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campane della chiesa di S. Martino

Il monte Rolla è considerato il monte di Sondrio: con la sua
cima poco pronunciata e quasi sfuggente, incontra il nostro sguardo
quando, da Sondrio, ci volgiamo verso nord-ovest, in direzione del fianco
montuoso che segna il confine fra Valmalenco e versante retico della
media Valtellina. Sulla sua cima si incontrano i confini dei comuni
di Sondrio (cui appartiene il versante orientale), Torre di S. Maria,
in Valmalenco (cui appartiene il versante settentrionale) e Castione,
cui appartiene il versante occidentale.
Raggiungerlo è assai facile: si tratta di un'escursione di grande
interesse panoramico, alla portata di tutti, particolarmente suggestiva
nei mesi autunnali, quando ancora la prima neve non ne ha imbiancato
il profilo. Non a caso la “Guida della Valtellina”, edita,
nell’agosto del 1884, a cura del CAI, raccomanda questa escursione:
“La cima del Rolla, segnata sulla carta dello stato maggiore austriaco
col nome di Monte Sterile, nonostante la sua poca altitudine ha vastissimo
panorama. Tutto il gruppo del Bernina coi suoi mari di ghiaccio si vede
di lassù, e il pizzo Scalino e i gruppi di Corna Mara, dell’Ortler
e dell’Adamello, e tutte le Prealpi, e tutta la Valtellina da
Mazzo alle montagne
del
Lago. Aggiungasi che la salita può farsi lungo una via sempre
amena e ricca anch’essa di splendide vedute…Per tutto ciò
ne pare che questa salita, così facile anche alle signore, sia
veramente raccomandabile.”
Per effettuarla partendo da Castione dobbiamo raggiungere Triangia (m.
800), percorrendo la strada provinciale che si imbocca, poco sopra la
chiesa di S. Martino, svoltando a destra. Dopo una strettoia, la strada
si fa larga e comoda e, con diversi tornanti, porta al paesino, posto
a nord dell'omonimo colle. Invece di proseguire sulla strada principale,
che scende ad intercettare la strada Sondrio-Valmalenco, prendiamo a
sinistra, attraversiamo le case del paese, passando davanti alla facciata
candida della chiesetta di S. Bernardo, e proseguiamo nella salita,
incontrando ben presto la deviazione, a destra, per il caratteristico
laghetto artificiale di Triangia (m. 890), che merita una visita. La
strada prosegue nella salita e raggiunge la località Ligari,
a 1092 metri, collocata in una posizione molto felice: in particolare
suggestivo è, da qui, lo scorcio sulla bassa Valtellina, dominata
dal profilo inconfondibile del monte Legnone.
Poco oltre, i tratti asfaltati si alternano a tratti in terra battuta.
La strada effettua un lungo traverso in direzione nord-est (destra),
raggiungendo i prati Rolla (m. 1304), presso l’ampio dosso che
segna il confine fra Valmalenco e Media Valtellina. Possiamo gustare,
da
qui,
un primo assaggio del panorama sulla testata della Valmalenco: si mostrano,
per ora, i pizzi di Tremogge e di Entova. Segue una lunga serie di tornanti,
che ci fanno guadagnare circa duecento metri di quota, fino alle case
di Forcola, poste, ad 8 km da Triangia, su uno stupendo poggio panoramico,
a 1518 metri. Questo alpeggio è fra i più panoramici della
media Valtellina, sia in direzione della media Valtellina, da Sondrio
a Tirano, sia in quella della Valmalenco, che mostra, da qui, l'intera
sua testata.
La strada riprende, quindi, la sua salita con ampi tornanti (il fondo
è però, in alcuni tratti, molto sconnesso e la percorribilità
a rischio nei mesi più freddi, a causa di placche di ghiaccio)
e conduce all’alpe Poverzone, a 1900 metri circa. Per evitare
di mettere a dura prova ammortizzatori e gomme, e non rischiare di “pattinare”
sul ghiaccio, possiamo lasciare l’automobile alla Forcola. In
questo caso la salita alla croce di Poverzone può avvenire in
modo tranquillo e un po’ monotono sulla carrozzabile oppure seguire
un sentierino incerto, che taglia il boscoso versante sud-orientale
del monte Rolla.
