Riviera
dei Cedri: con questa definizione turistica s'intende
far conoscere la parte di costa alto tirrenica cosentina che
si snoda da Aieta a Guardia Piemontese, diramandosi anche
nei suggestivi e ridenti paesini montani, dove un tempo era
intensa la coltivazione del principe degli agrumi: il cedro
(Citrus medica o "cedro liscio di Diamante").
Fino a
quasi tutti gli anni sessanta era numerosa la sua coltura e
tra i venti paesi si mettevano in evidenza per una cospicua
produzione Diamante e Santa Maria del Cedro, che fornivano
il frutto anche ai "rabbini" per spedirlo nelle comunità
ebraiche di tutto il mondo in occasione del Sukkòth (la
Festa delle Capanne) che si celebra alla fine di settembre,
ed inoltre erano impiantate quasi in tutta la zona costiera
importanti industrie di trasformazione, la più nota era
quella della "salamoiatura".
Il cedro è un
frutto tanto prezioso quanto assai difficoltoso da
coltivare: necessita di un clima mite; solo così dà il
meglio di sé.
Ed anche se
oggi la sua coltivazione è molto rara, riservata per lo più
solo ad alcune piccole imprese artigianali, la riviera ne
conserva gelosamente la denominazione.
L'intero
territorio rivierasco si interseca perfettamente con le
pendici del Massiccio del Pollino, dove buona parte di esso
viene ad essere compreso nel suo Parco.