L'anello dei tre rifugi
(Bignami, Marinelli, Carate
Brianza) nel cuore del gruppo
del Bernina (Valmalenco)

[Home Page]

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Diga di Campomoro-Rif. Bignami-Bocchetta di caspoggio-Rif. Marinelli-Rif. Carate brianza-Diga di Campomoro
6 h
1200
EE

Questo trekking di una sola giornata ci permette un contatto ravvicinato di grande impatto emotivo con gli scenari più belli che il versante italiano del gruppo del Bernina regala, toccando anche i suoi tre rifugi più conosciuti.
Per effettuarlo dobbiamo salire alla località di Campomoro. Raggiungiamo dunque Sondrio e saliamo in Valmalenco, portandoci sul lato destro (per noi) della valle all'altezza di Torre di S. Maria. A dieci chilometri da Sondrio raggiungiamo il bivio Chiesa Valmalenco (sinistra) - Lanzada (destra). Prendiamo a destra e, attraversata Lanzada, cominciamo a risalire la val Lanterna, su una strada in molti punti scavata nella roccia, che, dopo circa 5 chilometri e qualche tornante, conduce alla località di Campo Franscia (m. 1587; localmente solo “franscia”; l’aggiunta di “Campo-“ si deve ad una situazione curiosa: la Guardia di Finanza progettò di costruire a Campomoro una caserma; il progetto, però, mutò e la scelta cadde su Franscia, ma nei documenti, già pronti, venne cancellato solo –moro, sostituito con –franscia; così nacque il toponimo “Campofranscia”). Da qui parte una strada dell'ENEL (aperta al traffico e quasi interamente asfaltata) che, con diversi tornanti, ci permette di guadagnare i 1990 metri di Campomoro, dove, oltre al rifugio omonimo, troviamo il primo grande sbarramento idroelettrico (dighe de cammòor). La strada prosegue verso il muraglione del secondo sbarramento, ma è chiusa al traffico per il pericolo di caduta massi, per cui dobbiamo spendere il primo quarto d'ora di cammino per raggiungere la diga di Gera (dighe de gère) e risalirne il poderoso sbarramento su un camminamento.
Il panorama che si apre è già imponente: vediamo, da destra, la punta Varuna (m. 3453), la vedretta di Fellaria orientale, il Sasso Rosso (m. 3481), alle cui spalle si scorge appena il piz Palü (m. 3905), la vedretta di Fellaria occidentale ed il Piz Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3995).
Imponente lo sbarramento, che ha un volume di 1.800.000 di calcestruzzo e raggiunge un'altezza di 110 metri. Il serbatoio può contenere 65 milioni di metri cubi d'acqua, ed è alimentato dal torrente Còrmor, che scende dalla vedretta di Fellaria, e dallo Scerscen, che scorre nel vallone più ad ovest, ma viene deviato, poco sotto il cimitero degli Alpini, nel vallone di Scerscen, mediante una galleria di 4 km scavata nella roccia, che porta le sue acque a gettarsi nella diga. Questo imponente manufatto è stato costruito fra il 1960 ed il 1965 dall'Impresa Italstrade per la società idroelettrica Vizzola, prima, per l'ENEL, poi.
Percorriamo la sommità dello sbarramento verso ovest ed incamminiamoci su un comodo sentiero (un po' esposto però alla caduta massi: attenzione!), che effettua una lunga diagonale sul fianco orientale del
Sasso Moro e sul versante di pascoli e rocce denominato "còsto granda", raggiungendo, dopo un tornante nel punto finale, il rifugio Bignami (2385 m.). Da qui il panorama è analogo a quello già contemplato, ma si aggiunge la possibilità di gettare uno sguardo sul vallone terminale della val Lanterna, dove si riversano fragorosamente tre grandi cascate che scendono dalla vedretta di Fellaria e si disperdono in diversi torrentelli.
E' possibile scendere al vallone su un bel sentiero, che parte proprio alle spalle del rifugio ed è chiamato "Sentiero dei ponti", perchè permette di attraversarlo su sette ponti, raggiungendo l'alpe Gembrè ed effettuando il giro completo della diga di Gera.
Noi invece ci dirigiamo a sinistra (nord-ovest), seguendo i segnavia che indirizzano alla bocchetta di Caspoggio, superando l'alpe Fellaria (m. 1401) ed attraversando il torrentello che scende dal vallone che porta alla forca di Fellaria (buchèl de felérìe), lasciandolo cioè alla nostra sinistra. Si comincia a salire, dapprima su magri pascoli, con qualche tornante, poi attaccando decisamente un grande canalone detritico, che ci dà l'illusione visiva che la bocchetta sia posta alla sua sommità. Non è così, perché risalita faticosamente la ganda, scopriamo che c'è ancora un bel tratto da coprire, in quanto dobbiamo superare il nevaio adagiato su una grande conca che si trova a valle della bocchetta. Seguendo i segnavia (triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, perché ne stiamo percorrendo a ritroso la sesta tappa, Marinelli-Bignami) e le tracce lasciate dagli altri escursionisti, effettuiamo un arco di cerchio sulla sinistra del nevaio e giungiamo ai piedi della bocchetta di Caspoggio, dove le corde fisse ci aiutano a superare le ultime roccette. Dai 2983 metri del valico il panorama è grandioso. Alle nostre spalle dominiamo nella loro interezza le valli Confinale (canfinàal) e Poschiavina ed il pizzo Scalino, mentre davanti a noi si apre lo spettacolo superbo dei giganti del gruppo del Bernina: vediamo, da destra, il già citato Piz Zupò ed il Piz Argient (m. 3945), mentre, più a sinistra, si mostra la celeberrima triade dei pizzi Bernina (m. 4050), Scerscen (m. 3971) e Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio, m. 3937). Segue il passo di Sella e, alla sua sinistra, i pizzi Sella, Gemelli e Gluschaint.
