TESI:
Riqualificazione di un quartiere di Ferrara

 

Analisi storica dell'urbanistica a Ferrara

 

L’Addizione Erculea

Il periodo più importante per lo sviluppo urbanistico ed architettonico di Ferrara è stato senza dubbio il Rinascimento, durante il ducato degli Estensi che ampliarono quel piccolo borgo medioevale che era stato fino ad allora, creando così una delle più belle e famose città rinascimentali del tempo. Fino a metà del ‘400 Ferrara aveva infatti una struttura irregolare e caotica, una tipica aggregazione medioevale di lotto gotici, di chiese e conventi circondati dai loro poderi, che si estendeva lungo la sponda sinistra dell’antico letto del Po. Tuttavia le nuove condizioni sociali ed economiche che caratterizzarono questo periodo imposero radicali mutamenti nell’organizzazione e nella gestione della città. Dapprima il Duca Borso d’Este (1413-1471) fece espandere Ferrara verso l’isola di S. Antonio in Polesine, ormai trasformata in terraferma per il progressivo abbandono delle acque del Po, ma fu solo con il Duca Ercole I d’Este (1431-1505) che Ferrara assunse le caratteristiche di città rinascimentale che tutt’oggi la contraddistinguono.

 

Assonometria di Ferrara di Andrea Bolzoni (1782)

 
  Ferrara nel Medioevo (1400)


Espansione di Borso d'Este (1450)

 
 
Espansione di Ercole I d'Este (1492)

In realtà l’Addizione Erculea, iniziata nel 1492, fu inizialmente un progetto di rafforzamento militare del nucleo urbano contro i continui attacchi da parte dei veneziani che nella loro corsa espansionistica minacciavano il Ducato Estense. Ercole I volle infatti dotare Ferrara di imponenti bastioni difensivi e di vedette, che si possono oggi ammirare percorrendo via Porta Catena, in modo da completare la cerchia muraria, già iniziata da Borso d’Este attorno alla metà del secolo; così facendo triplicò le dimensioni della città inglobando all’interno delle mura circa 250 ettari di campagna che doveva essere in qualche modo organizzata e collegata al tessuto cittadino.
L'architetto Biagio Rossetti, cresciuto con gli insegnamenti di Antonio Brasavola, artefice dell’espansione urbana di duca Borso, venne scelto per realizzare l'ambizioso progetto di pianificare una città che esprimesse tutto il gusto e lo stile della nobiltà del tempo.Osservando le carte storiche di quell’intervento si intuisce la chiara volontà dell’architetto di creare i due assi principali che suddividono Ferrara in quattro parti, tipico schema delle città romane classiche; in particolare con la creazione della Via degli Angeli (oggi Corso Ercole d’Este), che dal Castello di San Michele conduce alla porta settentrionale, nasceva la colonna portante di tutta l’espansione, lungo la quale si costruirono alcuni tra i più bei palazzi del Rinascimento.Attraversando Viale Cavour (l’antica via di San Benedetto) o Corso Giovecca si avverte la netta contrapposizione tra la città medioevale e quella rinascimentale: le strade si allargano e divengono più regolari, i lotti gotici vengono affiancati da nuove chiese e dai palazzi costruiti per la corte Estense, come il caratteristico Palazzo dei Diamanti dello stesso Biagio Rossetti, si crea un sistema di piazze e giardini circondati da imponenti facciate nel ritrovato stile classico con colonne e fregi ornamentali, si generò così un ambiente urbano che caratterizzò profondamente Ferrara come analogamente accadde anche a Firenze, Siena, Verona e in tutte le altre Signorie italiane.

 
 
Di fronte però alla magnificenza di questo che fu il primo intervento urbanistico pianificato in senso moderno vi è l’enorme dispendio di risorse economiche e umane che comportò: le tasse e i dazi divennero quasi insopportabili per la popolazione che, oltre alle continue espropriazioni forzate, resesi necessarie per la costruzione di nuove strade, si vide ulteriormente colpita da alcune calamità naturali, tra le quali anche un terremoto (1496), che imperversarono in quegli anni. La stessa Signoria Estense dietro un’apparenza di lusso e sfarzo nascondeva una situazione economica devastante, frutto di continue spese militari un’amministrazione poco oculata. Questo fu una delle principali cause del tracollo del Ducato Estense che alla fine del ‘500 dovette abbandonare Ferrara di fronte ad una vera e propria insurrezione popolare, aiutata in realtà dallo Stato Pontificio che ebbe così modo di mettere le mani su questo importante territorio.

