
Accendi le casse se vuoia scoltare
le campane a distesa della chiesa parrocchiale di S. Giuseppe a Sirta
Fòrcola,
cioè piccola forca, biforcazione (la forca è un attrezzo
agricolo a due punte): si tratta di un toponimo abbastanza diffuso in
Valtellina, in corrispondenza di punti o passi nei quali si trova un
bivio. È anche la denominazione del primo comune sul versante
orobico della bassa Valtellina, che incontriamo, venendo da Milano,
sulla nostra destra, subito dopo aver superato la doppia curva ad “S”
che la valle descrive fra Talamona ed Ardenno, in corrispondenza della
cosiddetta “stretta di S. Gregorio”.
Un comune di dimensioni medio-piccole, dato che contava, nel 2004, 870
abitanti.
Il territorio comunale è delimitato a nord dal
corso del fiume Adda, dalla località Torraccia, ad ovest, fino
al ponte della Selvetta, ad est; il confine, ad ovest, passa per il
fianco nord-occidentale della tormentata formazione rocciosa denominata
“Crap del Mezzodì” (m. 1031), ne raggiunge la cima,
scende alla bocchetta sopra Sostila (m. 977) e prosegue leggermente
a valle del crinale che conduce al Culmine di Campo; dalla croce del
Culmine il confine scende verso sud-est, passando immediatamente ad
est del cimitero di Campo
Tartano ed inglobando nel territorio comunale i
nuclei di Ca’
(m. 1080) e Somvalle (m. 1082), presso la forca di Campo, sella erbosa
in corrispondenza della quale la val Fabiolo si innesta nella Val di
Tartano; proseguendo verso sud-est, il confine accompagna per un tratto
la strada che va da Campo Tartano a Tartano, attraversa la val Forfolera
e la bassa val Vicima, e segue il lungo dosso sul quale è posta
l’alpe Barghetto (siamo sul fianco settentrionale della bassa
Val di Tartano); percorre, poi, il versante sud-occidentale della val
Vicima (laterale della Val di Tartano) e raggiungendo il pizzo Gerlo
(m. 2470), massima elevazione del territorio comunale; piega, quindi,
bruscamente a nord, fino al pizzo di Presio (m. 2391) e tornando ad
affacciarsi sul fondovalle valtellinese; piega ancora in direzione nord-ovest
e, seguendo il crinale fra Val di Tartano e Valtellina, scende fino
alla cima della Zocca (m. 2166); proseguendo verso nord, scende, infine,
seguendo il solco del Rio Rogolo, sul versante orobico che guarda alla
Valtellina, fino al ponte della Selvetta.
In sintesi, possiamo dire che il territorio comunale comprende il versante
orobico che si affaccia sulla
Valtellina, dal Crap del Mezzodì,
ad ovest, al Rio Rogolo, ad est, l’intera val Fabiolo ed una parte
della bassa Val di Tartano occidentale, che comprende l’alpe d’Assola
e la val Vicima.
Gli
insediamenti sono costituiti da due nuclei abitati principali sul fondovalle,
Selvetta e Sirta, e da alcuni nuclei minori sul versante di mezza montagna.
Questi ultimi si dividono in due gruppi, quelli che si affacciano sulla
Valtellina (Lavisolo, Foppe, Alfaedo) e quelli (Sostila, Aret, Motta)
che stanno quasi abbarbicati sugli scoscesi versanti della val Fabiolo,
la profonda ed incassata valle che sale da Sirta fino alla sella di
Campo, affacciandosi sulla maggiore Val di Tartano.
Un tempo le cose stavano diversamente: erano, infatti, questi nuclei
minori, oggi in buona parte abbandonati, a raccogliere gran parte della
popolazione, mentre al piano, reso malsano dai terreni acquitrinosi
a sud del fiume Adda, solo il porto di San Gregorio si animava di una
certa vita: qui si poteva utilizzare, infatti, il traghetto (navèt)
che conduceva dall’una all’altra sponda del fiume. Il traghetto
era particolarmente prezioso, dal momento che la principale via di transito
in Valtellina giungeva qui da Talamona, per portarsi, poi, sul versante
retico ad Ardenno.
