Il più bel terrazzo panoramico alle porte della Valtellina


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Piazza-Monte Bassetta
2 h
700
E
Prati dell'O-Monte Bassetta
1 h e 30 min.
520
E
Prati Nestrelli-Monte Bassetta
1 h e 15 min.
470
E

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L’alpe Bassetta, fiore all'occhiello del comune di Cino, è sicuramente la più panoramica in provincia di Sondrio. Probabilmente più d’uno resterà stupido da un’affermazione così categorica, ma si consideri la sua particolarissima collocazione: è posta, infatti, ad una quota compresa fra i 1680 ed i 1740 metri, proprio sul lungo dosso che separa la bassa Valtellina dalla Valchiavenna, per cui da qui il colpo d’occhio è eccellente non solo su bassa Valtellina ed alto Lario, ma anche sulla bassa Valchiavenna e, soprattutto, sulla nascosta e misteriosa Valle dei Ratti, una fra le più incontaminate valli della provincia, che colpisce ed incanta per la sua selvaggia bellezza. È, quindi, una delle mete escursionistiche più pregiate della Costiera dei Cech, ed anzi potremmo dire che, avendo a disposizione una sola giornata per incontrare questo splendido angolo alle porte della Valtellina, val la pena di spenderlo proprio per quest’alpe. Si aggiunga, cosa che non guasta, che l’escursione che la raggiunge è di impegno medio basso (se partiamo dall’alpe Piazza).
Raccontiamo, dunque, questa prima possibilità, premettendo che si può salire in automobile all’alpe Piazza, partendo dal limite occidentale di Cino, previo acquisto di permesso presso un bar del paese, come indica un cartello posto proprio all’inizio della pista (che si raggiunge prendendo a sinistra al bivio che si trova appena prima dell’ingresso di
Civo, e proseguendo senza deviare a destra). La pista, dopo un primo tratto in asfalto, diventa sterrata, ma ha un fondo in condizioni abbastanza buone.
Nulla vieta, ovviamente, che si salga all’alpe Piazza a piedi, partendo da Cino: in tal caso, però, l’escursione complessiva all’alpe Bassetta diventa di impegno medio-alto. Per farlo, dobbiamo seguire, per un buon tratto, la pista, che supera dapprima la Val Maronara e la Val dei Mulini (passando quindi dal territorio del comune di Cino a quello del comune di Mantello), poi le valli Avert e Marta (passando, quindi, dal territorio del comune di Mantello a quello del comune di Dubino), finché, dopo un tornante secco che ne riporta l’andamento verso ovest (dopo un tratto in direzione nord-est), troviamo, sulla sinistra, la partenza di una mulattiera, che sale più diretta in un bel bosco di castagni (nella salita troviamo anche, a quota 804, una cappelletta, ed attraversiamo una fascia boscosa eloquentemente denominata “Posto Bello”), fino ad intercettare di nuovo la pista poco prima del suo punto terminale, nella parte bassa dell’alpe Piazza, che rientra nel territorio del comune di Dubino. L’escursione da Cino all’alpe, che può rappresentare un’ottima passeggiata a sé stante, soprattutto in inverno, richiede poco meno di un’ora e mezza di cammino: il dislivello da superare è di circa 460 metri.
I suoi prati si dispongono ad una quota compresa fra i 960 ed i 1000 metri, ed il suo aspetto è davvero gentile: le numerose baite, ben curate, le conferiscono un volto ancor più accogliente. Qui quella sorta di Terra di Mezzo costituita dal dosso che separa Valtellina e Valchiavenna dischiude al nostro sguardo il suo angolo sicuramente più ameno. Un angolo di grande valore anche panoramico: la visuale sull’alto Lario, dalla parte alta dei prati, è ampia e sorprendente. Alzando gli occhi, incontriamo con lo sguardo il ben visibile ripetitore posto sulla cima boscosa del monte Foffricio, la prima elevazione sul crinale che dovremo ora risalire per raggiungere l’alpe Bassetta.
