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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Prati Nestrelli-Monte Brusada |
3 h e 30 min. |
1180 |
E |
La
cima della Brusada è il punto di massima elevazione nel territorio
del comune di Cino. Qui si incontrano, per la verità, i confini
di tre comuni, Cino, Cercino e Verceia. La salita a questa cima non
è difficile, e la fatica spesa è ampiamente ripagata da
un panorama davvero eccezionale, regalato dalla sua particolare posizione,
sul confine tra Valtellina e Valchiavenna. Unico problema: a meno di
acquistare il permesso di accesso in automobile all’alpe Piazza,
in vendita in un bar di Cino, dobbiamo partire a piedi dai 504 metri
di Cino, per salire ai 2143 metri della vetta. I conti sono presto fatti:
sulla carta dobbiamo superare 1640 metri di dislivello e camminare per
circa otto ore. Dall’alpe Piazza, invece, il dislivello è
più ragionevole, e scende a meno di 1200 metri (cifra sempre
di tutto riguardo, ma non tale da spaventare un escursionista allenato).
In entrambi i casi, dobbiamo passare per i prati Nestrelli. Vediamo,
innanzitutto, come raggiungerli da Cino. Lasciata l’automobile
al parcheggio nella parte alta del paese, incamminiamoci sulla comoda
carrozzabile, che, passando per l’impressionante Sasso dei Nestrelli
(ora
attrezzato a Palestra di Roccia), porta al limite inferiore dei prati,
prima di intercettare la pista tagliafuoco. Quella medesima pista che
dobbiamo, invece, percorrere, verso est, qualora ci siamo portati in
automobile all’alpe Piazza.
Dal limite superiore orientale dei prati Nestrelli imbocchiamo, quindi,
un sentiero che si addentra nel bosco (facciamo attenzione ad imboccare,
dal limite superiore dei prati Nestrelli, il sentiero che piega a destra,
non quello che sale verso nord) e sale alla baita di Cuper di sopra
(Coper Volt; la località è costituita da altre 6 baite,
che però sono oramai nascoste dal bosco) e raggiunge i Prati
Brusada, in territorio del comune di Cercino, il cui limite inferiore
è collocato a circa 1500 metri di quota. Risaliti i prati Brusada,
in diagonale verso destra, raggiungiamo la baita più alta (m.
1584), dove sventola una bandiera italiana.
Qui troviamo un sentiero, che, imboccato verso destra, effettua una
lunga traversata fino ai prati di Bioggio, mentre seguito nella direzione
opposta conduce alle falde meridionali del monte Brusada. Scegliamo,
dunque, questa seconda direzione (ovest), raggiungendo subito una cappelletta,
il Cincet de la Brusada, nella quale è raffigurata una Madonna
con bambino, insieme ai santi Ambrogio, Michele e Margherita. Qui troviamo
anche due cartelli. Il primo illustra l’importanza dei prati della
Brusada, “appartenenti un tempo alle famiglie di Cercino. Erano
un tempo i maggenghi con molte baite a cui appoggiavano i pastori di
Cercino per la monticazione degli aridi pascoli alti, strappando alle
rocce il duro fieno selvatico che le mucche non potevano raggiungere
e lasciando il resto all’intraprendenza delle pecore e delle capre”.
Il cartello illustra anche le caratteristiche
panoramiche
della cresta che dalla cima della Brusada scende al passo della Piana:
ma di questo diremo più avanti. Un secondo cartello dà
la cima Brusada ad un’ora e mezza di cammino.
Proseguiamo, quindi, in questa direzione, entrando nel bosco. Si tratta
di percorrere un sentiero che entra nel bosco e sale gradualmente in
direzione nord-ovest. A quota 1630 troviamo un abbeveratoio in legno
e, poco oltre, un casello dell’acqua. Il sentiero prosegue con
traccia più stretta, scendendo per un breve tratto. Poi passiamo
a monte di un corpo franoso e proseguiamo nella salita con un tratto
all’aperto. A 1650 metri il sentiero attraversa un vallone che
costituisce la parte alta della valle di Siro. Sul lato opposto ci attende
una ripida salita, in una bella pineta, che ci porta, a quota 1700,
sul filo del dosso che scende dalla cima della Brusada verso sud. Il
sentiero si addentra, poi, in un mare di ginestre, proseguendo verso
ovest e raggiungendo, dopo una graduale salita ed una serie di saliscendi,
il limite orientale dell’alpe Bassetta, in corrispondenza di un
terrazzo dal quale si prosegue facilmente alla volta del baitone dell’alpe.
