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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Poira-Croce di Ledino |
3 h |
1000 |
E |
Il
bellissimo maggengo di Poira di Civo (o Poira di Dentro) è
dominato da un lungo dosso, che scende dal crinale che separa la val
Toate, ad est, dalla val Visogno, ad ovest. Su un poggio panoramicissimo,
a 2093 metri di quota, nel punto in cui il crinale si fa più
largo e scende all'ampia fascia boscosa che sovrasta Poira, è
collocata una grande croce, detta Croce di Ledino o Croce di Roncaglia.
Possiamo sceglierla come meta di un'escursione che, soprattutto nel
periodo autunnale, ma anche all'inizio dell'inverno, offre diversi
elementi di interesse, legati alla bellezza ed alla panoramicità
dei luoghi.
Per raggiungere Poira di Civo (sul lato orientale della stupenda conca
adagiata poco sopra i 1000 metri, fra i comuni di Civo e Mello), dobbiamo
uscire da Morbegno, all'altezza del primo semaforo (per chi viene
da Lecco), staccandoci sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio e
seguendo le indicazioni per Traona e la Costiera dei Cech. Superato
un cavalcavia ed una rotonda, raggiungiamo, così, il ponte
sul fiume Adda, quasi a ridosso del versante settentrionale della
Valtellina. Oltrepassato il ponte, svoltiamo a destra, imboccando
la strada che, dopo alcuni tornanti, ci porta alla piana di Dazio.
Qui, senza entrare nel centro del paesino, dobbiamo cercare la strada
che sale verso Roncaglia (se, per sbaglio, imbocchiamo quella per
Cadelsasso e Cadelpicco, dobbiamo alla fine volgere a sinistra, passando
sotto Caspano). Raggiunta Roncaglia, vale la pena di lasciare la strada
principale ed imboccare, sulla destra, la stradina che porta alla
bellissima chiesa di San Giacomo (un cartello segnala la deviazione),
sostando nell'ampio sagrato circondato da numerose cappellette. Ripresa
la salita, raggiungiamo, in breve, Poira di Civo, che fronteggia Poira
di Mello, posta sul lato opposto dei prati del maggengo.
La strada termina nel piazzale della chiesetta di Poira (m. 1077),
dove possiamo lasciare l'automobile. Dopo aver letto le indicazioni
riportate su un cartello, che offre informazioni interessanti sulle
possibilità escursionistiche della zona e sulle sue caratteristiche,
ci incamminiamo, verso destra (nord-est; un cartello indica, ad un
km., l'agriturismo del Piero), su una larga pista che attraversa,
nel primo tratto, una bella pineta (il piazzale è anche il
punto di partenza delle escursioni che passano per il maggengo Pra'
Sücc, e che hanno come meta i Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati), il bivacco Bottani-Cornaggia o la croce GAM; in questo caso, però, non si imbocca la pista
che attraversa la pineta, ma la stradina che si trova appena
prima della conclusione della strada asfaltata).
La pista, che alterna tratti in terra battuta a tratti in cemento,
sale verso il maggengo di Ledino, attraversando i prati del maggengo
di Carecc (Careggio, m. 1153), luoghi veramente ameni, di grande suggestione
paesaggistica. Mentre camminiamo, possiamo già vedere la meta:
si può scorgere, infatti, la croce guardando alla sommità
del dosso che si trova sulla verticale dei prati. Sul lato opposto,
cioè verso sud, si apre, ad un certo punto, uno scorcio impagabile
sulle valli del Bitto di Albaredo e di Gerola. E' soprattutto la Val
Gerola a mostrarsi nella sua bellezza. Sulla sua testata possiamo
distinguere, da sinistra, il Torrione della Mezzaluna, il pizzo di
Tronella, il pizzo di Trona ("piz di vèspui") ed il tondeggiante pizzo dei Tre Signori.
Attraversato un torrentello, dopo un quarto d'ora circa di cammino
raggiungere i prati di Ledìn (Ledino), a 1181 metri, dove la
pista, dopo aver superato l'agriturismo, piega a destra (est-nord-est),
in direzione del cuore della val Toate. Ecco di nuovo, in alto, sulla
nostra sinistra, la croce di Roncaglia; a destra, invece, riconosciamo
la formazione rocciosa denominata Torre di Bering, sul lato orientale
della Val Toate; più a destra ancora, il corno di Colino. Verso
sud-ovest, oltre il limite dei prati, vediamo, invece, un bello scorcio
della Val Lèsina, sul limite occidentale della catena orobica,
presidiata, sul sul lato occidentale, dall'inconfondibile corno del
monte Legnone.
Appena la pista, volgendo a destra, assume un andamento pianeggiante,
la lasciamo, imboccando un sentiero che se ne stacca sulla sinistra.
Non ci sono, per ora, cartelli segnaletici, ma non possiamo sbagliare.