Seguiamo, allora, i segnavia rosso-bianco-rossi (non numerosi, per la verità), che ci accompagnano lungo il sentiero che lo raggiunge. Per imboccarlo dobbiamo portarci sul limite orientale dei prati, per poi piegare a sinistra (direzione nord), seguendo il limite dei prati, senza proseguire verso est, cioè in direzione della nuova pista tagliafuoco che congiunge l’alpe Piazza ai Prati dell’O, ai Prati Nestrelli ed ai
prati di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale). Il sentiero, che in questo tratto è largo, quasi una mulattiera, entra quindi in un bel bosco, cominciando a guadagnare quota, fino ad un bivio, al quale, guidati dai segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, fino a raggiungere la radura a monte della poco pronunciata cima del monte Foffricio (m. 1258), presidiato dal già citato ripetitore.
Il sentiero piega qui a destra, e propone subito un secondo bivio: anche qui, seguendo i segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, proseguendo sulla traccia meno marcata. Ora siamo veramente nel punto più delicato della Terra di Mezzo: dopo un breve traverso a sinistra, una nuova svolta a destra ci porta proprio sul filo del crinale, che segna anche il confine fra i comuni di Dubino e Cino, un filo in molti punti esiguo, delimitato, sulla nostra destra, da una fascia di boscaglie e vegetazione disordinata, e, sulla nostra sinistra, da un versante assai ripido, coperto da ombrose pinete. In qualche punto, soprattutto se c’è neve o ghiaccio, dovremo prestare attenzione, perché uno scivolone sulla nostra sinistra potrebbe avere conseguenze assai spiacevoli. Le due grandi valli, Valtellina e Valchiavenna, qui paiono davvero toccarsi, separate, come sono, solo dall’esile striscia che il sentiero, sempre ben visibile, segue con diligenza. Qualche masso erratico conferisce un aspetto ancor più enigmatico a questi luoghi, che meritano davvero di essere visitati. Anche per le sorprese panoramiche che riservano: ad un certo punto, ecco, alla nostra sinistra, aprirsi uno splendido scorcio sulla piana di Chiavenna, con una visuale di impagabile bellezza sull’inconfondibile profilo del Sasso Manduino (m. 2888), la stupenda parete rocciosa posta fra Valle dei Ratti e Val Codera.
Poi, poco al di sotto di quota 1500, il crinale comincia ad allargarsi, il bosco a diradarsi, compare una lunga fascia di prati, che accompagna l’ultima parte della salita alla cima del monte Bassetta (m. 1746). La pendenza del sentiero è sempre piuttosto pronunciata, per cui qualche sosta ci scappa: volgendo lo sguardo, scopriremo che si tratta di una sosta quanto mai opportuna, perché il colpo d’occhio sul lago di Como lascia davvero senza fiato. All’ingresso dell’alpe troveremo, su un masso, un segnavia inclinato, che segnala, sulla nostra destra, il rudere della cosiddetta “Prima baita” (m. 1635), posto a valle di una vasca di cemento per la cattura dell’acqua piovana. Teniamo presente questo luogo: appena sotto il rudere parte un sentiero che scende fino ai Prati dell’O (m. 1226), dove si trova la pista che riconduce all’alpe Piazza, il che ci offre una possibilità interessante per tornare all’alpe per una via diversa, lasciando la Terra di Mezzo per immergerci nella terra dei Cech.