Raccontiamo questa seconda possibilità, riservata ad escursionisti
esperti. Portiamoci, con l’automobile, al primo tornante sinistrorso
che la strada (ancora asfaltata) imbocca oltrepassati i prati. Troviamo,
qui, un sentierino che se ne stacca sulla destra, in corrispondenza
di una fontana, inoltrandosi nel bosco. Lo imbocchiamo, trovando, dopo
pochi passi, un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Il sentiero comincia
a salire, dapprima verso destra, poi con una serie di tornantini, guadagnando
quota 1700. Qui la traccia tende a perdersi: proseguendo verso
destra,
dopo una breve discesa ci troviamo in un’ampia radura, con ottimo
colpo d'occhio panoramico sulla testata della Valmalenco. Ora, invece
di proseguire verso destra, pieghiamo a sinistra, su labile traccia,
risalendo il versante montuoso fino ad una bella conca, a quota 1740,
con un piccolo promontorio, nel bosco: qui pieghiamo di nuovo a destra
e riprendiamo a salire, su traccia abbastanza visibile. Superata una
roccetta sul sentiero, troviamo un paio di tornantini, e proseguiamo
a salire verso destra. La salita ci porta nel cuore di una sorta di
corridoio, nel cuore di una splendida macchia di larici, fino ad una
sorta di pianoro, a quota 1800, dove la traccia si perde. Qui si trova,
ben nascosta, anche una sorgente.
Invece di prendere a destra, in direzione del fianco del versante, portiamoci,
sulla sinistra, al centro di un largo corridoio, e saliamo gradualmente,
finché il bosco tende a chiudersi davanti a noi. Troviamo, però,
una traccia che ci permette di districarci fra le fitte piante, verso
sinistra e che, in breve, ci porta fuori dal bosco, sul limite inferiore
di un’ampia fascia di prati che sale verso ovest: si tratta della
parte più bassa dell’alpe Poverzone. Risalendo i prati,
su debole traccia, raggiungiamo le baite dell’alpe (quota 1900),
dopo circa tre quarti d’ora di cammino dall’alpe Forcola.
Giunti fin qui a piedi o con l’automobile, prima di proseguire
nella salita alla cima del monte Rolla portiamoci sul dossetto a sud
dei prati dell’alpe, dove si trova la grande croce in metallo,
sul limite di un ciglio che precipita in un salto roccioso. L’alpe
e la
croce
sono ancora in territorio del comune di Sondrio. Dalla croce lo sguardo
incontra, a nord, i monti Rolla (in primo piano) e Canale. Il panorama
sulla media Valtellina si apre in tutta la sua ampiezza, fino al gruppo
dell’Adamello. Ben visibili sono, in direzione est, il pizzo Canino
e la punta Painale, mentre il pizzo Scalino rimane un po' defilato,
sulla sinistra. Tornati sulla strada, vediamo un cartello che indica
la direzione di salita al monte Rolla, dato ad un’ora e mezza
di cammino.
Saliamo, quindi, di nuovo ai prati dell’alpe, in direzione nord,
lasciando alla nostra destra le baite e puntando verso nord-ovest. Incontriamo,
così, il ben visibile muretto a secco che delimita l’alpe
ad ovest, e lo oltrepassiamo. Sul lato opposto troviamo, segnalato da
segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi, un sentiero che sale, dapprima
verso sinistra, poi, dopo alcuni rapidi tornanti, verso destra, nel
bosco che ricopre il fianco meridionale del monte Rolla. Poi, a quota
2050 circa, prima di raggiungere un corpo franoso, il sentiero piega
di nuovo a sinistra, proponendo poi una serie di tornantini, prima di
uscire, a quota 2100 metri, dal bosco ed effettuare un lungo traverso
a sinistra. Nella prima parte del traverso, quasi pianeggiante, procediamo
all’aperto, poi riprendiamo a salire, in una macchia, prima di
uscire definitivamente, a quota 2160, in corrispondenza di un ometto,
dal bosco sul limite della fascia terminali di prati che scende dalla
cima del monte Rolla. La traccia si fa ora assai debole, e sale a zig-zag:
una serie di paletti con segnavia bianco-rossi detta la direzione del
sentierino, che però non è affatto obbligatoria.
Dopo l’ultimo quarto d’ora di salita, eccoci, finalmente,
all’ometto della cima a quota 2277 metri: abbiamo superato, dall’alpe
Poverzone, circa 370 metri di dislivello, in poco più di un’ora
di cammino. La cima del monte Rolla (m. 2277) è una delle più
panoramiche della media Valtellina: verso ovest si scorgono le alpi
Lepontine e si intravedono anche le cime delle Alpi più occidentali.
Un po’ più a nord sono ben visibili i passi di
Primalpia
e Talamucca, in valle di Spluga, ed i Corni Bruciati (m. 3114 e m. 3097),
posti fra la Valle di Preda Rossa e la Val Terzana. A destra dei Corni
Bruciati, appare un profilo insolitamente slanciato e piramidale del
monte Disgrazia (m. 3678), che mostra il suo fianco orientale. A nord
si impone il vicino monte Canale (m. 2522, chiamato monte Erbera dai
pastori, perché i pascoli raggiungono la sua cima), separato
dal monte Rolla dalla bocchetta del Valdone (m. 2176). A destra del
monte Rolla la giornata limpida mostra in tutto il loro splendore le
più alte cime della Valmalenco: distinguiamo, da sinistra (ovest),
il Sasso d’Entova (m. 3329), il pizzo Glüschaint (m. 3594),
i caratteristici pizzi Gemelli (m. 3500 e 3501), il pizzo Sella (m.
