiusura sottoquadro dei giunti mediante la stessa malta. Per eventuali, ma limitate, ricostruzioni sarà  sottoposta per approvazione alla Soprintendenza uno specifico progetto di dettaglio.

REINTEGRAZIONE DEI GIUNTI DI MALTA (ristilatura dei giunti) per rimedio all'erosione dei giunti: abbondante bagnatura con acqua deionizzata; stilatura dei giunti tramite primo arriccio in malta di calce idraulica esenti da Sali solubili e sabbia vagliata con rapporto legante-inerte 1:2; stilatura di finitura con grasello di calce aerea con sabbie di granulometrie superiori con rapporto legante-inerte 1:3.

La scelta degli inerti sara' dettata dalle analisi preventive effettuate su materiali campioni e dalla risoluzione cromatica delle malte esistenti. Tali scelte saranno dettate esclusivamente dalla D.L. dietro specifica autorizzazione della Sopraintendenza ai beni architettonici e ambientali del Veneto.

PROTEZIONE E RISANAMENTO per lesioni e disgregazioni: protezione delle teste dei muri; sarcitura delle lesioni; riprese murarie.

Gli interventi qui proposti sono quelli di cui necessitano le mura nel tratto fra l'edificio daziario e il ponte delle gradelle dei Carmini lungo via Giotto. Ma, essi sono pure adatti alle patologie di degrado da cui sono affette le mura di Padova nel loro complesso e sono il risultato di cure e osservazioni che il Comune di Padova ha mantenuto su questo monumento da almeno un ventennio ad oggi. Come è evidenziato il tipo di restauro proposto è, piuttosto, un insieme di operazioni collaudate di minimo intervento che mirano alla tutela, alla conservazione o, meglio, ad una sensibile riduzione dell'innarrestabile degradamento del bene storico. Una tutela basata sulla rimozione di fenomeni di degradamento naturale più gravi (come ad esempio le esfoliazioni, restaurate con significativo successo sulla cortina presso il bastione San Giovanni nel 1995-97) e l'assicurazione di condizioni favorevoli alla fruizione di qualità  culturale e al benessere collettivo fanno evitare forme di restauro condizionate dall'urgenza o dalla stravaganza progettuale, che riescono spesso micidiali per il patrimonio storico.

 

C) Elementi di prefattibilità  ambientale

16a) L'intervento previsto dal progetto è compatibile con le prescrizioni dei piani paesaggistici, territoriali ed urbanistici vigenti sull'area e sui manufatti considerati sia a carattere generale sia settoriale.

17) La realizzazione dell'intervento e del suo successivo esercizio non produrrà  alcun effetto negativo prevedibile sulle componenti ambientali e sulla salute dei cittadini

18) In quanto il presente progetto tratta di restauro conservativo di un tratto della cortina cinquecentesca, non sussistono i termini di una problematica riferibile all'impatto ambientale.

19) Per quanto riguarda il presente progetto, non sussistono argomenti riferibili alla determinazione delle misure di compensazione ambientale e degli eventuali interventi di ripristino, riqualificazione e miglioramento ambientale e paesaggistico, con la stima dei relativi costi da inserire nei piani finanziari dei lavori.

20) Prescrizioni urbanistiche

Le prescrizioni a cui fare riferimento per gli interventi sul Sistema Bastionato sono contenute nell'art. 42 punto 6 delle Norme tecniche di attuazione allegate al Piano Regolatore Generale vigente ed in particolare si sottolinea il seguente paragrafo:

"Tutti gli interventi devono essere diretti alla conservazione del monumento e dell'intero sistema, alla eliminazione delle superfetazioni, alla riqualificazione fisica e funzionale degli spazi, compresi quelli interni al monumento, a garantire l'uso pubblico e ad assicurare i requisiti di riconoscibilità , visibilità  e fruibilità ."

Si precisa che gli interventi sui manufatti murari sono di competenza del settore Edilizia Monumentale, mentre gli interventi sulle aree di tutela, a verde e a parco saranno progettati e realizzati dal competente Settore Verde pubblico, secondo le prescrizioni contenute nello stesso articolo delle N.T.A., ricostruendo gli antichi andamenti delle scarpate, liberando le aree dalle alberature ostruttive in modo da assicurare i requisiti di visibilità  o riconoscibilità  del sistema.

