Sicurezza Telecom e tiger team
Ecco una raccolta di documenti sull'azienda a cui è stata affidata la
sicurezza informatica durante le elezioni,nei link a fondo pagina potete anche
trovare un video di Report con un servizio di S.Ranucci sullo scandalo
Telecom(120'circa)
Dalla monografia di Diario :"Gli imbroglioni"
"...........
Perchè racconto questa storia?Perchè è curioso che uomini del Tiger team
capitanato da Fabio Ghioni siano stati coinvolti dal Viminale per curare la
sicurezza delle operazioni elettorali del 2006 e in particolare impedire
intrusioni di hacker :così entrarono al Viminale,realizzarono un lungo e
dettagliato sopraluogo,fecero un'ispezione delle macchine,simulazioni di
attacchi,verifica di password e meccanismi di antintrusione.
Più strano è che,dopo che alcuni di questi personaggi sono finiti in galera,al
Viminale non si siano ricordati di quei grandi esperti di sicurezza chiamati a
vigilare sulla correttezza dlle operazioni del voto:d'altra parte,quella
notte,al Viminale,non successe nulla di strano,vero ?...."
Da:
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/06/001791.html
Tre
passi in un Paese che non è più sull'orlo del baratro, ma è definitivamente
nell'abisso. Lo scandalo delle intercettazioni Telecom si configura come una
violazione talmente vasta e sconcertante da fare impallidire le schedature
dello Hoover de noantri, Federico Umberto D'Amato, gran capo dei Servizi
italiani più compromessi della storia repubblicana. Tre passi: cosa si disse
nel 2004, come si smentì nel 2005, cosa emerge nel 2006. Memento Mori: il
prefetto di ferro mussoliniano...
Nel 2004
SuperAmanda, ovvero Echelon all'italiana
Telecom Italia è pronta a creare un centro di ascolto nazionale per
telefonate, Sms ed e-mail; è solo la mancata approvazione della legge di
riforma sui servizi segreti che la blocca.
[ZEUS News - 28-12-2004]
Telecom Italia ha messo a punto uno dei sistemi più sofisticati di
intercettazione telefonica ed elettronica, e lo ha recentemente messo a
disposizione di tutte le Procure della Repubblica con un'offerta commerciale
ad hoc.
Si chiamerebbe "SuperAmanda" il centro di ascolto realizzato da
Telecom Italia in Calabria che potrebbe diventare l'unico centro di ascolto
nazionale per tutte le indagini che richiedano l'intercettazione di telefonate
da fisso, mobile, Sms, e-mail e fax, insomma tutte le comunicazioni
elettroniche.
E' una sorta di Echelon italiano a cui il Ministero di Grazia e Giustizia
appalterebbe il servizio, comprese le intercettazioni ambientali che comunque
poi passano su linea telefonica e a cui Telecom Italia è molto interessata,
da qualche tempo, come occasione di business.
SuperAmanda potrebbe essere ulteriormente potenziata in presenza di un
contratto con il Governo che fornisca adeguate garanzie economiche a Telecom
Italia; il motivo della sua nascita probabilmente è il disegno di legge di
riforma dei servizi segreti italiani, nato all'indomani dell'11 settembre
2001, su proposta di Franco Frattini che, successivamente, sarebbe diventato
Ministro degli Esteri e poi Commissario dell'Unione Europea.
La proposta di riforma dei servizi segreti voleva dare ai servizi dei poteri
di intercettazione delle comunicazioni superiori a quelli delle stesse forze
dell'ordine: mentre queste hanno bisogno di un'autorizzazione precisa da parte
della magistratura per ascoltare le comunicazioni, in presenza di indagini su
reati precisi, gli agenti dei servizi segreti lo avrebbero potuto fare
indiscriminatamente su qualunque cittadino, per ragioni legate alla sicurezza
dello Stato.
Il disegno di legge di riforma dei servizi segreti si era poi arenato proprio
su questi poteri molto forti, anche di perquisizione e di immunità nel
compimento di tutti i reati (tranne i più gravi come l'omicidio), sulla
mancanza di adeguati controlli da parte dello stesso Parlamento, che avevano
suscitato perplessità anche in componenti della stessa magioranza
parlamentare di centrodestra che rappresentava Frattini.