Ma torniamo alla nostra salita: un monte si impone, perentorio, al nostro sguardo che segue la linea del crinale, ma non è il monte Bassetta, bensì il monte Brusada (m. 2143), dal profilo severo, quasi altero. Il monte Bassetta ha un profilo ben più modesto, ma, a suo modo, accattivante e simpatico: la sua cima altro non è se non l’arrotondato poggio erboso nel quale il crinale raggiunge la sua seconda significativa elevazione (m. 1746), prima di cominciare a scendere leggermente. Su un masso è posto il simbolo del triangolo, che indica il punto esatto della cima, che, ad occhio nudo, non è del tutto evidente. Lo raggiungiamo dopo quasi due ore di cammino dall’alpe Piazza (se siamo partiti da Cino, di ore ne sono passate, complessivamente, poco più di 3): il dislivello è di poco inferiore ai 700 metri (1240 circa, invece, da Cino).
Se il monte è modesto, il panorama è amplissimo, in direzione della Valchiavenna, del lago di Como, della catena orobica. Guardando verso nord, in particolare, distinguiamo alcune fra le più importanti cime della Val Codera (di cui scorgiamo anche un buon tratto di fondovalle) e della Valle dei Ratti (di cui scorgiamo Frasnedo, il paese principale): da sinistra, il monte Matra (m. 2206) ed il pizzo di Prata (m. 2727), sul versante occidentale della bassa Val Codera, la piccola ed affilata Punta Redescala (m. 2304), il massiccio Sasso Manduino (m. 2888) e l’appena pronunciato ed arrotondato pizzo Ligoncio (m. 3033) sulla testata della Valle dei Ratti. Più a destra, in primo piano, il monte Brusada (m. 2143) si propone come un’elegante piramide, che però, insieme al crinale della Costiera dei Cech, ci nega la vista delle principali cime del gruppo del Masino-Disgrazia. A destra del monte Brusada, verso est, sud-est e sud, si propone la catena orobica: si intravedono appena i suoi giganti centrali (il pizzo di Coca, fra tutti), mentre si distinguno bene la bassa Val di Tartano, le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola e, in primo piano, la Val Lesina, la cui testata è chiusa, ad ovest, dal massiccio corno del monte Legnone. A destra del più modesto Legnoncino, vediamo un ampio scorcio dell’alto Lario e delle Alpi Lepontine. A nord-ovest, infine, lo sguardo raggiunge buona parte della bassa piana del Mera.
Questo è, forse, il cuore rotondo della Terra di mezzo, il suo baricentro, il suo punto archetipico. Non siamo né di qua, né di là, ma nella rotonda sospensione di un luogo arcano. Poco oltre, e poco più in basso, due grandi baite ben ristrutturate sembrano rompere l’incanto, e ricordare che questo è anche un posto di uomini, con le loro vicissitudini, necessità ed occupazioni. A monte delle baite, un singolare e grande masso erratico, sospeso, come tutto, qui, nella Terra di Mezzo.
Prima di vedere come è possibile proseguire l’escursione, raccontiamo come salire all’alpe Bassetta partendo dai Prati dell’O o dai Prati
Nestrelli. Nel primo caso dobbiamo cercare la partenza del sentiero per l’alpe presso le baite più alte del maggengo (non dobbiamo, invece, imboccare il sentiero che parte più in basso), e procede verso sinistra (nord-ovest). Si tratta di un sentiero scarsamente segnalato: qualche rado segnavia rosso-bianco-rosso ci rassicura nella salita, che si dipana sul dosso denominato dei Gandioli. Ma solo nel primo tratto possiamo sbagliare sentiero: dobbiamo, infatti, ignorare due deviazioni a sinistra, per proseguire, salendo, fino ad un tornante destrorso. È il primo di una serie di tornanti che mantengono la direzione complessiva del sentiero verso nord-nord-ovest. Nel primo tratto di salita siamo circondati da una selva di pini, che gradualmente si dirada. Nell’ultimo tratto procediamo allo scoperto, fra sterpaglie e vegetazione disordinata, triste cicatrice lasciata dai rovinosi incendi che hanno devastato buona parte della Costiera occidentale nel secondo dopoguerra.