Parte centrale dell’Addizione Erculea vista dal Castello Estense
 
 
L’Espansione Erculea fu quindi un esperimento, in parte riuscito, finalizzato a creare una nuova città pianificata per una società nuova, e rimase ad esempio per molti successivi interventi in molte città italiane ed estere, anche se l’intento era indirizzato unicamente a soddisfare le esigenze della nobiltà (le piazze ed i giardini erano un “salotto a cielo aperto” per la corte estense) e non prendeva in minima considerazione le necessità del popolo (non erano previste piazze commerciali dove tenere il mercato o negozi ai piani terra degli edifici).
 

 


Pianta di Ferrara durante il governo Pontificio
Si nota come, a parte il baluardo difensivo occidentale distrutto durante i tumulti ottocenteschi, il tessuto cittadino mantenne la conformazione impressa dal ducato Estense.

Analisi della situazione esistente

Durante i secoli di governo dello Stato Pontificio Ferrara divenne una provincia di confine, dimenticata dall’amministrazione centrale di Roma e abbandonata spesso a se stessa. Questo rappresentò da un lato una fortuna per la città, che conservò fino alla seconda metà dell’Ottocento i caratteri quasi inalterati del periodo rinascimentale estense, ma dall’altro le impedì di sviluppare le caratteristiche innovative delle grandi città europee che durante quel secolo si erano evolute per accogliere una nuova società di massa.
Con l’annessione al Regno d’Italia le cose non cambiarono, in parte a causa della forte componente rurale e poco industriale del territorio ferrarese, in parte a causa della vicina Bologna, pienamente sviluppata come città ottocentesca, che polarizzava l’attenzione su di se, mettendo in secondo piano le città vicine.
Di questi primi decenni del 1900 si deve però ricordare la costruzione di un quartiere di stampo fine ottocentesco nella zona occidentale delle mura (dove si trovavano i resti di un grosso baluardo difensivo di fattura pontificia). Il quartiere "Contini" (1933), dal nome del progettista che lo ideò alla fine del secolo precedente, si è sviluppato così attorno alla grande piazza dell'acquedotto, e oggi rappresenta l'unico esempio a Ferrara di una pianificazione tipica ottocentesca, con ampie strade alberate e prospettive monumentali.

Per il resto la città rimase inalterata e fu solo nel secondo dopoguerra, quando il boom economico e demografico imposero una rapida crescita delle città italiane ed europee, che Ferrara riprese a svilupparsi.

Tuttavia le nuove tendenze moderniste che in quegli anni si erano diffuse e le scarse attenzioni urbanistiche degli istituti per le case popolari, che dovevano costruire alloggi per gli operai dei nuovi poli industriali, produssero periferie fortemente suburbane, come accadde purtroppo anche in molte altre città italiane. Il quartiere Barco, sorto a nord di Ferrara negli anni ’60, è solo uno degli esempi di questa errata pianificazione che genera una bassa qualità della vita per chi ci abita.

All’interno delle vecchie mura rinascimentali invece i principali interventi furono quelli di ricostruzione degli edifici bombardati durante la guerra, così percorrendo viale Cavour e corso Giovecca si può notare una varietà di stili diversi, dal rinascimento dei palazzi quattrocenteschi al modernismo di edifici residenziali e amministrativi degli anni ’60 e ‘70, senza dimenticare alcuni esempi significativi del neoclassicismo degli anni ’30 come il palazzo delle Poste o l’ex palazzo del Fascio, oggi sede del Catasto.

Analizzando le carte urbane degli ultimi 50 anni, si può notare che ampie zone dell’Addizione Erculea orientale non erano state costruite ed erano invece rimaste aree agricole all’interno delle mura. Negli anni ’70 poi queste zone erano state occupate da edifici del polo ospedaliero, da alcune facoltà dell’Università di Ferrara e da alcuni edifici residenziali, senza tuttavia un piano urbanistico rigoroso che si preoccupasse della disposizione degli edifici e della densità abitativa di quella zona, lasciando così ampi spazi inutilizzati.

L’espansione della città si è quindi concentrata unicamente verso le aree rurali esterne, dimenticandosi di queste zone interne alla cerchia muraria, il che ha creato una bassa densità in quartieri che invece hanno una domanda sempre crescente di alloggi.


