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| Il mio paese ha l'indole ruvida , silenziosa e riservata della sua gente .
E non fa nulla per nasconderlo.
Anzi, talvolta sembra addirittura respingerti, mostrandoti il carattere aspro del suo clima.
Quasi come se volesse invogliarti ad abbandonarlo , per consentirti di vivere altrove .
Poi ritorni e sorridi a questi quattro tetti come faresti ad un vecchio amico ritrovato e che credevi perduto.
In realtà non vi siete mai lasciati. |
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| Al centro del paese , sull'area occupata da un rudere demolito, è stata ricavata una piazzetta pubblica con un elegante gazebo in legno di iroko , corredato da comode panche e da una solida tavola.
Quelli della mia generazione , non possono non ricordare con nostalgia l'albero di ciliegio ( peraltro sacrificato precedentemente per motivi di viabilità ) silenzioso testimone di tante scorribande fanciullesche .
Ma è indubbio che questa soluzione urbanistica ha riqualificato un ' area abbandonata da anni al degrado e all'incuria .
Rimane l'amarezza nel vedere il gazebo , desolatamente inanimato, per almeno undici mesi all'anno.
Ma pur volendo evitare di confondere la causa con gli effetti , questa sconfortante riflessione , mi fornisce lo spunto per alcune condiderazioni sull'andamento demografico del paese.
Magnasco , non solo nel corso degli ultimi cinquantanni , ha visto dimezzare il numero dei residenti effettivi , ma ( dato ancora più preoccupante ) negli ultimi quattro lustri nel XX secolo , non ci sono state nascite .
Attualmente gli abitanti che risiedono stabilmente nella frazione , sono circa 60.
Di questi solo 2 hanno meno di dieci anni ( 3,33 % ) e per contro 31 ne hanno più di sessanta ( 51.6 % ).
Non solo , ma l'indice di vecchiaia risulta essere di dieci volte superiore alla già preoccupante , media nazionale .
Questi dati , seppur indicativi, sono sconcertanti e fotografano una involuzione demografica ormai irreversibile. |
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| Se è relativamente facile , indicare l'area prospiciente la fontana di Mezzo da Villa , come il nocciolo più antico degli edifici appartenenti a quello che era il nucleo originario , altra e ben più difficile cosa è individuare quanto di quella realtà storica sia riscontrabile nelle costruzioni attuali.
E per dare perlomeno un'impronta di credibilità storica a quelle poche considerazioni che mi appresto a scrivere, consentitemi di partire da un inconfutabile dato oggettivo.
Secondo un documento conservato nell'Archivio Doria Pamphili di Roma, a Magnasco e Piandifontana , nel 1549, risiedevano venti famiglie .
Dovendo scindere questo dato credo di essere abbastanza nel giusto , indicando in 15 il numero di quelle magnaschesi.
Se così fosse , almeno due considerazioni le possiamo fare.
La prima è statisticamente sorprendente , poichè applicando la regola consolidata che stima nel numero di cinque i componenti del nucleo familiare del XVI secolo , dobbiamo dedurre che pressappoco ,il numero degli abitanti nel corso di quasi cinque secoli è rimasto invariato ( sic! ).
La seconda è che conseguentemente , almeno una ventina di abitazioni rurali dovevano costituire il nucleo urbanistico del paese.
Ma ritorniamo alla domanda iniziale alla quale non voglio sottrarmi : quanto di quelle costruzioni è ancora riscontrabile nelle case attuali ?
Personalmente ritengo che le case più vecchie del paese , siano riconducibili al XVIII secolo , almeno nella loro consistenza architettonica attuale.
Ma ritengo anche molto probabile , che molte delle costruzioni cinquecentesche , siano state inglobate negli edifici successivi in una sorta di sovrapposizione urbanistica.
E anche per quelle forzatamente demolite per inconsistenza strutturale ( ricordiamoci che la calce è stata l'unico legante sino alla metà del XVIII secolo ) e facilmente ipotizzabile il riutilizzo di pietre e architravi nella nuova riedificazione. |
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| Il territorio dove sorge Magnasco è interessato da molti anni , da un ampio movimento franoso che coinvolge trasversalmente , gran parte dell'abitato.
Semplicisticamente potremmo affermare , che il paese scivola lentamente , ma inesorabilmente verso il torrente Dugaia.
Per la verità alcuni interventi , finanziati dalla Pubblica Amministrazione , sono stati eseguiti nel tentativo di ridurre gli effetti della frana.
Con quali tangibili risultati non posso onestamente dirlo.
Occorrerebbero elementi oggettivi e competenze geologiche che sinceramente non possiedo.
