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                                                    La trattativa Stato-mafia accennata nel papello

 

Ultimamente si sta verificando un cambiamento nella storia italiana,è come se le due opposte fazioni giocassero una serrata partita,molti stanno recuperando anni di silenzio,stanno ricomparendo verità  nascoste per anni, testimoni non richiesti,mai ascoltati,si stanno facendo avanti spontaneamente.
Addirittura il caso Moro viene rivisto alla luce di nuovi documenti.

Per chi aspetta da anni verità e giustizia potrebbe essere l'occasione giusta.

La trattativa fra Stato e mafia compare finalmente accennata  nel famoso papello che riporta alcuni punti di pressanti richieste presso la giustizia italiana,il resto è viaggiato probabilmente su binari meno ovvi e ha prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi.

Spero che la boria di certe persone che ci vessano coi loro decreti non frenando le loro scomposte manine venga annullata dai  riconoscimenti popolari che gli spettano  quando si esporrà  in  uscite popolari "nature"  non artificialmente incensate.

 

18 Ottobre 2009

Processateli per tradimento della Patria

"La trattativa tra Stato e mafia ha salvato la vita a molti politici".Queste sono le parole del Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, parole che non avremmo mai voluto ascoltare.
Piero Grasso deve fare i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato e della sua dignità.
Piero Grasso deve dire quali politici sono stati salvati e perchè la mafia voleva ucciderli.
Cosa avevano promesso i politici? Cosa hanno ottenuto? Chi sono i porta nome e porta interessi della mafia in Parlamento? Alcuni nomi li conosciamo: il primo sarebbe stato Giulio Andreotti, uomo di 'esperienza' nei rapporti con la mafia, salvato dal reato di favoreggiamento per prescrizione; un altro è Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, oggi in appello con 9 anni di condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Vogliamo tutti i nomi, l'intera lista, per poterli allontanare dalle istituzioni e processare, oltre che per i reati più ovvi, anche per alto tradimento della Patria. Si, di questo stiamo parlando e nessuno in uno Stato ha l’autorità per poter 'vendere' i suoi cittadini alla criminalità.

I politici coinvolti nella trattativa con la mafia vadano a dare le loro indecenti spiegazioni ai familiari di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, a quelli di Borsellino, di Agostino Catalano, di Emanuela Loi, di Vincenzo Li Muli, di Walter Eddie Cosina, di Claudio Traina.

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14 Ottobre 2009

Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo

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Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che sono stato sottoposto a indagini dalla Procura di Roma con l’accusa di aver commesso reato di vilipendio, cioè un reato di opinione. Sono accusato, quindi, di aver offeso il Capo dello Stato. Vediamo di ricapitolare la vicenda.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha emanato il Lodo Alfano, legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, che noi dell’Italia dei Valori, sin dal principio, abbiamo sostenuto essere incostituzionale. Il Presidente della Repubblica ci ha messo il cappello affermando, invece, che il lodo Alfano era una legge costituzionale. Oggi scopriamo addirittura che i suoi Consiglieri, a cominciare dal dottor D’Ambrosio, si sono adoperati per aiutare il Governo a scrivere la norma sul Lodo Alfano.

Il Presidente del Consiglio, dopo aver fatto questa norma incostituzionale ha fatto quella sullo scudo fiscale. Lo scudo fiscale - lo ribadisco ancora una volta - è una legge criminale, perché legittima il comportamento dei criminali che hanno messo all’estero, sotto il mattone, i proventi di reato. Fino a oggi i proventi di reato costituivano l’oggetto del reato di riciclaggio: oggi è diventato tutto lecito! Questa legge favorisce i criminali e umilia gli onesti, è una legge che non andava fatta, è una legge che noi dell’Italia dei Valori, come parlamentari e come cittadini, respingiamo criticando chi l’ha voluta, chi l’ha approvata e chi l’ha promulgata! Questo è il diritto, è il dovere di un parlamentare e di un cittadino di poter far sentire la propria voce rispetto a un fatto del genere!