Addizione Contini (1933)
Riqualificazione urbana e sviluppo

Lo studio dell’Addizione Erculea ha quindi messo in luce ampie zone di intervento, nel tentativo di completare un impresa urbanistica iniziata più di 500 anni fa e mai portata a termine. Se escludiamo la zona della Certosa e del Cimitero Ebraico, che occupano la zona nord orientale della città estense e che per ovvi motivi vanno preservati, l’area che più si presta ad un intervento urbanistico di riqualificazione è la zona che va dall’ospedale Sant’Anna al “Mammut”, un edificio universitario edificato negli anni ’70 che raccoglie varie facoltà. Questo quartiere, delimitato ad ovest da Via Montebello e ad est da parte delle mura estensi, fu costruito in modo non pianificato e presenta diversi ettari di terreno edificabile inutilizzato di proprietà prevalentemente dell’Università o del vecchio polo ospedaliero.
Negli ultimi anni tuttavia la crescita del numero delle facoltà a Ferrara ed il conseguente aumento del flusso di studenti dalle città vicine hanno imposto il nuovo problema degli alloggi per studenti, insufficienti a soddisfare la domanda o posti a distanze spesso proibitive dalle facoltà, imponendo così l’uso dell’automobile ed il conseguente aumento del traffico e del relativo dell’inquinamento. Inoltre tra qualche anno è previsto lo spostamento dell’ospedale da Ferrara a Cona, dove è già in costruzione un nuovo polo ospedaliero molto più attrezzato di quello odierno risalente alla fine dell’Ottocento.
L’area interessata ritornerà quindi a far parte del tessuto cittadino e dovrà essere quindi oggetto di riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale. Per questo motivo abbiamo voluto proporre un intervento di riurbanizzazione di queste zone che tenga conto delle esigenze abitative, commerciali e lavorative presenti e future, allineandoci così agli sforzi intrapresi negli ultimi anni da buona parte delle amministrazioni comunali per creare Piani di Recupero e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST) che producano le migliori condizioni di vita per la popolazione, correggendo in parte gli errori commessi negli ultimi 40 anni. Per far questo abbiamo scelto di applicare i principi del New Urbanism, che in larga parte erano il cardine degli interventi urbanistici delle città tradizionali ottocentesche, al fine di creare un ambiente urbano omogeneo con il resto della città, secondo architetture e morfologie caratteristiche di Ferrara. Si è così utilizzato in generale il mattone per le facciate degli edifici residenziali e l’intonaco per gli edifici pubblici, mentre per le coperture è stato, in ogni caso, utilizzata la tradizionale tegola curva o coppo, tipico della pianura ferrarese. Al fine di utilizzare tipologie affini al resto del quartiere, abbiamo anche analizzato i particolari architettonici attraverso una tavola grafica da cui attingere nella progettazione delle forme e degli stili degli edifici. Si è inoltre data grande importanza alla progettazione di aree verdi e di piazze per dare agli abitanti di questa zona e agli studenti delle varie facoltà presenti alcuni luoghi piacevoli dove trascorrere il tempo libero, convinti dell’enorme importanza che hanno questi luoghi per la società.


Quartiere dell’Addizione Erculea orientale alla fine del ‘700


Zona est dell'Addizione Erculea oggetto dell'intervento

All’interno del quartiere siamo intervenuti con operazioni di “urban infill” in 5 ambiti diversi:

1 - Via Renata di Francia

2 - Via Borsari

3 - Dipartimento di Matematica

4 - Polo Universitario "Mammuth"

5 - Polo Ospedaliero "Sant'Anna"


Quartiere dell’Addizione Erculea orientale oggi

1) Via Renata di Francia

Lungo questa strada si trova un’area verde di 1340 mq inutilizzata, rimasta dopo la ricostruzione della zona bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.
Il progetto prevede la costruzione di edifici residenziali di altezza 12 metri, paragonabile a quella degli edifici vicini, lungo il bordo di quest’area mantenendo in parte la zona verde che, adeguatamente attrezzata, funzionerà da giardino pubblico. Inoltre si riaprirà l’adiacente strada, attualmente chiusa al traffico, che transita sotto un edificio residenziale unendo così via Renata di Francia con il parallelo Corso Porta Mare, contribuendo a completare il tessuto cittadino.
In corrispondenza dell’asse di via Leon Battista Alberti è poi previsto un edificio a torre che completi la vista prospettica dell’area interessata.

2) Via Luigi Borsari

Prima dell’incrocio tra via Borsari e via Mortara si trova un’area verde retrostante ad una serie di case schierate lungo il fronte stradale.