Si tratta ora di scendere su un piccolo ghiacciaio, la vedretta di Caspoggio, che non è particolarmente
pericoloso, ma può nascondere qualche insidia, per cui seguiamo scrupolosamente la traccia lasciata dagli altri escursionisti: in breve, scendendo verso il lato destro della vedretta, ci ritroveremo, dopo un ultimo tratto su sfasciumi, sul sentiero che sale verso il rifugio Marinelli, già ben visibile, su un grande sperone roccioso, dalla bocchetta. Va da sé (ma forse è bene ricordarlo ugualmente) che dobbiamo essere attrezzati per una traversata su ghiacciaio; sostando alla bocchetta ci può invece capitare di incontrare qualche escursionista sprovveduto, che fa venire in mente la canzone di Iannacci "El purtava i scarp de tenis..."
A questo punto compiamo uno sforzo supplementare e risaliamo gli oltre centro metri di dislivello che ci separano dalla quota 2813 del rifugio: ne vale la pena, non possiamo non visitare il più famoso rifugio di Valmalenco, dove possiamo sostare, ammirare l'impressionante vallone di Scerscen e, ad ovest, la vedretta di Scerscen inferiore, e ritemprarci in vista di una discesa che si annuncia piuttosto lunga, anche se molto agevole.
Il rifugio, di proprietà del CAI di Sondrio, fu costruito nel 1880. Il suo nome originario era rifugio Scerscen ma, dopo la morte del suo ideatore, Damiano Marinelli, nel 1882 venne intitolato a lui. Nel tempo fu soggetto a numerosi ampliamenti (1906, 1915, 1917, 1925 e 1938), finché, dopo la seconda guerra mondiale, per impulso di Luigi Bombardieri venne raddoppiato. Alla morte del Marinelli, in seguito alla tragica caduta dell’elicottero che lo trasportava nel 1957, il suo nome venne aggiunto nell’intitolazione del rifugio, che ebbe come custode Cesare Folatti.
Per tornare al punto di partenza, infatti, percorriamo a ritroso il tracciato normalmente utilizzato per salire al
rifugio. Torniamo quindi alla base dello sperone roccioso, attraversiamo su un ponticello il torrente che scende dalla vedretta di Caspoggio ed effettuiamo una traversata sostanzialmente pianeggiante che, con un primo tratto verso sud-ovest ed un secondo verso sud-est, ci permette di aggirare le propaggini del fianco occidentale delle cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094; più ad est, la cima di Caspoggio, m. 3136; queste vette sono chiamate, però, localmente, nel loro complesso, “sas di fòrbes”) e di raggiungere la bocchetta delle Forbici (buchèl di fòrbes).
Poco prima della bocchetta, però, fermiamoci a contemplare per l'ultima volta lo spettacolo dei pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio), Scerscen (probabilmente da "scérsc", cerchio) e Bernina, che da qui si mostrano in tutta la loro regalità. Pochi metri sotto la bocchetta, sul lato dell'alta valle di Musella, troviamo il terzo rifugio, il Carate Brianza (m. 2636).
Ci attende ora una tratto di discesa più ripida, sui famosi "sette sospiri" (ma, per noi che scendiamo e che magari incrociamo qualche volto stravolto dalla fatica, sono sospiri di sollievo): seguendo il sentiero, giungiamo ad un bivio segnalato da cartelli: proseguendo la discesa verso sud ci ritroveremmo all'alpe Musella, dove si trovano i rifugi Mitta e Musella. Noi pieghiamo invece a sinistra (sud-est), effettuando una lunga traversata, sostanzialmente pianeggiante, dell'alta valle, al cospetto delle cime di Musella e del Sasso
Moro, fino a portarci ai piedi del suo fianco meridionale. Qui il sentiero piega a sinistra (est) e comincia bruscamente a scendere, con tratti ripidi e protetti, perchè esposti, in direzione della diga di Campomoro (dighe de cammòor), che ora vediamo sotto di noi.
Al termine della discesa ci ritroviamo ai piedi del muraglione orientale della diga e dobbiamo risalire per qualche decina di metri, su una comoda strada sterrata, fino al camminamento che ci permette di attraversarla e di raggiungere il suo lato orientale, ritornando così in breve alla nostra automobile.

L'intero anello (che, ovviamente, può anche essere percorso in senso contrario), compresa la salita al rifugio Marinelli, comporta un dislivello in salita di poco più di 1200 metri ed un tempo complessivo di circa sei ore (al netto, ovviamente, delle soste).

Copyright:
Massimo Dei Cas
Via Morano, 51  23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285  E-mail: m.deicas@tin.it