Il maggengo panoramico a monte di Cino

[Home Page]

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cino-Prati dell'O
1 h e 40 min.
620
E

I prati dell’O: nome singolare per il più occidentale dei maggenghi gemelli a monte di Cino, che si apre, a 1226 metri, non lontano dal confine della bassa Valtellina. Se pronunciassimo l’O chiusa potremmo anche pensare che la denominazione significa “prati dell’eau”, cioè, alla francese, prati dell’acqua, ma questo lembo della Costiera dei Cech, come, peraltro, buona parte dell’intera Costiera, è generoso di tepori autunnali ed invernali, di colori, di aperture panoramiche sorprendenti, ma non di acqua. Il maggengo era luogo di soggiorno delle mandrie che, all’inizio della bella stagione, vi si fermavano per qualche settimana, prima di salire all’alpeggio della Bassetta. Oggi lo raggiunge la pista tagliafuoco che dall’alpe Piazza corre verso est, fino ai prati di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale).
Fra le curiosità ed i motivi di interesse di questo lembo di civiltà contadina, un'iscrizione, datata 15 luglio 1785, che si può ancora leggere sulla facciata di un antico fienile, oggi in rovina (proprietà del bisnonno di Luca Paganetti, che la segnala): "Meglio si comoda meglio si gode - Lavorare mi fa piangere". Una frase da meditare, e a proporre, soprattutto, alla meditazione di quanti troppo facilmente contrappongono lo stress ed i ritmi incalzanti della vita moderna alla presunta dimensione umana della vita di un tempo, sana ed a contatto della natura. L'esistenza contadina di cui questi prati hanno visto tante vicende e vicissitudini, era, in realtà, all'insegna della fatica, una fatica spesso sfiancante.
Tornando a noi, notiamo che gli appassionati di mountain-bike, moderni cultori di una diversa fatica, possono salire ai prati partendo da Cino, percorrendo la comoda pista per l’alpe Piazza (che parte dal limite occidentale del paese) e proseguendo, da qui, in direzione opposta (est), fino ai prati. Proseguendo dai prati dell’O ai prati Nestrelli, poi, sempre lungo la pista tagliafuoco, possono, infine, staccarsene, sulla destra, scendendo dai Nestrelli lungo la carrozzabile che riconduce a Cino e chiudendo un anello godibilissimo anche nella stagione invernale.
Ma vediamo come salire ai prati dell’O sfruttando l’antica mulattiera che sale da Cino. Lasciamo l’automobile al parcheggio che si trova a monte della piazza centrale (m. 500 circa), ed iniziamo a salire lungo la strada che procede verso nord, raggiungendo, in breve, la spianata sulla quale è in costruzione un campo di calcio a 5. Subito dopo la spianata, troviamo un bivio: dalla strada, che prosegue verso destra, salendo ai prati Nestrelli, si stacca, a sinistra, un tratturo in cemento, che dobbiamo seguire, percorrendone il primo tratto nella cornice di una splendida pineta. Superiamo così, ad una quota approssimativa di 600 e 620 metri, due vallecole minori, incontrando, poi, sulla destra, una pista che si stacca dal tratturo in cemento, salendo verso destra: si tratta della pista che intercetta l’antica mulattiera per i prati Nestrelli, e che noi ignoriamo. Il tratturo assume, quindi, una pendenza severa, ed è quindi con grande fatica che ci portiamo nel cuore della Val Maronara, dove si trova un manufatto in cemento.
Qui, ad una quota di circa 740 metri, il tratturo termina, e troviamo, finalmente, l’antica mulattiera, che parte sul lato opposto (sinistra) rispetto a quello raggiunto (non ci sono segnavia, ma è impossibile non trovarla o perderla). Dopo il primo breve tratto di salita, la mulattiera (sistemata, negli anni sessanta, nel percorso attuale, detto del "Neguerii") piega leggermente a destra, assumendo la direzione nord-ovest, dapprima in una rada macchia, poi all’ombra di un bel bosco. A quota 840 varchiamo il corso d’acqua della valle Vinzeno: appena prima di raggiungerlo, possiamo scorgere, dal cuore ombroso della valle, il campanile di Cino. Dopo un tratto che propone diversi tornantini, sostenuti anche da muretti a secco che testimoniano della cura per queste vere e proprie arterie nel cuore della civiltà contadina, raggiungiamo, proseguendo verso nord-ovest, la Cappella, una cappelletta posta in una piccola radura che si apre ad una quota di 920 metri, restaurata, nel 2002, dal gruppo degli alpini di Cino e Mantello. Era, questo, un luogo di sosta, di “posa”, nel quale i viandanti, che portavano al maggengo o agli alpeggi superiori il carico di vettovaglie, riposavano, volgendo il cuore al cielo e gli occhi al bello scorcio sulla bassa Valtellina che da qui si può ammirare, dalla bassa Val Tartano agli sbocchi delle valli del Bitto, da Talamona a Cosio. Nella cappelletta è ancora visibile il dipinto di una Madonna con Bambino circondata da due santi.
Rientriamo, quindi, nel bosco, affrontando una nuova serie di tornanti che ci fanno guadagnare quota abbastanza rapidamente, procedendo prima in direzione nord, poi, di nuovo, nord-ovest. A 1075 metri troviamo un bivio, al quale prendiamo a destra.
Non manca molto ai prati: il sentiero, alla fine, a 1120 metri circa, intercettiamo la pista tagliafuoco, in un punto nel quale la mulattiera è raggiunta, da sinistra, dalla mulattiera gemella, di cui diremo più avanti. Percorso un breve tratto verso destra, superiamo la zona del Gag, dove alcuni grandi pini (tiùm) si impongono alla nostra vista: secondo un'antica leggenda, sarebbero soldati Grigioni trasformati in alberi dal Mago Nestrelli. Usciti dal bosco, ci troviamo sul limite inferiore dei prati dell'O. Siamo in cammino da circa un’ora e 40 minuti, ed abbiamo superato 620 metri di dislivello in salita.