Forcola, comune del Terziere inferiore della Valtellina e della squadra
di Morbegno, è citata per la prima volta in un documento risalente
al 1323, dove si parla di “Forcola, vicinantia de Ardeno, ultra
Aduam”, cioè, appunto, di Forcola, in prossimità
di Ardenno, sulla sponda opposta dell’Adda. A quel tempo apparteneva
ancora non solamente alla pieve, ma anche al comune di Ardenno, da cui
si staccò nel 1380. Nel medioevo
e nell’età moderna
Forcola rappresentò soprattutto la principale porta di accesso
all’importante Val di Tartano, una delle più popolate del
versante orobico: attraverso la val Fabiolo, infatti, si poteva salire
alla forca di Campo, presso Campo Tartano, e proseguire, da qui, sulla
via che si inoltrava in Val di Tartano. Poi, a metà dell’Ottocento,
il governo austriaco promosse la bonifica della piana della
Selvetta, che impose all’Adda il corso attuale (molto più
a ridosso del versante orobico) e rese disponibili per le colture grandi
estensioni prative. Acquisirono, di conseguenza, vita ed importanza
i due centri di Sirta (dove si trova il municipio del comune) e, più
ad est, Selvetta.
Nell'ultimo quatro del Quattrocento le comunità di Sirta, Campo e Tartano si staccarono dalla matrice plebana di S. Lorendo in Ardenno. Prendiamo a prestito le parole con le quali Liberale Libera, in un articolo su “Comunità” (bollettino delle parrocchie di Tartano, Campo e Sirta, n. 32, ottobre 2008) ricostruisce lucidamente il distacco delle comunità di Sirta, Campo e Tartano dalla matrice plebana di S. Lorenzo in Ardenno: “Sappiamo tutti come, ab antiquo (XII secolo), esse facessero riferimento alla vetusta chiesetta di San Gregorio e, questa,
dipendesse in tutto e per tutto dalla Pieve di Ardenno.Un antico documento regolava funzioni e interventi del Preposito di Ardenno, con relativi emolumenti. La chiesa era governata da un custolus o cumfrater che provvedeva alla custodia, alla pulizia e al servizio del luogo sacro, nonché al traghettamento sull'Adda del Preposito quando interveniva per le celebrazioni annuali.
Maturati i tempi, la chiesa di San Gregorio si separava, non senza qualche resistenza, da Ardenno in data 19 settembre 1465, con decreto vescovile riportato dal notaio di Curia Francesco Ripa, …Il 2 dicembre dello stesso anno si procedeva alla scelta del primo parroco, il sac. Giovanni Gavazzi… Vogliamo ora dare conto delle ragioni addotte dai nostri antenati nell'avanzare la richiesta di separazione… L'Adda era a quei tempi un ostacolo importante per chi doveva raggiungere la sponda opposta, soprattutto nei periodi invernali e di piena.Quindi per i fedeli di Tartano e Forcola che dovevano recarsi alla chiesa plebana e per lo stesso Preposito di Ardenno che doveva visitare i fedeli sparsi sulla montagna il fiume rappresentava una barriera non di poco conto.Ma per chi doveva scendere dall'alto c'era un altro impedimentum itinerantibus, ed era flumen Vallis Campi (il Tartano).
La seconda difficoltà, altrettanto rilevante, è data dalle distanze. I luoghi di Tartano -ubi dicitur ad
Sparaveram et ubi dicitur ad Fragiam (la Fraccia) et alia loca - distano dalla chiesa di Ardenno otto miglia circa, mentre i luoghi del Comune di Forcola - ubi dicitur ad Faydum (Alfaedo) et ubi dicitur ad Campum - distano dalla predetta chiesa due-tre miglia.
Nondimeno si tratta di strade di difficile percorribilità, via gravis, saxosa etplerumque periculosa, soprattutto in presenza di grandi nevicate e piogge abbondanti… tre anni dopo la separazione di San Gregorio da Ardenno avvenuta nell'anno 1465, si giungerà anche alla separazione da San Gregorio della chiesa dei SS. Giovanni e Antonio di Sparavera.”
Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Furculae" vengono
registrate case e dimore per un valore complessivo di 172 lire (per avere un'idea comparativa, Ardenno fa registrare un valore di 1263 lire, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); i prati hanno un'estensione complessiva di 2859 pertiche e sono valutati 1442 lire; sono registrate 2 pertiche di orti, per un valore di 6 lire; campi e selve occupano 228 pertiche e sono valutati 922 lire; gli alpeggi, che caricano 150 mucche, vengono valutati 30 lire; i vigneti si estendono per 1576 pertiche e sono stimati 2364 lire; sono registrati anche 10 mulini; il valore complessivo dei beni è valutato 2618 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Ardenno 9140, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Sul finire del Cinquecento Feliciano Ninguarda, vescovo di Como di origine
morbegnese, contò, nella sua visita pastorale del 1589, a S.
Gregorio 10 fuochi, a Selvetta 10 fuochi, al Prato 8 fuochi, ad Alfaedo (termine che significa “al faggeto”) 16 fuochi, cioè una popolazione complessiva di 440-480 anime.
Ma cediamo a lui la parola: "Al di qua dell'Adda sulla sponda del fiume c'è la chiesa parrocchiale di S. Gregorio dalla quale prende nome il paese vicino, che comprende dieci famiglie e dista un miglio dalla matrice di Ardenno e che inoltre ha sotto di sé altri paesi. Il primo è Selvetta con dieci famiglie che si
trova a più di due miglia da S. Gregorio sulla strada che porta al terziere di mezzo. Dipendono inoltre i sotto menzionati paesi con le relative chiese. Sul monte vi è Prato, con otto famiglie, distante da S. Gregorio due miglia con la chiesa dedicata all'Annunciazione della B. V. Maria, dove, per comodità dei parrocchiani, risiede il parroco di S. Gregorio. A un miglio e mezzo da Prato, salendo per una strada alpina e difficile, c'è Alfaedo con sedici famiglie, dove c'è la chiesa dedicata a S. Gottardo, parimenti affidata alle cure del parroco di S. Gregorio e tutti i parrocchiani, che sono centocinquanta, sono cattolici. Funge da parroco con delega, data la scarsità di preti secolari, il carmelitano fra Eliseo da Pontolio in diocesi di Brescia."
Nel secolo successivo la popolazione subì una sensibile flessione per le conseguenze della
tremenda peste del 1629-31 e del successivo periodo di forti difficoltà
economiche, riprendendosi nel Settecento (nel 1797 il comune contava
502 abitanti). Un quadro sintetico della situazione del paese a metà del settecento ci viene offerto dallo storico Francesco Saverio Quadrio, che, nell’opera “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), scrive: “La Forcola (Furcula). La Forcola è la seconda Comunità, dove nel piano è la Chiesa, di San Gregorio. Verso Talamona era già posta una gran Fortezza, oggi appellata la Torraccia: a cui seguono Seria, e Selvetta. Al Monte poi sono Faedo, la Fossa, Prato, Levizolo, e Sostila.”
Nel 1807 il comune di Forcola contava 474 abitanti, così ripartiti:
100 nel nucleo centrale, 100 a S.
Gottardo, 240 a S. Gregorio e 34 a
Sostila; a metà dell'Ottocento (1853) la popolazione complessiva
era salita a 656 abitanti.
All'unità d'Italia (1861) Forcola contava 744, popolazione che nei decenni successivi crebbe costantemente: nel 1871 erano 795, nel 1881 914, nel 1901 965, nel 1911 1169.
Il paese pagò un alto tributo alla Grande Guerra, nella quale caddero in combattimento il capitano Libera Anacleto ed i soldati Spini Giovanni, Spini Cipriano, Raschetti Maurizio, Bono Giovanni, Libera Marco, Raschetti Lodovico e Tocalli Ermete,
mentre morirono per malattia i soldati Raschetti Giovanni, Marchesini Giuseppe, Involti Igino, Marchesini Giovanni, Marchesini Pellegrino, Mottalini Pietro, Spini Donino e Raschetti Gabriele; morirono, infine, per ferite Menghi Olimpio e Libera Daniele, mentre risultarono dispersi i soldati Menghi Giuseppe e Pirola Giovanni.
Nel primo dopoguerra proseguì l'incremento demografico:
nel 1921 gli abitanti erano 1208 e nel 1931, massimo storico, 1295.
Il 1922 fu un anno importante nella vita dei paesi di Sirta e Selvetta, che vennero allacciati a centraline sui torrenti Acquazzo ed Alfaedo e quindi poterono disporre dell'energia elettrica: se consideriamo quanto sia difficilmente immaginare la nostra vita quotidiana senza di essa, possiamo ben misurare l'importanza della svolta.