Alla fine raggiungiamo la pianetta con il rudere della già citata Prima Baita (m. 1635), dalla quale raggiungiamo facilmente il crinale e la cima del monte Bassetta. Calcoliamo, dai Prati dell’O alla cima del monte, poco meno di un’ora e mezza di cammino (il dislivello in salita è di circa 520 metri).
Se, invece, vogliamo salire dai Prati Nestrelli, procediamo così. Il primo tratto di salita inizia a monte delle baite più alte dei prati, sulla destra (fra queste, una simpatica “Cascina Maria”), dove troviamo un sentiero che, dopo pochi metri, intercetta la pista tagliafuoco che corre a monte dei prati. Sul lato opposto della pista, il sentiero, in una sorta di porta nella roccia (segnalazione n. 201 in vernice blu), riprende, con traccia molto marcata, a salire, in direzione nord-ovest, in una macchia, fino ad una porta nella roccia, oltre la quale usciamo dalla boscaglia e proseguiamo nella salita circondati dalla bassa vegetazione. Dopo circa venti minuti di cammino, raggiungiamo un incrocio di sentieri, a quota 1260 circa: il nostro sentiero, infatti, ne taglia uno che corre, con andamento pianeggiante, da est ad ovest.
Se vogliamo salire all’alpe ed al monte Bassetta dobbiamo, infatti, ignorare questo secondo sentiero e proseguire su quello che sale, verso sinistra, proponendo poi una serie di tornanti ed un nuovo lungo traverso verso sinistra (nord-ovest), che passa a valle di un caratteristico e grande spuntone di roccia, fino a raggiungere il baitone dell’alpe. Teniamo presente, però, che questo sentiero è assai meno marcato di quello che sale dai Prati dell’O, non segnalato e, nella stagione estiva, è anche esposto alla caduta di massi che, dall’alto, possono essere posti in movimento da mucche al pascolo o da capre, per cui richiede una buona dose di esperienza e di prudenza. Calcoliamo, dai prati Nestrelli all’alpe Bassetta, un’ora ed un quarto circa di cammino (il dislivello è di 470 metri circa). Una notazione conclusiva su questo sentiero: ora attraversa un versante montuoso desolato e brullo, ma più di mezzo secolo fa lo scenario era completamente diverso. Questa zona era ricoperta di un foltissimo bosco di pini ed abeti, tanto che in diversi tratti neppure la più intensa luce meridiana riuscita a perforare la compatta compagine delle loro fronde. Dicono che quando il più grande di questi, colpito a morte dagli incendi che devastarono il versante nel 1948, 1952 e 1965, venne tagliato, si contarono i suoi anelli, raggiungendo la cifra impressionante di 1100: si trattava di un abete più che millenario! I ragazzi si divertivano a salire in cima a questi alberi imponenti, i cui rami si intrecciavano in modo così fitto da formare una sorta di piattaforma pensile sulla quale ci si poteva muovere agevolmente, da albero ad albero. Sforziamoci con l'immaginazione a ricostruire questo splendido scenario, perso per sempre.
Ecco, infine, qualche idea per proseguire l’escursione partendo dall’alpe Bassetta. Una prima possibile (ed abbastanza vicina) meta è costituita dal passo del Culmine (m. 1818), un tempo nodo strategico di comunicazione fra la parte occidentale della Costiera dei Cech e la Valle dei Ratti. Dalle baite parte un sentiero che punta verso est-nord-est, correndo poco al di sotto del crinale, che riprende a salire, alternando radi alberi, massi e piccole radure. Seguiamo il sentiero, fino ad un ampio spiazzo, delimitato anche, verso valle (destra) da un corrimano protettivo, dal momento che a valle del terrazzo vi è un salto roccioso.