Certo le vistose crepe che sistematicamente riaffiorano dagli intonaci delle case non lasciano troppo spazio all'ottimismo. |
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| La fotografia ci propone l'ingresso del cimitero di Magnasco e delle altre frazioni della parrocchia ( Cerisola , Villa Rocca e Piandifontana ) . Le due colonne in blocchi di pietra lavorata,( risalenti al 1903 ) pur nella semplicità delle linee, non sono prive di una evidente dignità architettonica.
L'interno di questo appartato luogo della memoria, pur non offrendo spunti artistici di rilievo assoluto , è molto curato e non privo di elementi decorativi di buona fattura.
Alla sinistra dell'ingresso , vi è la cappella dove negli anni settanta sono state traslate le salme del cav. Brizzolari e di sua moglie Amalia.
Impreziosita all'esterno dai busti marmorei dei due benefattori , all'interno , la cappella propone una bella ( anche se fatalmente retorica ) iscrizione che aulicamente ci ricorda la caducità dell' umana esistenza e ci esorta " ad abbracciare il Vero che apporta eterna vita "... |
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| L'immagine ci mostra la piazzetta al centro del paese , chiamata per l'appunto in " mezzo da villa".
Su queste panche di pietra ( oggi purtroppo cementificate ) si sono sedute decine di generazioni di magnaschesi. Quando le condizioni climatiche consentivano infatti la " veggia " all'aperto , i vecchi del paese , si ritrovavano in
questa sorta di agorà per scambiarsi esperienze , opinioni e qualche bonario pettegolezzo . Sicuramente prima che la piazzetta fosse raggiungibile dalle auto e con la fontana pubblica non menomata architettonicamente , questo era un angolo di straordinaria bellezza.
Non solo , ma queste panche , potrebbero spiegarci cos'era l'Italia , nel perodo compreso tra i due conflitti mondiali.
L'occasione paradigmatica , potrebbe essere la realizzazione della tratta Rezzoaglio -Villanoce , della strada camionabile.
Per completare l'opera , resa particolarmente impegnativa dalla costruzione del ponte sul Dugaia, furono necessari sei anni di lavori , precisamente dal 1930 al 1936.
L'impresario Ido Gazzano , aveva posto il suo quartier generale a Magnasco , nella casa della famiglia Berneri , poco distante dalla piazzetta.
Al mattino usciva di casa fumando la pipa e trovava seduti sulle panche , decine di operai ( soprattutto veneti ) che cercavano un lavoro.
I pochi prescelti erano invitati a passare in ufficio , mentre per gli altri , non restava che raccogliere i pochissimi effetti personali e rimettersi in viaggio alla ricerca di un altro cantiere.
Non a caso ho parlato di "mezzo da villa " come luogo di aggregazione per anziani , poichè quasi rispettando un codice non scritto ai bambini era riservata l'aia davanti alla scuola e ai giovanotti l'appartata quiete della Valletta . |
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| Ognuno di noi è la somma , non algebrica, di tante cose.
La base di pertenza è indubbiamente il nostro patrimonio genetico. Il nostro DNA , per dirla con un acronimo più famoso che conosciuto.
A questo si aggiungono le nostre esperienze sociali , in famiglia e fuori, che secondo gli esperti iniziano già nel grembo materno.
Sicuramente nella culla , comunque.
Poi la scuola e per chi è fortunato un bravo maestro.
Poi le esperienze adolescenziali , il lavoro e così via.
Con una certezza : ogni essere umano è unico e irripetibile.
Eppure è innegabile che tutta una serie di tratti somatici , ma soprattutto caratteriali possono connotare , in senso generale , gli abitanti di una nazione , di una regione o meglio ancora di un paese.
Soprattutto se quest'ultimo , appartiene ad una realtà storicamente chiusa come la val d'Aveto.
Quasi come un indelebile marchio di fabbrica , che ci accompagnerà per tutta la vita.
Io sono andato via da Magnasco che avevo sei anni.
Da quel momento il mio percorso formativo è stato diverso da quello dei miei compagni d'infanzia. Ma sono rimasto uno di loro.
E lo dico perchè fortunatamente , ho sempre riscontrato la mia matrice avetana non soltanto nella suggestione del ricordo di una infanzia spensierata e libera, ma nei gesti e nei comportamenti quotidiani.
Per non parlare degli aspetti più reconditi della mia personalità.
E ogni volta che posso trascorrere qualche ora con i miei vecchi amici a Magnasco , seppur diversi tra noi, cogliamo subito la magica atmosfera di un rapporto privilegiato , rinsaldato da un forte senso di appartenenza ad un territorio e ad una comunità.
Ritorniamo per qualche ora , bambini.