Regime vincolistico

Il sistema bastionato (cortine, bastioni, spalti e terrapieni) padovano è vincolato ai sensi del Dlgs. 490/99, per cui è necessario acquisire i pareri della competente Soprintendenza ai BB..AA., mentre per gli interventi su aree interessate da canali si dovranno acquisire eventuali pareri dei competenti organi , e cioè Genio Civile e Consorzi di Bonifica. È bene, per completezza di stima, considerare che il sistema bastionato padovano fu soggetto a specifici atti di tutela a partire dall'atto di stipula nel passaggio della proprietà  del bene dal Demanio dello Stato al Comune di Padova nel 1882.

21) Non sono previste indagini geologiche, idrogeologiche e archeologiche preliminari

 

D) Planimetria generale

22) Schemi grafici

 

 

Schema planimetrico generale dell'area interessata all'intervento (sopra).

Condizioni dell'area dalla cartografia storica (sotto, 1784).

Ortofotopiano (sotto).

Tavole progettuali nell'allegato "TAVOLE".

 

 

 

E) Prime indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza

23) Per l'approntamento delle opere provvisionali si dovranno prendere le opportune cautele per quanto concerne gli appoggi dei montanti delle impalcature, e per gli ancoraggi alla muratura in quanto in alcuni punti la cortina è notevolmente degradata.

Considerato che parte del cantiere sarà  servito da ponteggi collocati in presenza di acqua (le aperture voltate che forano la cortina), il progettista della sicurezza dovrà  a questi rivolgervi particolare attenzione e gli eventuali maggiori oneri connessi troveranno copertura di spesa nella speciale voce addizionale già  prevista e computata nel presente progetto preliminare.

Per quanto riguarda la presenza di eventuali ordigni precipitati nel corso di incursioni aeree durante l'ultimo conflitto si ritiene non ne sussista l'eventualità  in quanto l'area è stata impegnata dal cantiere tuttora in corso durante l'intero anno passato.

 

D) Considerazioni generali finali

24) Progetto di restauro del Portello di Padova.

- Lotto funzionale A. Restauro della scalinata a monte del ponte.

- Lotto funzionale B. Restauro del ponte.

- Lotto funzionale C. Restauro del vano e adeguamenti alle quote architettoniche della porta. Abbattimento del muro novecentesco ai lati della porta e allestimento di un parapetto di ferro.

 

 

Come richiamato in più parti della presente relazione questo progetto è concepito come fase di un ampio programma che ha lo scopo di restaurare l'intera area monumentale del porto fluviale di Padova detta il Portello. Le quattro figure della presente sezione richiamano la prospettiva generale di questo programma.

Nel lotto funzionale B è previsto il restauro del ponte con la riduzione lelle spallette di muratura sopra la prima arcata del ponte stesso in modo da rendere visibile la fascia di basamento dell'ordine architettonico, ora nascosta.

 

 

 

Nel lotto funzionale C si prevede il restauro del vano e gli adeguamenti alle quote architettoniche della porta, nonché l'abbattimento del muro novecentesco ai lati della porta e l'allestimento di un parapetto di ferro.

 

 

IL PROGETTISTA

Maurizio Berti

                                                                  IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

                                                                                     (omesso)

Padova,

 

 

E) (ANNEX) RESTAURO DEL PORTO FLUVIALE DI PADOVA
25)
Progetti e opere nel porto fluviale di Padova dal 1985 al 2000

 

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Il progetto per il restauro conservativo e il consolidamento della prima scalinata del porto fluviale di Padova (il Portello) fu redatto e approvato nel 1985. Un secondo progetto di completamento fu approvato nel 1994. Fra il 1993 e il 1994 furono eseguiti i lavori per il restauro dei primi 49 metri.  Successivamente, fra il 1996 e il 1998, fu completato il restauro. I lavori furono eseguiti con tre diversi cantieri.