Un'altra questione si cui si era bloccato l'iter parlamentare è stata una
divergenza di opinioni anche all'interno dello stesso Governo tra chi vorrebbe
un unico servizio segreto che incorporasse gli attuali Sismi (militare) e
Sisde (civile) e chi è contrario per non concentrare troppo potere in un
unico organismo.
Questo dibattito si è sviluppato in uno scenario che vede i servizi segreti
italiani da una parte svolgere un ruolo di primo piano, anche se non molto
chiaro, in vicende come l'Irak, i dossier sulle presunte armi di distruzione
irachene mai trovate, la liberazione degli ostaggi italiani; dall'altra un
grave conflitto tra servizi segreti e magistratura, come quello che ha
recentemente visto bloccare la perquisizione da parte delle forze dell'ordine
della sede calabrese dei servizi segreti, che era stata ordinata dai giudici
che indagavano sui rapporti mafia-politica, in nome del segreto di stato.
Finché non ci sarà la legge Frattini sui servizi segreti (che,
fortunatamente per tutti noi, non sembra figurare tra le priorità del Governo
Berlusconi), SuperAmanda-Echelon tricolore rimane solo un progetto, anche se
inquietante e terribile.
Nel 2005
La notizia era uscita a margine delle polemiche sul controllo delle utenze
«Super Amanda? Non è mai esistita»
Giallo sulla «grande sorella» informatica in grado di intercettare
milioni di comunicazioni telefoniche. La smentita di Telecom Italia
[dal Corriere della sera - 02 agosto 2005]
MILANO - L'idea in fondo era intrigante: un grande orecchio elettronico
capace di intercettare milioni di comunicazioni telefoniche e telematiche. Un
nuovo grande fratello. Anzi, una grande sorella visto che per il super
software sarebbe stato scelto un suadente nome femminile, «Amanda». Peccato
solo che Amanda non esista. La misteriosa centrale operativa per le
intercettazioni attribuita a Telecom Italia non rientra nei programmi presenti
e futuri del gruppo.
LE INDISCREZIONI - A precisarlo è la stessa Telecom in una nota diramata dopo
le indiscrezioni apparse su alcuni organi di informazione. La notizia di un
sofisticato apparato di intercettazione denominato «Amanda» o «Super Amanda»
e messo a punto dall'ex azienda di Stato era trapelata a margine delle
polemiche per l'eccessivo utilizzo del monitoraggio delle utenze telefoniche
nell'ambito delle inchieste giudiziarie. Ma dalla società arriva ora la
smentita.
TELECOM E LA GIUSTIZIA - Telecom ribadisce che non è mai esistita «una
megacentrale di ascolto e di intercettazione telefonica», nè un apparato di
tal genere è mai stato per entrare o, addirittura, è entrato in funzione. «Il
cosiddetto progetto Amanda - sottolinea la nota - non è mai stato sviluppato
dal gruppo Telecom Italia. Non può dunque, neanche indirettamente, essere
adombrato che Telecom abbia effettuato, al di là da quanto stabilito dalle
norme vigenti (e quindi su diretto input dell'Autorità giudiziaria), attività
di intercettazione telefonica o di ascolto». Il gruppo sottolinea quindi di
aver «sempre fornito la massima collaborazione all'Autorità giudiziaria,
consegnando tutto quanto dalla medesima richiesto e operando, attraverso
apposite strutture tecniche, nel rispetto della legge e degli ordini
dell'Autorità», e dunque improntando il proprio comportamento «alla massima
trasparenza e rispetto istituzionale».
IL BUSINESS DELLE INTERCETTAZIONI - Telecom Italia fa poi presente che il
fatturato del gruppo, per quanto riguarda il settore delle intercettazioni
richieste dall'autorità giudiziaria, è di poco superiore a 15 milioni di
euro su base annua, circa il 5% dell'intero mercato delle intercettazioni, il
cui valore, secondo stime di alcuni organi di stampa, si aggira
presumibilmente intorno ai 300 milioni l'anno. Lo stesso ministro della
Giustizia, Roberto Castelli, aveva parlato della questione all'inaugurazione
dell'anno giudiziario, ricordando come nel 2003 siano state 77mila le
intercettazioni disposte nell'ambito di inchieste di polizia, con un trend in
continua crescita visto che nel 2001 erano meno della metà.
