Tre traversate dai Cech alla valle di Spluga

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cimitero di Caspano-Laghi di Spluga
5 h
1200
EE
Poira di Civo-Pesc-Passo del Colino orientale-Laghi di Spluga
6 h
1350
E

Appartiene al territorio di Civo anche una metà circa della Valle di Spluga, la prima laterale occidentale della Val Masino, e precisamente tutta la destra orografica della valle, cioè la parte posta a sud-ovest del torrente Cavrocco, “cavróch”. Effettuare una traversata dalla Costiera dei Cech a questo avamposto della Val Masino significa, quindi, percorrere sentieri in passato molto battuti e di grande significato per quella straordinaria civiltà contadina che costituisce l’intarsio dei borghi di Civo. Ma significa, anche, poter raggiungere uno dei più straordinari e meno noti angoli della Val Masino, il lago di Spluga superiore.
Tre sono le vie percorribili (anche se quella mediana è piuttosto difficile). La prima e più bassa parte da Caspano, la seconda e la terza partono da Poira di Civo, o Poira di Dentro. Portiamoci a Caspano, salendo da
Dazio. Entrati in paese, portiamoci nella parte alta sul lato orientale, salendo in direzione del cimitero.
Parcheggiata l’automobile nei pressi del cimitero e della chiesetta di S. Martino (m. 940), proseguiamo sulla pista che supera il torrente della valle di S. Martino e ci porta ad un bivio: prendendo a sinistra si sale al maggengo di Gonchi (Gune o Gun), mentre prendendo a sinistra ci si porta al maggengo di Rigorso (Regurs). Scegliamo questa seconda via. La pista bassa, dopo un primo tratto pianeggiante, scende un po’, fino a raggiungere il solco della cupa Val Pòrtola, per poi risalire sul lato opposto e raggiungere, in breve, il limite inferiore dei prati di Rigorso. La pista termina proprio nei pressi delle baite della Müiàca, che sono più in basso rispetto alle vicine baite di Rigorso.
Dalla Müiàca (m. 985) parte un sentiero che si addentra nel bosco, tagliando il fianco montuoso che segna il confine fra Costiera dei Cech e Val Masino. Si tratta di un sentiero caduto quasi nell’oblio, e recuperato di recente: iniziativa encomiabile, che rende onore ad un’antichissima via sfruttata dalla pastorizia e dalla transumanza. Nel primo tratto il sentiero (ignoriamo una deviazione che scende a destra verso Cevo) corre quasi pianeggiante, raggiungendo i ruderi delle baite della località denominata “Ca’ ai Moi”. Poi si affaccia all’ombroso fianco sud-occidentale della Valle di Spluga: sentiamo, sul fondovalle, nel quale il ripido bosco sembra precipitare, l’insistente mormorio del torrente Cavrocco.
Il sentiero ci porta, quindi, alla cosiddetta “Scaleta”, un passaggio nel quale scende, ripido, superando, a zig-zag, un’insidiosa fascia di roccette, opportunamente attrezzata con corde fisse (prestiamo molta attenzione se le roccette sono bagnate). La discesa ripida prosegue, più in basso, sempre nel bosco, con diversi tornantini, finché, con un’ultima ripida scivolata, ci ritroviamo sulla recente pista tracciata sul lato di sud-ovest della valle per servire gli impianti della centralina idroelettrica della Sem. La pista ha cancellato l’antico tracciato, che superava audacemente l’orrida Val del Crap Bianc. Percorrendo, per un buon tratto, la pista in salita raggiungiamo, infine, il ponticello sul Cavrocco che ci porta sul lato destro (per noi) della valle, dove troviamo le baite del maggengo di Ceresòlo (m. 1041). Qui giunge, anche, la bella mulattiera della Valle di Spluga, che sale da Cevo.