E per me , è come se da Magnasco non me ne fossi mai andato. |
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| Nella parte inferiore del paese , appena superate le ultime abitazioni, lo sguardo viene catturato dall'ampio pianoro del Quartè.
Ormai completamente incolto, ha preso le sembianze di un pascolo, ma sino a una trentina di anni or sono , poteva veramente essere considerato l'emblema della campagna magnaschese.
Osservandolo in primavera infatti, con le zolle rivoltate dalle vanghe , rappresentava un inno alla laboriosa semplicità di una economia rurale , che si tramandava immutata da secoli.
E per dare un conforto testimoniale al fatto , che questo pianoro sia sempre stato considerato di primaria importanza dalla comunità magnaschese , vi sottopongo di seguito una osservazione onomastica ed un ' interessante aneddoto storico.
Partiamo dal toponimo. Quartè indica presumibilmente una suddivisione dell'unità in quarti . Ed è evidente che si fraziona quello che vale ed è appetito da molti.
L'episodio storico di cui vi ho poc'anzi accennato , appartiene ad una consolidata tradizione orale. Ma questo non mina affatto la sua credibilità essenziale . L'aspetto più aleatorio è semmai collocarlo cronologicamente , ma verosimilmente il fatto è avvenuto tra il XVII e il XVIII secolo.
Sicuramente ai tempi in cui , per vantare un diritto di proprietà su un terreno , bastava occuparlo e coltivarlo , ma soprattutto difenderlo con determinazione.
Ed è quello che evidentemente pensavano di fare un gruppo di remoti rezzoagliesi , che risalendo l'irta " moreschinna " con un aratro, si accingevano ad occupare il Quartè.
Non avevano fatto i conti con la coraggiosa difesa di quel territorio da parte dei miei compaesani.
Questi infatti appostati appena sotto il paese con l'archibugio , spararono un colpo che danneggiò l'aratro .
Fortunatamente non ci fu bisogno d'altro , per far desistere i rezzoagliesi dai loro propositi espansionistici e il Quartè continuò a sfamare generazioni e generazioni di magnaschesi. |
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| In Italia ci sono circa 350.000 cognomi. Pare che sia un primato mondiale. E la loro origine è da attribuire per il 40% all'onomastica ( nomi propri di persona ) per il 25% ai soprannomi e infine per il 35% alla toponomastica ( nomi dei luoghi ).
Ed è proprio da quest'ultima che deriverebbe il cognome più diffuso a Magnasco : Brizzolara.
Pare infatti certo che la sua origine sia riconducibile al medesimo toponimo della frazione del comune di Borzonasca.
Curiosamente oggi ci sono più Brizzolara in val d'Aveto ( circa 44 )che in valle Sturla ( circa 23 ).
E' verosimile ritenere che una parte di quell''antico casato, dedita al commercio ambulante, attraversando la val d'Aveto, per sconfinare in Emilia e in Lombardia, si sia radicata nella nostra frazione.
Da Brizzolara sarebbe poi derivata la variante Brizzolari , per il probabile distacco di un ramo cadetto , di estrazione più borghese.
Quest'ultimo cognome comunque , pur avendo una diffusione nazionale simile a Brizzolara , in Val d'Aveto è completamente estinto.
A Magnasco risiedono circa la metà dei Brizzolara che vivono ancora nella valle e costituiscono circa un terzo della popolazione residente nella frazione. Mentre sin verso la metà del XX secolo, l'incidenza numerica del cognome nell' onomastica del paese era decisamente più significativa.
Altri cognomi della comunità magnaschese sono : Berneri, Biggini, Fontana, Laneri, Losi, Rocca.
Risulta particolarmente curioso osservare come il cognome Magnasco , che deriverebbe secondo alcune fonti , proprio dal toponimo della nostra frazione , sia completamente scomparso dalla nostra valle.
Mentre è ancora presente , seppur con numeri poco significativi , a Genova. |
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| Questo non è il sito ufficiale di Magnasco.
Non può e non vuole esserlo.
Quindi non contiene quelle informazioni che normalmente connotano un sito di promozione turistica.
Ma allora cos'è ?
E' un tentativo ( forse addirittura improprio ) di raccontare frammenti di un territorio e di una comunità. Cogliendone aspetti
importanti per me e magari insignificanti per altri. Anche perchè sono fermamente convinto che il solo fondamento di una scelta sia la possibilità di negarla. E le scelte che ci appaiono divergenti , spesso lo sono
meno di quanto crediamo. Un po' come le foglie di uno stesso albero.
Forse in questa "raccolta" , manca qualche elemento che poteva ben figurarvi e forse ce n'è qualcuno che vi figura a sproposito. E' ineluttabile.