La traccia è ben visibile e non si rischia di perderla, anche
se i segnavia rosso-bianco-rossi non abbondano. Dopo un primo tratto
della salita, nel quale inanelliamo alcuni tornanti, ci ritroviamo
ad un bivio, in corrispondenza di una cappelletta, nella quale è
rappresentata la Sacra Famiglia, con un Gesù Bambino che, molto
simpaticamente, accarezza la barba di S.
Giuseppe.
Entrambi i rami del sentiero conducono all'alpe Pesc, ma quello destro
porta al suo versante orientale, quello sinistro al versante occidentale.
E' quest'ultimo che dobbiamo seguire: la freccia e la scritta "Croce",
sotto la cappelletta, lo segnalano.
La salita prosegue nello scenario di un bellissimo bosco di betulle,
dove, nelle luminose giornate autunnali, la luce del sole ricama trame
preziose, che esaltano lo splendore dei colori nascosti nello scrigno
di questo angolo della Costiera dei Cech. Passiamo, quindi, a sinistra
di un corpo franoso e superiamo un'amena pianetta, prima di raggiungere
il limite del bosco.
A quota 1600 metri circa, oltrepassata una fascia di conifere, usciamo
dal bosco e ci ritroviamo sul limite inferiore del versante occidentale
dell'alpe Pesc (toponimo abbastanza comune in Valtellina, usato per
indicare abeti e pini), dove troviamo un paio di baite. Davanti a
noi si apre il suggestivo scorcio della parte orientale dell'alta
val Toate, chiusa, ad est, dal Corno del Colino (m. 2504) e, alla
sua sinistra, dalla Torre di Bering, riconoscibile per il profilo
marcatamente inclinato verso sinistra.
Il sentiero prosegue, attraversando, in verticale, i prati dell'alpe,
in direzione dell'alta valle, dove si trovano tre passi che consentono
altrettante direttrici escursionistiche di notevole interesse: ad
est, poco a monte della Torre di Bering, il passo del Colino orientale
(m. 2412: i segnavia conducono a questo passo), che permette di scendere
ai laghetti dell'alta valle di Spluga (in Val Masino, sopra Cevo);
a nord-ovest il passo del Colino orientale (m. 2630), che permette
di scendere all'alpe Primalpia, in Valle dei Ratti, sopra Verceia;
ad ovest, infine, il canalone che conduce alla bocchetta che congiunge
la val Toate all'alta val Visogno, dalla quale si raggiunge, con un
tratto in piano, il bivacco Bottani-Cornaggia, per poi tornare, passando
per Pra' Sücc, a Poira. Si tratta di possibilità escursionistiche
di straordinario interesse, ma anche di notevole fatica, in quanto
due di esse richiedono di poter disporre di due automobili (a Poira
e Cevo la prima, a Poira e Verceia la seconda), e tutte e tre comportano
tempi di percorrenza considerevoli: 6-7 ore l'anello di Poira passando
dal bivacco Bottani-Cornaggia, 8-9 ore la traversata Poira-Cevo e
10 ore circa la traversata Poira-Verceia (in questo caso, però,
ci si può appoggiare al bivacco Primalpia - m. 1980 -, in Valle
dei Ratti).
Ma la nostra meta è diversa e meno impegnativa. Dopo una sosta
all'alpe, dalla quale possiamo già godere di un ottimo colpo
d'occhio sulla media Valtellina (lo sguardo raggiunge il gruppo dell'Adamello),
riprendiamo il cammino. Non è facile trovare la traccia di
sentiero che si stacca, sulla sinistra, da quello principale per la
Val Toate. Punto di riferimento fondamentale è un cartello
giallo della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, posta
su un grande pino che si trova a monte delle baite, sulla sinistra,
sormontato da un più visibile cartello che segnala il pericolo
d'incendio. Il cartello escursionistico reca l'indicazione "Pre
Soccio" (senza indicazioni sul tempo di percorrenza), e si giustifica
tenendo presente che, per un buon tratto, il sentiero per la croce
coincide con quello che effettua una traversata, verso ovest, dall'alpe
Pesc al Pre Soccio (o Pre Succ, cioè Prato Asciutto), alpeggio
che si raggiunge da Poira seguendo la seconda, già menzionata,
possibilità di salita.
Una volta individuato il cartello, non procediamo esattamente nella
direzione dindicata, ma pieghiamo leggermente a destra, passando in
mezzo a due grandi alberi (una betulla di dimensioni davvero ragguardevoli,
a destra, ed un pino, a sinistra). La traccia di sentiero si fa gradualmente sempre
più visibile, e sale, zigzagando, sul versante boscoso ad ovest
dell'alpe (sinistra), fra arbusti ed alberi (dopo un primo tratto
di salita, un segnavia rosso-bianco-rosso ci conforta sulla correttezza
del percorso). Dopo qualche ulteriore tornante, intercettiamo un sentiero
pianeggiante, e lo seguiamo verso sinistra.