Il giorno in cui il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge, quasi 100 mila cittadini hanno dato il via ad una petizione, scrivendo: “Per favore, Presidente, non firmare!” e il Presidente, invece, l’ha firmata. Inoltre, a un cittadino che lo ha avvicinato durante una sua visita istituzionale in Basilicata e che gli ha chiesto: “Ti prego, non firmare”, Giorgio Napolitano ha risposto: “Ma come non lo firmo?! Tanto se non lo firmo oggi, lo dovrò firmare domani, perché me lo rimanderanno uguale! Non posso farci niente!”. Non è così, signor Presidente della Repubblica! La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa non firmare la prima volta il testo approvato dal Parlamento e di rinviarlo, dunque, alle Camere con un messaggio motivato. Per esempio, motivando il proprio rinvio dicendo: “Ma che state facendo! State favorendo i criminali e state umiliando gli onesti”.

E’ questo il suo dovere, signor Presidente, quello che pensavamo fosse il suo dovere! Siamo rimasti amareggiati da questa sua abdicazione ad un suo impegno previsto dalla Costituzione e l’abbiamo detto, io l’ho detto nell’immediatezza del fatto, con il cuore, con la mente e con la forza dell’amore verso questa Repubblica e anche per il rispetto che ho verso di lei. Ho detto: non faccia un gesto di abdicazione, non firmi, perché l’atto è un atto vile, non ho dato del vigliacco a lei, ho dato del vigliacco all’atto, è vile quest’atto! E’ un atto irriguardoso verso la comunità degli onesti, è un atto di abdicazione al suo ruolo, perché lei avrebbe potuto rimandare indietro queste carte!

Questo è il fatto e, per questo fatto, ieri sono stato messo sotto indagine dalla Procura di Roma con la motivazione che avrei offeso e, conseguentemente, avrei vilipeso il Presidente della Repubblica. Ritengo che a essere offesi e vilipesi siano stati cittadini italiani onesti, che hanno pagato le tasse e adesso si vedono coloro che non hanno pagato le tasse ridere e scherzare alla faccia loro, perché pagando il 5% di ‘tangenti’ allo Stato possono fare quel che vogliono con i loro soldi. Non li reinvestiranno, statene certi! Li utilizzeranno ancora una volta per comprarsi la barchetta e per farsi gli affari loro o per riportarli un’altra volta all’estero!

E allora, rispetto a quest’inchiesta della Procura, dico una cosa: ben venga, perché voglio accertare fino a che punto c’è il diritto del cittadino a dissentire da certe decisioni dissennate e di criticare chi le firma e chi le promulga e, fino a che punto, invece, diventa un’offesa alle istituzioni, un’offesa di lesa maestà o è l’esercizio di un dovere costituzionale. Da parlamentare, voglio sapere fino a che punto mi è permesso il diritto-dovere di poter esprimere le mie idee perché si tratterebbe di ‘reato di opinione’!

Vorrei e voglio questa decisione della magistratura e voi della rete dovete volerla perché dovete sapere fino a che punto siete in un Paese democratico! Il Presidente dell’Iran cosa sta facendo adesso? Sta impiccando coloro che non la pensano come lui: in Italia c’è ‘un’impiccagione morale’, in Italia c’è la condanna per chi non può esprimere le proprie idee? Non so se è giusto o meno quello che ho detto, ma ritengo che sia giusto e, inoltre, credo che la decisione presa dal Presidente della Repubblica, di non rimandare gli atti alla Camera, sia un atto di abdicazione! Che questo sia anche un reato, però, credo proprio di no, se vogliamo vivere in uno Stato di diritto, uno Stato democratico!

E, allora, dico al Presidente della Repubblica: si vada fino in fondo nel processo, non si impedisca ai magistrati di fare il loro dovere, perché non me la prenderò mai con loro, in quanto, se dovessero arrivare alla mia condanna, vorrebbe dire che c’è una norma oggi fuori dalla storia, fuori dalla democrazia, fuori dallo stato di diritto e, quindi, quella norma deve essere rivista! Quella norma doveva servire per tutelare le alte cariche dello Stato da ben altre situazioni rispetto a quelle di garantire un divieto di critiche nei loro confronti.

Nel caso di specie alla critica si è prestato il Capo dello Stato quando ha raccontato al cittadino una favola non vera che non prevede la Costituzione: quella per cui lui non poteva non firmarla, perché tanto poi l’avrebbe dovuta rifirmare. Certo che doveva rifirmarla, ma nel frattempo sarebbe caduto il provvedimento, perché era un decreto legge e i 60 giorni erano scaduti, nel frattempo ci sarebbe stato un messaggio motivato alle Camere in cui avrebbe potuto dire, da Presidente della Repubblica e da primo cittadino italiano: “vi pare possibile fare una legge che premia i disonesti e umilia gli onesti?”.