Anche in questo caso si è pensato di riurbanizzare la zona introducendo il modello tipico della “villà” francese che in questo caso andrebbe a creare una serie di ville urbane lungo il perimetro lasciando al centro un giardino residenziale.

Sul fronte stradale di via Borsari lo schema verrebbe completato con un padiglione allineato su modello di quelli presenti dall’altro lato di tale strada.


3) Facoltà di Matematica

Questo edificio, costruito con una architettura modernista tipica degli anni ’70, occupa un lotto di circa 12000 mq tra via Bovelli e via Muratori, e col suo posizionamento, ruotato rispetto al fronte stradale, implica un grosso spreco di spazio.
Un primo intervento prevede il completamento del tessuto stradale, interrotto da strade a fondo chiuso, per collegare via Bovelli con via Borsari tramite due trasversali unite tra loro dal completamento di via Machiavelli, che attualmente si ferma davanti alla facoltà di matematica.

Pur mantenendo questo edificio si può tentare una prima urbanizzazione della zona con la costruzione di edifici per appartamenti con la prescrizione di collocare ai piani terra negozi che in quest’area scarseggiano, nel tentativo di rivitalizzare questo isolato.

Tra breve la facoltà di Matematica si trasferirà e verrà sostituita da quella di Economia e Commercio: in previsione di questo si propone quindi la demolizione di questo vecchio edificio ormai obsoleto e l’edificazione di un nuovo edificio universitario che si inserisca meglio nel tessuto urbano di questa parte dell’Addizione Erculea.Il modello proposto è quello del palazzo rinascimentale con una corte interna adiacente all’entrata ed un giardino porticato successivo; l’edificio si eleverà per tre piani, come nello schema classico, con base, alzato e coronamento, prevedendo una torre di riferimento, tipica degli edifici universitari, ed una piazza d’angolo che serva da filtro tra la strada e l’entrata principale della facoltà. Il resto dell’area verrà poi completato introducendo altri palazzi per appartamenti di altezza omogenea a quella degli edifici preesistenti, con l’introduzione di elementi di chiusura delle viste prospettiche come prescritto dal New Urbanism per creare un ambiente protetto e rassicurante.

4) Polo Universitario del “Mammuth”

L’area interessata è occupata da un grande complesso universitario che, pur essendo architettonicamente e urbanisticamente disomogeneo a quello che è il carattere storico e culturale del quartiere, è stato mantenuto.

L’intervento è stato finalizzato alla costruzione di edifici sul fronte stradale adibiti ad uffici per l’università e ad alloggi per studenti fuori sede, che sempre più numerosi frequentano l’Università di Ferrara e che quindi hanno bisogno di appartamenti il più vicino possibile alle varie facoltà.

La creazione di questo complesso di edifici produrrà la delimitazione di 3 grandi aree verdi, finalizzate ai momenti ricreativi, e di 2 piazze interne in corrispondenza delle due principali vie di accesso al polo universitario: la prima, a nord della zona, che rappresenta l’accesso principale con la possibilità di raggiungere il parcheggio sotterraneo realizzato al di sotto dell’area di intervento, mentre la seconda a sud, come entrata secondaria pedonale o ciclabile.

Si sono inoltre previste altri due accessi al parcheggio sotterraneo da via Fossato di Mortara per agevolare i movimenti del traffico veicolare in entrata ed in uscita senza generare rallentamenti e code. Infine per caratterizzare fortemente questo enorme isolato universitario si sono introdotti due edifici a torre che rendono facilmente leggibile la struttura urbana di questa zona.

5) Polo Ospedaliero Sant’Anna

Questa è stata l’area in cui si è maggiormente intervenuti perché ha comportato una prima operazione di ricostruzione del tessuto stradale, una demolizione di capannoni ed edifici provvisori ed infine una scelta di tipologie edilizie e morfologiche che, rispettando la storia e la cultura del luogo, determinassero una densità sufficiente a creare le migliori condizioni di vita per i cittadini.

Il polo ospedaliero ha occupato in passato un quarto dell’intero quartiere con edifici e infrastrutture sparse su quest’area di circa 14 ettari, ma il suo futuro trasferimento nel nuovo complesso di Cona, tutt’ora in costruzione, ci ha spronato a proporre questo intervento su larga scala.