Ottimo è il panorama che si gode dai prati: lo sguardo abbraccia tutte le Orobie occidentali, chiuse dalle cime del Legnone e del Legnoncino, dalla Val Tartano alle Valli del Bitto ed alla Val Lesina (in primo piano). Sulla destra, si vede anche un bello spaccato dell'alto Lario, e lo sguardo raggiunge, sulla sua riva occidentale, Gravedona e Dongo.
Se consultiamo le carte, scopriamo, però, che esiste anche una mulattiera gemella che sale fin qui, partendo del Pian dell’Asino, non lontano, ad ovest, da Cino. E' il sentiero detto del Caslett. Non è, però, altrettanto facile da trovare. Racconto quanto mi è successo, in proposito. Mi porto, con l’automobile, sul limite occidentale di Cino ed imbocco la strada asfaltata per l’alpe Piazza (la pista è chiusa al transito dei veicoli non autorizzati, e per percorrerla interamente bisogna acquistare il pass in un bar del paese; il primo tratto, però, è ad accesso libero) e proseguo superando due valli, lasciano, poi, l’automobile, alla prima svolta a destra, ad uno slargo in corrispondenza del punto nel quale la pista taglia il largo dosso che si adagia nella piana denominata Pian dell’Asino.
Qui, ad una quota approssimativa di 500 metri, trovo una pista che sale nella boscaglia disordinata, restringendosi, infine, a mulattiera (priva di segnavia), che sale verso nord-est, entrando in un bosco di castagni, svoltando, poi, a sinistra (ovest), in corrispondenza di un paletto bianco-rosso. La mulattiera si restringe a sentiero e raggiunge una fascia di boscaglia, superando anche il filo della teleferica e proseguendo in una selva, in direzione della valle della Marta. Ma nella selva la traccia finisce per perdersi.
Torno, dunque, sui miei passi, al punto di svolta con il paletto bianco-rosso: appena prima di questo punto, invece di proseguire nella discesa, comincio a salire nel bosco, lasciano, a sinistra, il sentiero. Nella salita mi tengo sempre nei pressi del versante occidentale della valle che si trova alla mia destra, trovando, di tanto in tanto, tracce di sentiero. Proseguendo in direzione nord, su un versante abbastanza ripido ma non proibitivo, giungo ai piedi di una fascia di rocce, ad una quota approssimativa di 900 metri. Qui la traccia di sentiero pare volgere a destra, superando una vallecola e procedendo, incerta, verso est.
Non appena superata la vallecola, però, la lascio, per riprendere a salire verso nord, su un versante ancora più ripido, e quindi assai faticoso. Superato il tratto più ostico, mi ritrovo sul filo di un dosso, e scorgo, sulla sinistra, uno spettacolo davvero inatteso, emozionante: due grandi corni rocciosi che sembrano sbucare, improvvisi, dal cuore della terra e bucare il limite superiore del bosco. Li chiamano “Sas Gu”, e sono ben visibili, d’inverno, da Cino, guardando sul versante montuoso a sinistra della verticale del paese. Li incontro così, per caso, ed è un incontro quantomeno suggestivo, perché aleggia in questo luogo un’atmosfera irreale, magica. Per vederli più da vicino seguo una traccia di sentiero che, con brevissima traversata a sinistra, mi porta sul filo del dosso a monte di questa formazione rocciosa. Una breve discesa mi permette di vederli più da vicino. Non sono molto alti, ma ugualmente imponenti. La quota approssimativa è di 960 metri. Mi viene in mente che esiste anche un maggengo a monte di Caspano, sul versante opposto della Costiera dei Cech, che si chiama in modo simile (Gun, italianizzato in “Gone” o “Gonchi”).
Poi riprendo a salire, su traccia di sentiero che tiene il filo del dosso, che propone qualche affioramento di roccette. La traccia sembra un po’ perdersi, ma la salita, sempre verso nord, non è difficile. In breve intercetto, a 1000 metri, la mulattiera Cino-Prati dell’O, sopra descritta: la percorro, in leggera salita, verso sinistra, fino al primo tornante a destra. Dopo sette tornanti a sinistra, intercetto la pista tagliafuoco a valle dei prati dell’O.
I prati, oltre che punto di arrivo, sono ottimo punto di partenza per la salita all’alpe ed al monte Bassetta, su un sentiero che parte dalle baite alte, salendo verso sinistra (attenzione a non imboccare il sentiero più basso, che prende a sinistra dalle baite medie). Nella salita, si trova ben presto un bivio, al quale si prende a destra; poi, non si può più sbagliare, perché il sentiero, con andamento sempre deciso e diversi tornanti, conduce alla pianeta che si trova appena sotto il crinale sul quale si stendono i prati dell’alpe, una delle più panoramiche in assoluto in provincia di Sondrio, posta, com’è, proprio sul confine fra Valtellina e Valchiavenna, ad una quota di circa 1700 metri. La salita dai prati dell’O all’alpe ed al monte Bassetta (il punto più alto del crinale, riconoscibile per un masso sul quale è disegnato il triangolo che indica la quota 1746 della cima) richiede circa un’ora e venti minuti; il dislivello approssimativo da superare è di 500 metri.

Copyright:
Massimo Dei Cas
Via Morano, 51 23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285 E-mail: m.deicas@tin.it

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)