Il MIG23 di Castelsilano

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Se  accademicamente si tenta di applicare alla ricostruzione del  caso Ustica  che viene fatta dal Dottor Priore, il "rasoio di Occam", secondo il quale tra le varie spiegazioni possibili di un evento, quella più semplice ha maggiori possibilità di essere vera,  si arriva alla ovvia conclusione che la ricostruzione  Priore è talmente  complessa  da far concludere che siano ben poche le possibilità che essa  possa rappresentare la realtà.

Tutto l'episodio del Mig di Castelsilano contribuisce non poco alla complicazione complessiva.

 

Nella requisitoria dei  P.M. l'argomento viene trattato nel capitolo:

V.1.4. PROBLEMATICA RELATIVA AL MIG LIBICO , e nella Sentenza-Ordinanza , nel capitolo:

CAPO 2° - IL MIG LIBICO RINVENUTO A CASTELSILANO, al quale  Prore dedica circa 500 pagine.

 

Il fatto nelle sue linee essenziali  è molto semplice, ufficialmente il 18 luglio 1980, ventuno giorni dopo Ustica precipita in Sila in località Timpa delle Magare,  un aeroplano libico. Bene,  l'istruttoria  Priore  ipotizza invece che la data di caduta, non sia il 18 luglio ma il 27 giugno in modo da comprendere  questo accadimento  nel caso Ustica. Per questa ipotesi, tra i vari delitti  contestati agli imputati, vi è pure il fatto del Mig come è possibile leggere nel capo di imputazione che si riporta integralmente:

 

"IMPUTATI   BARTOLUCCI Lamberto, FERRI Franco, MELILLO Corrado, TASCIO Zeno:

a) Del delitto di cui agli artt. 81 cpv., 110, 289 C.P. e 77 C.P. militare di pace, perché, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, impedivano l’esercizio delle attribuzioni del Governo della Repubblica, nelle parti relative alle determinazioni di politica interna ed estera concernenti il disastro aereo del DC9 Itavia, in quanto – dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell’analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino, nonché l’emergenza di circostanze di fatto non conciliabili con la collocazione della caduta del MIG Libico sulla Sila nelle ore mattutine del 18 luglio 1980, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche,.che ne avevano fatto richiesta, informazioni errate – tra l’altro escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei e affermando che non era stato possibile esaminare i dati del radar di Fiumicino/Ciampino perché in possesso esclusivo della Magistratura – anche tramite la predisposizione di informative scritte.

In Roma in epoca successiva e prossima al 27 giugno 1980."

 

 

In questa immagine , tratta da Google Hearth, si vede come dovrebbe presentarsi Timpa delle Magare osservata da una quota di 500 metri più in alto del punto di impatto  , seguendo una rotta di 340 gradi e a una distanza di quasi 2 chilometri.

(Nota. Si tenga presente che non si tratta di una foto della zona ma di immagine virtuale frutto di elaborazione al computer , le proporzioni nella realtà potrebbere essere anche abbastanza diverse)

 

Quindi si hanno due  versioni: una, chiamiamola  ufficiale, è quella sostenuta dall'Aeronautica Militare, il MIG è precipitato il 18 luglio e in nessun modo può essere collegato al  caso   Ustica; l'altra versione, è quella del dott. Priore che ritiene "una messinscena quasi perfetta" la versione ufficiale, ipotizzando che il Mig sia caduto invece la stessa sera del DC9. Ampiamente propagandata dai media, questa è anche la versione dei fatti creduta ancora oggi, dalla maggior parte della gente.

Nella sentenza-ordinanza, l'evento del Mig e il piano di depistaggio e occultamento  che l'Aeronautica  avrebbe attuato per nasconderne il ruolo nella vicenda di Ustica, costituirebbe ulteriore prova del complessivo e vasto piano per nascondere la verità sulla caduta del DC9.

 

Per accreditare però l' ipotesi che il Mig, sia caduto il 27 giugno e faccia parte degli eventi che hanno cagionato la caduta del DC9, occorre però  invalidare le numerose testimonianze, gli atti ufficiali e tutte le risultanze che concordemente situano la caduta del MIG  al 18 luglio. Spiegare poi, con sufficienti riscontri il ruolo che avrebbe avuto il MIG nell'evento DC9.

Ebbene una analisi, condotta con metodo storico degli atti e  di tutti il fatti, comprese le risultanze processuali, rivela che nascosta dietro la complessità, la ridondanza e la gigantesca mole,  l'ipotesi Priore si rivela solamente una pura e semplice congettura investigativa priva di ogni tipo di concreto riscontro.