Superata una fonte d'acqua, spesso prosciugata (l'intera Costiera
dei Cech pone spesso all'escursionista il problema della scarsità
d'acqua), cominciamo a salire gradualmente, tagliando il dosso boscoso
che dalla croce di Roncaglia scende ai maggenghi di Carecc e Ledino.
Incontriamo un secondo cartello della Comunità Montana Valtellina
di Morbegno, con la scitta "Presoccio" (ed a questo punto
sorge, legittimo, il dubbio: quale sarà la grafia corretta?),
mentre alcuni squarci panoramici, alla nostra sinistra, ci permettono
di dominare con lo sguardo la media Valtellina e, in primo piano,
il Culmine di Dazio e la bassa Val di Tartano, che si apre alle sue
spalle. Il sentiero, dopo un buon tratto rettilineo, propone alcuni
tornantini, prima di un bivio, segnalato dai cartelli: proseguendo
diritti si va verso Presoccio, mentre deviando a destra si sale alla
Croce di Roncaglia.
Dobbiamo, quindi, prendere a destra, iniziando a salire decisamente
su un sentierino che risale, con ripidi tornantini il filo del dosso,
in direzione nord. La salita, ripida e diretta, alterna tratti in
cui la traccia è ben marcata ad altri in cui, nell'attraversamento
di alcune radure (da una delle quali si apre un ottimo colpo d'occhio
su Morbegno e la Val Gerola), si vede appena (ci vuole, dunque, un
po' di attenzione, soprattutto se la si segue scendendo). Alla fine
usciamo dal bosco in corrispondenza di un ampio terrazzo (m. 1870
circa), che precede l'ultimo tratto della salita alla croce. Il terrazzo
è assai panoramico, e lo sguardo spazia, da sinistra a destra,
dal Corno di Colino alla media Valtellina incorniciata dal gruppo
dell'Adamello, abbracciando, poi, l'intera catena orobica, fino al
monte Legnone.
Vediamo anche, chiaramente, la nostra meta, ora, là, in alto,
proprio davanti a noi, e ci sembra ormai a portata di...passo. In
realtà inizia il tratto più faticoso della salita, data
la ripidità del versante, per cui calcoliamo ancora una quarantina
di minuti prima di raggiungerla. Dopo aver memorizzato il punto in
cui il sentiero esce dal bosco (cosa da fare sempre, quando si deve
tornare per la medesima via di salita), possiamo accingerci all'ultimo
sforzo:
la salita può avvenire seguendo l'indicazione dei segnavia,
ma se li dovessimo perdere, possiamo procedere anche a vista, passando
a destra di alcuni larici solitari, un po' mesti, un po' meditabondi.
Prima di affrontare il crinale, passiamo anche accanto a quel che
resta della Baita del Gioco (quotata IGM a 1914 m.), nome enigmatico
per un luogo enigmatico.
Il terreno non è troppo impegnativo, anche se la pendenza accentuata,
l'erba scivolosa, diversi buchi nascosti e qualche masso malfermo
possono costituire insidie da non sottovalutare. Alla fine ci ritroviamo
proprio ai piedi della grande croce metallica di Ledino, a 2093 metri di quota:
siamo in cammino da circa tre ore, ed abbiamo superato poco più
di 1000 metri di dislivello.
La croce è stata posata il 3 giugno del 1978, e reca una scritta
latina: "Ecce Crucem Domini fugite partes adversae. Vicit Leo
de tribu Judae radix David, Alleluia", che significa: "Ecco
la Croce del Signore, fuggite schiere nemiche. Ha vinto il Leone della
tribù di Giuda, radice di Davide, Alleluia".
La suggestione del luogo ed il panorama assai ampio ripagano ampiamente
i nostri sforzi: alla nostra sinistra (nord-est) il profilo regolare
del Corno del Colino affianca la seminascosta Torre di Bering; volgendo
lo sguardo verso destra, scorgiamo i Corni Bruciati, che fanno capolino
dietro il fianco montuoso che segna il confine orientale della val
Toate e della Costiera dei Cech. Dietro i Corni Bruciati si individua
il profilo assai più agile del pizzo Bello, e, ancora più
dietro, la punta Painale. La media Valtellina si apre interamente
d fronte al nostro sguardo, mentre, verso sud, possiamo dominare con
lo sguardo buona parte delle valli del Bitto di Albaredo e di Gerola.
A sud-ovest, infine, possiamo scorgere uno scorcio della val Lèsina,
chiusa dall'inconfondibile corno del monte Legnone. Ad ovest della
croce, sulla Costiera dei Cech, si apre l'anfiteatro dell'alta val
Visogno, dove è collocato il bivacco Bottani-Cornaggia. A nord
della croce, infine, il crinale che separa la val Visogno dalla val
Toate riprende a salire, e propone un terreno più aspro ed
accidentato.
Il ritorno dalla Croce a Poira richiede circa un'ora e mezza di cammino,
per cui l'intera escursione, che comporta un dislivello in salita
di circa 1020 metri, si può effettuare nell'arco di quattro
ore e mezza.