Poi vi fu una stabilizzazione demografica: nel 1936 gli abitanti erano 1247, nel 1951 1273, nel 1961 1252;
seguì un progressivo declino: nel 1971 si contavano 1112 abitanti, nel 1981 1037, nel 1991 953, nel 2001 874 e nel 2005 868.
Possiamo visitare il paese sfruttando la pedemontana orobica che si
stacca, sulla destra (per chi proviene da Milano) dalla ss. 38 dopo
Talamona, subito dopo il viadotto sul torrente Tartano ed appena prima
di quello che scavalca il fiume Adda. Dopo un primo tratto, ignorata
la deviazione sulla destra per la Val di Tartano, la pedemontana ci
porta a S. Gregorio, a poco meno di 2 km dalla partenza: si tratta di
poche case, raccolte intorno alla quattrocentesca chiesetta che fu abbandonata
nel 1821. Il luogo, solitario, quasi a ridosso dell’aspro versante
settentrionale del Crap del Mezzodì (il "mòt"), èlegato
anche a diverse leggende di streghe che, si dice, nei prati vicini venivano
un tempo arse al rogo. Il minuscolo nucleo pare oggi insignificante, ma ebbe in passato notevolissima importanza storica. La "stretta di S. Gregorio", infatti, era punto di passaggio obbligato per chiunque volesse risalire la Valtellina. L'unica strada di fondovalle, infatti, giungeva fin qui da Morbegno, passando per il versante orobico (il torrente Tartano non aveva ancora scaricato tutta la sua furia nell'impressionante conoide che oggi è ben visibile a chi percorra la ss. 38). A S. Gregorio la strada passava sul versante opposto, non
potendo proseguire su quello orobico perché l'Adda scorreva per un tratto a ridosso del Crap del Mezzodì; i viaggiatori, quindi, dovevano attraversare il fiume Adda per mezzo del "navèt", il traghetto che qui prestava permanentemente servizio. Non stupisce, quindi, che vi fossero anche una torre ed un'osteria. Anche la chiesa, già citata nel secolo XII, era assai frequentata e governata da un "custolus" o "confrater", mentre oggi offre un aspetto piuttosto desolato.
Essa si separò dalla chiesa plebana di Ardenno il 19 settembre 1465, a motivo delle difficoltà costituite dal fiume Adda ("magnum flumen quod temporibus maxime nivium et pluviarum excrescit et tumefit", cioè "fiume imponente che cresce e si gonfia soprattutto al tempo di nevicate e piogge", come si legge in un documento del notaio Francesco Ripa del medesimo 1465, citato, sul giornale parrocchiale "Comunità", da Liberale Libera) e dalle distanze (Tartano distava otto miglia da Ardenno, Alfaedo e Campo due o tre miglia, Sostila tre miglia, Acquazzo e Prato due miglia), senza dimenticare le vie di comunicazione ("via gravis, saxosa et plerumque periculosa", cioè "via aspra, sassosa e per la maggior parte pericolosa").
Ecco quel che scrive, sempre a proposito di S. Gregorio, Giovanni Guler von Weineck, che fu governatore di Valtellina per le Tre Leghe Grigie dal 1587 al 1588, nell'opera "Raetia" (Zurigo, 1616): "Il confine (del Terziere Inferiore) è formato da una valletta che sbocca presso la frazione di S. Gregorio: questa si estende
sul monte e precisamente sino ad un'antica torre che sorgeva poco sotto la chiesa di S. Gregorio....Il fiume lambisce strettamente la falda del monte che gli sovrasta a mezzogiorno; in questo luogo poi, presso la via principale, sorge la chiesa di S. Gregorio che ha dato il nome a questa frazione. Lì presso vi è un'osteria e un traghetto per passare al di là dell'Adda, nella suqdra di Traona."