Come è inevitabile , che qualche lettore si possa trovare in disaccordo con le mie argomentazioni. Ed è una fortuna , poichè il giorno che le nostre opinioni fossero accettate da tutti senza obiezioni, significherebbe, nella migliore delle ipotesi, che si tratta di banalità.
Massimo Brizzolara |
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| Rifuggendo l'idea di rappresentare una Magnasco onirica , trasformando questo sito in un amarcord fatalmente stucchevole, consentitemi di raccontarvi anche quello che del mio paese mi piace di meno e talvolta, non mi piace affatto.
Per farlo ricorro ad una disdicevole autocitazione introduttiva, ricordando quanto scrivevo a proposito della miserevole fine delle antiche campane di Villacella e del cosiddetto " calice dell'abate" ( cfr. pag 224 " La Val d'Aveto - frammenti di storia dal medioevo al XVIII secolo" ).
Nell'occasione esprimevo il mio atavico pessimismo , sulla possibilità che l' incultura a carattere latente , avesse esaurito i suoi misfatti in quella lontana e riprovevole circostanza.
Vi prego di credermi sulla parola : quando scrivevo quelle righe pensavo allo scempio architettonico perpetrato ai danni di questa fontana magnaschese di fine ottocento.
Perchè ripeto, di scempio si tratta. Ed è stato compiuto non secoli fa , ma alla fine degli anni settanta.
Allorquando per consentire ( forse sarebbe più corretto dire agevolare ) il transito degli autoveicoli è stata demolita la bella copertura e drasticamente ridotta la vasca di sinistra.
Con il risultato di snaturare completamente l'impianto urbanistico della più bella piazzetta di Magnasco.
E non solo il tutto è avvenuto , senza alcuna consultazione preventiva della volontà popolare , ma purtroppo nell'indifferenza generale.
Al riguardo credo di essere abbastanza nel giusto nel ritenere , la mia posizione critica , assolutamente minoritaria all'interno della comunità magnaschese.
Ma pur senza scomodare l'assioma schilleriano sulle ragioni della maggioranza, vi assicuro che non temo l'isolamento intellettuale e quand'anche fossi il solo a sostenere questa tesi , lo farei ugualmente. |
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| Quante volte mi sono soffermato a guardare l'acqua corrente di questa fontana... ed ogni volta non potevo sottrarmi dal suo magico messaggio : nella vita bisogna rinnovarsi continuamente , pur restando sempre se stessi. |
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| Nel corso del biennio 2005/06 il paese è stato oggetto da parte della Pubblica Amministrazione , di un importante intervento di recupero urbanistico.
Sono state completamente rifatte sia la rete idrica che fognaria e sono state ripavimentate gran parte delle strade interne. Per quest'ultimo intervento la scelta dei materiali è risultata particolarmente felice poichè si è ritornati all'acciottolato in stile " risseu ". Mentre , ai due ben integrati corridoi in cemento , è demandato il compito di rendere più agevole il transito veicolare riducendo le inevitabili vibrazioni.
Aver eliminato l'antiestetico e antistorico asfalto ( peraltro in pessime condizioni ) è un valore aggiunto di questo improcastinabile intervento , molto apprezzato da tutta la comunità magnaschese.
Come d'altronde è da valutare molto positivamente anche la realizzazione dell 'ampia piazza pubblica adiacente alla Statale verso Cerisola, che in attesa di ludiche destinazioni d'uso , può svolgere la funzione socialmente importante , di eliporto per le emergenze sanitarie. |
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| Questa bella ed interessante epigrafe, di fine Settecento, è incastonata in una casa restaurata ( di proprietà della famiglia Valenti ) nel centro storico del paese.
Lo stato di conservazione non ottimale, non consente la lettura integrale dell'iscrizione che recitava : " PARTA LABORE QUIES ( quiete nata dal lavoro).
Personalmente ritengo che la frase potrebbe essere stata ispirata da un verso del poeta latino Orazio : " PARTA LABORE QUIES ITERUM PARITURA LABOREM" ( il benessere scaturito dalla fatica genera nuova attività ).
Come ritengo estremamente probabile che l'ideatore di questa epigrafe sia stato un ecclesiastico.
Ma fra tante suggestive supposizioni , abbiamo infine una certezza : si tratta di una frase non convenzionale, intelligente ed attualissima.
Non è poco. |
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| Cadente e maestosa , quasi sorretta da una incredibile raggiera di cavi elettrici, che ne deturpa ulteriormente l'insieme... è la vecchia scuola elementare di Magnasco.
Mentre alcuni vistosi cartelli si propongono di richiamare l'attenzione d'improbabili acquirenti , altri più pragmaticamente , ne segnalano la condizione di pericolosità strutturale.