Noi, però, non lo seguiamo, ma pieghiamo decisamente a nord,
iniziando la salita alla cima. Ora non troveremo altre indicazioni,
per cui dobbiamo stare attenti ai riferimenti naturali. La via più
semplice (ma non l'unica) per salire alla cima è quella di staccarsi
a destra dal sentiero quanto questo raggiunge il dosso boscoso, a quota
1700. Siccome, però, non è facile trovare la deviazione,
risulta più semplice
attaccare
direttamente (se non c'è neve) l'ampio ed evidente vallone erboso,
che raggiunge il crinale che separa la Valtellina dalla Val dei Ratti.
La risalita del vallone porta nei pressi del crinale, ad est della cima
del monte Brusada e ad ovest del passo della Piana; da qui saliamo,
infine, senza troppe difficoltà al grande ometto della cima del monte Bassetta (m.
2143) procedendo verso ovest (sinistra) e sfruttando una sorta di ampio
corridoio costituito da massi e sfasciumi. È anche possibile,
ma assai più faticoso, salire alla cima seguendo il dosso sopra
citato, un po’ a vista, piegando leggermente a sinistra fino a
guadagnare il crinale ad ovest della cima, poco sotto la stessa. Dall’alpe
Piazza alla cima calcoliamo circa 3 ore e mezza di cammino, necessarie
per superare un dislivello di circa 1180 metri. Se, invece, partiamo
da Cino le cifre si fanno più severe: 5 ore di cammino per un
dislivello di 1640 metri.
Dalla cima possiamo godere di un panorama davvero eccezionale. In lontananza,
ad ovest, oltre la compagine delle Alpi Lepontine, si può scorgere
il massiccio del Monte Rosa, mentre il panorama è chiuso, a sud
e sud-est, dalla catena orobica e dal gruppo Ortles-Adamello. In primo
piano, invece, ad est campeggiano i monti Erbea (m. 2430) e Sciesa (m.
2487), sul fianco meridionale della Valle dei Ratti. Alla loro sinistra
si distingue la testata della Valle dei Ratti, che propone, da destra,
la cima del Calvo (sciöma del munt Splüga) (m. 2967), il pizzo Ligoncio (m. 3038) e l’inconfondibile
Sasso Manduino (m. 2888). Proseguendo verso sinistra (quindi in direzione
nord-ovest) si distinguono alcune cime del fianco occidentale della
bassa Val Codera, con il pizzo di
Prata, a destra (m. 2727) ed il monte
Matra, sulla sinistra (m. 2206).
Ci sono diverse possibilità per tornare a Cino, o all’alpe
Piazza. La più ovvia ed anche più breve è quella
di ripercorrere a ritroso l'itinerario di salita.
Una seconda possibilità prevede di tornare al vallone dell’alta
valle di Siro, scendendo di nuovo al sentiero Brusada-Bassetta, per
seguirlo, ora, verso ovest (destra), fino al baitone dell’alpe
Bassetta, dove si aprono nuovamente due possibilità. La prima
prevede una discesa diretta verso i Prati dell'O, seguendo un sentiero
che parte verso sud dal limite occidentale del monte e, dopo qualche
tornante, descrive una diagonale verso est, raggiungendo così
i 1226 metri dei prati. Dai prati si può seguire verso est la
pista tagliafuoco, che conduce ai Prati Nestrelli, oppure percorrerla
in senso opposto, raggiungendo l'alpe Piazza.
La soluzione migliore, anche se più faticosa, è però
quella di percorrere il sentiero che dal monte Bassetta prosegue la
discesa verso sud ovest, mantenendosi sul crinale, fino alla cima del
monte Foffricio, riconoscibile per il grande ripetitore; poco prima
della cima si taglia a sinistra e si scende all'alpe Piazza, dove recuperiamo
l’automobile per tornare a Cino.