Accendi le casse se vuoi ascoltare un mio brano per piano ispirato alla Val Fontana
Della Val Fontana, la “Guida
alla Valtellina”, curata da Fabio Besta per la sezione valtellinese del CAI (Sondrio,
II ed., 1884), annota: “E’ vasta, ricca di maggenghi e di
pascoli. S’apre a oriente di Ponte e procede verso nord. Una strada
praticabile alle priali (…carri a due ruote con due tronchi d’albero
che poggiano le loro estremità sulla via e vengono così
strascicate nella discesa…) conduce fino alle ultime alpi nel
piano della valle…”
E ancora: "Valle Fontana — Lungo la costa che scorre da Valmalenco a Valfontana, e sulla quale sorgono gli abitati di Montagna, Pendolasco, Tresivio Ponte, in mezzo ai soliti micascisti, giacciono a mezzo monte, sopra una linea tratto tratto interrotta, depositi di calcari, schisti verdi, pietra oliare, con traccie di ematita rossa a Tresivio.
La valle Fontana non ha l'importanza delle altre due valli sopra descritte, come quella che ha poca estensione, è sterile, erta e sparsa di pochi e poveri casolari di pastori. Essa è anche semplicemente constituita sotto l'aspetto geognostico. Da Chiuro a Ponte, due grossi borghi, d'onde essa ha principio, è tutta di micaschisti fino quasi alla metà; da qui in avanti e principalmente nel versante d'occidente predominano la sienite e la diorite. Verso il giogo, che forma il confine svizzero, ricompaiano i micascisti ed i gneis. In questo monte esisteva una vena di minerale di piombo, che presto scomparve, essendovisi sostituita alla galena una pirite arsenicale."
A distanza di più di un secolo,
questa descrizione è ancora in certa misura attuale.
La valle, pur non avendo le dimensioni delle illustri vicine, vale a
dire la Valmalenco ad ovest e la Valle di Poschiavo ad est, non può
certo essere considerata fra le minori del versante retico, ed offre
un gran numero di interessanti percorsi escursionistici. Tuttavia sono
pochi quelli che la conoscono, ed ancor meno quelli che ne conoscono
le possibilità offerte agli amanti delle camminati in ambienti
incontaminati e di grande bellezza.
Quali i motivi? Uno, sicuramente, è la difficoltà di accesso.
Una strada la percorre dall’imbocco all’alpe Campiascio,
sul pianoro ai piedi della sua testata, ma si tratta di una strada poco
agevole. È asfaltata fino alle baite di Campello (dove si trova
uno dei due rifugi della valle, il rifugio A.N.A. ricavato dall’ex
caserma della guardia di Finanza intitolata al finanziere Massimino
Erler), dove
l’asfalto cede il posto, per un breve tratto, al cemento, cui
segue ben presto un fondo sterrato in condizioni tutt’altro che
buone. Anche la parte asfaltata è in buona parte piuttosto stretta,
è occupata talora da mucche o capre, e richiede quindi prudenza
ed attenzione. Il traffico è, inoltre, vietato dalle ore 20.00
alle ore 7.00. In valle, poi, mancano centri e strutture recettive per
il turismo. Ben poche, poi, sono le cime o le pareti capaci di attrarre
i cultori della pratica alpinistica. Non manca, invece, un’alta
via che riproduce, in dimensioni ridotte, l’arco dell’Alta
Via della Valmalenco, ma si tratta di un percorso che, a parte le intrinseche
difficoltà proposte da diversi passaggi, è priva di una
segnaletica adeguata, per cui solo escursionisti davvero esperti, con
un adeguato supporto cartografico, potrebbero venirne a capo. Aggiungiamo
la fama poco simpatica legata alla presenza delle vipere che, si dice,
qui abbondino (ed è quindi bene, ma questo vale per qualunque
altra zona alpina, praticare l’escursionismo con calzoni o tuta
di tessuto robusto, evitando i “fuori-sentiero”, soprattutto
nelle pietraie e laddove la bassa vegetazione impedisca di vedere dove
si mettano i
piedi).
Risultato: eccezion fatta per i giorni festivi nel cuore della stagione
estiva, percorrendo la Val Fontana ci capiterà di incontrare
ben poche persone. Eppure la Val Fontana è, per diversi aspetti,
un ambiente ideale per i consuma-scarpe (così, simpaticamente,
si potrebbero definire gli amanti delle lunghe camminate): un ambiente
incontaminato, il fascino della montagna che conserva ancora un aspetto
solitario e selvaggio, la
presenza di pochi sentieri, ma in gran parte in buone condizioni, le
molteplici possibilità di interessanti traversate verso la Valle
di Poschiavo, la Val Painale ed il versante retico mediovaltellinese.
Riportiamo, nelle pagine raggiungibili attraverso i link riportati in
fondo, alcune interessanti e pochissimo conosciute proposte escursionistiche,
legate al Sentiero del Sole che la attraversa da ovest ad est, alle valli del Combolo, Malgina,
dei Laghi e Sareggio, all’alpe ed al passo di Saline alla Val
Forame ed al secondo rifugio presente in valle, la capanna Cederna-Maffina.