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3  45

figg. 1 e 2: Fase finale dei lavori di  restauro della scalinata a valle del ponte.

figg. 3 e 4: Condizione della scalinata prima dei lavori di restauro.

figg. 5, 6 e 7: Alcuni elaborati progettuali del progetto di completamento del restauro del 1994.

Il restauro del Porto fluviale di Padova è stata ed è un'operazione complessa e multidisciplinare. Il restauro architettonico, di rilevante impegno finanziario, è stato valorizzato dai lavori di dragaggio e sterro del Piovego. Il recupero dell'area fu voluto da varie Amministrazioni della città  e, con grande impegno, sostenuto da alcune Associazioni cittadine.

All'opera di restauro architettonico hanno concorso varie specialità .
Coordinamento generale: Nino Azzena e Gianfranco Martinoni.
Progetti: Maurizio Berti.
Direzione dei lavori: Nino Azzena, Gianfranco Martinoni, Maurizio Berti, Gianfranco Bonetto, Francesco Pavanini, Dario Vicentini.
Specialisti: Devido Pavanato, Romano Cavaletti.
Consulenze scientifiche: Giovanni Carbonara, Stefano Odorizzi, Lamberto Briseghella.



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7

8


LA SCALINATA A MONTE DEL PONTE

Il progetto di restauro della scalinata a monte del ponte è stato redatto sulla base di due principali orientamenti. Anzitutto sulle metodologie di restauro già  sperimentate nei cantieri della scalinata a valle del ponte, della porta e dei lavori sull'alveo del fiume e, in secondo luogo, sul recente programma denominato Parco delle Mura e delle Acque che permette un'attenzione complessiva al sistema bastionato padovano e alle acque che lo circondano.

    9

fig. 8: Estratto dalla mappa della città  con l'evidenza dell'area dell'intervento di recupero del Porto fluviale.

fig. 9: Particolare della Pianta di Padova di Giovanni Valle (1784) con il rilievo dell'area del Portello.

10

fig. 10: Settori 2, 3 e 4 della mappa del Parco delle Mura.


L'idea iniziale di queste elaborazioni era di offrire uno strumento di controllo, nella manutenzione programmata, degli interventi per la conservazione delle mura urbane. Vi è stato raccolto tutto quanto proveniva, in termini di esperienza e metodo, dall'attività  dell'Ufficio mura e dalle elaborazioni tecniche e scientifiche del consulente prof. Giovanni Carbonara durante circa quindici anni di studi e restauri. Nella prospettiva di creare a Padova un Parco delle mura e delle acque, questo strumento di progetto e controllo può essere più efficace se vi concorreranno specialisti del verde urbano e delle acque.

Questo secondo orientamento, di recente assunto dall'Amministrazione, permette al progettista una visione del luogo più dilatata di quanto fu possibile oltre quindici anni fa, quando fu iniziato il recupero del Porto fluviale. Ora è finalmente possibile attribuire all'insieme, costituito dalle due scalinate, da porta Ognissanti, dal ponte e dall'edicola della Madonna dei barcari, il valore di monumento architettonico che permette la riqualificazione di un'area urbana e ambientale molto vasta lungo il tratto di Piovego compreso tra il giardino degli Scrovegni e il bastione Portello Nuovo. Questo complesso monumentale riabilitato sarà  non solo il nobile approdo di eventuali barche da diporto o di linea, ma anche il simbolo -molto forte- che identificherà  l'area degli istituiti universitari e il quartiere.

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figg. 11 e 12: Schemi progettuali per il restauro e la funzionalità  del Porto fluviale. Veduta d'insieme e particolare.

 

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fig. 14: Progetto di restauro della scalinata del Porto fluviale a monte del ponte. Studio delle protezioni di sicurezza e degli accessi.

         figg. 15 e 16: Particolare delle finiture della scalinata e delle rampe di accesso. Le tracce e i frammenti di rivestimento di un tempo hanno suggerito un ammattonato a spina di pesce per le rampe e per il gradino superiore; per i restanti gradini, lastre di trachite.