GLI ULTIMI CASI - Il tema è di particolare attualità anche perché il
decreto Pisanu con le nuove norme antiterrorismo prevede norme specifiche
sulle intercettazioni, in particolare l'obbligo per chi fornisce i servizi di
telefonia di conservare fino al 2007 i dati sul traffico telefonico o
telematico. E proprio alcune intercettazioni telefoniche hanno scatenato la
querelle attorno alle vicende Fazio-Antonveneta, Bnl e Unipol.
Oggi
Dall'Inter a Telecom, i 100mila file degli spioni
di GIUSEPPE D'AVANZO
[da Repubblica, 23 maggio 2006]
Ricordate lo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini? Era
soltanto un capitolo della spy story che coinvolge la Telecom e che ora si
arricchisce anche di un capitolo calcistico. Ma la vera notizia è che
l'intero archivio illegale è stato finalmente trovato e quel che si immagina
da tempo diventa purtroppo una realtà che inquieta. Gli spioni privati,
ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno
raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di
finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio.
I più prudenti e discreti, tra gli interlocutori, sono disposti a dire che
"i file raccolti illegalmente sono decine e decine di migliaia".
Altre fonti offrono un numero tondo: "I file sono centomila".
Gli uni e le altre concordano che una "schedatura" così ramificata
non s'è mai vista dai tempi del Sifar del generale Giovanni De Lorenzo. Ora
l'"archivio" è all'esame della procura di Milano. Che, dopo molti
tentativi infruttuosi, è riuscita a entrare nella memoria di un computer
difeso con dieci livelli di protezione e scovato quasi per caso.
I tecnici dei pubblici ministeri sarebbero forse ancora al lavoro se l'ultima,
decisiva password non fosse stata fornita proprio dallo "spione"
capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un'importante agenzia
d'investigazione, la Polis d'Istinto, da tre lustri al centro di un network
d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della
sicurezza di Telecom.
Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla
rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di quest'inchiesta
sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra
Mussolini).
Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto
racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis
d'Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell'Inter di Massimo
Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l'arbitro Massimo De
Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore
sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato)
molto la Procura di Milano.
Ai pubblici ministeri, tre anni fa, è stata segnalata la confessione che
l'arbitro Danilo Nucini affida "in privato" al presidente
dell'Inter, Giacinto Facchetti. La "giacca nera" racconta "il
metodo Moggi"; le pratiche occulte utilizzate per aggiustare i risultati
prima della partita; le modalità e i luoghi degli incontri clandestini del
direttore della Juve con gli arbitri "addomesticati". Addirittura
indica i numeri di telefono "coperti" utilizzati dalla
"banda" per comunicare in sicurezza. Facchetti invita Nucini a
incontrare i magistrati. L'arbitro non ne vuole sapere, non se la sente di
strappare il velo. Il presidente dell'Inter insiste. Pena un po'. Alla fine,
la spunta. Nucini va in procura, ma è un buco nell'acqua. L'arbitro non
conferma le sue accuse. Tocca ora a Facchetti. Se la sente di diventare attore
della denuncia riferendo ai magistrati le rivelazioni di Nucini, peraltro
registrate dal presidente dell'Inter? Facchetti affida la decisione al patron
della squadra, Massimo Moratti. Che esclude la testimonianza per non
"compromettere" il presidente del club. La storia sembra morta lì.
Invece continua per vie oblique (da qui l'irritazione della procura che si
sente oggi utilizzata e gabbata dall'Inter).
Il club neroazzurro si rivolge alla rete spionistica di Telecom, alla Polis
d'Istinto di Emanuele Cipriani, per venire a capo della presunta corruzione di
Massimo De Santis, indicato da Nucini come uno dei protagonisti dei trucchi.
