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E pensare che dicevo sempre: “se entra un cane in casa me ne esco io, di cani non se ne parla nemmeno!”.
Invece è andata proprio al contrario. Il cane è arrivato, mi sono ricreduto su tutto quello che ho detto e pensato e adesso guai a chi me li tocca, sono più geloso di loro che delle mie figlie.

Questa razza l’abbiamo conosciuta nel 2002, quando abitavamo in Svizzera. Mia moglie, impiegata, aveva una cliente che ogni volta si portava dietro uno splendido esemplare di Cavalier tricolore. Al ritorno dal lavoro, con entusiasmo mi raccontava sempre di questo cane, bellissimo, affettuoso, un vero e proprio peluche diceva. Le prime volte si scordava il nome della razza che non è delle più facili da ricordare (Cavalier King Charles Spaniel) fino a che, dopo mesi che facevo finta di ascoltare (in realtà me ne fregavo), mi disse che la sera sarebbe venuta a farci visita questa signora con il suo cane. Così fui costretto a conoscere questo Cavalier, il suo nome era Gipsy, una femmina tricolore ( nero e bianco ben distribuito, divisi, con focature su gli occhi e sulle guance).

Sinceramente a differenza di mia moglie, per me non fu amore a prima vista. Si, molto bello, buono ma di cani non ne volevo proprio sapere. Non ne avevo mai avuti a differenza di mia moglie e non potevo nemmeno immaginare quello che mi avrebbe dato. Ci facemmo dare dalla signora il numero di telefono dell’allevatore da cui proveniva la piccola Gipsy.
Mia moglie contattò cosi, l’allevamento Comte d’Eau di Pietro e Marina Condò a Ventimiglia.

Ormai perdutamente innamorata di Gipsy, chiese all’allevatore se aveva disponibili cuccioli femmine tricolori, e per mia fortuna non li aveva. Ci disse di richiamare dopo qualche mese perché avrebbe avuto altre cucciolate. Dopo 6 mesi ancora niente. Di femmine tricolori proprio non ne volevano nascere. Solo blenheim (macchie castano intenso ben separate su sfondo bianco perla). Ormai era passato un anno, e speravo che sarebbe passata anche la voglia del cane, e invece un giorno dopo un colloquio telefonico con l’allevatore mi dice che avrebbe accettato anche un cucciolo blenheim, purché femmina. Fu cosi che nel novembre del 2004, dopo quasi un anno e mezzo di attesa arrivò nella nostra casa la piccola Fantasia dei Comte d’Eau. Per noi perla.

Un batuffolo piccolo piccolo di quasi 4 mesi, con due occhioni dolci, teneri e languidi che ogni volta che ti fissavano erano come a chiederti di coccolarla. Un’esplosione di allegria, vitalità e al tempo stesso molto affettuosa. Di lì a breve tra me e Perla si instaura un rapporto strettissimo. Giocavamo molto insieme, poiché avevo più tempo a disposizione io che mia moglie impegnata per gran parte della giornata. Mia moglie la stracoccolava ma Perla riconosceva in me il capobranco. Quando si rientrava a casa, il primo a riempire di feste ero io, così come bastava che mi alzassi per spostarmi, lei mi seguiva.

Quando arrivò Perla non avevamo ancora figli, e man a mano che passava il tempo mi accorgevo che per me era come una figlia. Ho imparato ad amarla, a rispettarla, e lei in cambio ci dava tanto affetto. Ho imparato cosa vuol dire avere un cane, i sentimenti che un padrone prova nei suoi confronti. Una lezione di vita che farebbe bene a molte persone.

Perla ci ha dato moltissimo, è cominciato tutto da lei. Per caso siamo entrati nel mondo delle esposizioni cinofile e la piccola è riuscita a imporsi su molti ring, italiani e stranieri, ottenendo un titolo di campione italiano, internazionale e sociale nel 2007.
Alle volte con le lacrime agli occhi penso a come faro quando non ci sarà più. Proprio io che nemmeno la volevo.

Un grazie va alla signora Elda che ci ha fatto conoscere questa splendida razza. Un ringraziamento speciale a Pietro e Marina Condò, che ci hanno materialmente concesso la fortuna di avere la piccola Perla e un grazie a tutti coloro che ci hanno consigliato con vera amicizia sincera tutte quelle piccole dritte indispensabili per le esposizioni.
Grazie anche a mia moglie Tatiana, perché senza di lei non avrei mai potuto avere la gioia di conoscere l’amore tra l’uomo e il suo caro amico a 4 zampe.