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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Strada per Dazio-Poira di Civo |
2 h e 30 min. |
800 |
E |
La
piana di Poira, posta sul limite orientale della media Costiera dei
Cech, ne rappresenta la perla, il luogo più gentile ed ameno.
Di qui possono passare diversi anelli di mountain-bike e diversi percorsi
escursionistici. Ecco alcune proposte, che partono dal piano, cioè
da Traona.
Diverse sono le possibilità per raggiungere Traona: possiamo,
ad esempio, staccarci dalla ss. 38 dello Stelvio al primo svincolo
per Talamona (per chi viene da Sondrio), imboccando subito, a destra,
un sottopasso che ci porta al ponte di Paniga (dove un semaforo regolamenta
la circolazione a senso unico alternato). Superato il ponte, prendiamo
a sinistra, attraversiamo Campovico e, ad una strettoia, passiamo
a destra del bel ponte di Ganda, alla periferia di Morbegno. Superata
la strettoia, dopo una breve salita raggiungiamo la strada che da
Morbegno sale a Dazio; percorrendola in discesa, lasciamo alla nostra
sinistra il ponte sull'Adda che porta a Morbegno e proseguiamo fino
a Traona.
Qui
possiamo cominciare la salita in mountain-bike. Torniamo indietro,
dalla rotonda in centro al paese, per un tratto, e lasciamo la strada
provinciale Valeriana, staccandocene sulla sinistra appena dopo un
ponte sul torrente Vallone: ci ritroviamo sulla strada che sale a
Mello. Salendo, incontriamo ben presto il Convento, che ospitò,
dal secolo XVIII, frati francescani, e che rappresenta un punto di
osservazione eccezionalmente panoramico sulla bassa Valtellina e sull'alto
Lario. Superato il Convento, proseguiamo fino al tornante sinistrorso
(a circa 800 metri da Traona), dove una pista si stacca, sulla destra,
dalla strada, e prosegue per circa mezzo chilometro, con andamento
quasi pianeggiante, fino alla località Manescia, piccolo nucleo
di case circondate da bei vigneti.
Se proseguiamo ancora, sempre in direzione est, incontriamo una cappelletta
e, subito dopo, la chiesetta quattrocentesca di Santa Caterina di
Corlezzo (o Corlazzo): lasciamo per qualche minuto la mountain-bike
e sendiamo sulla destra, sfruttando un sentierino, alla vicina chiesetta
secentesca di Santa Apollonia, circondata da alcuni ruderi di baite
e posta in una posizione panoramicamente assai felice: di qui, infatti,
dominiamo la parte orientale di Morbegno e l'imbocco della Val Gerola.
Torniamo
sulla strada che sale a Mello: poco oltre un tornante destrorso, troveremo
un cartello che segnala il castello di Domòfole. Per raggiungerlo,
ci stacchiamo, sulla sinistra, dalla strada, percorrendo una breve
pista ed un sentiero, che ci porta a ridosso del rudere, al quale
non si può accedere perché è pericolante. Il
castello subì due distruzioni: la prima, nel 1292, ad opera
dei Vitani, la seconda, nel Cinquecento, ad opera dei Grigioni, cui
era stata assegnata la Valtellina. Torniamo, quindi, sulla strada
e riprendiamo a pedalare verso Mello (m. 681), dove ci accoglie la
chiesa parrocchiale di San fedele, che si staccò da Traona
nel 1441. Imbocchiamo, ora, la strada per Civo, sulla destra: sul
limite del paese troviamo la partenza, a sinistra, della pista, con
fondo sterrato ed in cemento, che sale fino a Poira di Mello, o Poira
di Fuori (m. 1118), dove termina. All'altezza dell'ultimo tornante
sinistrorso dobbiamo ignorare una seconda pista, che se ne stacca
sulla destra, e che sale a Poira di Civo (e che può essere
sfruttata al ritorno, per chiudere l'anello più corto).
