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All'ingresso della Val Tartano

 

 

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Centrale elettrica allo sbocco del Tartano-Campo Tartano
2 h e 15 min.
750
E

La felice posizione di Campo Tartano, il primo paese che si incontra salendo in Val Tàrtano, lo rende meta di piacevoli e suggestive escursioni, alla scoperta di itinerari poco conosciuti all'imbocco della valle. Il paese, infatti, è un ottimo terrazzo panoramico, dal quale si domina l'intera bassa Valtellina e la parte terminale del lago di Como.
In passato il paese era molto popolato: il vescovo di Como Feliciano Ninguarda, offre, nel resoconto della sua visita pastorale in Valtellina del 1589, il seguente resoconto: "Su un altro monte a tre miglia sopra Talamona c'è Campo, con 90 famiglie tutte cattoliche. La chiesa vicecurata è dedicata a S. Agostino e viceparroco è il sac. Aurelio Insula de Campo dell'isola d'Elba, diocesi di massa e Populonia, giurisdizione di Siena, con il permesso dei suoi superiori". 90 famiglie, dunque, vale a dire 450-500 abitanti. La popolazione si distribuiva nel centro, attorno alla chiesa di S. Agostino (di origine forse trecentesca, consacrata nel 1521) ed in diversi nuclei minori, ciascuno con una propria identità, testimoniata anche dai soprannomi con i quali venivano designati i rispettivi abitanti: al Dosso di Sotto vivevano gli "scudescèer", al Dosso di Sopra i "tabacùu" (grandi consumatori di tabacco), ai Bormini i "papùu" (grandi divoratori di pappa), alla località Spini i "consìgliu" (dispensatori di consigli a tutti), ai Piubellini i "furtèza" (dal forte carattere), alla località Cantone i "sciènsa" (sapientoni), alla Costa i "lüganeghèer" (grandi appassionati di salsicce), alla frazione Case (Ca') del comune di Forcola i "pietàa" (pietosi) ed alla frazione Somvalle, sempre del comune di Forcola, i "pook timùur di Diu" (poco timorati di Dio), o "lütèer" (Luterani, con riferimento ai nuclei di Riformati qua e là sparsi in valtellina dalla seconda metà del Cinquecento). E ancora: a Ronco stavano i "garlüsèer" ed a Cosaggio i "balarìi" (grandi amanti del ballo).
Dagli archivi parrocchiali si possono ricavare dati che rendono l'idea dell'andamento demografico e del progressivo spopolamento nel secolo XX: la popolazione scende progressivamente dai 790 abitanti del 1908 ai 755 del 1938 ed ai 725 del 1948, per poi crollare ai 334 del 1982, ai 300 del 1987, ai 255 del 1990, ai 237 del 1993 ed ai 236 del 1994. (dati tratti dal "Vocabolario dei dialetti della Val di Tartano" di Giovanni Bianchini - Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994 - preziosissimo documento di una lingua e di una civiltà).