 

La versione dell'Aeronautica Militare

 

Il Mig libico, non visto per varie ragioni dai radar della difesa aerea, precipita per esaurimento del carburante in agro di Castelsilano sui monti della Sila, nella tarda mattinata del 18 luglio 1980. Tra gli abitanti della zona, diversi lo vedono immediatamente prima dell'impatto al suolo, sentono il boato dell'impatto, vedono il fumo dell'incendio che si crea subito dopo sul luogo.

Numerosissimi gli abitanti del luogo che si recano quasi subito sul posto dove per alcune ore continua anche l' incendio della vegetazione, intervengono per questo anche i pompieri. Sul luogo si portano in successione e in alcune ore, i carabinieri, alcuni ufficiali dell'Aeronautica esperti di incidenti aerei, comandante e vicecomandante della base di Gioia del Colle, Ufficiali del Comando Carabinieri di Lamezia, e proveniente da Roma il gen. Tascio, Capo del Sios Aeronautica.

In veste ufficiale medico-legale intervengono il medico condotto e il pretore competenti per territorio che constatato il decesso del pilota, autorizzano la rimozione del cadavere e il suo trasporto al locale obitorio.

Viene accertato quasi subito che il velivolo è un MIG23 di nazionalità libica e che il volo  non è autorizzato.

 

Per la delicatezza del caso e per numerose implicazioni, per prima l'esigenza di non turbare  quei  delicati equilibri che in quegli anni c'erano con la Libia. il caso viene gestito da subito, e tentando giustamente di mantenere una relativa riservatezza, dal Generale Tascio, all'epoca capo del  servizio informativo dell'Aeronautica Militare.

L'autorita giudiziaria incarica due medici, i prof. Zurlo e Rondanelli, della autopsia che viene eseguita alcuni giorni dopo.

Nei giorni successivi, essendo il MIG23 un velivolo di interesse per la Nato venivano fatti intervenire per investigare, anche gli esperti americani dei velivoli sovietici.

Veniva nominata una commissione d'inchiesta, nella quale per ragioni di opportunità, e su precisa richiesta del governo libico, vengono chiamati a far parte ufficialmente anche alcuni esperti militari libici. Le conclusioni furono che il pilota durante una normale esercitazione sul cielo libico, aveva avuto un malore, e il velivolo in autopilota continuava il volo fino a precipitare sulla Sila al termine del carburante. Questa ricostruzione appare  tecnicamente del tutto convincente.

 

La versione Priore

 

L'altra versione, è quella del dott. Priore e ampiamente propagandata dai media.

Priore seppure con numerose vaghezze e varianti, ritiene provato  che il MIG non sia precipitato il 18 luglio e propone un non ben precisato coinvolgimento con la caduta del DC9 del 28 giugno. Indica nel generale Tascio l'artefice di un vasto piano operato dall'Aeronautica Militare per nascondere questa connessione.

Dei numerosissimi elementi tra cui scegliere, vengono usati tutti quelli idonei a ingenerare il sospetto, tralasciando e  non citando tutti i ben più numerosi elementi in grado di  falsificare l'ipotesi.

Illuminante e indicativa di come l'inquirente ha affrontato questa indagine è la conclusione del capitolo relativo al Mig, che qui di seguito si riporta integralmente.

(Nota. Il grassetto non è presente nell'originale , si è ritenuto opportuno per mettere in evidenza i punti principali.) 

    "Conclusioni.

    In conclusione si deve dire che più sono gli elementi di prova che quel MiG23 cadde in tempo ed occasione diversi da quelli prospettati nella versione ufficiale. Che questa versione fu generata da una obbiettiva coincidenza d’interessi di tutte le parti, soggetti attivi e passivi, dell’operazione, spettatori e manovratori. Tutti, chi per un verso chi per l’altro, avevano interesse a coprire la realtà dei fatti. Fu da noi accettata per considerazioni puramente politiche e non d’altro genere.

    Non è affatto sostenibile, come pure s’è sostenuto, che il differimento della scoperta ufficiale derivasse da esigenze di intelligence per favorire l’alleato maggiore. Gli Stati Uniti erano già in possesso di esemplari di quella macchina che forse poteva interessare solo qualche alleato minore. Certo un interesse di carattere tecnico – come in tal senso hanno mostrato – poteva esserci negli americani, per accertare se vi fossero o meno delle innovazioni in quell’esemplare. Essi infatti ritirano soltanto i liquidi e qualche parte da comparare con quanto già posseggono. Al più ci danno spiegazioni per smontare e disinnescare.