Lasciamo, ora, il sentiero, che prosegue, effettuando una traversata verso est, fino ai prati della Brusada (m. 1580), ed effettuiamo una breve salita verso destra, fino a guadagnare il crinale. Seguiamo, poi, il crinale, salendo per un ulteriore breve tratto, guidati sa segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi, fino al punto in cui l’inclinazione dello stesso si fa un po’ più accentuata. Proprio qui, sulla sinistra, parte il sentiero, segnalato, che taglia i fianchi occidentale e settentrionale del monte Brusada (con tratti esposti: attenzione, se si decide di percorrerlo, per rientrare magari sul versante dei Cech dal passo della Piana, posto a monte dell’alpe e ad est del monte Brusada, a 2052 metri), portando all’alpe Codogno, in Valle dei Ratti (m. 1878).
È qui il passo, è questa la porta, un tempo frequentata dai pastori che passavano dall’uno all’altro alpeggio. Qui la Terra di Mezzo mostra il suo vero volto, quello di terra che congiunge ed unisce, invece che separare i due mondi. Oltre, il crinale sempre più aspro, fino alla cima del monte Brusada, cima a cui non si sale da qui, ma dal versante opposto (quello orientale). Dalle baite dell’alpe Bassetta al passo calcoliamo una ventina di minuti di cammino.
Come già detto sopra, dall’alpe Bassetta possiamo, infine, compiere una bella traversata ai prati dell’alpe Brusada (in territorio del comune di
Cercino), per poi tornare, da questi, ai Prati Nestrelli, chiudendo un bell’anello escursionistico. Torniamo, dunque, alla pianetta sopra menzionata, quella che sta appena sotto il crinale, nei pressi del passo del Culmine: ora, invece di salire al crinale, cerchiamo, sul limite orientale dello spiazzo, la partenza di un sentiero, non largo, ma abbastanza marcato, che inizia una serie di saliscendi, fra qualche macchia iniziale di pini ed il successivo terreno scoperto di sterpigne ed arbusti, sul versante alto e ripido sotto il crinale della Costiera, mantenendosi per un buon tratto ad una quota di poco superiore ai 1750 metri e tagliando alcuni dossi.
Comincia, quindi, una graduale discesa, che da quota 1750 circa porta a quota 1700, superando una fascia di ginestre che sembrano sempre lì lì per mangiarsi l’esile ma tenace traccia (e se la sono mangiata, di fatto, tempi addietro, finché, da pochi anni, i cacciatori non hanno provveduto a ripulirla. A quota 1700 raggiungiamo il filo del dosso che scende verso sud dalla cima del monte Brusada, e che segna anche il confine fra il territorio del comune di Cino e quello del comune di Cercino, nel quale ora entriamo. Entriamo, anche in una bella pineta, che ci ripaga un po’ della desolazione delle sterpaglie e ginestre che abbiamo finora incontrato. Cominciamo a scendere più decisamente, fino ad attraversare, a quota 1650 circa, il vallone che costituisce la parte alta della Valle di Siro (che scende fino alla località omonima, poco ad ovest di Cercino). Superato a monte un corpo franoso, raggiungiamo un abbeveratoio ed un casello dell’acqua, a quota 1630 circa.
I prati della Brusada sono vicini: li raggiungiamo dopo l’ultimo tratto della discesa, che ci porta al loro limite nord-occidentale, dove troviamo una cappelletta, il Cincet della Brusada, a 1584 metri, che raffigura una Madonna con bambino, S. Ambrogio, S. Michele e S. Margherita. Il ritorno ai Prati Nestrelli avviene imboccando il sentiero che si trova nella parte bassa, di destra (sud-ovest) dei prati, e che scende, con traccia sempre ben marcata, alle baite (ormai divorate dal bosco di Coper Volt (Cuper di Sopra, m. 1311). Poco sotto, ad un bivio, prendiamo a destra, rientriamo nel territorio del comune di Cino e raggiungiamo, infine, il limite orientale dei Prati Nestrelli.
L’anello Nestrelli-Bassetta-Nestrelli comporta un dislivello in altezza di poco più di 600 metri, e richiede circa 3 ore di cammino (oltre che, come già detto, esperienza escursionistica e prudenza).




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