Vediamo, innanzitutto, come raggiungere la valle. Chi percorra la ss.
38 dello Stelvio, se ne deve staccare all’altezza di San Carlo
di Chiuro (riconoscibile per la chiesa ed il ristorante S. Carlo), per
imboccare non la strada che sale verso Chiuro, ma quella che parte alla
sua sinistra, a lato della chiesa di S. Carlo (la via S. Carlo), e che
sale verso la chiesa della Madonna di Campagna ed il cimitero di Ponte
in Valtellina. Poco oltre la chiesa, ad uno stop, proseguiamo nella
salita, imboccando la via Europa, volgendo a sinistra e raggiungendo
la chiesetta di san Gregorio Magno, sul limite occidentale di Ponte
in Valtellina. Qui dobbiamo svoltare a destra, immettendoci sulla strada
provinciale 21, Panoramica dei Castelli, che proviene da Tresivio e
prosegue per Castionetto di Chiuro; dopo un breve tratto, ignorata una
deviazione a destra, svoltiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per
San Bernardo e la Val Fontana. La strada attraversa una fascia di terreni
destinati alla coltura del melo e, dopo una svolta a destra, porta alla
bellissima e trecentesca chiesetta di San Rocco, a 773 metri.
Appena sopra la chiesetta, troviamo un bivio: ignorando la strada di
sinistra, che sale a San Bernardo, proseguiamo a sinistra, sulla stretta
strada che si inoltra in Val Fontana sul suo versante occidentale, incontrando
dapprima le baite di Cevo (m. 1026) e raggiungendo poi, dopo una breve
discesa, il ponte di Premelè (m. 1046, ad 8 km. dalla chiesetta
di San Gregorio), che consente di passare sul lato opposto della valle,
varcando il torrente Valfontana (un torrente impetuoso, che scorre per
14 km con una pendenza media del 16% e che non ha mancato di provocare
disastri alluvionali, soprattutto nel paese di Chiuro, nel corso dei
secoli).
Attraversato il ponte, dall’elegante architettura coperta, troviamo,
sulla nostra destra, una pista con fondo in cemento, che scende tagliando
il fianco orientale della Val Fontana. Scendendo per un tratto lungo
la pista, possiamo vedere alla nostra destra, sul letto del torrente,
un grande masso, sulla cui sommità si vede un’impronta
che sembra essere stata impressa da una grande mano. Al masso è
legata una leggenda: pare che il diavolo lo volesse scagliare da Dalico
su Castionetto e che sia finito qui per un errore; prima che questi
potesse ripetere il tentativo, tuttavia, intervenne Sant’Antonio,
mettendolo in fuga, per cui l’impronta della mano sarebbe sua
(o, secondo altra versione, quella del diavolo). La pista, in cui al
fondo in cemento si sostituisce quello in terra battuta, termina, dopo
un buon tratto in salita ed un’ultima discesa, confluendo nella
strada asfaltata che da Castionetto di Chiuro sale a Dalico,
un
paio di tornanti sopra la Torre di Castionetto. Si tratta, quindi, di
una via di accesso alternativa alla Val Fontana, percorribile, però,
non con automezzi, ma in mountain-bike.
Torniamo sulla strada che sale in valle: qualche tornante dopo il ponte
di Premelè, ci porta, quindi, al nucleo di S. Antonio, con la
caratteristica chiesetta omonima (m. 1208, a 10 km. dalla chiesetta
di S. Gregorio). Proseguendo, dopo circa 2 km passiamo a valle delle
baite di Campello, dove si trova anche l’ex-caserma della guardia
di Finanza “Massimino Erler”, ora rifugio dell’A.N.A.
di Ponte (dalla strada il rifugio e le baite non si vedono, perché
si trovano più a monte, sulla destra). Dalle baite di Campello
parte il difficile sentiero che risale, ripido, la valle del Combolo.
Qui si trova anche, alla nostra sinistra, il ponte che consente di passare
(a piedi o in mountain-bike) sul lato opposto della valle, incontrando
le baite poste allo sbocco della Val Vicima, importante laterale occidentale
della Val Fontana.
Inizia, ora, per il nostro veicolo la parte più sofferta: il
fondo sconnesso della strada sterrata lo mette, infatti, a dura prova.
Sono necessari altri 3 km prima di approdare alla splendida piana denominata
Pian dei Cavalli, a 1550 metri. Da qui parte l’escursione che
prevede una salita in Val Malgina. La sterrata prosegue per terminare
alla seconda grande piana, quella dell’alpe Campiascio (m. 1680),
a poco più di 1 km di distanza.
In
questo tratto, appena oltrepassato un bel ponticello in legno, troviamo
una deviazione, a destra: di qui partono le escursioni alla Valle dei
Laghi ed alla Val Sareggio. Dall’alpe Campiascio, infine, partono
le escursioni che hanno come meta il rifugio Cederna-Maffina e l’alpe
ed il passo di Saline (o la vicina bocchetta di Vartegna).
Per visionare queste diverse possibilità escursionistiche,
basta cliccare sulla relativa voce nella tabella qui sotto riportata.
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