    Certo vi era pure un interesse a comprendere – nella improbabile ipotesi, sempre da tenere in conto però, che non fossero a conoscenza dell’occasione che aveva dato luogo a quella caduta, che ha tutti i caratteri, lo si ribadisce di un abbattimento – come potesse essere avvenuta quella penetrazione e nella più probabile ipotesi che ne fossero a conoscenza, a comprendere precedenti e conseguenze del fatto.

    Esigenze di intelligence, sulle quali quand’anche fossero esistite nei termini che alcuni vorrebbero, non sarebbero mai state decise dal solo livello di una forza armata.

    Ben altro deve essere il livello che decide di dare parti del velivolo per esigenze di quella natura a Servizi di alcuni Paesi, e negarle ad altri. Giacchè con quei comportamenti, forse non lo si è compreso a pieno, si instaurerebbero e si manterrebbero - ma forse è proprio così - circuiti diretti tra Servizi, senza alcuna informazione dei responsabili politici.

    E che altri fossero i livelli lo si intuisce dalle parole del Ministro Lagorio il quale in termini di intelligenza e lealtà politica – giacchè se avesse affermato il contrario, avrebbe reso torto sia al suo ruolo che alle capacità a alle aspettative di chi persegue e s’attende la verità- ammette che il caso fu chiuso per ragioni politiche.

    Non si capisce però perchè non emerga che esso nacque anche per cause politiche e, cosa più importante, che fu gestito secondo direttive politiche, perchè di certo su scelte e decisioni che implicavano un altro Paese e in particolare la Libia appare assurdo un mancato coinvolgimento del livello politico.

    Castelsilano è come Ustica. I militari negano addirittura l’essenza dei fatti; asseriscono di conseguenza - non potrebbero altrimenti - di non aver riferito, perchè non v’era nulla da riferire ai politici. I politici affermano – e non potrebbero altrimenti, se le cose così stanno  – di non aver saputo nulla. Questa è la situazione probatoria e sulla base di essa si deve giudicare. E così apparendo la realtà, non ne può discendere, così come ne è disceso, che l’accusa contestata. Ma se la realtà fosse diversa, non si potrebbe che ribadire quanto concluso in altra parte e cioè che un senso di fedeltà ancor più che malinteso a principi estranei all’ordinamento e un conseguente spirito di supposto sacrificio in pro di coloro che così si sono salvati dall’accusa di aver saputo ed avallato, avrebbero indotto gli imputati ad altrettanto gravi condotte.

    Sul fatto, di fronte a una tale massa di prove, molte delle quali oggettive – le poche restanti di origine soggettiva provengono da persone del tutto immuni da sospetti, spontaneamente presentatesi, dei più disperati ambienti e luoghi, senza alcun contatto tra di loro, e  pienamente concordi – si supera ogni ragionevole dubbio e si giunge alla certezza che esso non si è verificato il giorno che s’è voluto accreditare – con una messinscena quasi perfetta – è accaduto molto tempo prima, e per più versi si può anche  presumere che sia capitato in quelle medesime circostanze in cui precipitò il DC9 Itavia.

    Non solo: è caduto in conseguenza di abbattimento e probabilmente anche per mancanza di carburante, perchè inseguito da altri velivoli da caccia, e quindi per effetto di un vero e proprio duello aereo, un episodio di natura bellica, avvenuto sul nostro territorio, ad opera di velivoli stranieri – non è assolutamente sostenibile, e non v’è alcuna prova in tal senso, che vi sia stato un intervento italiano – e quindi senza, o almeno così appare, che la nostra Difesa s’avvedesse di alcunchè.

    Una volta escluso che il differimento della data di caduta sia stato determinato da esigenze di intelligence, nostra o di alleati, se ne deve desumere che altra fosse la ragione di questa scelta.

    Quello che più impressiona in questa vicenda, lo si è detto in altro capitolo, è l’interesse di tutte le parti – salve le dichiarazioni di accusa contro Stati Uniti da parte del leader della Jamahirija, cui però non consegue la rivelazione dei fatti e delle loro prove- a tacere. E tale interesse fortissimo e mai intaccato, deve essere pari alla gravità dei fatti nascosti. Di modo che da esso ben può dedursi conforto alle ipotesi che sul piano tecnico prevalgono. L’“aggressore” non rivendica l’azione.