Ed è ben triste e paradossale constatare che un edificio che per oltre mezzo secolo ha rappresentato un sicuro punto di riferimento per famiglie ed alunni , oggi sia diventato fonte di pericolo.
Ma purtroppo, oggettivamente è così.
Io non ho mai frequentato questa scuola. Solo una volta , con la complicità dei miei fratelli, mi ero intrufolato nella classe. Avrò avuto circa quattro anni. Subito individuato dalla maestra , signora Iole , fui messo gentilmente , ma inesorabilmente alla porta.
Per cui non ho particolari motivi di affezione personale.
Eppure mi è impossibile, osservandola nel suo degrado, non considerarla un emblematico monumento all'insipienza umana.
E non posso non pensare , alle contraddizioni di questa aberrante società , opulenta e sprecona ( soprattutto di denaro pubblico ) che non trova le risorse per ridare dignità ad un fabbricato che , per l'importanza sociale che ha avuto , non esito ad equiparare alla chiesa parrocchiale.
Almeno nella misura in cui , in una concezione laicista della società , si riconosce perlomeno alla chiesa, una funzione sociale e di aggregazione.
E' del tutto evidente che la religione in questo caso , non c'entra nulla. |
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| Sempre a proposito della scuola , in questo segmento , desidero tratteggiarne , seppur in estrema sintesi , alcuni elementi storiografici.
L'edificio era originariamente la casa natale del Cav. Luigi Brizzolari.
Alla morte del filantropo ( 1918 ) la Società Economica di Chiavari , erede universale , la trasformò in scuola elementare per espressa volontà del de cuius ( 1920 ).
Nel restaurato edificio , venne ricavato un appartamento ( a disposizione della maestra) un'aula con relativo disimpegno e legnaia , un grande scalone e alcuni magazzini.
Sui suoi banchi , non meno di trecento magnaschesi , hanno appreso le nozioni fondamentali del sapere e dell'educazione civica.
La scuola ha espletato la sua funzione didattica per circa mezzo secolo e più precisamente ,dagli inizi degli anni venti sino agli anni settanta.
Per circa metà di questo periodo , la maestra dipendeva economicamente dalla Società Economica. Poi la scuola divenne statale a tutti gli effetti.
Tra questi due blocchi cronologici ci fu l'intermezzo di un anno scolastico, in cui solo grazie ad una colletta tra le famiglie , fu possibile non interrompere l'attività didattica.
Forse non tutti sanno che nel corso dell'ultima guerra mondiale l'edificio ha svolto la funzione di sicuro rifugio per documenti , oggetti ed incunaboli della Società Economica e del Comune di Rezzoaglio |
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| L'antico e grande monolito che ci propone questa foto è collocato , con relativa targa esplicativa, nella facciata della canonica.
Si tratta dell'architrave del portale , della prima chiesa edificata a Magnasco nel 1686.
In sostituzione di quellla risalente al XIII secolo , dei monaci di San Bartolomeo in Lamis.
Sin qui la targa.
Ma perchè i monaci utilizzarono il termine " in Lamis " abbinandolo al nome dell'Apostolo ?
Rispondere facendo riferimento all'attuale toponimo della zona è del tutto specioso, poichè è lapalissiano che " Lame" deriva da "Lamis" e non viceversa.
Il sostantivo deriva invece da " Lamae" che nel latino medievale significava palude/ acquitrino.
E' sulla presenza ( allora come oggi ) nella zona , di piccoli laghi , talvolta anche stagionali, non si possono evidentemente nutrire dubbi.
Non solo , ma il termine "lamis " connota anche altre località in Italia.
E tutte hanno un comune denominatore : la presenza di celle monastiche medievali ed una morfologia territoriale tipicamente paludosa o lacustre. |
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| Il Cav. Luigi Brizzolari nasce a Magnasco nel 1840.
Ed una prima curiosità storica la suscita il cognome. Infatti la diffusione dei Brizzolari , nel paese dei Brizzolara, è talmente remota, che potremmo affermare che l'unica famiglia con questo cognome, era probabilmente quella del futuro benefattore.
A questo si aggiunge la confusa e disinvolta alternanza dei due cognomi ,nelle varie lapidi commemorative del filantropico magnaschese.
Ma scorrendo il testamento pubblico redatto nel 1913 , dal notaio Copello di Chiavari , il cognome esatto risulta essere Brizzolari.
Sulla vita di questo illustre compaesano, non posso fornirvi che pochi e laconici riferimenti biografici .