3511), l’elegante profilo del pizzo Roseg (m. 3937), i ravvicinati
pizzi Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4049, il “quattromila”
più orientale della catena alpina), la Cresta Güzza (m.
3869), i ravvicinati pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995),
il piz Palü (m. 3905) e, un po’ isolato, sull’estrema
destra, il piz Varuna (m. 3453). Più a destra, cioè a
nord-est, si distinguono le tre cime principali del pizzo Scalino (m.
3323), della punta Painale (m. 3248) e della vetta di Rhon (m. 3136).
Verso est si dominano con lo sguardo la media Valtellina e la parte
centrale ed orientale della catena orobica. A sud est sono ben visibili
le cime più alte della catena. A sud ovest, infine, si scorgono
anche le cime della Val Gerola.
Il ritorno può avvenire, senza troppe difficoltà, seguendo
il crinale che scende, verso nord-ovest, alla bocchetta del Valdone
e, di qui, proseguendo a sinistra, con facile discesa, fino alla pista
che, percorsa in direzione est (sinistra), riconduce all’alpe
Poverzone. Su questo crinale corre anche il confine fra i comuni di
Castione (a sud-ovest) e Torre S. Maria (a nord-est). Ecco come si sviluppa
il ritorno per questa via. Il primo tratto di discesa dalla cima, verso
ovest-nord-ovest, conduce ad una cunetta, dalla quale si risale in breve
alla sommità di un dosso.
Mentre
camminiamo, splendido è il panorama che ci accompagna verso nord:
suggestivo, in particolare, il profilo del monte Disgrazia, che si mostra,
da qui, nella forma insolita di uno slanciato quanto imponente torrione.
Dal dosso scendiamo ad una seconda cunetta, seguita da un secondo dosso,
di cui, però, non seguiamo il crinale, perché il sentiero,
sempre ben visibile, ne taglia il fianco sulla destra. Ci affacciamo,
quindi, all’ultima parte della discesa, che, in direzione nord,
ci porta ai 2176 metri della bocchetta del Valdone, dalla quale, prendendo
a destra, si scende all’alpe omonima , in Val Valdone, mentre
prendendo a sinistra, per un facile ed ampio canalone, si scende alla
pista carrozzabile che dall’alpe Poverzone conduce all’alpe
Colina, passando per l’alpe Prato Secondo e l’alpe Marscenzo.
Percorrendo la pista verso sinistra raggiungiamo, quindi, dapprima i
prati dell’alpe Prato Secondo (che sono ancora in territorio del
comune di Castione), poi quelli dell’alpe Poverzone, dove abbiamo
lasciato l’automobile. Questo semplice e gradevolissimo anello
escursionistico, che potremmo chiamare anello del monte Rolla, richiede
solo due ore ed un quarto circa di cammino, e comporta un dislivello
in salita che è alla portata di tutti (400 metri circa). Troppo
poco, però, per un incallito camminatore.
Teniamo presente, allora, che l’escursione può essere prolungata
attaccando, all’altezza della bocchetta del Valdone, il crinale
che dalla cima del monte Canale (m. 2523) scende verso sud: seguendolo,
la raggiungiamo, senza eccessive difficoltà, in circa un’ora
di cammino (solo il primo tratto è un po’ ripido, ma primo
di autentiche difficoltà e non esposto). Per tornare all’automobile,
in questo caso, possiamo seguire una via più
lunga
tagliando, nella discesa, verso destra non appena troviamo alcuni segnavia
bianco-rossi: dopo una breve traversata su una sorta di corridoio erboso,
ci portiamo, così, sul crinale che dalla cime del monte scende
verso nord-ovest, e, percorrendolo in discesa raggiungiamo una sella
che si affaccia, sulla destra, all’ampia alpe Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle). Siamo
sempre sul confine fra comune di Castione (versante retico alla nostra
sinistra) e comune di Torre S. Maria (versante dell’alpe Arcoglio,
alla nostra destra). Segue una breve risalita, che culmina nel superamento
di una fascia di roccette quotata m. 2368 (attenzione a superarle, seguendo
i segnavia bosco-rossi, nella sezione centrale, con modesto appoggio
a destra, evitando l’appoggio sulla sinistra, dove una traccia
di sentiero supera un passaggino esposto su un salto pericoloso), scendiamo
di nuovo alla colma di Arcoglio (m. 2313), alla quale giunge, da destra,
un sentiero marcato che sale dall’alpe di Arcoglio.