    E anche qui coloro, le aeronautiche, che potevano porla in essere sono poco più di una. E un’azione di tal genere, se non avesse contesti innominabili, non vi sarebbe pudore a rivelarla. Giacchè si verserebbe in quell’ambito che sempre più si estende delle cd. operazioni di polizia internazionale, di interventi a fini umanitari o meno,di progetti di tirannicidî, di cui si fan carico le superpotenze, che in tal modo non ricorrono più alla tradizionale guerra solenne. I rapporti tra gli Stati si modificano con rapidità, e il diritto internazionale non riesce ad adeguarsi con sollecitudine.

    Lo stesso è a dire della “vittima” che sul piano ufficiale concorda sulla data che è nata dalla coincidenza di interessi e sulla spiegazione dei fatti che essa stessa contribuisce ad erigere. Sul piano politico il suo leader di tanto in tanto rammenta un’altra verità e non la prova, se ne serve, senza dubbio, per lanciare messaggi ad amici, nemici e manutengoli.

    Noi per parte nostra, abbiamo aderito alla tesi ufficiale, ammettiamo che si tratta di una scelta politica, ma non tiriamo fuori dalla memoria – perchè dagli archivi già tante circostanze sono emerse – nemmeno mezza verità. Mentre con ogni probabilità di quell’aereo conosciamo vita, morte e miracoli.

    Chè se poi l’innominabile fosse l’esser stato quel velivolo nel contesto della sera di quel 27 giugno 80, si spiegherebbero allora i silenzi dell’inseguitore, le grida dell’inseguito, le congetture di chi sa, e sapeva, e ha dato, mezzano per vocazione o necessità, un colpo alla botte e l’altro al cerchio."

     

E quindi riassumendo e sfrondando questa conclusione da inutili e fuorvianti  teatralità, Priore ci dice che:

  • il Mig ha partecipato agli eventi del 27 giugno;
  • é stato inseguito , abbattuto e precipitato la stessa sera;
  • l'Aeronautica "con una messinscena quasi perfetta" ha fatto in modo che questo non si scoprisse.

 

Le "prove" a supporto della versione Priore

 

Quelli che sono secondo Priore gli elementi  principali portati a favore della ipotesi si rivelano ad una analisi esaustiva semplici supposizioni basate anche talvolta su testimonianze non attendibili o interpretate in modo errato e anche presentate spesso in modo spregiudicato. La dimostrazione di questa inattendibilità, non è semplice, richiede per il gigantismo della documentazione ricerche laboriose e frequenti citazioni. Pertanto  per ognuno di questi elementi  si è preferito riassumere brevemente il risultato, rimandando il lettore che vuole approfondire alle pagine apposite che si possono raggiungere cliccando sul titolo del relativo argomento.

 

      Si tratta di una memoria aggiuntiva che i due  medici dicono di aver depositato  dopo  il referto dell'autopsia e che permetteva di anticipare di molto la data della morte del pilota. Di questa memoria non si è trovata traccia, fatta scomparire per il dottor Priore, mai esistita per i giudici della Procura di Crotone.  

      Di Marco Cannizzaro e Medaglia testimoniano di aver visto il Mig , inseguito da una coppia di aerei, la sera del 27 giugno. Le tre località di avvistamento dei tre testimoni sono sulla traiettoria che unisce il luogo della "battaglia" con Castelsilano. Da quanto risultato al processo, alcune circostanze fanno sospettare che le tre testimonianze siano state costruite a tavolino e siano pertanto da considerare prive di valore.

      Santoliquido è un pilota elicotterista dei carabinieri che avrebbe confidato all'amico Zanchetta (Comandante Alitalia) di essere stato ad operare sul relitto a Castelsilano, nei primi di luglio. La testimonianza è del tutto in contrasto con molte sicure risultanze inoltre durante il dibattimento ambedue ridimensionano e vanificano quanto risulta dall'istruttoria;

      Milani è un colonnello dell'A.M. molto particolare. Nato in Siria conosce l'arabo, dice di essere intervenuto su richiesta del Gen.Tascio come interprete. Ha testimoniato di aver visto, sottratto e consegnato ad altra persona, uno scritto del Pilota, una sorta di testamento confessione dove il libico si accusava di aver partecipato all'abbattimento del DC9.Per molti elementi la testimonianza appare del tutto incredibile.

      Gatti è un giornalista e scrittore, in un suo libro e in numerose interviste , riporta  fatti che collocano l'intervento di Mister Claridge e dei suoi agenti CIA, a Castelsilano  ben prima del 18 luglio.

