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Il
passo Confinale insieme ai passi di Ur e Cancian, costituisce una delle porte
più agevoli per passare dall'alta Valmalenco orientale alla Val Poschiavina,
in territorio svizzero. La salita al passo ha come punto di partenza la diga di Campomoro (dighe de cammòor), a 1990, facilmente raggiungibile salendo, oltre Lanzada, verso Campo
Franscia e percorrendo una strada quasi interamente asfaltata che termina proprio
nei pressi della diga. La strada, per la verità, prosegue, ma è
chiusa al traffico per il pericolo di caduta sassi, per cui il tratto dalla diga
di Campomoro a quella di Gera va percorso a piedi. Raggiunto il poderoso
sbarramento di questa seconda diga, lo risaliamo sfruttando una stradina e ci
si trova di fronte ad un bivio.
Se attraversiamo lo sbarramento, dirigendosi a
sinistra, saliamo al rifugio Bignami. Noi dobbiamo
invece seguire le indicazioni per Il giro del lago di Gera, L'alpe Gembrè
e La val Poschiavina. Percorriamo così una strada che, ad un
certo punto, inizia a salire in val Poschiavina. La dobbiamo seguire solo per
un tratto: non appena scorgiamo, alla nostra sinistra, un ponte sul torrente della
valle, dobbiamo lasciarla e seguire un sentiero che, valicato il torrente, sale
all'alpe Poschiavina per poi scendere bruscamente per diverse decine di metri,
riavvicinandosi al bacino artificiale. Dopo essere passati sotto un impressionante
artiglio roccioso, raggiungiamo, con un ultimo tratto pianeggiante, l'alpe Gembrè
(m. 2224), dove, d'estate, troveremo sempre
qualcuno disposto ad offrirci preziose indicazioni. L'alpe, chiamata localmente giumbréie o gembrée, venne assegnata alla quadra di Lanzada nella ripartizione del 1544, ed è caricata da alpeggiatori di Tornadri – Lanzada -; interessante la struttura delle 15 baite, alte, al centro, quanto una persona, coperte di lastroni di pietra, con il focolare in un angolo ed un rialzo per i pagliericci nell’altro.
Prima di giungere all'alpe,
dobbiamo superare due croci, una di ferro ed una di legno; pochi metri oltre le
croci, lasciamo il sentiero principale per seguirne uno meno marcato, che raggiunge
due baite ed una piccola fontana, proseguendo verso nord-est. La traccia (strada di vàchi) è
ben marcata, ma le segnalazioni (bolli rossi) sono rare. Comunque non possiamo
sbagliare: il sentiero risale il ripido gradino erboso e roccioso, dapprima verso
sinistra, poi con alcuni tornanti.
Raggiungiamo così un bellissimo pianoro,
a quota 2400. Memorizziamo bene il punto di aprodo, perché al ritorno, se non stiamo attenti, rischiamo di trovarci sul ciglio di un impressionante salto roccioso, il "sas de saguréte". Questo grande pianoro di pascoli è chiamato localmente “saguréte”, o ciàn de saguréte”, ed è percorso dal torrentello chiamato "acqua di cagnòz", che scende dal passo Confinale. Qui la traccia si fa molto debole, ma con un po' di attenzione riusciamo
a seguirla, anche perché prosegue diritta verso il centro del pianoro,
a sinistra della sommità di un dosso pratoso (sul lato opposto rimane nascosta
al nostro sguardo una baita diroccata, mentre in alto a sinistra si vede bene lo scatolone
arancione del bivacco Anghileri-Rusconi, collocato, in territorio italiano, poco
distante dal passo). Ci ritroviamo ai piedi di una formazione rocciosa arrotondata,
presso un grande ometto. Possiamo aggirarla a destra o a sinistra. Scegliamo questa
seconda soluzione e ci ritroviamo nei pressi di un torrentello che scende da un
grande vallone. Seguiamolo, lasciandolo sempre alla nostra sinistra: in breve
ritroviamo il sentiero, segnalato anche da evidenti ometti. Risalito il canalone,
la traccia ci porta diritta al secondo ampio terrazzo di pascoli a monte della conca dell’alpe Gembré, contrappuntato da modeste formazioni rocciose e tagliato dal confine con la Svizzera, è chiamato “saguréte zùra”.
Qui è posto il passo Confinale (m. 2628), che immette in val Tempesta,
laterale di destra della Val Poschiavina, in Svizzera. Una curiosità sul nome: esso è in realtà erroneo, perché la denominazione originaria è "canfinàal", dalla sottostante alpe Canfinale (etimologicamente, del campo finale, più alto), in territorio elvetico; la presenza del confine di stato, però, ha indotto a registrare l'attuale denominazione.
Poco sotto il passo
scorgiamo facilmente un piccolo specchio d'acqua. Per raggiungere il bivacco non
dobbiamo però valicare il passo, ma piegare a sinistra e risalire un dosso
erboso, fino alla quota di 2654 metri.
Dal momento della partenza sono trascorse
due ore - due ore e mezza, per un dislivello di circa 664 metri. A questo punto,
se non possiamo scendere in val Poschiavina, non ci resta che tornare per la via
di salita, senza mancare di osservare, verso nord-ovest, l'imponente mole dei
pizzi Argient e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3945 e 3995).

È interessante, infine, leggere come presenta il passo Bruno Galli Valerio, valente alpinista e naturalista (“Punte e passi”, Sondrio, 1998, trad. dal francese di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci), che passò di qui il 20 agosto 1901:
“Attraverso pascoli raggiungiamo il passo di Gembrè o del Confinale (2620 m.). E' uno dei passi più splendidi ch'io conosca. Sopra la vedretta di Fellaria, si erigono le belle cime della Crest'Aguzza, del Pizzo d'Argent, dello Ztipò, di Bellavista e di Sasso Rosso. Esse si rispecchiano nelle acque limpide di un laghetto alpino che sta vicino al passo. Giù in fondo l'alpe di Gembrè colle sue baite, simile a un villaggio di Esquimesi; poi il gran piano dell'alpe di Gera, la magnifica alpe di Campo Moro, che fra gli abeti lascia vedere uno dei più bei panorami del Disgrazia, l'alpe Foppa, tutta verde, giù in un cantuccio incantato, le scale e i prati di Franscia, le cave di amianto... Lanzada.”
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