         I modi di adattare il livello più antico con quelli più elevati attuali furono già  sperimentati con successo nel precedente restauro.

 
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figg. 17 e 18: Planimetria generale della scalinata a monte del ponte. Su espressa richiesta del progettista, i rilevatori del rudere hanno registrato con speciale attenzione la collocazione e le quote delle tracce di rivestimento antico ancora superstiti. Tali tracce minime, ma sufficienti, hanno permesso di riproporre una nuova finitura, rispettosa delle deformazioni geometriche proprie della scalinata e del contesto monumentale generale.


La disponibilità  finanziaria dell'amministrazione ha permesso un rilevamento incompleto in quanto almeno tre gradini sono inalveati dal fondo del Piovego e quindi raggiungibili con notevole spesa. In ogni modo tra i lavori di restauro previsti da questo progetto vi saranno gli accertamenti e i consolidamenti al livello delle fondazioni del manufatto. In questa fase sarà  completato il rilievo architettonico e redatto il progetto di completamento definitivo dell'opera di restauro.

 

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fig. 19: Rilievo della scalinata. Prospetto.

figg. 20 e 21: Schema di progetto. Simulazione grafica al computer su fotografia del rudere.

 

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figg. 22 e 23: Rilievo di precisione. Due sezioni trasversali: sezione est e sezione ovest.

figg. 24 e 25: Delineamenti progettuali sulle due precedenti sezioni.


Come si può notare, gli accessi ai livelli corrispondenti al manufatto più antico sono ricavati dalla parziale demolizione di muratura più recente, cosi com'è stato fatto nel restauro della scalinata a valle del ponte.

Dalle indagini storiche fatte su questi luoghi s'ipotizza, ragionevolmente, che l'elevazione dei muri di contenimento delle piene del Piovego sono stati eseguiti nel secondo decennio del 1900. Essi, di fatto, impedirono l'agevole accesso alle due scalinate per cui si può presumere che a quell'epoca nel Porto fluviale di Padova fossero drasticamente ridotte anche le ultime le funzioni per il residuo traffico via acqua della città .

Sappiamo comunque che la causa principale dell'abbandono della via d'acqua per Venezia iniziò molti anni prima, dal 1842, con la costruzione della ferrovia.

 

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fig. 26: La scalinata a valle del ponte a restauro ultimato. Come fu subito intuito durante i primi sopralluoghi in preparazione del progetto di restauro di questo manufatto, la felice esposizione al sole offre deliziosi momenti di pausa ai numerosi studenti che frequentano la retrostante area universitaria. La peculiare caratteristica di luogo munumentale aperto ha suggerito un elementare accorgimento assai utile al richiamo e al godimento visuale di tutto il porto. Il passeggio lungo via Loredan sarà  reso invitante quando sarà  abbattuto il muro di contenimento delle piene di un tempo, anche qui eretto sopra la cortina cinquecentesca. È evidente che si cammina più volentieri accompagnati da una bella vista, ossia la curata riva opposta del fiume, piuttosto che da un insignificante muro cieco.

 

figg. 27 e 28: Elaborazioni per il parapetto di sicurezza in ferro da installare in luogo del massiccio muro novecentesco di contenimento delle piene del Piovego, non più in atto a seguito del raddoppio di portata del canale Scaricatore.

 

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figg. 29 e 30: Simulazione al computer su fotografia.

 

 

(Maurizio Berti)

 


SENZA INTESTAZIONI DELL'UFFICIO

Oggetto: Progetto di restauro del Portello di Padova.

- Lotto funzionale A. Restauro della scalinata a monte del ponte.

- Lotto funzionale B. Restauro del ponte.

- Lotto funzionale C. Restauro del vano e adeguamenti alle quote architettoniche della porta. Abbatimento del muro novecentesco ai lati della porta e allestimento di un parapetto di ferro.

 

PROGETTO ESECUTIVO

 

 

TAVOLE

 

 

IL PROGETTISTA

Maurizio Berti

 

                                                                              IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

                                                                                                 (omesso)

 

Padova,


 







UD11 - DALLA CITTÀ AL TERRITORIO (iii)  - IL TERRITORIO