Chi volesse salire al maggengo a piedi, può percorrere un'interessante
variante: a Mello, invece di portarsi sulla parte alta del paese,
può dirigersi verso il suo limite occidentale, dove parta una
pista sterrata che attraversa la valle di San Giovanni e porta alla
bellissima chiesa di San Giovanni di Bioggio (m. 691).
Non
raggiungiamo, però, il cuore della valle, perché, in
corrispondenza della cappella di S. Antonio, ci stacchiamo dalla pista
sulla destra, e seguiamo un sentiero, non molto evidente, che sale,
ripido e diritto, nel bosco, fino ad alcuni ruderi di baita.
Pieghiamo, quindi, a destra, seguendo una traccia di sentiero, che
ci porta nel cuore di una vallecola: ci portiamo, così, sul
suo lato opposto (orientale), dove troviamo una nuova traccia di sentiero,
che ci porta, dopo una ripida e breve salita, al limite inferiore
dei prati di Poira di Mello. Davanti a noi, in alto, il frastagliato
crinale che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Dai
prati del maggengo si gode di un bello scorcio sull'alto Lario. Portiamoci
ora sul lato opposto dei prati, verso est, per effettuare una bella
traversata a Poira di Civo, o Poira di Dentro. La traversata va effettuata
con la bike in spalla, e può seguire due itinerari: il primo
passa per le baite di Pegola (dove ci viene regalata anche una perla
di saggezza popolare), che raggiungiamo risalendo i prati verso est-nord-est:
poco sopra le baite, troviamo una poco pronunciata sella, valicata
la quale ci affacciamo alla splendida piana di Poira di Civo.
La seconda possibilità di porta nel cuore della bellissima
pineta, che ricopre il modesto dosso (m. 1148) che separa Poira di
Mello da Poira di Civo. In questo secondo caso, dobbiamo rimanere
più sulla destra (direzione est), risalendo i prati fino a
trovare la pista, ciclabile, che attraversa la pineta.
Sul
lato opposto scendiamo leggermente, fino a raggiungere la graziosa
e recente (2000) chiesetta di San'Abbondio. Il panorama sul versante
delle Orobie occidentali è eccellente, soprattutto in direzione
delle valli del Bitto. Se torniamo indietro, in direzione della bocchetta
di Pegola, troviamo la partenza di una pista, tracciata di recente,
che, dopo un primo tratto verso nord est, piega ad ovest-nord-ovest,
passa per la località Poncio (m. 1263), piega a destra e, poco
oltre, si interrompe: il progetto è quello di completarla fino
all'alpeggio di Fontanili.
Per gli amanti delle escursioni con mete inusuali, segnalo che nei
pressi del punto di interruzione, sulla sinistra, si può trovare,
guardando con attenzione, un sentierino poco marcato, che, dopo una
serie di ripidi tornantini, piega a destra, procede per un tratto
in piano e porta ad una macchia di conifere. Qui la traccia tende
a perdersi, ma possiamo facilmente procedere a vista, in direzione
del limite settentrionale della macchia, tracciando una diagonale
che ci porta al limite inferiore dei Prati Ovest, poco al di sopra
dei 1400 metri. Le diverse baite abbandonate dei prati conferiscono
al luogo il fascino straordinario di una solitudine arcana. Tornando
alla pista, prestiamo attenzione a non scendere diritti, per non finire
sul limite di un largo dirupo, ma ricordiamoci di piegare a destra.
Torniamo a Poira, dove diverse sono le possibilità per chiudere
l'anello di mountain-bike. La più breve è quella di
scendere sulla pista che scende dalla bocchetta di Pegola, e che porta
alle baite occidentali di Poira di Civo.
