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                Riesame verbali europee 2009 Corti d'appello circoscrizionali

L'unica cosa che ho trovato sulla verifica dei voti da parte delle Corti d'appello circoscrizionali è stato questo articolo del 30-6-2009 relativo alla circoscrizione centro.
Può darsi che sia ancora presto visto che ,l'ultima volta i controlli, nella circoscrizione nord ovest sono pervenuti circa un mese dopo le elezioni (europee).

Dubito però che il divario fra i voti ne interessi solo 100mila o qualcosa di più.
Qui si parla solo di errore di trasmissione di estratti verbali da Corte d'appello a Cassazione che si presume sia avvenuto molto presto come al solito(6-7 giorni) ,naturalmente senza il controllo dovuto e di legge sui verbali di seggio.

E' così che si affermano le dittature con l'approvazione della magistratura ignava (o anche  corrotta) che a volte va anche a cena con le persone interessate ai suoi giudizi*.

Sarebbe ora che il settore pubblico capisse che, anche se nominato da qualcuno di sua conoscenza, è pagato dai cittadini e a quelli deve rendere conto,non ai suoi mecenati.
I voti trasformati  attraverso schede non valide diventate valide o attraverso voti aggiunti e non reali dovrebbe essere intorno ai 3 milioni.

Spero che attraverso i verbali si possa risalire al risultato effettivo ciò dovrebbe essere possibile se, come credo, la frode fosse soprattutto informatica.
Certo il tempo concesso ai controlli dovrebbe essere adeguato e la verita' dovrebbe essere diffusa senza timore di suscitare reazioni contrarie all'andazzo del tipo :"Non turbiamo la quiete"o :"Il silenzio è d'oro"

Ecco l'articolo:

 Da: http://www.corriere.it/politica/09_giugno_30/cassazione_dati_elezioni_europee_8f0e8ebc-657c-11de-853b-00144f02aabc.shtml

 

così Bonanini risultava eletto al posto dell'altro democratico gualtieri

Elezioni europee: la Cassazione ammette l'errore, non pervenuti i voti di Siena

Al Pd sottratti 50mila voti rispetto ai conti del Viminale. Ma anche il Pdl ne perdeva quasi 28mila

Roberto Gualtieri (Fotogramma)
Roberto Gualtieri (Fotogramma)
ROMA - Discordanze rilevanti tra i voti attribuiti alle varie liste alle ultime europee dal Viminale e quelli certificati dalla Corte Cassazione. Tali da modificare il nominativo di almeno uno degli eletti. Una differenza che ha costretto la Suprema Corte a un controllo più accurato dei voti pervenuti. In un comunicato dell'ufficio stampa della Suprema Corte si sottolinea così che un errore di comunicazione di dati tra Siena e Roma è all'origine della differenza tra i voti conteggiati dal ministero dell'Interno per la circoscrizione dell'Italia Centrale per le elezioni del Parlamento Europeo e i voti conteggiati per la medesima circoscrizione nel verbale approvato dall'Ufficio Elettorale Nazionale presso la Corte di Cassazione.

IL COMUNICATO - «L'Ufficio elettorale Nazionale - si dice nel comunicato - precisa di aver proceduto, secondo quanto previsto dalla legge elettorale per il Parlamento Europeo, al conteggio dei voti sulla base dei dati che sono stati allo stesso comunicati dal competente Ufficio Elettorale Circoscrizionale presso la Corte di Appello di Roma. A seguito di accertamenti immediatamente disposti, è risultato che si è verificato un errore di comunicazione di dati tra l'Ufficio Elettorale Provinciale presso il Tribunale di Siena e l'Ufficio Elettorale Circoscrizionale presso la Corte di Appello di Roma. Le conseguenti rettifiche sono già in corso e sulla base delle medesime l'Ufficio Elettorale Nazionale procederà con urgenza alla conseguente rettifica dei dati riportati nel verbale approvato».

LA VICENDA - Dal verbale della Cassazione risultavano infatti spariti circa 100mila voti, conteggiati dal Viminale nella Circoscrizione Centro all'indomani della consultazione. Metà dei quali appartenenti al Pd. Che perciò perdeva un seggio. Attribuito inizialmente al dalemiano Roberto Gualtieri. E che, nell'ultimo verbale della Suprema Corte era planato nel Nord-Ovest, dove risultava incaricato per Strasburgo il democratico Francesco Bonanini, presidente del Parco delle Cinque Terre. Tra l'altro il Pd non era stato l'unico a perdere voti circa 28.000 li aveva persi anche il Pdl, senza contare i 6.273 dell'Italia dei Valori i 4240 dell'udc i 4141 della Lega e i 5114 di Rifondazione Comunista-Pdci.


30 giugno 2009(ultima modifica: 01 luglio 2009)

 


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1 Luglio 2009

Dimettetevi V: cena carbonara

cenacarbonara.jpg

Pubblico il mio intervento alla Camera su quella che ho definito "cena carbonara" a cui hanno partecipato due giudici della Consulta, Mazzella e Napolitano, un corruttore ma improcessabile per il lodo, Silvio Berlusconi, il firmatario del lodo, Angelino Alfano, un sottosegretario, Gianni Letta, ed il presidente della commissione Affari Costituzionali al Senato, Carlo Vizzini. Commensali ben assortiti che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, vuol venderci come grandi amici che han parlato di tutto fuorchè del lodo.