Questo è il tema! E allora, questo tema merita l’attenzione della magistratura, ben venga la riaffermazione di uno Stato di diritto, alla cui giustizia mi sottopongo.

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Da :

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1861:prova&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

 

 

Trattative tra mafia e Stato. Il "papello" consegnato ai giudici PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
Documenti - Altri documenti
Scritto da Giovanni Bianconi   
Venerdì 16 Ottobre 2009 18:05


 

La copia è stata fornita dall'avvocato di Massimo Ciancimino al procuratore.
Si tratta del documento con l’elenco delle richieste per interrompere la stagione delle stragi


PALERMO  — Le condanne definitive nel maxi-processo di Palermo arrivarono a gennaio del 1992, e da lì si scatenò la ven­detta di Totò Riina contro lo Sta­to. A marzo fu assassinato Salvo Lima, a maggio saltò in aria Gio­vanni Falcone, e dopo la strage di Capaci la cancellazione di quel verdetto timbrato dalla Cas­sazione viene messa al primo punto delle richieste mafiose al­lo Stato per fermare l’offensiva terroristica.


«1 - Revisione sentenza ma­xi-processo» è scritto in cima al papello finito nelle mani dell’ex sindaco corleonese di Palermo, Vito Ciancimino, e consegnato ai carabinieri del Ros (il colonnello Mario Mori e il capitano Giusep­pe De Donno) che andavano a far­gli visita per carpire notizie utili alla cattura dei latitanti. Almeno nella loro versione. Secondo Mas­simo Ciancimino invece, figlio di «don Vito» e prin­cipale testimone di questa vicenda, gli ufficiali dell’Ar­ma avevano avviato con suo padre una vera e propria trattati­va, dopo Capaci e pri­ma della strage di via D’Amelio in cui morì Paolo Borsellino, il 19 luglio ’92. Pure questo è un punto in cui le rico­struzioni non coincido­no, uno dei nodi cruciali dell’indagine in corso a 17 anni dai fatti. A riprova di quello che racconta, Ciancimino jr ha fatto avere l’altro giorno ai pubblici ministeri di Paler­mo una fotocopia del famigerato papello.


È un foglio di carta bianco, con dodici pun­ti scritti a mano, in stampatel­lo, senza errori di ortografia tranne uno (fragranza invece di flagranza), con calligrafia chiara. Che non sembra quella di Riina, né di Bernardo Proven­zano. Secondo i racconti del gio­vane Ciancimino, lui lo ritirò chiuso in una busta, in un bar di Mondello, dal medico condanna­to per mafia Antonino Cinà. Lo portò a suo padre e poi lo rivide nelle mani del misterioso «si­gnor Franco», o «Carlo», l’uomo mai identificato dei servizi segre­ti o di qualche altro apparato che pure partecipò alla trattativa. L’intermediario disse a Vito Cian­cimino che poteva andare avanti, e l’ex sindaco ordinò al figlio di combinare un altro appuntamen­to con Mori e De Donno. A loro diede il papello, e a riprova di ciò — sempre secondo Ciancimino jr — sull’originale del documen­to è applicato un post-it scritto a mano dal padre dove si legge «Consegnato in copia spontanea­mente al col. Mori, dei carabinie­ri dei Ros». I magistrati non hanno ancora l’originale, e per adesso studiano il contenuto della fotocopia giun­ta via fax all’avvocato di Massi­mo Ciancimino, che l’ha portata in Procura. Dopo il maxi-proces­so i mafiosi si preoccupano di abolire il «41 bis» che prevede il «carcere duro» per i mafiosi, la revisione della legge Rognoni-La Torre e di quella sui pentiti.


Poi, al punto 5, compare un argomen­to che solo anni dopo sarà tratta­to dai boss di Cosa Nostra, come possibile via d’uscita dagli erga­stoli: «Riconoscimento benefici dissociati (Brigate rosse) per con­dannati di mafia». Con evidente riferimento alla legge fatta per gli ex terroristi. È strano che già se ne parli nel ’92, quando i capi sono tutti latitanti, ma questo ri­sulta dal papello. Al punto 7, dopo la richiesta degli arresti domiciliari per gli ul­trasettantenni, s’invoca la chiusu­ra delle carceri speciali. Poi ci si concentra sui rapporti con i fami­liari: dalla detenzione vicino alle abitazioni delle famiglie all’esclu­sione della censura della posta, fi­no all’esclusione delle misure di prevenzione per mogli e figli. C’è poi la proposta di procedere al­l’arresto «solo in fragranza di re­ato », come se le manette potesse­ro scattare durante una riunione tra mafiosi o subito dopo l’esecu­zione di un omicidio, mai in altri casi. Una sorta d’immunità per i boss, come per i parlamentari.