Proseguendo
nella discesa, la pista volge a destra (sud-est), scendendo ad intercettare
la pista Mello-Poira di Mello, che abbiamo sfruttato per la salita,
all'altezza dell'ultimo tornante sinistrorso (per chi sale). Un secondo
e più lungo percorso richiede la traversata della piana, in
direzione est, per raggiungere la strada asfaltata che sale da Roncaglia.
Scendendo per questa strada, oltre Roncaglia, intercettiamo la strada
che congiunge Serone a Caspano; prendendo a destra, scendiamo a Serone
e, prendendo poi a destra, torniamo a Mello. Se, invece, poco sotto
Roncaglia prendiamo a sinistra, saliamo a Caspano e possiamo proseguire
verso est: se, poi, ad un bivio, prendiamo a destra, possiamo scendere,
passando per Cadelpicco e Cadelsasso, a Dazio, e di qui al ponte sull'Adda
a nord di Morbegno; se, infine, al bivio prendiamo a sinistra, ci
affacciamo sulla bassa Val Masino, scendendo a Civo e, di qui, al
Ponte del Baffo, dove intercettiamo la ex ss. 404, ora strada provinciale, della Val Masino, che,
percorsa in discesa, ci porta a Màsino. Ci dobbiamo, ora, portare
sulla ss. 38 dello Stelvio, procedendo in direzione di Morbegno, per
tornare a Traona.
Nel ritorno ci conviene lasciare la ss. 38 all'altezza del ponte di
Paniga, sfruttando lo svincolo sulla sinistra, per poi passare sul
lato opposto, rispetto alla statale, svoltando a destra ed utilizzando
un sottopassaggio.
Ci
portiamo così al ponte di Paniga, il cui accesso è regolato
da un semaforo. Oltre il ponte, pieghiamo a sinistra, raggiungendo
Campovico e proseguendo fino al ponte di Ganda. Si tratta di uno dei
più interessanti ponti di Valtellina, costruito nel secolo
XV e ristrutturato nel 1778 dopo la rovinosa alluvione del 1772. Passiamo
alla sua destra e, dopo un tratto in salita nel quale la carreggiata
si restringe, ci immettiamo sulla strada che da Morbegno sale a Dazio.
Seguendola in direzione est, passiamo a destra del ponte sull'Adda
alla periferia settentrionale di Morbegno e, in breve, torniamo a
Traona, chiudendo l'anello più lungo, che richiede circa 4
ore di pedalata.
Ora, però, scriviamo qualche riga riservata agli escursionisti,
raccontando la via più breve per salire a Poira partendo dal
piano. Punto di partenza è la strada Morbegno-Dazio: la si
raggiunge staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, al primo semaforo
all’ingresso di Morbegno (per chi viene da Milano) sulla sinistra
(indicazione per la Costiera dei Cech), varcando su un ponte il Bitto,
superando una rotonda e percorrendo un rettilineo fino al ponte sull’Adda.
Oltrepassato il ponte, dobbiamo prendere a destra, imboccando la strada
citata, che sale verso Dazio. Appena prima del primo tornante sinistrorso
(dove, prestiamo attenzione, vi è lo stop per dare la precedenza
alle auto che vengono dalla stradina che sale dal ponte di Ganda),
troviamo, sulla sinistra, uno spiazzo, e lì possiamo parcheggiare
per dare inizio alla camminata, da una quota di 250 metri.
Dopo un lungo tratto verso ovest, affrontiamo il primo tornante destrorso,
e pedaliamo per un alto buon tratto in direzione nord-est, fino a
trovare, sulla
sinistra,
lo svincolo per Santa Croce. Lasciamo, quindi, la strada per Dazio
ed imbocchiamo quella che sale al primo dei borghi toccato dal nostro
circuito, Santa Croce, appunto (m. 447), posto nel cuore di una fascia
di vigneti, con ottima vista panoramica su Morbegno, la bassa Valtellina
e le valli del Bitto. Sul sagrato della chiesa parrocchiale, di origine
secentesca, restaurata nel 1933, si respira un intenso profumo d’antico,
ed anche la caratteristica Trattoria di Santa Croce contribuisce a
conservare l’atmosfera di paese, raccolta, un po’ sonnolenta,
molto serena.