      Complessivamente una decina. Che hanno visto o sentito di più  sono la Carchiddi e Piccolo . Ambedue i testimoi forniscono versioni frammentarie e in parte anche in contraddizione.

      Una in particolare è ben circostanziata e colloca il servizio di piantonamento per la fine di giugno. Ma decine e decine di altre testimonianze provano il contrario.

       

Tutti questi episodi per come vengono rappresentati singolarmente nella sentenza-ordinanza Priore apparentemente hanno una loro intrinseca fondatezza e credibilità che però perdono completamente quando tutti questi episodi vengono analizzati a fondo o inseriti in un quadro di assieme. Di questo si è avuta ulteriore conferma durante il dibattimento, quando, questi episodi  sono stati analizzati e verificati con accuratezza.

 

E non solo questi elementi, dal punto di vista probatorio, si è accertato essere irrilevanti, ma  analizzando tutte le circostanze della vicenda Mig ricostruite nella  Sentenza-Ordinanza Priore, sorgono un certo numero di questioni   irrisolte e non menzionate, che rendono la ricostruzione proposta del tutto ipotetica, poco o niente credibile e con numerose prove che la invalidano.

 

Infatti è indubitabile  che il MIg è stato scoperto a Castelsilano il  18 luglio, quando precipitava nella tarda mattinata, e i rottami venivano quasi subito visti dai primi intervenuti sul luogo. La versione Priore concorda su questo, tuttavia affermando anche che esso precipitava il 27 giugno non vengono date risposte alle seguenti domande:

 

  • come mai molti testimoni del luogo hanno riferito di aver udito lo schianto della caduta e visto l'incendio, nella tarda mattinata del 18 lugno e nessuno nella serata del 27 giugno;
  • come mai , tra il 27 giugno e il 18 luglio, per quanto impervia e poco frequentata sia  la zona della caduta, nessuno degli abitanti del luogo ha riferito di aver visto i rottami del Mig  e neppure ha riferito di aver notato movimenti di uomini e mezzi;
  • come mai sul  corpo del pilota non sono state trovate le tracce dello scempio che volpi e altri animali selvatici avrebbero fatto nei 21 giorni di permaneza della salma sul luogo?

 

E  se proprio si vuole ipotizzare, come Priore e in via subordinata, che il Mig precipitava altrove e  che il relitto e la salma del pilota, sono stati fatti ritrovare con una messinscena perfetta il 18 luglio a Castelsilano, sorgono allora questi altri interrogativi senza risposta:

 

  • dove è allora precipitato ?
  • come è stato spostato e dove è stato tenuto nascosto per 20 giorni il relitto e la salma del pilota ?
  • come è stato  ricostruito il tutto, a Castelsilano il 18 luglio ?

 

La zona di Timpa delle Magare

 

Tutta la ricostruzione appare ancora più fantastica e incredibile ,  vedendo la zona dell'impatto , le strade di accesso alla zona, le abitazioni vicine e la collocazione dei centri abitati di Castelsilano e di Cerenzia.

In particolare si rileva la presenza di numerose strade che attraversano il territorio. Occorre considerare che per le abitudini della zona, gli abitanti, generalmente, non abitano sui loro terreni adibiti a coltivazione o pastorizia, ma abitano in paese, per questo motivo vi è un quotidiano andirivieni di pastori e contadini, tra la casa in paese e il luogo di lavoro.

Proprio a poche decine di metri e sopra Timpa delle Magare, vi è nella zona quasi pianeggiante che culmina il rilievo, il terreno di tale Bitonti, ascoltato come teste nella udienza del 09-10-2001. Dalla lettura della trascrizione, si apprende che sul terreno esteso due o tre ettari e recintato con filo spinato, il Bitonti allevava allo stato brado alcune vacche e che all'alba e nel pomeriggio di ogni giorno si portava sul luogo per accudirle.

Improponibile pertanto che, sia nella ipotesi di caduta a Castelsilano prima del  18 luglio, che nella ipotesi di caduta altrove e trasporto dei rottami il giorno del ritrovamento, nessuno degli abitanti abbia notato il necessario movimento di uomini e mezzi.

 

 

 

In questa immagine satellitare ( tratta da Google Hearth) si notano le rispettive posizioni. La distanza tra il luogo dove è precipitato il MIG, Timpa delle Magare, e i paesi di Castelsilano e di Cerenzia è rispettivamente di  circa 3,3  e 3,8 chilometri. Si nota anche la strada che da Castelsilano conduce al luogo dell'impatto. Nella immagine ingrandita a destra, si nota come l'ultimo tratto di strada, dopo il bivio,  finisce quasi subito.