La nostra escursione potrebbe anche terminare qui (volendo, si può scende a Cevo, per poi risalire, lungo la strada asfaltata di Val Portola, a Bedoglio - dal dialettale “bedoia”, betulla - ed a Caspano). Ma, se abbiamo sufficienti energie e volontà, non possiamo non puntare ai laghi, risalendo la valle lungo il sentiero, un po’ monotono e faticoso, che passa per la Corte del Dosso (“cort dal dòs”, m. 1400), la corte di Cevo (“cort dè cèf”, m. 1748) e la casera di Spluga (m. 1939). Qui il tracciato esce dal bosco: dobbiamo proseguire guidati dai segnavia, in diagonale verso sinistra, fra balze e dossi, in un paesaggio di selvaggia ed incontaminata bellezza, fino alla baita superiore a 2110 metri, a che si trova a monte dei due laghetti inferiori di Spluga, alla sua sinistra. Un ultimo tratto, ed eccolo, improvviso, straordinario nel cupo silenzio delle sue acque, il lago superiore (“läch gränt”), a 2160 metri. Siamo in cammino da circa 5 ore, ed abbiamo superato 1200 metri di dislivello.
Vediamo, ora, come giungere fin qui per altra due vie. Entrambe partono dall’alpeggio di Pesc, a cui si sale da Poira di Civo. Portiamoci, dunque, a Poira, seguendo la strada che da Dazio sale verso Caspano, e staccandocene sulla sinistra a Chempo, seguendo le indicazioni per Roncaglia e Poira.
La strada termina nel piazzale della chiesetta di Poira (m. 1077), dove possiamo lasciare l'automobile. Dopo aver letto le indicazioni riportate su un cartello, che offre informazioni interessanti sulle possibilità escursionistiche della zona e sulle sue caratteristiche, ci incamminiamo, verso destra (nord-est), su una larga pista che attraversa, nel primo tratto, uno splendido bosco di pini silvestri (il piazzale è anche il punto di partenza delle escursioni che passano per il maggengo Pra' Sücc, e che hanno come meta i Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati), il
bivacco Bottani-Cornaggia o la croce GAM; in questo caso, però, non si imbocca la pista che attraversa la pineta, ma la stradina che si trova appena prima della conclusione della strada asfaltata).
La pista, che alterna tratti in terra battuta a tratti in cemento, sale verso il maggengo di Ledino, attraversando luoghi veramente ameni, di grande suggestione paesaggistica. Un quarto d'ora circa di cammino ci permette di raggiungere il punto più alto del maggengo, a 1181 metri, dove la pista piega a destra (est-nord-est), in direzione del cuore della Val Toate.
Noi dobbiamo, invece, proprio lì dobbiamo abbandonarla, per imboccare un sentiero che se ne stacca sulla sinistra. Lo troviamo in corrispondenza della semicurva a destra, dove la pista assume un andamento pianeggiante. La traccia è ben visibile e non si rischia di perderla, anche se i segnavia rosso-bianco-rossi non abbondano. Dopo un primo tratto della salita, ci ritroviamo ad un bivio, in corrispondenza di una cappelletta: entrambi i rami del sentiero conducono all'alpe Pesc, ma quello destro porta al suo versante orientale, quello sinistro al versante occidentale.
Per la via intermedia si prende a destra, si raggiunge la parte inferiore dell’alpeggio, e, senza salire alle baite, si cerca, sulla destra, la partenza del sentiero segnalato con bolli blu. Questo sentiero supera diversi valloncelli e conduce alla baita solitaria della Corte di Roncaglia; poi attraversa la cupa valle di San Martino e raggiunge una seconda grande baita isolata, con una grande cisterna di fronte alla facciata. Sulla sinistra di questa seconda baita il sentiero riprende a salire, in direzione dell’orrido vallone che costituisce la parte alta della val Manonera. Qui l’erba alta, la natura selvaggia dei luoghi e l’esposizione di certi passaggi sconsigliano la prosecuzione; la traccia di sentiero, comunque, supera il vallone, taglia un versante ripido e si affaccia alla Valle di Spluga, raggiungendo, alla fine, la casera di Desenigo (m. 1749). Dalla casera, con salita a vista non difficile, ci si porta, infine, nella zona dei laghi. Vediamo, ora, la via più alta, più faticosa ma molto più sicura.