Accumulata una discreta fortuna negli Stati Uniti , il Brizzolari si trasferì a Chiavari , dove condusse un' esistenza serena e socialmente attiva , ben introdotto com'era , nell' ambiente della borghesia chiavarese.
Nel 1913 morì l'adorata consorte Amalia Braun di otto anni più giovane e questa luttuosa circostanza avrà un peso determinante nella futuro della comunità magnaschese.
Infatti , mestamente liberato dall'onere di assicurare una vecchiaia serena alla moglie , il Brizzolari revocò le precedenti disposizioni testamentarie e potè disporre dei suoi averi con maggiore e distaccata liberalità.
Nominò sua erede universale ed esecutrice testamentaria la Società Economica di Chiavari di cui era socio da molti anni.
Ma soprattutto non dimenticò le sue origini avetane ed il suo paese in particolare.
Nella sua casa volle istituire una scuola elementare per ambo i sessi, che ai normali programmi governativi aggiungesse elementi di agricoltura e di matematica,
Istituì una borsa di studio da assegnare ad un giovane di Magnasco ritenuto meritevole , lasciando ampia discrezionalità alla Società Economica per l'esecutività del suo desiderio.
La stessa avrebbe dovuto patrocinare ( qualora altri non provvedessero) una mostra zootecnica in Rezzoaglio con relativi premi e diplomi.
Legò la somma di lire trecento alla Congregazione di Carità di S . Stefano per la somministrazione gratuita delle medicine ai poveri della parrocchia di Magnasco.
Non solo, ma ogni anno , nel giorno dell'anniversario della sua morte , le ragazze della frazione e quelle di Rezzoaglio che avessero assistito , vestite a lutto alla messa funebre in suo suffragio , celebrata a Magnasco, si sarebbero divise la somma di lire mille. Unico requisito oltre al vestito nero , essere " entrate nell'anno precedente nel quindicesimo anno di età". La somma spettante veniva investita in un libretto postale vincolato sino alla maggiore età o al loro matrimonio.
Il Cavaliere Della Corona D'Italia Luigi Brizzolari sopravvisse al suo nobile e originale testamento per cinque anni.
Morì infatti nel 1918. Nel corso di questo ultimo lustro della sua vita donò l'orologio per l'erigendo campanile di Magnasco e continuò a confidare che lo studio e il lavoro, essendo alla base dell'umano progresso , avrebbero infine generato un mondo più fraterno, felice , solidale .
Le aspirazioni purtroppo disattese , di un grande uomo . |
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| Questa pagina web dedicata al mio paese si conclude qui.
Qualora mi pervenisse altro materiale fotografico o anedottico interessante , il sito verrà ovviamente aggiornato.
Nella sezione " contattami " potete inviarmi i vostri graditi commenti , suggerimenti , critiche. Ma anche richieste di approfondimenti e spunti di ricerca.
Infatti solo grazie ad un dinamico scambio di opinioni , possiamo sperare di migliorare questo sito , ma soprattutto noi stessi.
Un caro saluto a tutti
Massimo Brizzolara
massimobrizzolara@alice.it |
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| La chiesa . Nell' interno della Parrocchiale di Magnasco (dedicata all' Apostolo San Bartolomeo ) è in corso un importante e globale ,restauro pittorico .
La grandiosità dell'intervento , al momento quasi completamente nascosto dai ponteggi , merita certamente un'attenzione critica che questo sito, per le sue ridotte potenzialità grafiche, non può oggettivamente supportare in maniera adeguata.
Questo non preclude aprioristicamente , che a lavori ultimati , una sintesi fotografica e descrittiva dei restauri , possa trovarvi la migliore trattazione possibile.
Il campanile .
Ho avuto la fortuna di ascoltare da mio padre , il racconto delle file di parrocchiani , intente a risalire la collina delle Lobore trasportando sulle spalle , le pietre necessarie alla costruzione del campanile.
I suoi ricordi personali erano inevitabilmente sbiaditi , ma si arricchivano delle narrazioni aneddotiche di quel tempo.
E quando me ne parlava , mi suggestionavo a tal punto che mi sembrava di vederle quellle lunghe processioni intrise di sudore , altruismo civico ed incrollabile fede.
Costruito tra il 1912 e il 1914 , su disegno dell'architetto Amedeo Calcaprina , la torre campanaria magnaschese ha una insolita , ma elegante forma ottagonale.
Ma ad una più approfondita osservazione , non può tuttavia sfuggire una disarmonia tra le dimensioni perimetrali e l'altezza del campanile.
In pratica l'area di base avrebbe sicuramente consentito un' elevazione
maggiore.
Ora il dubbio è questo : sarà stata una scelta del progettista per assicurare una maggiore stabilità alla costruzione , oppure l'altezza progettuale era effettivamente più elevata ?