A riprova dell’importanza di S. Gregorio si possono citare alcuni riferimenti cartografici secenteschi. Mentre nella "Carte de la Valtoline", stampa francese del Seicento, sono menzionate Forcola, Gregoria, Leutisol (Lavisolo?), Serta, Gando (?) e Sostilla, nella carta del marchese di Coeuvres (che nel dicembre del 1624, nel contesto della fase valtellinese della Guerra dei Trent’anni, entrò in Valtellina dalla val Poschiavo, al comando di un esercito francese, eresse a Morbegno il fortino “Nouvelle France” si spinse in Valchiavenna, con l’intento di cacciare gli spagnoli, alleati degli imperiali), un’acquaforte del 1625, sono citati, fra Talamona e Colorina, solo S. Gregori e Sostilla. Nella “Raetiea terrarum nova descriptio”, stampa del 1618 compilata da Filippo Cluverio e Fortunato Sprecher, infine, nel medesimo territorio è menzionata solo S. Gregorio.
Proseguendo, eccoci alla Sirta (a 2 km dal punto di partenza). L'origine del nome è dal latino "serta", luogo recintato da confini. Lo sguardo è subito attratto
dall’imponente cupola della chiesa parrocchiale di S. Giuseppe
(m. 289), progetta dall’ing. Clemente Valenti di Talamona, iniziata
nel 1877 e completata nel 1896. La sua cupola, insolita nello scenario
valtellinese, è stata recentemente restaurata (1967) e ricoperta
di tegole di Ardesia; con i suoi 38 metri di altezza, è la più
grande in provincia di Sondrio.
Un quadro sintetico di Forcola nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi).

Vi leggiamo: “Dal lato sinistro la prima communità della squadra di Morbegno si chiama Forcola, puoco felice per il sito, che è tutto montuoso et sassoso, umbregiato, con contrate disperse, senza campi et puochi prati, quali ancora, perché sono nel piano, sono inondati dall'Adda. Ha la chiesa vice parochiale di S. Gregorio nella strada regia soggetta ad Ardenno; ha alcune contrate appresso il piano verso Colorina, cioè Serta et Selvetta, alcune nella montagna verso mattina, cioè Faeto, dov'è un oratorio, Foppa, Prato, Lavizolo et Sostilla. L'habitatori vivono di castagne et latte, et delli legni, quali vendono, proveggono all'altri bisogni. Tutte queste contrate fanno 80 fameglie. Puoco lontano da S. Gregorio si veggono nel piano, nella strada appresso il fiume Tartano, li vestigij d'una vecchia torre altre volte fortissima per l'angustie fatte dall'opposto monte Pelasco et un altro monte, alle radici del quale era posta, scorrendo Adda molto rapidamente tra quelle.”
Dalla Sirta, e precisamente dalle case più alte alle spalle della
chiesa, partono due importanti mulattiere, l’una, quella di destra,
denominata “Via alla Sostila”, che percorre interamente
la val Fabiolo (ma che, putroppo, è stata in gran parte cancellata dalla furia del torrente Fabiòlo durante gli eventi alluvionali del 13 luglio 2008), l’altra, quella di sinistra, che si inerpica sulla
sua sponda terminale orientale, raggiungendo
il bel terrazzo di Lavisolo
e proseguendo per Alfaedo. Il paese è noto anche per un primato
di cui i suoi abitanti (i “sirtaröo”) farebbero probabilmente
volentieri a meno: data la collocazione, a ridosso di imponenti roccioni
del versante orobico (il più famoso è la Caurga, parete
di gneiss attrezzata come palestra di roccia per l’arrampicata,
con diversi e conosciutissimi percorsi), le case più alte vengono
abbandonate dalla luce del sole all’inizio dell’autunno
(metà settembre)e
la rivedono solo nell’ultima parte dell’inverno (metà
febbraio). Suscita, quindi, una curiosa impressione lo spettacolo invernale
del paese costretto ad una lunga ombra forzata nella morsa del gelo,
mentre sul versante opposto, quello retico, il sole, nelle belle giornate,
dona un po’ di calore che stempera i rigori della stagione.
Una seconda curiosità merita di venire riportata: in epoche antichissime,
prima che l’uomo potesse essere testimone di ciò, il torrente
Tartano scendeva al fondovalle passando per la val Fabiolo ed uscendo,
quindi, dalla profonda e paurosa forra che si trova immediatamente a
monte di Sirta; poi deviò il suo corso più ad ovest, ed
ora raggiunge l’Adda al termine del grande e sassoso conoide ad
est di Talamona, ben visibile da chi percorra la ss. 38. La val Fabiolo
è, quindi, ora percorsa da un torrente minore (ma temibilissimo, quando scatena la sua furia), il Fabiolo, alimentato
soprattutto dal torrente Rio d’Assola, che scende, dall’omonima
valle.