Torniamo alla cappelletta nel bosco sopra Ledino, cioè al bivio di quota 1400: prendiamo a sinistra, seguendo la freccia e la scritta "Croce". La salita prosegue nello scenario di un bellissimo bosco di betulle, dove, nelle luminose giornate autunnali, la luce del sole ricama trame preziose, che esaltano lo splendore dei colori nascosti nello scrigno di questo angolo della Costiera dei Cech.
A quota 1600 metri circa, oltrepassata una fascia di conifere, usciamo dal bosco e ci ritroviamo sul limite inferiore del versante occidentale dell'alpe Pesc (toponimo abbastanza comune in Valtellina, usato per indicare abeti e pini), dove troviamo un paio di baite. Davanti a noi si apre il suggestivo scorcio della parte orientale dell'alta val Toate, chiusa, ad est, dal Corno del Colino (m. 2504) e dalla Torre di Bering.
Il sentiero prosegue, attraversando, in verticale, i prati dell'alpe, in direzione dell'alta valle, dove si trovano tre passi che consentono altrettante direttrici escursionistiche di notevole interesse: ad est, poco a monte della Torre di Bering, il passo del Colino orientale (m. 2412: i segnavia conducono a questo passo), che permette di scendere ai laghetti dell'alta valle di Spluga (in Val Masino, sopra Cevo); a nord-ovest il passo del Colino orientale (m. 2630), che permette di scendere all'alpe Primalpia, in Valle dei Ratti, sopra Verceia; ad ovest, infine, il canalone che conduce alla bocchetta che congiunge la val Toate all'alta val Visogno, dalla quale si raggiunge, con un tratto in piano, il bivacco Bottani-Cornaggia, per poi tornare, passando per Pra' Sücc, a Poira.
Torniamo al sentiero, che, superati i prati alti di Pesc, attraversa una breve pineta, alcuni prati più alti ed una fascia di ontani, e torna ad uscire all’aperto dei pascoli presso la baita del Colino (m. 1937). Qui termina, secondo le indicazioni della carta IGM. In realtà una traccia di sentiero prosegue alle spalle della baita (l’erba alta la rende poco visibile, ma cercando con attenzione i segnavia lo troviamo.
Il sentierino sale ripido su un piccolo dosso, poi piega a destra e si porta sul lato destro della valle, in direzione di un largo dosso che si trova a sinistra della morena che, a sua volta, è ai piedi dell’imponente Corno del Colino e della Torre di Bering. Nella salita, possiamo prendere come riferimento un grosso masso, sul quale è visibile, anche da una certa distanza, il segnavia rosso-bianco-rosso. Raggiunto il largo dosso, non possiamo più sbagliare: alcune ampie diagonali ci portano, oltrepassato il limite superiore dei pascoli (segnalato da un filo di ferro arrugginito) ed una breve fascia di massi, all’ultimo tratto, abbastanza marcato, che sale, zigzagando, al passo del Colino orientale.
Nella salita possiamo ammirare, sulla destra, i contrafforti della poderosa Torre di Bering. Non è, con i suoi 2403 metri, la più alta cima del fianco orientale della valle (rappresentata, invece, dal cono a base larga del Corno di Colino, m. 2504), ma sicuramente, con la sua caratteristica forma a corno, la più bella. Le formazioni rocciose che dalla torre proseguono verso nord-ovest nascondono il passo, per cui il suo intaglio comincia a farsi visibile solo quando ci troviamo ai piedi del conoide che scende da esso. Lo vediamo quando ormai dista pochi minuti di cammino, e lo raggiungiamo sfruttando un ben visibile sentiero.
