2554 metri, punto di confine fra le
province di Sondrio, Lecco e
Bergamo

La salita al pizzo dei Tre Signori costituisce una delle più classiche e panoramiche (nelle giornate limpide) ascensioni nelle Orobie occidentali. Essa riveste anche un certo interesse storico, dato che il pizzo deve la sua denominazione al fatto di essere stato, in età moderna, punto d'incontro dei confini del territorio bergamasco (soggetto a Venezia), milanese (soggetto alla signoria degli Sforza e poi degli Spagnoli) e valtellinese (soggetto ai Grigioni). L'escursione si può effettuare sfruttando diversi itinerari. Quello presentato qui ha come punto di partenza la Val Gerola. Raggiungiamo dunque Gerola Alta (m. 1053), staccandoci dalla SS 38 dello Stelvio alla prima deviazione a destra in corrispondenza del semaforo di ingresso (per chi viene da Lecco) a Morbegno. Dopo 15 chilometri, siamo a Gerola, e dobbiamo scegliere fra due possibili itinerari, che si congiungono al rifugio F.A.L.C.
Il primo ha come punto di partenza il Villaggio Pescegallo (m. 1454), dove termina la SS 405 della Val Gerola.

 

Parcheggiata qui l'automobile, dirigiamoci verso l'edificio da cui parte la seggiovia per il rifugio Salmurano. Alle sue spalle inizia un sentiero, segnalato con segnavia rosso-bianco-rossi (percorso 8), che punta in direzione nord-ovest, entrando ben presto in un bel bosco. Ignorata una deviazione a sinistra per la val Tronella, superiamo il torrente che scende da questa valle e cominciamo a salire un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì (è il tratto più faticoso dell'escursione, perché la pendenza è severa), per poi raggiungere, con un tratto verso nord-ovest che permette di tirare il fiato, il Dossetto (m. 1835), un'alpe panoramica ingentilita da un piccolo specchio d'acqua. Fermiamoci un attimo e guardiamo verso sud: sfilano davanti al nostro sguardo tutte le vette del gruppo del Masino, fra le quali spicca, per mole ed altezza, il monte Disgrazia.

 

Ora il sentiero cambia nettamente direzione: percorriamo quindi un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante verso sud-ovest, prima di scendere, ignorata la deviazione a sinistra per il lago Zancone ("làch Sancùn") ed il lago Rotondo ("làch Redont"), al lago di Trona, bacino utilizzato dall'ENEL (1805 m). Per proseguire è necessario superare lo sbarramento, utilizzando il comodo camminamento alla sua sommità. Oltre lo sbarramento riprendiamo a salire, superando alcune roccette e raggiungendo una larga fascia di detriti e sfasciumi scesi dal fianco occidentale del Pizzo Tronella. Qui dobbiamo fare attenzione alla deviazione a sinistra (segnata come Via direttissima al Pizzo dei Tre Signori, o anche, con abbreviazione, P. 3 S), che ci permette di raggiungere, con uno strappetto severo, lo sbarramento del lago artificiale dell'Inferno (m. 2085), che attraversiamo su un comodo camminamento. Poi, sempre seguendo le abbondanti segnalazioni, ignoriamo una deviazione a sinistra, che si addentra nella valle dell'Inferno, e guadagniamo una sella, posta qualche decina di metri sopra il rifugio F.A.L.C.

 


Vediamo ora come raggiungere questo rifugio con un secondo itinerario. A Gerola lasciamo la statale in corrispondenza del cimitero posto all'uscita dal paese, prendendo a destra e percorrendo una strada che ci porta a Laveggiolo (m. 1471), dove lasciamo l'automobile per imboccare una strada sterrata che attraversa la bassa val Vedrano e comincia a risalire il fianco nord-orientale del Piazzo. Lasciamo la strada quando incontriamo un cartello che segnala un sentiero Al rifugio. Questo sentiero, dopo un tratto ripido, comincia una serie di saliscendi, puntando verso sud-sud-ovest e raggiungendo il rifugio di Trona Soliva (m. 1907). Dal rifugio saliamo poi facilmente alla bocchetta di Trona (m. 2092), che appare ai nostri occhi dopo che abbiamo aggirato un dosso. Siamo sulla storica via del Bitto, che congiunge Gerola ad Introbio. Seguiamo le indicazioni per il rifugio S. Rita e perdiamo leggermente quota in direzione sud (sinistra), fino ad incontrare l'indicazione di una deviazione a sinistra, per il rifugio F.A.L.C.; seguiamola e, risalito un canalino, raggiungiamo in breve il rifugio.
 

 

La salita dal rifugio alla cima è l'ultima parte dell'escursione, ed avviene seguendo le abbondanti segnalazioni, che ci portano alla bocchetta di Piazzocco (m. 2224) ed al fianco roccioso sud-occidentale del pizzo. Qui dobbiamo compiere qualche elementare passo di arrampicata, fino ad un pianoro erboso dal quale la grande croce della vetta appare ormai vicina. Osservati probabilmente dallo sguardo stupito di qualche pecora o capra, affrontiamo l'ultimo sforzo, risalendo un pendio che ci conduce alle ultime roccette, superate (con un po' di attenzione) le quali raggiungiamo i 2554 metri della vetta, dove, accanto alla grande croce, troviamo anche un piccolo altare.
Se la giornata è limpida e se abbiamo uno sguardo d'aquila, scorgeremo il luccichìo della Madonnina del Duomo di Milano. Probabilmente troveremo anche compagnia, perché questa è una vetta molto frequentata da escursionisti, che salgono soprattutto dal versante bergamasco o lecchese.

 


Qualche raccomandazione. Ci sono alcuni punti un po' esposti, che non richiedono preparazione alpinistica, ma attenzione. In particolare un passaggio su roccia che si trova poco oltre la bocchetta di Piazzocco può essere prudentemente aggirato con una breve diversione più a valle. È necessario un equipaggiamento adeguato, tenendo presente che le roccette che precedono la cima possono essere scivolose e che le Orobie occidentali sono un settore soggetto a perturbazioni atmosferiche, anche a carattere temporalesco, per la relativa vicinanza al lago di Como.

 


L'escursione, infine, comporta dalle tre alle quattro ore di cammino nella prima variante, mezzora in più nella seconda, e richiede un certo allenamento: non è quindi consigliabile che sia la prima uscita dopo mesi di assoluto letargo invernale e primaverile. Se teniamo presente tutto ciò, potrà ben essere di buon auspicio l'augurio racchiuso nella denominazione del rifugio F.A.L.C., che è un acronimo dell'espressione latina Ferant Alpes Laetitiam Cordibus, cioè Arrechino le Alpi gioia ai cuori.

 

 

Massimo Dei Cas
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