Il Corriere della Sera ha già svelato la nota di accompagnamento
dell'indagine spionistica: "Con il presente report siamo a riportare
quanto emerso dall'attività di intelligence attualmente in corso a carico di
Massimo De Santis e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare
eventuali "incongruità" in particolare dal punto di vista
finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse".
L'incrocio della storia con lo scandalo del calcio finisce qui e appare tutto
sommato marginale nell'imponente schedatura illegale che i magistrati scoprono
nel computer "aperto" da Cipriani. "Decine e decine di migliaia
di fascicoli" ("centomila"?) svelano un lavoro accuratissimo
portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di
violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della
pubblica amministrazione.
Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei
registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro
automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria. Si scava negli
istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si
annotano i soggiorni all'estero, la presenza abituale in luoghi di
villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge o ai
figli, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del
cui patrimonio il poveretto "schedato" risulta poter disporre
"in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si
arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di
telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei
contatti del "soggetto di interesse" - in qualche caso, delle
intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato,
fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove
transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria.
In teoria, dunque, le schede degli spioni possono raccogliere anche
intercettazioni abusive perché è possibile attivare una "linea di
ascolto" senza decreto giudiziario in quanto a priori non c'è alcun
controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia
l'attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati
ora stanno cercando).
Lo schema d'investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini
per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti,
l'obiettivo degli "spioni" è l'accertamento di una sproporzione tra
i redditi dichiarati e i beni posseduti.
Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d'Istinto appare in grado
misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali
all'estero.
Ora bisogna chiedersi chi è stato spiato, per conto di chi, che uso è stato
fatto dei dossier o se ne voleva fare? Sono domande che spingono su un
sentiero molto scivoloso. Tutte le fonti vicine all'inchiesta sono restìe ad
azzardare una qualche conclusione, anche se approssimata. L'indagine, dicono,
è ancora in corso.
Si sa però che l'archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell'intera
classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Ci sono tutti
i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per
dire. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I
politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a
quell'operazione.
Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente
commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti
Provera. Ma è vero? O è vero che, confidando nel loro incarico ufficiale,
Cipriani e Tavaroli si sono messi, con il tempo, in proprio schedando
obiettivi ("soggetti di interesse") selezionati di volta in volta da
altri misteriosi "clienti" o così fragili da poter essere ricattati
e "condizionati"?
Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da
Pirelli-Telecom, anche se per prestazioni definite negli archivi delle società
in modo molto generico. Più o meno quattordici milioni di euro, anche se
Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente
il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera.
Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato
alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale
delle Isole Vergini britanniche. Che necessità c'è di far fare a quel
denaro, compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro
del mondo? Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora
una risposta. Ce n'è un'altra, forse più importante. Se è Marco Tronchetti
Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo
stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef? Anche loro, i
"padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In
questo caso, chi davvero muoveva la mano degli spioni. Soltanto l'avidità
personale o altri "clienti" desiderosi di indirizzare le mosse del
presidente di Pirelli/Telecom? La storia del grande archivio spionistico e
illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.
Lo scandalo Telecom-Sismi, relativo alle intercettazioni illegali effettuate da alcuni responsabili di Telecom Italia, è scoppiato nel settembre 2006, con 21 arresti di vari dipendenti di Telecom, di poliziotti e di militari dei Carabinieri e della Guardia di Finanza a seguito dell'ordinanze del 23 settembre 2006 del GIP Dott.ssa Paola Belsito [1].
Tra gli arrestati, Marco Mancini (arrestato anche in relazione al sequestro di Abu Omar), ex numero 2 del SISMI, Giuliano Tavaroli, ex direttore della Security del Gruppo Telecom Italia, ed Emanuele Cipriani, investigatore che da anni ha aperto una fiorente società di investigazioni a Firenze, la Polis d'Istinto (i cui uffici sono in un appartamento della nuora di Licio Gelli, del cui marito Cipriani è amico). Cipriani parrebbe inoltre implicato anche nella vicenda dello scandalo Laziogate e nel caso dell'ex-manager della Coca-Cola, pedinato e dossierato per conto dei vertici della stessa Coca-Cola, a fronte di una commessa di 130 milioni di Lire ricevuta nel 2000-2001 dalla filiale italiana di quella società.