Ora dobbiamo lasciare il sentierino che prosegue sul crinale e seguire
la traccia più marcata che scende verso sinistra (non, però,
quella altrettanto marcata che prosegue quasi pianeggiante). Dopo un
lungo traverso, il sentiero piega a sinistra e scende per un buon ratto,
prima di piegare di nuovo a destra ed intercettare la pista Poverzone-Colina
proprio sopra il baitone dell’alpe Marscenzo. Seguendola verso
sinistra, torniamo all’alpe Poverzone, dopo circa 4 ore di cammino
(il dislivelli, in questo anello dei monti Rolla e Canale, sale a circa
780 metri).
È interessante, infine, leggere il racconto dell’escursione ai monti Rolla e Canale effettuata da Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista che molto amò queste montagna, il 25 agosto 1908: “Le ore che precedono l'alba sono per me fra le più tristi. Salendo da Sondrio a Triangia, alle tre e mezzo del mattino, nonostante il cielo splendido, ho la malinconia nell'anima. Quanti anni sono passati dalla mia ultima ascensione al Rolla, fatta in una giornata freddissima di dicembre, affondando nella neve fino alla cintola. Il mio compagno di allora, l'amico Antonio Facetti, doveva morire qualche anno più tardi al Monte Rosa (agosto 1903). Poco sopra Moroni, un viottolo sassoso mi conduce ai simpatici valloni che stanno ad oriente del lago di Triangia. Fa giorno. Le creste grigie del gruppo dell'Adamello si disegnano nettamente sul cielo arancione. Dalla parte opposta si rizza la cima dello Spluga. Tutt'intorno vi sono splendide eriche in fiore, enormi grappoli rossi di Berberis, bacche scarlatte di Vaccinium sitis ideae. Un saltimpalo ritto su una pietra, mi guarda curiosamente. Il mio pensiero va a colui la cui scomparsa ha lasciato un vuoto sì grande nella mia vita e a cui eran tanto cari i dintorni del lago di Triangia. E risalgo per un bel bosco di pini, fra boscaglie di nocciuola. Fra le piante si vedono apparire le cime delle Alpi Orobie, la valle del Liri e il Legnone.

Alle sette, arrivo al pascolo di Ciasturba. Risuona un allegro tintinnio di campanelle. Una ragazzina, in alto sulle coste erbose, con una mandria di pecore, canta a squarciagola. Mi inerpico per coste ripide coperte di lamponi e di eriche in fiore. Arrivo a un altro pascolo il cui sfondo è chiuso, verso oriente, dal gruppo Scalino-Painale. I prati sono smaltati di splendide genziane pratensi (Gentiana pratensis), dalle larghe corolle violette. La ragazzina colle pecore continua a cantare e, alla mia volta, mi metto a fischiettare la "Matchicha", la simpatica melodia che s'è diffusa su tutta la terra e che mi ricorda le belle cavalcate tunisine. Ma il cielo, poco a poco, si copre. Il vento si leva. Bianche nebbie salgon dalle valli ed involgon le cime. Superata l'ultima costa tocco la cresta orientale del Rolla e appaiono davanti a me Disgrazia e Corni Bruciati. Alle nove, raggiungo la cima, il cui panorama si estende fino a un lembo del lago di Como. Giù sotto, il triste spettacolo del bosco di Castione bruciato.
Lasciata la cima alle dieci e dieci arrivo in venti minuti, seguendo la cresta nord, sulla Bocchetta del Valdone (2181 m.). Dall'alpe di Morscenzo sale il tintinnio delle campanelle delle vacche. Sulle pendici del Monte Canale, i contadini battono le falci. Attacco la cresta nord-ovest del Canale, prima di roccia calcarea a flora ricchissima, poi di granito a povera flora e infine completamente coperto di erba. Delle coturnici volano via. Il tempo ridiventa bello. Alle dieci e dieci, tocco la prima punta e giù sotto appare l'alpe d'Arcoglio. Seguendo sempre la cresta, mi porto alla seconda e alla terza cima alle undici e venti. Il panorama è analogo a quello che si gode dal Bolla. Si vede lontano la capanna di Corna Rossa, così utile per l'alpinista se i vandali non l'avessero più volte rovinata. Spingendomi un po' in giù sulla cresta nord, vedo i paesi di Chiesa e di Primolo, in Val Malenco. A mezzogiorno e mezzo, scendo lungo le pendici di sud-est fino a un comodo sentiero che mi conduce a un'eccellente sorgente d'acqua, vivamente desiderata dal lago di Triangia in poi. Il sentiero scende ripido verso la chiesa dei Cagnoletti che si vede giù in fondo alla valle. Tocco i primi castagneti, le vigne, la strada della Val Malenco che mi riconduce a Sondrio per le quattro pomeridiane”. (B. Galli Valerio, Punte e Passi, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).