Prima che fosse costruita l’attuale strada asfaltata, due erano le mulattiere che permettevano di salire in Val di Tartano. Una è quella che parte dalla Sirta e risale la val Fabiolo. La seconda è quella che sale dal conoide di deiezione posto allo sbocco della valle.
Per trovarla, lasciamo la strada asfaltata per la Val di Tartano imboccando, dopo il primo tornante sinistrorso, la deviazione a destra che porta ad una piccola centrale idroelettrica. Qui la strada termina: bisogna proseguire su un sentierino molto sporco (sono da evitare i calzoni corti!), che ci conduce, attraverso la fitta vegetazione, ai primi sassi del grande conoide del torrente Tàrtano. Il sentiero intercetta, poi, una stradina che confluisce in una pista più larga. Seguendola fino in fondo, ci ritroviamo, a destra di una grande roccia, proprio all’imbocco della valle.
Ora torniamo indietro di qualche decina di metri e, guardando alla nostra destra, noteremo la partenza di un sentiero che sale, nel bosco, sul fianco orientale della valle, alternando tratti puliti e godibili ad altri in cui la vegetazione lo invade fastidiosamente. Oltrepassata una cappelletta, continuiamo a salire, con ottimi scorci panoramici sulla bassa Valtellina, seguendo quella che si rivela, in molti tratti, una mulattiera ben curata, e che giunge quasi a lambire, nel tratto superiore, la strada asfaltata.
Alla fine raggiungeremo il primo nucleo abitato della valle, la località Case di Sotto (m. 972). Dopo averla attraversata, senza salire alla strada asfaltata, proseguiamo, a mezza costa, sul fianco della bassa valle, fino ad incontrare un secondo gruppo di case e baite (il Bormino), dal quale dobbiamo salire alla strada asfaltata. Dopo pochi metri, però, incontriamo subito un sentiero che se ne stacca sulla destra: dopo aver gettato un’occhiata all’impressionante forra sul lato opposto della valle, scendiamo sul sentiero scavato nella roccia, fino al bacino artificiale della diga ENEL di Colombera.
Dal camminamento della diga, evitando di sporgerci, possiamo osservare il pauroso salto dello sbarramento, costruito proprio sulla stretta porta rocciosa posta a guardia della bassa valle. Lasciamo il bacino e saliamo, sul lato opposto della valle, sfruttando un comodo sentiero che ha dei tratti molto panoramici: davvero felice è il colpo d'occhio su Campo Tartano, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e la costiera Remoluzza-Arcanzo. Il sentiero porta al maggengo di Frasnino (m. 1074), per poi proseguire, verso sinistra, tagliando il fianco occidentale della bassa valle.
Torniamo sui nostri passi, fino alla casa dei guardiani della diga, per risalire, sui prati della Costa, fino a Campo Tartano (m. 1080). Salendo in direzione del Culmine di Campo, possiamo ammirare le belle baite della parte alta del paese. Il sentiero prosegue, poi, nella salita verso la croce posta alla sommità del Culmine, posta poco sopra i 1300 metri. Torniamo sulla strada asfaltata e, poco sotto la chiesa di Campo Tartano, lasciamola per imboccare un sentiero che fiancheggia per un tratto la sommità di un muraglione e poi comincia a salire; troveremo presto un bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo un sentiero, spesso sporco, che oltrepassa una baita diroccata e, raggiunta una fonte spesso secca, piega decisamente a sinistra, scendendo in un fitto bosco. Intercettiamo così un sentiero più largo; prendendo a destra, raggiungiamo le baite di Case di Sopra (m. 952), mentre scendendo a sinistra ci ritroviamo sulla strada asfaltata, poco sopra la località Case di Sotto. Scesi su una stradina a quest’ultima, si torna alla centrale scendendo sulla mulattiera già percorsa in salita.

Se, però, vogliamo tornare per una via diversa da quella di salita, possiamo sfruttare la bella mulattiera della val Fabiòlo (interrotta, però, in più punti dopo gli eventi alluvionali del luglio 2008: a Campo Tartano, portiamoci nella zona de cimitero e della vicina località di Case di Sopra: qui attraversiamo il prato della bella sella erbosa posta al culmine della val Fabiolo e, raggiunta una cappelletta, imbocchiamo la bella mulattiera che scende nella valle. Passiamo, così, a sinistra delle bellissime cascate di Assola, in un ambiente severo e affascinante. Dobbiamo per buon tratto scendere a vista su un conoide di detriti alluvionali, prima di riprendere, più in basso la mulattiera; e così in altri punti piàù in basso. La discesa della valle, stretta ed incassata fra selvagge e scoscese pareti, che ne relegano gran parte nell'ombra,è priva di difficoltà: attraversato un ultimo ponte, ci avviciniamo alla forra terminale, che superiamo sul fianco sinistro (per noi), fino a raggiungere l'abitato di Sirta. Da qui, procedendo verso sinistra, raggiungiamo il punto in cui la

strada per Tartano si stacca dalla Pedemontana orobica, e possiamo così tornare all'automobile, chiudendo un elegante anello che copre le vie "storiche" di accesso alla valle, e che richiede circa 4 ore e mezza di cammino, per superare un dislivello in altezza di circa 800 metri.

 

 

 

 

 

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