Dal passo, posto a quota 2414, si apre un ampio scorcio sulla media Valtellina, mentre nella complessa conformazione dell’alta Val Toate si distingue, sul suo lato opposto, il più alto e già citato passo di Colino ovest (m. 2630); alla sua destra, la vetta più alta di questo gruppo montuoso, la Cima del Desenigo, o monte Spluga (m. 2845). Chi volesse effettuare una traversata dall’un passo all’altro, tenga presente che l’itinerario passa per un’ampio e singolare pianoro ai piedi del conoide che scende dal passo più alto: la piana, che da qui non si vede, ospita due singolari monoliti, curiosi e suggestivi. Fra essa ed il passo di Colino est, infine, si frappone un crinale che può essere valicato con un po’ di attenzione, oppure, con tragitto più lungo, aggirato ai piedi.
Torniamo al passo, che immette nell’alta valle di Spluga (prima laterale occidentale della Val Masino, sopra Cevo), e precisamente nel lato sud-occidentale dell’alta valle. La discesa non presenta problemi: i segnavia sono numerosi e ben visibili, e ci portano dapprima ad effettuare un semicerchio verso sinistra (dalla direzione est a quella nord), poi ad attraversare un valloncello, finché ci affacciamo, a quota 1320 metri circa, su quella che ci appare come un’ampia spianata nell’alta valle, dove scorgiamo una baita isolata. Nella prima parte di questa discesa, fermiamoci per osservare le cime alle nostre spalle: il corno di Colino si mostra come un impressionante conglomerato di massi, la torre di Bering quasi non si riconosce più, il sistema di rocce alla sua destra presenta spuntoni dalle forme più bizzarre.
Scendiamo, quindi, verso il pianoro, in direzione nord e, passando a monte della baita, superiamo una fascia caratterizzata da qualche boccetta, a quota 2240 circa, piegando poi gradualmente ad ovest (sinistra). Ci portiamo, così, in vista del bellissimo lago superiore di Spluga (m. 2160), alle cui acque scure fanno da corona i due passi di Primalpia (a sinistra) e Talamucca (o bocchetta di Spluga, a destra), facili porte di accesso alla valle dei Ratti, e la tozza cima del Calvo (sciöma del munt Splüga) (o, su alcune carte, monte Spluga, 2967 metri). Un gioiello, tanto più prezioso quanto più raro, in una valle, quale la Val Masino, che all’abbondanza di superbi scenari di granito non unisce il più classico corollario dei laghetti alpini (al di là del sistema dei laghetti di Spluga, “i läch”, di un microlaghetto al centro della
val Cameraccio e del laghetto di Scermendone, nulla).
Poco prima di raggiungere le rive del lago, dall’itinerario disegnato dai segnavia si stacca, sulla sinistra, la traccia di sentiero che sale al passo di Primalpia (m. 2476), oltre il quale si trova un sistema analogo, costituito da due laghetti (dove però quello più grande è ad una quota più bassa). Scendendo dal passo, potremmo, poi, scegliere di raggiungere il rifugio Volta (percorrendo un tratto del Sentiero Italia) o di piegare a sinistra per il bivacco Primalpia.
Noi raggiungiamo, invece, la riva orientale del lago: sul lato opposto, a destra, vedremo la casera più alta di Spluga. Da Poira al lago superiore di Spluga, per la via più alta, occorrono circa 5-6 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello in salita approssimativo di 1350 metri. Un consiglio per il ritorno: scendiamo, seguendo i segnavia, sul versante di sinistra della valle, fino a trovare il sentiero (che più in basso diventa mulattiera) che porta fino a Cevo, dove possiamo farci venire a prendere. La seconda possibilità, più faticosa, è quella di portarsi, a Ceresolo (Sceresö), sul lato opposto della valle, scender sulla pista e, all'indicazione per Regurs, salire sul sentierino che porta al maggengo (vale a dire: seguira le via bassa per tornare a Caspano, e da qui risalire a Poira).


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