Gli italiani si stanno svegliando, signori del governo, e vi chiederanno il conto di quanto avete "mangiato".

Alfano, Mazzella e Napolitano abbiano la decenza di dimettersi.

QUESITO

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

RISPOSTA

Elio Vito: Signor Presidente, per la correttezza e il rispetto profondo che il Governo nutre nei confronti del Parlamento, naturalmente farò riferimento al testo scritto e presentato dall'onorevole Di Pietro e dagli altri deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e non risponderò alle affermazioni che sono state rese poco fa in Aula.
Gli onorevoli interroganti, riprendendo un articolo del settimanale L'Espresso, chiedono di sapere di un incontro presso l'abitazione privata del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella dove, nello scorso mese di maggio - a dire degli interroganti e dell'articolo citato - si sarebbe svolta, testualmente, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzati riunioni organizzate dal Governo Berlusconi».
L'articolo citato, secondo quanto ripreso ed evidenziato dagli interroganti, nella parte relativa a quello che sarebbe stato il contenuto della riunione organizzata dal Governo Berlusconi, fa poi frequenti e generici riferimenti ad espressioni del tipo «più fonti concordano», «sembra» e a interlocuzioni che, nello stesso testo in esame, riportano mere congetture ed ipotesi disparate.
In ordine a quello che nel testo viene indicato - come ho detto - come un fatto certo, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni organizzate dal Governo Berlusconi» va subito chiarito, onorevole Di Pietro, che il Governo Berlusconi, che mi onoro in questa sede di rappresentare, non ha organizzato presso l'abitazione del giudice Mazzella alcuna riunione. Molte settimane prima del mese di maggio di quest'anno, il Presidente Silvio Berlusconi, unitamente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dottor Gianni Letta, al Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano, al senatore Carlo Vizzini e al giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e alle loro rispettive consorti (molto prima, quindi, delle date da lei indicate, molte settimane prima del mese di maggio) riceveva un invito ad una cena organizzata presso la propria abitazione dal giudice costituzionale professor Luigi Mazzella. Tale incontro conviviale, che è naturale conseguenza di un rapporto di conoscenza e stima risalente nel tempo (peraltro riconosciuto nello stesso articolo citato dagli interroganti), che lega il padrone di casa e i suoi ospiti, si è svolto nella prima metà del mese di maggio.
L'incontro dunque ha avuto luogo, onorevole Di Pietro, in ogni caso rispetto alle congetture e alle ipotesi disparate citate, in un'epoca antecedente al 26 giugno scorso, giorno nel quale il presidente della Corte costituzionale ha fissato per il prossimo 6 ottobre la data di inizio della discussione sul lodo Alfano ed ha indicato nel giudice Gallo il relatore della medesima discussione. Se permette, signor Presidente, vista anche la delicatezza del tema, la trattengo per pochi secondi ancora.
Per quanto concerne quello che tra i «sembra» e i «si dice» sarebbe stato il contenuto della discussione della serata, è appena il caso di osservare che l'incontro non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l'agenda della Corte costituzionale, né ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione, la cui iniziativa - come si spera gli onorevoli interroganti sappiano bene - appartiene esclusivamente al Parlamento, su impulso anche del Governo, organo al quale è conferito dalla legge costituzionale e al popolo, essendo invece competenza della Corte giudicare delle eventuali controversie. Concludo tranquillizzando gli onorevoli interroganti, dicendo che le iniziative del Governo sul piano legislativo in materia di giustizia saranno rispondenti al programma presentato di fronte al corpo elettorale e che da esso hanno ricevuto il pubblico consenso.

REPLICA

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, la risposta è insoddisfacente e inaccettabile, e lei consentirà anche a me qualche secondo in più, come ha consentito al rappresentante del Governo.
La Corte costituzionale - ricordo a me stesso - è un organo costituzionale talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze, né da parte del Governo, né da parte di altri organi costituzionali. A maggio dell'anno scorso già c'era il lodo Alfano e già c'erano le richieste dei giudici di Milano e di Roma di valutare la costituzionalità della legge.
Un Ministro della giustizia che si fa promotore, insieme al Presidente del Consiglio - lui inquisito nei processi che riguardano proprio i fatti per cui deve giudicare il giudice della Corte costituzionale -, di un incontro, mina la credibilità della Corte stessa. Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati, voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
A noi non resta perciò che ribadire: primo, la sfiducia totale a questo Governo; secondo, la deplorazione di questi comportamenti; terzo, la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia, perché lei per il ruolo e la funzione che svolge non doveva permettere, non dover accettare, non doveva farsi promotore di una riunione in cui si discute di quella legge da parte di quei giudici che mettono in discussione la legge di cui lei si è fatto promotore. A noi non rimane altro, pertanto, che ribadire l'impegno, come Italia dei Valori, del referendum e della validità di quel referendum affinché le firme già raccolte, quel milione di firme, si trasformino poi in un referendum che cancelli quella legge truffa di cui lei, Ministro Alfano, e lei, Presidente del Consiglio, vi siete fatti promotori. Oggi avete anche infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

 
Tuo nome: Tua mail:
A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

 

 

 

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