Inizialmente si è affrontato il problema di reintegrare la zona nel tessuto cittadino attraverso una struttura di strade che facilitasse gli spostamenti e l’accesso, inserendo due assi principali perpendicolari, funzionanti come corsi per quest’area, che si incontrano in una piazza centrale dove è stato collocata una torre, per caratterizzare il quartiere e dare un punto di riferimento preciso per gli abitanti, ed un edificio amministrativo a corte su modello dei palazzi rinascimentali per chiudere una delle viste prospettiche.

Gradualmente l’intervento prevede la demolizione di tutti i capannoni e gli istituti costruiti nel dopoguerra, che perderanno la loro funzione quando l’ospedale si sarà trasferito, il mantenimento degli edifici storici, come quelli che compongono l’anello ottocentesco su Corso Giovecca, e di tutti gli edifici che per struttura o morfologia possono essere facilmente riconvertiti in uffici ed appartamenti.
La costruzione di nuovi dipartimenti dell’Università al posto degli edifici demoliti ha portato ad un raddoppio della superficie utile, lasciando ancora circa diversi ettari di terreno per edifici residenziali e commerciali.

Si è scelto di intervenire principalmente con lotti gotici e di rilegare i palazzi per appartamenti lungo gli assi principali per mantenere l’aspetto caratteristico del quartiere, inserendo un sistema di aree verdi e piazze, interne ed esterne agli isolati, facilmente raggiungibili a piedi perché collegate da percorsi pedonali, ciclabili e da passaggi che attraversano gli edifici e che sfociano su spazi pubblici attrezzati con un adeguato arredo urbano, cercando così di ridurre il più possibile la dipendenza dall’automobile per gli spostamenti.Con l’inserimento di un cinema multisala che occupa i 9050 mq di un intero isolato si è voluto dimostrare come sia possibile introdurre queste tipologie di edifici in un contesto urbano senza doverli relegare ad un ambito periferico e suburbano. La struttura prevede una serie di elementi ciechi in cemento armato, contenenti le sale cinematografiche, aperti su un atrio centrale coperto con una struttura a cupola in acciaio e vetro. Per evitare di lasciare pareti cieche lungo il fronte stradale si è applicato un modello, già in passato utilizzato per la fiancata del Duomo di Ferrara rivolta verso Piazza Trento Trieste, che prevede l’accostamento di edifici a due o tre piani lungo il perimetro dell’isolato, adibiti principalmente ad uffici ed esercizi commerciali che rivitalizzeranno la zona. Per arginare l’eventuale problema di traffico che la multisala richiamerà si sono previsti tre accessi ai due parcheggi sotterranei inseriti sotto le aree di intervento, ed una serie di parcheggi a raso distribuiti all’interno del quartiere per brevi soste.Come nelle altre aree di intervento, anche qui abbiamo previsto la chiusura delle viste prospettiche sia con la progettazione delle strade terminanti su edifici esistenti che con l’inserimento di piccole torri al di sopra dei nuovi edifici inseriti al fine di dare punti di riferimento per la circolazione ed evitare di ottenere così un ambiente indifferenziato e poco riconoscibile.

Analisi urbanistica

La filosofia che ha guidato questi interventi punta ad ottenere un completamento in senso urbano di questo quartiere che per varie vicende storiche e culturali era rimasto incompiuto, convinti dell’estrema importanza di concentrare gli interventi, quando possibile, prima nel centro della città che nelle periferie, per non lasciare realtà suburbane che possono diminuire la qualità della vita delle persone.

Siamo consapevoli delle restrittive concessioni edilizie che la Sovraintendeza ai Beni Culturali pone a difesa, peraltro pienamente giustificata, di aree storiche all’interno di Ferrara, specie in vicinanza dell’apparato di mura rinascimentali, ma siamo altrettanto consapevoli che un intervento teso a restituire il carattere culturale e civile dell’Addizione Erculea non possa che giovare all’aspetto ed alla vivibilità di un quartiere che per decenni è stato determinato da scelte urbanistiche discutibili e stranianti e dalle esigenze logistiche del vecchio polo ospedaliero.

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L’analisi delle superfici interessate dall’intervento maggiore, quello nella zona ospedaliera, ha portato al seguente calcolo degli indici urbani:

Superficie territoriale demolita: 11030 mq
Superficie utile demolita (dipendente dal n° di piani): 27790 mq
Superficie territoriale costruita con edifici universitari:
Superficie utile costruita con edifici universitari:
Indice di utilizzazione territoriale:
Superficie territoriale costruita con edifici residenziali:
Superficie utile costruita con edifici residenziali:
Indice di utilizzazione territoriale:

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