
Clicca qui per aprire una panoramica settentrionale dal
Sasso Bianco.
Il
Sasso Bianco, per la sua facile accessibilità, rappresenta una
cima che spesso viene scelta come meta di una facile escursione. Posto
com’è a cavallo fra media Valtellina e Valmalenco, rappresenta
un ottimo osservatorio su entrambe le valli, e lo si può raggiungere
sfruttando almeno tre itinerari principali (il che lo rende anche meta
di diversi anelli escursionistici), dall’alpe Colina, dall’alpe
di Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle) sopra Torre S. Maria e dal rifugio Bosio, in Val Torreggio.
I motivi di interesse per questo monte, infine, sono legati anche alla
leggenda della “Truna”, enigmatica cavità che si
apre pochi metri sotto la vetta.
Anche la "Guida della Valtellina", edita nel 1884 a cura del
CAI di Sondrio, offre queste indicazioni, definendo il monte piuttosto
"una cresta che una vera cima", cresta che "appare bianca
per la roccia calcarea ond'è formata", e presso la quale
"merita di essere veduta la grotta che è vicina alla sommità".
Prendiamo in esame l’itinerario che parte dall’alpe Colina,
sopra Postalesio.
La
pista che conduce all’alpe costituisce un prolungamento della
strada asfaltata che dal centro del paese sale al maggengo di Pra’
Lone (m. 1028). Qui, alla prima piazzola utile, conviene lasciare l’auto
e proseguire a piedi seguendo la strada sterrata, che può, comunque,
essere percorsa da autoveicoli per un buon tratto, fino a quota 1700
metri circa, dove si trova il cartello di divieto di accesso ai veicoli
non autorizzati. Nella salita si aprono interessanti scorci orobici,
con in primo piano il pizzo Pidocchio. In alcuni punti si giunge ad
intravedere la bassa Valtellina, parzialmente nascosta dal Culmine di
Dazio. Se, però, abbiamo scelto di camminare, ci conviene seguire
l’antica mulattiera, che intercetta in più punti la pista.
La partenza della mulattiera si trova al primo tornante destrorso posto
al termine dei prati del maggengo di Pra’ Lone. La mulattiera
ci permette di attraversare una splendida fascia boschiva, contemplando
i mille ricami e contrappunti che la luce disegna fra le multiformi
ombre del sottobosco. Poco dopo aver superato una statuetta di Sant’Antonio
abate, la strada esce dal bosco e punta in direzione dell’alpe,
proseguendo oltre le prime baite e raggiungendo, con una deviazione,
il gruppo più numeroso di baite.
L’alpe,
collocata a 1947 metri, ha diversi aspetti interessanti: la posizione
particolarmente panoramica, la cura sobria con cui sono tenute molte
baite ed i piccoli incantevoli angoli che vi si possono scovare. Il
colpo d'occhio sulla sezione centrale delle Orobie è ottimo.
Bisogna però proseguire, lasciando alla propria destra la strada
che porta all’alpe Poverzone (dalla quale si scende a Triangia)
e puntando, seguendo una traccia di sentiero, ad una baita dall’architettura
curiosa. Proseguendo verso sinistra, in direzione del crinale che separa
l’alpe da quella di Caldenno, si sormonta un dosso oltre il quale
appare il lago di Colina (m. 2076).
Lasciamo alle spalle anche il lago e saliamo alla strada sterrata che
conduce all’ultima baita. Alla nostra destra, in direzione nord-est,
si mostra la cima del Sasso Bianco, denominato così per il colore
chiaro delle sue rocce. Alla sua sinistra, si distingue il monte Caldenno,
la più significativa fra le cime che chiudono, a nord, l'alpe,
segnando il confine fra media Valtellina e Val Torreggio. Raggiunta
la baita più alta, raggiungiamo il punto terminale della strada
sterrata, per poi salire verso nord est per un buon tratto, fino ad
intercettare un sentiero che punta verso est,
salendo
gradualmente. Il Sasso Bianco si mostra, da qui, ancora più pronunciato,
sulla destra (est).
Dobbiamo raggiungere la sella poco marcata visibile a sinistra del Sasso
Bianco, denominata colma di Zana (m. 2417), denominata così perché
è posta sulla verticale della valle di Zana, laterale della Val
Torreggio (sul versante opposto rispetto a quello in cui ci troviamo
noi). Quando il primo sentiero sembra interrompersi, saliamo ancora,
intercettando una seconda traccia, che supera alcuni punti esposti (attenzione,
quindi!) e conducendo finalmente alla stretta porta che introduce all’ampia
conca denominata Colma di Zana (m. 2417). La porta è riconoscibile
anche per la presenza di una modesta formazione rocciosa che ne presidia
il lato destro.
Il Sasso Bianco è là, ormai vicino, alla nostra destra.
Il monte Disgrazia, sulla sinistra, mostra da qui un profilo insolito.
Fra le due cime, sullo sfondo, si dispiega la superba testata della
Valmalenco. Seguendo le indicazioni ed in triangoli gialli (si tratta
delle indicazioni della prima tappa dell’Alta Via della Val Malenco)
si può scendere, puntando a nord-ovest (sinistra), al rifugio
Bosio, in Val Torreggio, dopo aver effettuato un ampio arco nella parte
alta della valle.
Se,
invece, ci dirigiamo nella direzione opposta, potremo in breve tempo
e con facilità raggiungere la cima del Sasso Bianco (m. 2490).
Pochi metri sotto la cima, sul versante opposto rispetto a quella che
abbiamo risalito, troviamo la misteriosa apertura, che sembra introdurre
al cuore della montagna, e che è diventata, come altri luoghi
singolari delle montagne valtellinesi, oggetto di una leggenda. Si dice,
in particolare, che da qui parta un cunicolo misterioso, che si inoltra
nel cuore più segreto della montagna e scende fino a Postalesio.
Il panorama dalla cima è straordinario: da sinistra, il monte
Disgrazia, alla cui sinistra, dopo un piccolo gruppo di cime minori,
è ben visibile il passo di Corna Rossa, che congiunge Valmalenco
e Val Masino; più a destra, i severi Corni di Airale, che dominano
l'alpe omonima, sul versante settentrionale della Val Torreggio, nei
pressi del rifugio Bosio. Ancora più a destra, le maestose cime
della Valmalenco si mostrano in tutta la loro elegante imponenza. Proseguiamo
nel giro di orizzonte verso destra:
sotto
di noi appare il piccolo e grazioso laghetto di Arcoglio, e l'omonima
alpe, cui possiamo scendere seguendo le indicazioni dell'Alta Via della
Valmalenco. Le Orobie, infine: da qui se ne può dominare il settore
centro-orientale.
Se siamo partiti da Pra Lone, abbiamo superato 1460 metri di dislivello,
in circa 3 ore e mezza. Se, invece, abbiamo lasciato l’automobile
nell’ultimo tratto consentito della pista per l’alpe Colina,
il dislivello superato si riduce a 790 metri, ed il tempo a 2 ore circa.
Massimo
Dei Cas
Via Morano, 51
23011 Ardenno (SO)
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E-mail: m.deicas@tin.it