In quest'ultimo caso si potrebbe ipotizzare , che la nostra comunità sia stata costretta a modificare il progetto iniziale in corso d'opera , per comprensibili ed insormontabili difficoltà economiche e logistiche.
Oppure queste ipotesi sono solo l ' inevitabile conseguenza delle mie prime paturnie senili e il nostro campanile è stato progettato e costruito così com'è , ma soprattutto come si voleva che fosse.
E sul fatto che si tratti di un superbo esempio di architettura, in pietra a vista, non ci possono essere dubbi di sorta.
Anche perchè se si dovesse costruire oggi , con i mezzi di allora , il risultato sarebbe sicuramente ben più modesto. |
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| I caratteri peculiari del costruire storico avetano possono essere desunti dall'esame di questo emblematico edificio magnaschese .
Strutture verticali in pietra a spacco , forzate con scaglie a cuneo e con l'inclusione di pochissima malta.
Molta cura nel realizzare i nodi intorno alle bucature e nell'incontro sempre immorsato dei muri .
La copertura , su un tavolato ligneo continuo , con " ciappe" di ardesia.
La tecnica di squadratura delle pietre , richiedeva molta competenza ed una dedizione e resistenza alla fatica non comune.
Ma se il risultato era questo , bisogna concludere che ne valeva la pena... |
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| Tra i diciotto nomi , del monumento ai caduti , figura anche quello di mio zio Anacleto.
Faccio questo riferimento personale , solo per chiarire che sono troppo coinvolto familiarmente , per non comprendere ed apprezzare le alte motivazioni che hanno indotto , l'allora parroco Don Mario Traversone , a farsi promotore della realizzazione di questo bel monumento commemorativo.
Eppure ogni volta che mi soffermo a guardarlo non posso fare a meno di ripetermi mentalmente i versi in romanesco del poeta Cesare Pascarella : " Si c'è un omo . . . quanno ch'è vivo... lo portano ar macello/ dopo more e gli fanno er monumento/ Ma quando è vivo nu lo fate piagne ... e lassate li sassi a le montagne."
Tutto questo mi appare talvolta contraddittorio e talvolta no.
E riesco a giustificare la mia personale antinomia nella consapevolezza che , se esiste una verità alla portata dell'uomo, questa necessariamente ,deve avere più facce. |
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| La storia di questa edicola è singolare e merita di essere conosciuta.
Si tratta di un pregevole bassorilievo in marmo di Carrara, del 1876.
Dello scultore , tale D. Cella , attigendo ad una consolidata tradizione , posso solo proporvi Villa Cella , quale probabile provenienza.
Ma occupiamoci della sua opera.
La scultura rappresenta mirabilmente l'apparizione della Madonna alla giovane contadina Giovannetta De' Vacchi , avvenuta il 26 maggio 1432 nel prato di Massalengo , alla periferia di Caravaggio. Secondo la tradizione la ragazza era intenta a raccogliera l'erba per i conigli ed infatti nella scultura , in basso a destra è visibile un fascio d'erba con la falce appoggiata sopra.
Sullo sfondo stilizzato, ma riconoscibile il Santuario dedicato alla Vergine nella cittadina di Caravaggio ( BG).
Questa scultura era collocata in una nicchia adiacente ad un piccolo fabbricato di proprietà della mia famiglia
che lo utilizzava come essiccatoio per le castagne e come caseificio familiare.
Mutate esigenze , spinsero mio nonno a demolire la nicchia e a collocare la scultura in soffitta.
Alle legittime proteste di qualche devoto compaesano , la mia famiglia rispose con la promessa di far celebrare una volta all'anno , una messa in suffragio per i defunti del paese .
La Beata Vergine di Caravaggio è rimasta nel nostro sottotetto sino ai primi anni settanta.
Allorchè mio zio Aldo , creò nel muro perimetrale del nostro terreno adibito ad orto , la piccola grotta dove attualmente si trova la scultura.
Credo che aver nuovamente reso fruibile ai fedeli la bella icona mariana , oltre a liberare la mia famiglia dagli obblighi contratti con la promessa di mio nonno, sia stata una scelta molto apprezzata dai miei compaesani. Come dimostrano le frequenti attenzioni votive rivolte dai medesimi alla più bella edicola di Magnasco. |
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| Se le Amministrazioni Comunali dedicassero la necessaria attenzione alla toponomastica, dall' osservazione dei coronimi si potrebbero ricavare ,interessanti e non banali elementi storiografici.
Ma purtroppo ho potuto frequentemente constatare come la materia ,non sia trattata con la dovuta sensibilità istituzionale.