Con l’ultimo punto ci si preoc­cupa di tutt’altro argomento:
«Le­vare tasse carburanti, come Ao­sta ». Improvvisamente, dalle condizioni di vita dei detenuti (e dei loro parenti) e dalle riforme del codice penale, si passa a que­stioni economiche come la defi­scalizzazione della benzina. E in­sieme al papello Massimo Cianci­mino ha consegnato alcuni fogli manoscritti dal padre dove, fra varie argomentazioni di tipo poli­tico- programmatico, si cita l’abo­lizione del monopolio del tabac­co. In quelle carte compaiono an­che i nomi di Nicola Mancino e Virginio Rognoni. Il primo diven­ne ministro dell’Interno il 1˚ lu­glio 1992, il secondo fu ministro della Difesa fino a quella data. En­trambi hanno sempre detto di non aver mai saputo nulla della «trattativa» con la mafia, ma il ri­ferimento a Rognoni viene consi­derato dagli inquirenti un altro indizio che il confronto tra lo Sta­to e i boss (tramite l’ex sindaco di Palermo) sarebbe cominciato dopo la strage di Capaci ma pri­ma di quella di via D’Amelio. E che forse Paolo Borsellino morì anche perché era diventato un ostacolo da rimuovere.



Giovanni Bianconi (Il Corriere della Sera, 16 ottobre 2009

 


 

Da : http://www.usticaemafie.splinder.com/post/21525445

 

http://casarrubea.wordpress.com/2009/10/15/sequestro-moro-le-teste-di-cuoio-inglesi/


Sequestro Moro: le teste di cuoio inglesi



 
Aldo Moro

Aldo Moro

 

Il 16 marzo 1978, alle ore 9.45, con un telegramma riservato, l’ambasciatore britannico a Roma Campbell  avvisa Londra che Moro è stato rapito, poco più di un’ora prima. Si stava recando in macchina alla Camera dei Deputati dove, quella stessa mattina, sarebbe nato il primo governo della storia della Repubblica a partecipazione indiretta del Pci. Ossia la celebre “non sfiducia”, un primo importante passo verso la realizzazione dell’idea  del compromesso storico tra comunisti e cattolici. E’ quanto emerge da questo e da altri documenti da noi ritrovati negli archivi nazionali di Kew Gardens. Carte rese pubbliche qualche mese fa.


Nell’attacco al presidente, avvenuto in via Fani, con una tecnica chirurgica da commando militare molto simile a quella utilizzata dalla Delta Force statunitense, questi strani brigatisti, armati di mitragliette Skorpion, riescono in trenta secondi ad uccidere i cinque membri della scorta e a sequestrare, illeso, lo statista pugliese.

 

Il telegramma ha una qualche espressione sibillina. Non afferma, ad esempio, in modo categorico che la responsabilità di quell’operazione è delle Brigate rosse, come faranno tutti i media italiani da quel minuto in poi, ma utilizza l’espressione “le cosiddette  Br”, uscita forse freudianamente dalla mente di Campbell.


Che questa tragedia durata 55 giorni abbia come protagoniste le Br, è fuori discussione. Ma la domanda che forse Campbell si pone fin dall’inizio è: – chi manovra i terroristi? E soprattutto, da chi sono infiltrati?


*

Il governo italiano e tutte le forze politiche democratiche entrano in uno stato di smarrimento e confusione. A mobilitarsi è soprattutto il ministero dell’Interno presieduto dall’onorevole Francesco Cossiga. Migliaia di posti di blocco di polizia e carabinieri vengono allestiti a tamburo battente da Bolzano a Trapani, senza alcun piano strategico.