 

Le contrastanti perizie

 

Hanno trattato il tema del Mig quattro  commissioni di esperti collegiali:

 

  • Commissione militare mista italo-libica, nominata dall'Aeronautica nel 1980; secondo la quale il Mig continuava il volo in autopilota, dopo un malore del pilota e precipitava in Sila per esaurimento carburante;
  • Perizia tecnico scientifica Dalle Mese - Casarosa - Held. nominata dal Giudice Istruttore nel 1990; contesta completamente quanto sostenuto dalla Commissione mista, principalmente la data di caduta e il fatto che l'autonomia del Mig in quelle condizioni non sarebbe stata sufficiente a raggiungere Castelsilano;
  • Consulenza di parte imputata Dell’Oro - Di Natale del 1991; che dimostra invece principalmente che il carburante nel Mig sarebbe stato sufficiente;
  • Consulenze di parte imputata Brindisino-Di Natale-Ludovisi del 93 - 94; dove punto per punto vengono contestate le risultanze della Perizia tecnico scientifica.

 

Occorre dire che durante il dibattimento i due esperti Brindisino e Ludovisi sentiti il 09-06-2003 hanno dimostrato in modo tecnicamente  ineccepibile  che le conclusioni Dalle Mese - Casarosa - Held al riguardo del calcolo dell'autonomia erano completamente infondate e non condivisibili;

 

Inoltre è disponibile la consulenza dei professori Dina e Giusti alla Commissione Stragi al riguardo della valutazione cronotanatologica della salma del pilota che ritiene del tutto compatibili le condizioni rilevate durante l'autopsia Zurlo e Rondanelli con la collocazione della morte al 18 luglio.

 

La conclusione  giudiziaria

 

Il processo in Corte di Assise tenutosi dal 28 settembre 2000 al 30 aprile 2004 ha dedicato decine e decine delle sue 272 udienze all'esame dibattimentale dei vari aspetti connessi alla vicenda, ascoltato numerosissimi testimoni esaminato numerose perizie sia dell'accusa che della difesa,

Il castello accusatorio, che nel dibattimento veniva sviscerato sotto ogni aspetto, risultava talmente improponibile e non supportato da fatti  che il P.M. Monteleone  nella sua requisitoria sul Mig ( udienza del 3-12-2003 e udienza del 4.12.2003,)  seppure, "ob torto collo",  doveva affermare:

 

“…è opportuno però a questo punto svolgere alcune...diciamo riflessioni conclusive prendendo le mosse da quella che era l’ipotesi fatta dal Giudice Istruttore “, il quale “conclusivamente sulla caduta del Mig libico ha affermato che il fatto non si è verificato il giorno che si è voluto accreditare con una messa in scena quasi perfetta, è accaduto molto tempo prima e per più versi si può anche presumere che sia capitato in quelle medesime circostanze in cui precipitò il DC9 “Itavia” (…), può dirsi che la ricostruzione dei fatti che ho appena citato e che è stata fatta propria dal Giudice Istruttore, in effetti non ha trovato riscontri inequivoci, tali cioè da indurci a sostenere con accettabile margine di certezza che la caduta del Mig 23 si sia verificata prima del 18 luglio ’80 o che comunque debba collocarsi in un rapporto di stretta contiguità temporale con la caduta del DC9 “Itavia” avvenuta il 27 giugno dell’80”.

     

Come conseguenza il P.M. Monteleone richiedeva l'assoluzione del Tascio e di tutti gli altri imputati per i reati ipotizzati riguardanti il MIG di Castelsilano.

La Corte pronuncia sentenza  conforme alla richiesta del P.M. mandando assolti il Gen. Tascio e gli altri generali da ogni addebito riguardante la vicenda del Mig. Nelle motivazioni  viene circostanziato che nulla prova che il Mig sia caduto in data diversa dal 18 luglio, che la caduta del Mig non è collegabile in nessun modo con il fatto di Ustica e che la "messinscena quasi perfetta" non risulta.

 

Conclusione

 

Questi sono i fatti che risultano dalle indagini e dalle risultanze processuali, dare ancora credito alla storia del Mig in chiave complottistica, significa che si preferisce dare più credito alle supposizioni, al mito e alla leggenda che ai fatti.

 

 

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