Portiamoci, ora, verso la parte occidentale (di sinistra, per chi
sale) del paese, superando una fontana; non imbocchiamo, però,
la pista che sale verso Mello, ma rimaniamo sulla stradina che propone
un tornante a destra e sale verso un gruppo di case alte. Appena dopo
il tornante, troviamo, sulla sinistra, una mulattiera che sale fra
le vigne, raggiungendo le baite alte della parte occidentale del paese.
Passando in mezzo alle baite, la mulattiera prosegue, alle loro spalle,
con un bel tratto delimitato da due muretti a secco.
Entrata in un bel castagneto, la mulattiera diventa sentiero. Alcune
frecce bianche contornate di rosso ci aiutano a non perderlo. Il sentiero
volge a destra, con un muretto a secco che lo delimita a monte, fino
al rudere di una grande baita. Oltrepassato il rudere, saliamo ancora,
fino ad una cappelletta isolata
(che,
almeno nei mesi invernali, si vede da Santa Croce), con un bel dipinto
che rappresenta la Madonna secondo l’immagine dell’Apocalisse,
cioè come Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Una freccia rossa ci indica che il sentiero, qui, volge a sinistra,
fino ad un nuovo rudere, dove volge di nuovo a destra, uscendo dal
bosco ed approdando ai prati che precedono un tornante sinistrorso
della già citata strada asfaltata che da Santa Croce sale a
Civo.
Sulla sinistra della strada troviamo una grande baita e, appena
oltre, sulla sinistra, una larga mulattiera che se ne stacca. Seguendola,
incontreremo, sulla destra, due cappellette. La cornice è davvero
bella, silenziosa, suggestiva: siamo circondati da castagni e betulle,
e possiamo immaginare l’innumerevole transito, nelle stagioni
ormai tramontate, di passi con il loro carico di fatiche, pensieri,
preghiere.
Dopo un buon tratto, la mulattiera esce dal bosco e volge a destra:
incontriamo una terza cappelletta, sulla sinistra, e raggiungiamo,
finalmente, le case sul limite meridionale di Civo (m. 743). Portiamoci,
ora, nella zona della chiesa, cioè verso destra. A monte della
chiesa si stende una bella fascia di prati. Se osserviamo, vedremo,
un po' a sinistra rispetto alla chiesa, alle spalle di alcune case
di recente costruzione, una mulattiera che prende a salire tagliando
i prati, circondata, da ambo i lati, da un muricciolo. Dopo un primo
tratto verso destra, la mulattiera volge a sinistra e si avvicina
ad un bosco di castagni, giungendo nei pressi del torrentello che
scende a Civo dalla piana di Poira, confluendo, più in basso,
nel torrente Toate, e formando anche un’interessante cascata
da un saltino di roccia. Prendiamo, ora, a sinistra, seguendo un sentiero
che si inerpica su un dosso occupato da una selva di castagni. Ad
un certo punto troviamo un sentiero che scende, verso destra, nel
solco della valle alla nostra destra, proprio in corrispondenza della
cascata, passando sul lato opposto. Passiamo, quindi, su questo versante
(ma potremmo salire anche rimanendo sul versante di sinistra) e, proseguendo
nella salita, giungiamo alla parte inferiore di una pista che si perde
fra i prati.
Salendo
verso destra, raggiungiamo il grande ripetitore televisivo, a cui
giunge una pista sterrata che, percorsa verso destra, si congiunge
con la strada asfaltata che sale da Roncaglia. Se, invece, prendiamo
a sinistra, ci portiamo nel cuore delle baite di Poira di Dentro.
Alla fine abbiamo superato circa 800 metri di dislivello, in 2 ore
e mezzo di cammino.