Ma quello stesso giorno Campbell scrive:


 

Francesco Cossiga

Francesco Cossiga


“Squillante, capo di gabinetto di Cossiga, parlando su istruzioni di quest’ultimo, ha telefonato a Mcmillan (primo segretario d’ambasciata) nella tarda serata del 16 marzo. Voleva assicurarsi che il governo di Sua Maestà fosse in grado di fornire assistenza tecnica (basata sulla nostra esperienza nell’Ulster) in relazione al rapimento del signor Moro. In questa fase – precisa Campbell – Squillante ha escluso ogni richiesta di assistenza paramilitare”. E aggiunge:


“In considerazione del messaggio del primo ministro [Jim Callaghan, laburista] contenuto nel telegramma n. 60 del Ministero degli Esteri britannico e delle nostre precedenti offerte di aiuto a Cossiga, Mcmillan ha affermato di non intravedere difficoltà di sorta. Tuttavia, in linea di principio, sarei lieto – conclude Campbell – di potermi impegnare il prima possibile con il signor Cossiga”.


*

 

Il 17 marzo, di buon mattino, Squillante convoca Macmillan al Viminale per un colloquio segretissimo con l’ammiraglio Celio, responsabile dei Corpi speciali italiani. Scrive Campbell:


“Celio ha affermato che gli italiani ci sarebbero grati se potessimo fornire immediatamente (cioè oggi) un istruttore delle Sas, [Special Air Service, i commandos inglesi] con particolare esperienza nell’affrontare uno stato di assedio (ossia, nel caso fosse localizzato il nascondiglio di Moro e dei suoi rapitori). Inoltre, gli itaniani hanno richiesto una ventina di  bombe [stamp bombs], del tipo cioè utilizzato a Mogadiscio”.


*


Il riferimento alla capitale della Somalia non è casuale. Qualche mese prima le teste di cuoio della Repubblica federale tedesca, hanno liberato con un colpo di mano i passeggeri di un volo Lufthansa sequestrato dalla Raf  (Frazione dell’armata rossa), il gruppo terroristico più pericoloso in Europa. I commandos tedeschi, prima del blitz, hanno fatto saltare i portelloni dell’aereo  con le stamp bombs.


*


Leonard James Callaghan, primo ministro britannico

Leonard James Callaghan, primo ministro britannico


Che fretta hanno Cossiga, Celio e Squillante di convocare ad appena ventiquattro ore dal rapimento, i diplomatici di una potenza straniera? E’ evidente che Cossiga si fida più degli inglesi che dei suoi connazionali e colleghi di partito. In ogni modo anche le pietre sanno che Moro o si salva subito o mai più. I più accorti sono certi inoltre che l’operazione da mettere in campo è di estrema difficoltà e richiede competenze da apparati militari inesistenti in Italia. Corpi abituati ad operare in stato di guerra. E’ pensabile che una mobilitazione di forze speciali di tale livello non sia fondata su informazioni sicure.? Moro è forse prigioniero all’interno di un bunker inaccessibile? E’ rinchiuso dentro una struttura a sua volta inclusa in un‘area militare off limits?


*

L’ammiraglio Celio ha talmente fretta che propone a Macmillan di “inviare immediatamente un aereo italiano a Londra per prelevare l’istruttore e il materiale esplosivo”.

 

*

Poche ore dopo, la richiesta italiana viene accolta. La notizia è data da Morland,  addetto militare della Marina e dell’Aviazione dell’ambasciata di Sua Maestà, a Roma. Quella stessa notte del 17 marzo, gli inglesi inviano due istruttori e venti cariche esplosive (stun grenades). Il via libera viene dai ministeri britannici della Difesa e dell’Interno e dal premier Jim Callaghan in persona.

*

Perchè l’operazione fallisce? Chi impedisce l’ attuazione del blitz? Questa è la vera questione. Tutto il resto, fino al ritrovamento del cadavere dello statista in via Caetani, non sarà altro che una colossale e snervante messa in scena.


Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino


Tutti i documenti cui si fa riferimento in questo articolo si trovano presso il nostro Archivio.

Per vedere un filmato della BBC sullo Special Air Service britannico, clicca qui sotto.


lo Special Air Service britannico

postato da: laura56 alle ore 07:37 | link | commenti
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La nuova documentazione sul caso Moro è reperibile sul sito Ustica e mafie :



 Da :  http://www.usticaemafie.splinder.com/post/21525462

 

http://casarrubea.wordpress.com/2009/10/18/moro-covert-action/

Moro: Covert Action



 Da :http://www.usticaemafie.splinder.com/post/21525457

 

 

http://casarrubea.wordpress.com/2009/10/18/moro-e-il-pci-78/


Moro e il Pci (’78)

 


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