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  N.B.  Attenzione- riporto nelle due pagine successive le correzioni delle pag.460-464 perchè  ho osservato degli errori...comunque  le conclusioni importanti non cambiano assolutamente:


1)il broglio c'è stato
2) se ne è avvantaggiato il centrodestra 
3) è stato di importo rilevante

l'errore riguarda solo il numero delle schede valide aumentate per sezione dal 73%  dello scrutinio alla fine  e la valutazione approssimativa delle schede non valide sicuramente prelevate

20 Ottobre 2009

Vito Ciancimino: l'audizione negata

ciancimino.jpg

Oggi, in Commissione Antimafia, abbiamo messo le mani su un documento che dimostra in modo inequivocabile che, negli anni ’92,’ 93 e ’94, un pezzo di Stato e importanti uomini politici hanno occultato la possibilità di conoscere e far conoscere al Paese le ragioni per cui in quegli anni ci furono le stragi di mafia.

E’ una questione politica e morale grossa come una casa che deve essere affrontata e risolta e riguarda i motivi per cui la Commissione parlamentare Antimafia, in quegli anni, non ritenne di ascoltare Vito Ciancimino che ne aveva fatto espressa richiesta, addirittura con una lettera scritta, nella quale testualmente affermava:<<l’omicidio dell’onorevole Lima è di quelli che vanno oltre la persona della vittima e puntano in alto, un avvertimento, come si suol dire. Sono stato, per molti anni, testimone ed in parte protagonista di un certo contesto politico. Sono convinto che questo delitto faccia parte di un disegno più vasto, un disegno che potrebbe spiegare altre cose, molte altre cose>>. Insomma, Ciancimino era a conoscenza di fatti e circostanze che riguardavano le stragi di mafia di quell’epoca (Falcone e Borsellino compresi) e degli oscuri rapporti tra mafia e Stato e voleva informarne la Commissione.

Nonostante ciò, la Commissione Antimafia, dopo aver pure deliberato, il 6 luglio ’93, di ascoltare Ciancimino, poi se ne é guardata bene dal farlo. Evidentemente qualcuno in alto, molto in alto, (come alludeva Ciancimino), non voleva che si conoscesse la verità ed ha lasciato così che prima proseguissero le stragi e poi che si instaurasse un’immorale trattativa tra Stato e mafia. Per questa ragione oggi ho chiesto l’audizione urgente dell’allora Presidente della Commissione Antimafia, l’On. Luciano Violante, affinché renda note le ragioni per cui la Commissione non ha ottemperato all’audizione di Ciancimino. Audizione che la stessa Commissione aveva disposto.

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Qui c'è una replica di Travaglio alla richiesta  nomi di Di Pietro a Grasso,dice che i nomi sono già  stati fatti in una sentenza:

Quello che Grasso non sa e quello che sa ma non dice PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
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Scritto da Marco Travaglio   
Martedì 20 Ottobre 2009 17:30
 
altSbaglia Antonio Di Pietro quando chiede al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso di “fare i nomi di chi gestì questa indecente mercificazione dello Stato” con la mafia. E sbagliano le verginelle violate della commissione Antimafia, i vari Tassone, D’Alia e altri, che scoprono all’improvviso l’acqua calda, fingendo di non sapere che ciò che ha detto Grasso non è frutto di sue scoperte o intuizioni recenti, ma è tutto scritto nelle sentenze definitive di condanna degli esecutori materiali delle stragi: dopo Lima e Falcone, Totò Riina aveva in programma di eliminare una serie di politici (Martelli, Mannino, Andreotti, Vizzini e altri); poi però fu dirottato su Borsellino da un input esterno.
Così, invece dei politici, morirono il povero giudice e, un anno dopo, altri dieci cittadini inermi. Grasso non può invece conoscere i nomi dei politici che avviarono o coprirono quell’immonda e criminogena trattativa con la mafia: li stanno cercando i pm di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano che indagano sui mandanti occulti di via d’Amelio e delle stragi del ’93 a Milano, Firenze, Roma e sui patteggiamenti retrostanti fra Stato e Cosa Nostra. Sono altre le domande da porre al dottor Grasso. Riguardano la gestione quantomeno “minimalista” o “sbadata” del caso Ciancimino da parte della Procura di Palermo da lui diretta fra il 2000 e il 2005.
Perché la lettera di Provenzano a Berlusconi, sequestrata dai carabinieri nel 2005 a casa di Ciancimino jr., non fu trasmessa ai magistrati del processo Dell’Utri, non fu allegata agli atti del processo al figlio di don Vito, ma fu “dimenticata” in uno scatolone, per giunta strappata e dimezzata?
E perché Ciancimino jr. non fu mai interrogato su quella lettera del capo della mafia al capo del governo, né sulla trattativa del Ros con suo padre?
E perché Grasso, nel 2000, non avvertì i colleghi sulle riunioni in carcere fra l’allora Pna Vigna e i boss (Aglieri e altri) ansiosi di “dissociarsi“ a costo zero, riunioni di cui anche lui era informato, salvo poi dichiarare: “Se ci fosse stato quel patto ci saremmo dimessi tutti”?
E perché il pm Alfonso Sabella, che nel 2001 si oppose ai nuovi maneggi per la “dissociazione” dei boss, fu cacciato su due piedi dalla direzione delle carceri dove lavorava?
E’ troppo sperare in qualche risposta esauriente, o anche per il dottor Grasso e i suoi sostenitori a mezzo stampa fare domande è “delegittimazione”?

