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N.B. Attenzione- riporto nelle due pagine successive le correzioni delle pag.460-464 perchè ho osservato degli errori...comunque le conclusioni importanti non cambiano assolutamente:
1)il broglio c'è stato
2) se ne è avvantaggiato il centrodestra
3) è stato di importo rilevante
l'errore riguarda solo il numero delle schede valide aumentate per sezione dal
73% dello scrutinio alla fine e la valutazione approssimativa delle
schede non valide sicuramente prelevate

Oggi, in Commissione Antimafia, abbiamo messo le mani su un documento che dimostra in modo inequivocabile che, negli anni ’92,’ 93 e ’94, un pezzo di Stato e importanti uomini politici hanno occultato la possibilità di conoscere e far conoscere al Paese le ragioni per cui in quegli anni ci furono le stragi di mafia.
E’ una questione politica e morale grossa come una casa che deve essere affrontata e risolta e riguarda i motivi per cui la Commissione parlamentare Antimafia, in quegli anni, non ritenne di ascoltare Vito Ciancimino che ne aveva fatto espressa richiesta, addirittura con una lettera scritta, nella quale testualmente affermava:<<l’omicidio dell’onorevole Lima è di quelli che vanno oltre la persona della vittima e puntano in alto, un avvertimento, come si suol dire. Sono stato, per molti anni, testimone ed in parte protagonista di un certo contesto politico. Sono convinto che questo delitto faccia parte di un disegno più vasto, un disegno che potrebbe spiegare altre cose, molte altre cose>>. Insomma, Ciancimino era a conoscenza di fatti e circostanze che riguardavano le stragi di mafia di quell’epoca (Falcone e Borsellino compresi) e degli oscuri rapporti tra mafia e Stato e voleva informarne la Commissione.
Nonostante ciò, la Commissione Antimafia, dopo aver pure deliberato, il 6
luglio ’93, di ascoltare Ciancimino, poi se ne é guardata bene dal farlo.
Evidentemente qualcuno in alto, molto in alto, (come alludeva Ciancimino), non
voleva che si conoscesse la verità ed ha lasciato così che prima proseguissero
le stragi e poi che si instaurasse un’immorale trattativa tra Stato e mafia.
Per questa ragione oggi ho chiesto l’audizione urgente dell’allora
Presidente della Commissione Antimafia, l’On. Luciano Violante,
affinché renda note le ragioni per cui la Commissione non ha
ottemperato all’audizione di Ciancimino. Audizione che la stessa
Commissione aveva disposto.
Qui c'è una replica di Travaglio alla richiesta nomi di Di Pietro a
Grasso,dice che i nomi sono già stati fatti in una sentenza:
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Qui invece due testimonianze di G.Genchi:
| Mafia: Genchi, Ciancimino in rapporti con altissimi livelli delle Istituzioni |
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| Scritto da Adnkronos |
| Martedì 20 Ottobre 2009 16:14 |
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Roma - 20 ott. (Adnkronos)
- "Sono testimone vivente dei riscontri originali sui rapporti
fra Ciancimino, il Ministero degli Interni e il Ministero della
Giustizia. Ero nel team investigativo di un'indagine a Palermo su
mafia e appalti, un'indagine importante che secondo me rappresenta un
punto di riferimento importante anche nella causale della strage di
via d'Amelio". Lo ha affermato il consulente informatico Gioacchino
Genchi nel corso dell'intervista rilasciata a Klaus Davi per
il programma KlausCondicio, visibile su YouTube. "Segnalai alla
procura di Palermo l'acquisizione e lo sviluppo di un cellulare di
Ciancimino, quindi - ha aggiunto Genchi - sono testimone vivente di
quei riscontri originali sui rapporti di Ciancimino con altissimi
livelli delle istituzioni. Non solo della politica, ma anche dello
Stato e io trovai contatti con utenze del Ministero dell'Interno, con
utenze della Giustizia, incontri a Roma, contatti telefonici romani
che, purtroppo, non sono mai stati chiariti e che, secondo me,
costituiscono uno dei riscontri piu' importanti alle dichiarazioni di
Ciancimino per quanto riguarda le entrature negli apparati dello
Stato"
Genchi, nell'intervista, ha affermato anche che "fu il Ministero degli Interni a 'trasferire' Arnaldo La Barbera, stoppandone difatti le indagini, dopo che le stesse individuarono coinvolgimenti dei servizi. Di questo sono testimone vivente". "Parlo da testimone e non per sentito dire - ha proseguito Genchi - Ero un giovane funzionario di Polizia molto valorizzato da Parisi all'epoca. Ricordo che a La Barbera furono affidate le indagini su Capaci e via D'Amelio". "Ho toccato con mano quello che e' avvenuto, ovviamente non pensavo che si trattasse di una trattativa - ha sottolineato Genchi - notai qualcosa di strano quando prima fui trasferito io ad ottobre dopo aver decodificato il databank Casio cancellato di Falcone da cui emersero una serie di elementi importantissimi e, a distanza di qualche mese, quando abbiamo imboccato proprio la pista sui servizi segreti, sulle collusioni interne alle istituzioni, ai rapporti con la magistratura di cui aveva parlato Mutolo e poi, infine, con le ultime verbalizzazioni di Paolo Borsellino su Mutolo, su cui molti temevano e che in molti cercarono di bloccare". "Quando si imbocco' questa strada La Barbera fu immediatamente trasferito, stranamente trasferito dal Ministero dell'Interno, eravamo sotto Natale. Il trasferimento fu ordinato dal Ministero degli Interni, certo sicuramente non da Parisi, perche' Parisi ci aveva dato tutta la solidarieta' e tutto l'aiuto possibile ed immaginabile", ha concluso Genchi. Fonte: Adnkronos, 20 ottobre 2009 |
| Mafia: Genchi, attentati romani messaggio a Napolitano e Spadolini |
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| Documenti - Altri documenti |
| Scritto da Adnkronos |
| Martedì 20 Ottobre 2009 16:06 |
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Roma, 20 ott. (Adnkronos)
- "Ricordo un particolare che e' sfuggito a molti, a proposito
degli attentati in sincrono di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in
Laterano. Insomma perche' San Giovanni e San Giorgio, perche' non li
hanno fatti a Santa Maria Maggiore, a San Paolo, che per esempio e' in
una zona isolata o a San Pietro, che avrebbe avuto ancora piu' risalto?
Perche' non li hanno fatti all'Ara Pacis o al Colosseo? Perche' proprio
San Giovanni e San Giorgio? Lei sa che significa Giorgio e Giovanni, chi
erano Giorgio e Giovanni? Giovanni era Giovanni Spadolini, che era il
Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato mentre Giorgio era
Giorgio Napolitano, Presidente della Camera, terza carica dello Stato
che poi e' diventato Ministro dell'Interno e ora fa il Presidente della
Repubblica". Lo ha affermato il consulente informatico Gioacchino
Genchi, nel corso dell'intervista rilasciata al programma tv
KlausCondicio in onda su YouTube. FONTE: Adnkronos, 20 ottobre 2009 |