Cipriani avrebbe costruito illecitamente per conto di Tavaroli (all'epoca a capo della security di Telecom) trenta dossier su varie personalità politiche, economiche e dello spettacolo, oltre che giudici e giornalisti. Anche Mancini avrebbe fornito a Tavaroli numerose informazioni riservate (su conti correnti, informazioni penali, dati anagrafici, ecc.) dietro pagamento di forti somme di denaro.
In una pen-drive trovata a Tavaroli gli inquirenti trovano "bozze delle decisioni dell'Antitrust, comunicazioni di funzionari, atti di legali difensori nella causa di Telecom davanti all'Antitrust". Il GIP Giuseppe Gennari sottolinea "l'eccezionale gravita' del comportamento della Security di Telecom, la quale era in grado di mettere nelle mani dell'azienda (perché è ovvio che le notizie prelevate non fossero appunto di utilizzo da parte della Security) elementi di conoscenza potenzialmente in grado di interferire, gravemente e illecitamente, nell'operato di un soggetto istituzionale che dovrebbe essere massima espressione di autonomia come il Garante per il Mercato e la Concorrenza" [2].
Figura emblematica, ma anche figura chiave per gli inquirenti, è Marco Bernardini, già agente del Sismi (e da questo allontanato) e poi investigatore privato a cui Cipriani appalta la parte operativa delle investigazioni. Bernardini, che in passato ha utilizzato e pagato forze dell'ordine deviate per la raccolta di informazioni da rivendere a terzi, collabora con gli inquirenti e rilascia deposizioni fiume, rivelando nuovi collegamenti ed evitando così di essere arrestato. Per un breve periodo, dopo le prime dichiarazioni, ripara all'estero in Bulgaria, ma poi torna in Italia.
Nel gennaio e nel marzo 2007 altri provvedimenti di arresto colpiscono varie persone coinvolte nella vicenda, tra cui Fabio Ghioni e il suo Tiger Team, di Telecom, e nuovamente Giuliano Tavaroli (all'epoca già in carcere) e Mancini. Tra gli arresti del marzo 2007 rientrano anche ex poliziotti ed un ex agente della CIA.
I vari capi di imputazione comprendono i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto d'ufficio, appropriazione indebita, falso, favoreggiamento e riciclaggio.
Sotto la guida del commercialista cosentino, Marcello Gualtieri, trapiantato da anni a Milano e diventato fiscalista di Cipriani, quest'ultimo avrebbe costitutito all'estero un piccolo tesoro ammontante ad alcune decine di milioni di €.
Nel giugno 2007 a Tavaroli e Mancini sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nel luglio 2007 Cipriani ottiene la scarcerazione dagli arresti domiciliari.
Alcuni dei protagonisti di questo caso sono inoltre coinvolti anche nello scandalo dell'archivio segreto di Via Nazionale e nel caso Abu Omar.
Nel novembre 2007 a Milano sono sono stati arrestati i tecnici del Tiger Team Roberto Preatoni (figlio del magnate Ernesto Preatoni), Alfredo Melloni (al secondo arresto per la stessa vicenda) e Angelo Iannone (ex maresciallo dei ROS dei Carabinieri, appartenente alla divisione brasiliana di Telecom), accusati a vario titolo di intercettazione telematica abusiva, appropriazione indebita e associazione a delinquere finalizzata all'illecita acquisizione di informazioni. I tre sono stati arrestati in relazione alla vicenda di spionaggio internazionale ai danni dell'agenzia investigativa Kroll e TIM Brasil.
"Da Telecom dossier sui Ds": Mancini parla dei politici - repubblica.it, 26 gennaio 2007
Dio, patria e spioni, di Peter Gomez e Vittorio Malagutti su L'Espresso, 9 febbraio 2007
Il servizio della trasmissione televisiva Report 25.03.07 sullo scandalo Telecom - video
Il servizio della trasmissione televisiva Report sullo scandalo Telecom - trascrizione integrale