Prima di proseguire, fermiamoci al bel ponte sull’Adda, per ammirare
l’ampio panorama che si apre al nostro sguardo. Verso est, sul
fondo della valle, si vede il gruppo dell’Adamello. Più
a sinistra, cioè in direzione est-nord-est, vediamo il lungo
crinale che dal colle di Triangia,sopra
Sondrio, sale al monte Rolla, scende alla bocchetta del Valdone e riprende
a salire fino al monte Canale. Ancora più a sinistra, ecco il
crinale che da Berbenno di Valtellina sale a Prato Maslino, all’alpe
Vignone, al dosso Cavallo ed al pizzo Bello. Seguiamo, ora, il crinale
retico mediovaltelinese verso sinistra: dall’arrotondata cima
di Vignone esso scende alla croce dell’Olmo, all’alpe Scermendone ed all’alpe Granda, sopra Ardenno, proprio di fronte alla Sirta,
a nord. Proseguiamo verso sinistra: sul limite di sud-ovest della Val
Masino si vede il corno di Colino. Verso nord-ovest il panorama è
dominato dall’inconfondibile profilo del Culmine di Dazio. Se
ci portiamo al limite settentrionale del ponte, potremo anche vedere,
ad ovest, il monte Legnone e, alla sua sinistra, alcune cime del versante
occidentale della Val Gerola, vale a
dire il pizzo dei Galli, il monte
Olano, l’appuntita cima della Rosetta, il monte Stavello ed il
monte Rotondo. Bello è anche il colpo d’occhio sul fiume
Adda, sia verso est che verso ovest.
Se, infine, guardiamo al fiume, due cose ci colpiscono: la grande massa
d'acqua che corre sotto il ponte e, come spesso si può osservare,
un'onda di riflusso, che risale la corrente da ovest ad est. Per trovare
una spiegazione a questi fenomeni dobbiamo guardare verso ovest:in
quest’ultima direzione vedremo lo sbarramento idroelettrico che
ha suscitato molte discussioni. Riportiamo, al proposito, quanto scrive
l’ultima edizione (2000) della Guida Turistica della Provincia
di Sondrio, edita a cura della Banca Popolare di Sondrio: “Il
bacino artificiale, lungo diversi km, è stato ottenuto sbarrando
l’Adda all’altezza di Ardenno…La grande massa d’acqua
presente nella piana della Selvetta ha però peggiorato la situazione
di un territorio già paludoso, arrecando danni non indifferenti
all’agricoltura locale; secondo alcuni, ha contribuito anche a
modificare il clima della zona. Un altro danno causato dall’invaso
riguarda la vita del fiume… Tale cesura artificiale non permette
più quel fenomeno naturale noto come rimonta del pesce che dal
lago…risaliva il fiume in cerca di acque fresche e correnti per
deporvi le uova… La presenza della diga ha segnato la scomparsa
dall’Adda di… specie ittiche di cui era ricca, fra le quali
l’anguilla.”
Proseguiamo, ora, lungo la pedemontana orobica, che corre a sud dell’Adda,
non lontano dal suo alveo ed a ridosso del versante montuoso, in direzione
est: a circa 2 km e mezzo dalla Sirta troveremo il paese di Selvetta.
Anche qui lo sviluppo demografico ebbe inizio con la bonifica della
piana omonima. La chiesa parrocchiale di San Carlo (m. 278) è
anch’essa di recente costruzione. E'
interessante osservare che il nucleo di Selvetta è, amministrativamente,
diviso in due: il ponte sull'Adda ed il fiume medesimo segnano, infatti,
il confine fra Forcola (sotto cui ricade Selvetta di Forcola) e Colorina
(sotto cui ricave Selvetta di Colorina).