Dopo questa premessa , commentare la fotografia introduttiva di questo segmento , non è facile.
Senza voler fare alcuna polemica, ma soprattutto nell'assoluto rispetto , che ogni persona merita in quanto tale, mi limito a dire che faccio fatica a comprendere le motivazioni di questa titolazione.
Mentre invece comprendo benissimo , i motivi per cui Magnasco non ha una toponomastica ufficiale.
E' del tutto evidente infatti, che in una struttura urbanistica di questa entità , risultano sufficienti i numeri civici.
Ma questo non significa , che le varie contrade del paese , non siano indicate verbalmente con precise espressioni idiomatiche.
E ai convenzionali coronimi di " Mezzo da Villa" e " Zimma da Villa " si aggiunge l'interessante toponimo del " Cugneu ". Piccolo agglomerato di case che forse deve il suo nome , alla sua forma vagamente cuneiforme , incastonata tra i due declivi collinari che lo contornano.
Di ben più facile etimologia , sono le numerose definizioni , che fanno specifico riferimento all'onomastica dialettale delle famiglie magnaschesi.
Così per esempio , " Ca di Biggin " , indica una contrada abitata prevalentemente da famiglie accomunate per l'appunto, dal cognome Biggini.
In altri casi , il sostantivo identificativo delle varie famiglie , è più pittoresco , ma nel contempo molto meno traducibile.
Così se per esempio quello della mia famiglia " Grisciòn " fa esplicito riferimento al colore dei capelli dei miei antenati , altri come Cristi, Drion , Giosti, Michelazzi, Cicchin , Dioniggi , Pinolli, per fare qualche esempio , non sono di subitanea comprensione.
Magnasco ha dunque ( come altre realtà similari) una toponomastica idiomatica , non scritta ed incomprensibile al " foresto " , ma talmente radicata nell'uso locale , da poter essere considerata un elemento fondante , dell' etnografia magnaschese. |
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| "... Cime ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari... " A. MANZONI
Ho riscontrato personalmente la valenza di questa superba descrizione manzoniana . Credo infatti che saprei tracciare su un foglio il profilo delle vette che contornano Magnasco , anche ad occhi chiusi. O forse è solo suggestione e non ne sarei capace.
Ma di una cosa sono sicuro , nei primissimi anni della mia vita , ero convinto che i limiti del mio sguardo all'orizzonte , fossero i confini del mondo.
E oggi mi ritrovo spesso a pensare , ai tanti miei remoti compaesani , che nel corso della loro esistenza , non hanno mai spinto lo sguardo oltre la cerchia dei monti che circondano la nostra frazione. E per loro sì, quell'orizzonte è stato il confine del mondo. |
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| Ritengo di qualche interesse ,fornire al lettore qualche curiosità statistica sui tre cognomi , che potremmo supporre appartenenti al ceppo originario della comunità magnaschese : Berneri , Biggini e Brizzolara.
A livello nazionale il più diffuso dei tre risulta essere Brizzolara ( circa 340 ) seguito da Berneri ( circa 200 ) ed infine da Biggini ( circa 50 ).
E' comunque evidente che questi numeri , non sembrano in grado di sottrarli ad un concreto rischio di estinzione. Infausta prospettiva , da cui sembrano per il momento al riparo , altri cognomi storici della Val d'Aveto come Fontana e Cella.
Mentre in Liguria ci sono circa 175 Brizzolara , poco più di una decina di Berneri e circa cinquanta Biggini.
Restringendo ulteriormente il campo di ricerca alla sola val d'Aveto troviamo una quarantina di Brizzolara e una decina di Berneri e Biggini.
Per quest'ultimi due cognomi , cifre quasi completamente riconducibili alla realtà magnaschese.
Per completezza d'informazione , devo dire che ritengo molto probabile che i Berneri derivino dal ceppo dei Bernero , originario di Temossi.
Non solo , ma se diamo per accertato che Brizzolara e Berneri siano approdati a Magnasco dalla limitrofa valle Sturla , per Biggini potremmo ipotizzare una suggestiva origine autoctona . Almeno nell'accezione meno restrittiva del termine. |
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| Una curiosità storico-artistica , può essere rappresentata dai ritratti del Cav. Brizzolari e della consorte Amalia, conservati nella Quadreria della Società Economica.
Si tratta di due quadri ( olio su tela 78x64) realizzati a New York nel 1878, dal pittore L. Danton.
Nel primo dipinto , la trentenne Amalia Braun , mostra tutta la sua austera e composta bellezza.
Nel secondo , il filantropico magnaschese appare elegante e sicuro , aggiungendo agli immancabili baffi , una nota di originalità , rappresentata dalle enormi basette. |
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