Fonte: Il Fatto Quotidiano (Marco Travaglio, 20 Ottobre 2009)

Qui invece due testimonianze di  G.Genchi:

Mafia: Genchi, Ciancimino in rapporti con altissimi livelli delle Istituzioni PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
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Scritto da Adnkronos   
Martedì 20 Ottobre 2009 16:14
Roma - 20 ott. (Adnkronos) - "Sono testimone vivente dei riscontri originali sui rapporti fra Ciancimino, il Ministero degli Interni e il Ministero della Giustizia. Ero nel team investigativo di un'indagine a Palermo su mafia e appalti, un'indagine importante che secondo me rappresenta un punto di riferimento importante anche nella causale della strage di via d'Amelio". Lo ha affermato il consulente informatico Gioacchino Genchi nel corso dell'intervista rilasciata a Klaus Davi per il programma KlausCondicio, visibile su YouTube. "Segnalai alla procura di Palermo l'acquisizione e lo sviluppo di un cellulare di Ciancimino, quindi - ha aggiunto Genchi - sono testimone vivente di quei riscontri originali sui rapporti di Ciancimino con altissimi livelli delle istituzioni. Non solo della politica, ma anche dello Stato e io trovai contatti con utenze del Ministero dell'Interno, con utenze della Giustizia, incontri a Roma, contatti telefonici romani che, purtroppo, non sono mai stati chiariti e che, secondo me, costituiscono uno dei riscontri piu' importanti alle dichiarazioni di Ciancimino per quanto riguarda le entrature negli apparati dello Stato"

Genchi, nell'intervista, ha affermato anche che "fu il Ministero degli Interni a 'trasferire' Arnaldo La Barbera, stoppandone difatti le indagini, dopo che le stesse individuarono coinvolgimenti dei servizi. Di questo sono testimone vivente". "Parlo da testimone e non per sentito dire - ha proseguito Genchi - Ero un giovane funzionario di Polizia molto valorizzato da Parisi all'epoca. Ricordo che a La Barbera furono affidate le indagini su Capaci e via D'Amelio". "Ho toccato con mano quello che e' avvenuto, ovviamente non pensavo che si trattasse di una trattativa - ha sottolineato Genchi - notai qualcosa di strano quando prima fui trasferito io ad ottobre dopo aver decodificato il databank Casio cancellato di Falcone da cui emersero una serie di elementi importantissimi e, a distanza di qualche mese, quando abbiamo imboccato proprio la pista sui servizi segreti, sulle collusioni interne alle istituzioni, ai rapporti con la magistratura di cui aveva parlato Mutolo e poi, infine, con le ultime verbalizzazioni di Paolo Borsellino su Mutolo, su cui molti temevano e che in molti cercarono di bloccare". "Quando si imbocco' questa strada La Barbera fu immediatamente trasferito, stranamente trasferito dal Ministero dell'Interno, eravamo sotto Natale. Il trasferimento fu ordinato dal Ministero degli Interni, certo sicuramente non da Parisi, perche' Parisi ci aveva dato tutta la solidarieta' e tutto l'aiuto possibile ed immaginabile", ha concluso Genchi.


Fonte: Adnkronos, 20 ottobre 2009
Mafia: Genchi, attentati romani messaggio a Napolitano e Spadolini PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
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Scritto da Adnkronos   
Martedì 20 Ottobre 2009 16:06

Roma, 20 ott. (Adnkronos) - "Ricordo un particolare che e' sfuggito a molti, a proposito degli attentati in sincrono di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano. Insomma perche' San Giovanni e San Giorgio, perche' non li hanno fatti a Santa Maria Maggiore, a San Paolo, che per esempio e' in una zona isolata o a San Pietro, che avrebbe avuto ancora piu' risalto? Perche' non li hanno fatti all'Ara Pacis o al Colosseo? Perche' proprio San Giovanni e San Giorgio? Lei sa che significa Giorgio e Giovanni, chi erano Giorgio e Giovanni? Giovanni era Giovanni Spadolini, che era il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato mentre Giorgio era Giorgio Napolitano, Presidente della Camera, terza carica dello Stato che poi e' diventato Ministro dell'Interno e ora fa il Presidente della Repubblica". Lo ha affermato il consulente informatico Gioacchino Genchi, nel corso dell'intervista rilasciata al programma tv KlausCondicio in onda su YouTube.

Genchi parla poi della strage di via D'Amelio: "Le stragi di mafia sono state fatte col tritolo, con esplosivo da cava, un esplosivo potentissimo e di immediata reperibilita'. Invece l'esplosivo utilizzato in via D'Amelio e' un esplosivo che viene utilizzato in ambito militare, in ambito di guerriglia, cioe' in contesti e circuiti che non costituiscono appannaggio, diciamo, di Cosa Nostra". "Non ci sono precedenti. Quindi anche sotto questo profilo, il tipo di telecomando utilizzato, la distanza con cui questo telecomando poteva funzionare, sono tutti elementi di natura oggettiva, di natura tecnica che devono indurre a sospettare sulla possibilita' che ci fosse una distanza molto elevata dal punto di osservazione al punto dello scoppio", aggiunge Genchi, che conclude affermando: "Qualcuno doveva avere la certezza di uccidere Borsellino fuori dalla macchina blindata perche' il livello di protezione che aveva quella macchina era tale che l'autista rimase indenne, vivo, l'unico, perche' si trovava dentro la macchina".


FONTE: Adnkronos, 20 ottobre 2009

 

 

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