A lato della facciata della chiesa, verso sud, una lapide ricorda gli abitanti di Selvetta che "seppero morire perché la patria vivesse". Sono riportati i nomi dei soldati Bono Giovanni, Raschetti Maurizio, Raschetti Lodovico, Raschetti Giovanni, Raschetti Gabriele e Spini Giovanni, caduti durante o i conseguenza dela prima guerra mondiale; seguono i nomi del sottotenente Borellini Giuseppe
(disperso in Albania), dei soldati Raschetti primo, Raschetti Sergio, Branchini Dionigi e Branchini Celeste G., dispersi in Russia, Bono Egidio, Caretti Rino e Spini Giovanni, morti in Russia, Raschetti Ettore e Raschetti Elia Lino, morti in Albania, Raschetti benedetto e Bono Giovanni, morti a Talamona nel 1945 e del caporal maggiore Caretti Umberto, disperso in Russia.
Da Selvetta parte una strada asfaltata che sale sul versante orobico
a ridosso del paese, raggiungendo un
bivio: prendendo a sinistra ci
si porta a Rodolo (questo ramo è stato seriamente danneggiato dall'alluvione del luglio 2008), in comune di Colorina, a 4 km da Selvetta, mentre
prendendo a destra si raggiunge Alfaedo, in territorio del comune di
Forcola, a 5 km da Selvetta.
Ricordiamo che Sirta e Selvetta sono facilmente raggiungibili, dalla
ss. 38, anche impegnando due svincoli sulla destra (per chi proviene
da Milano), fra Ardenno e S. Pietro di Berbenno, in corrispondenza di
altrettanti passaggi a livello. Il primo, posto un km circa oltre Ardenno,
ci porta, dopo una curva a gomito destrorsa, al limite settentrionale
del ponte della Sirta, in corrispondenza di una fontana e di una bella cappelletta dedicata alla Madonna; il secondo ci porta direttamente
al ponte di Selvetta. Chiudiamo questa scheda raccontando una bella passeggiata che ha come punto di partenza ed arrivo
la Sirta, e che permette di conoscere le due importanti mulattiere che
partono appena alle spalle della chiesa di S. Giuseppe (m. 289). Questa passeggiata era assai agevole prima del disastro del luglio del 2008; oggi è alquando complicata, sia per i depositi alluvionali sulla mulattiera della Val Fabiolo, che per uno smottamento sul sentiero Val Fabiolo-Lavisolo. Ne diamo ugualmente notizia,a titolo storico.
Imbocchiamo
la mulattiera di destra, segnalata come “Via alla Sostila”,
che, alle spalle delle case più alte, comincia un traverso verso
destra, in un bel bosco di castagni, per poi piegare a sinistra ed effettuare
un secondo traverso, fino a raggiungere la soglia della val Fabiolo,
affacciandosi sulla paurosa forra terminale.
Piegando di nuovo a destra, superiamo la stretta della parte terminale
della valle e, dopo un breve tratto, raggiungiamo un enorme masso erratico,
piombato nel centro della valle dagli aspri versanti che incombono da
entrambi i lati.

Poco oltre, ecco una cappelletta ed un ponticello (m.
447), che ci consente di lasciare la mulattiera della val Fabiolo e
di attraversare il torrente omonimo, alla nostra sinistra, raggiungendo
la partenza di un sentierino che taglia l’aspro fianco orientale
della valle, superando anche alcuni punti esposti (massima attenzione,
quindi!). Una leggenda narra che proprio da qui una processione di morti
scese, una notte, nella valle, risalendola poi interamente fino a Campo
Tartano. Effettivamente la cupa asprezza dei luoghi costituisce una
degnissima cornice per queste rappresentazioni delle paure più
arcaiche.
Terminata
la diagonale, ci riaffacciamo sul versante orobico che guarda alla Valtellina,
ad una quota approssimativa di 470 metri. Cominciamo, ora, a scendere,
fino a raggiungere il limite occidentale del bel terrazzo dei prati
di Lavisolo (m. 461; il termine deriva forse da "lavegg", pietra ollare). Sulla sinistra troviamo facilmente la mulattiera
che sale ai prati dalla Sirta: percorrendola in discesa, ci caliamo,
con qualche tornante, in un canalone che si apre immediatamente a nord
dell’impressionante formazione rocciosa della Caurga. In breve,
la mulattiera ci riporta alla Sirta, dopo poco più di un’ora
di cammino (il dislivello superato in salita è di poco meno di
200 metri).
Copyright:
Massimo Dei Cas
Via Morano, 51
23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285
E-mail: m.deicas@tin.it
