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                                                            vedi     anche pag 109(anche impeach Bush) e pag.110                                        

                                                       
                                                        vedi pag.103 e pag.153

                                                      

Sign for Applicazione della riforma Brunetta ai Deputati e Senatori Italiani

                                                                                                NEW!!!

Un modo per fare sentire la nostra voce e dire a chi conta che non abbiamo dimenticato Ustica con le sue 81 vittime sull'aereo e le altre 21 seguite a causa sua,le altre stragi e chi ancora non se ne è assunto la responsabilità :

                                                        

Sign for APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO PER FARE CHIAREZZA SULLE RECENTI DICHIARAZIONI DEL SEN. COSSIGA

                                                                                         vedi pag.159

Firma e ferma il Lodo Alfano - Contro i privilegi della Casta e per una legge uguale per tutti                                                     

                                                                               

                                                                            Se po' fa'...demose na' mano!

                                        Segni del tempo

In un video precedente M.Saba affermava che certi fatti possono  sembrare singoli e non indicativi della situazione attuale  ma che invece lo sono,si riferiva al ragazzo di colore sprangato per due biscotti.
C ome in tutt'altro senso dice Cossiga  certi episodi sono sintomi di un male che va bloccato all'istante ma non sono per fortuna le manifestazioni e il dissenso,tutto il contrario,se nel passato ci si fosse aggregati con tenacia accanto alle persone toccate nei diritti certe cose non potrebbero ancora succedere,la responsabilità è in primo luogo dei vicini ma anche i lontani possono sorvegliare e aiutare a fermare il corso degli eventi perchè la democrazia non c'è più e non si potrà procedere che verso il peggio,rifugiarsi in chi ha buttato via la nostra fiducia non potrà che far aumentare il disastro.
Come è detto in questo blog
il piano di rinascita è realizzato   e non credo che si tratti di un piano puramente italiano.

Importante da mail pervenuta:
CI VOLEVA LA BBC: ECCO UN POLIZIOTTO CHE PORTA LE MOLOTOV DENTRO LA SCUOLA - È UN “ISPETTORE DELLA DIGOS DI NAPOLI” – LA DIFESA: “ABBIAMO IMBROGLIATO, EMBÈ?” - LE DUE ‘MOLOTOV’ ERANO La prova CHE avrebbe poi giustificato IL MATTATOIO-DIAZ


 

a)Dal blog di beppe grillo

8 Novembre 2008

Niki non c'è più


Ornella_Gemini.jpg

Clicca l'immagine



Questa testimonianza di una madre che ha perso suo figlio è forse la più agghiacciante che il blog abbia mai pubblicato.

Ascolto le sue parole e non ci credo.

Un ragazzo incensurato, arrestato, tradotto in un carcere di massima sicurezza con l’impossibilità di parlargli, di contattarlo. Tre giorni dopo muore. Si è suicidato, secondo le fonti ufficiali.

Non penso che possa succedere in uno Stato che si dice democratico. Vorrei ascoltare il pm, chi ha convalidato l’arresto, il direttore del carcere, l’avvocato. Voglio ancora credere in un tragico errore.



Testo:

"Mio figlio è stato arrestato il 19 giugno 2008 a Cattolica. E da quel giorno io non l’ho più né potuto vedere né sentire e mi è stato arrestato e poi quando l’ho potuto rivedere non lo auguro a nessuna mamma, come l’ho rivisto! Mio figlio era stato arrestato per un’ipotesi di reato era in custodia cautelare. lo dice il nome stesso, custodia! Mio figlio me lo dovevano ridare in piedi, così come l’avevano prelevato. Invece da appena arrestato tutto si è complicato, nulla è più stato normale, mi è stato detto che era stato arrestato e tratto nel carcere di Rimini e solo al giorno dopo spostato al carcere di Sollicciano (FI) perché doveva essere interrogato dai magistrati. Primo passo non vero: mio figlio non è mai stato a Rimini. Mio figlio è stato arrestato e il suo primo ingresso in carcere l’ha fatto soltanto a Sollicciano, alle 19:45, arrestato a Cattolica, chiamato dalla madre del titolare dell’azienda per la quale cui mio figlio lavorava perché era stato arrestato suo figlio la sera prima. Quindi gli aveva chiesto se per favore andava dall’avvocato per vedere cos’era successo.

Mio figlio, in perfetta buona fede, senza tentare di fuggire ma andando direttamente da questo avvocato a Cattolica, quand’è sceso ed è uscito dalla porta è stato arrestato. Da quel momento non ha avuto più contatti con la famiglia. Nel verbale d’ingresso al carcere di Sollicciano si legge che il ragazzo dichiara di avere l’avvocato, di aver fatto la telefonata alla famiglia, ma io non ho ricevuto nessuna telefonata da Sollicciano, e si dichiara che per qualunque evenienza o necessità si doveva avvisare la mamma. Cioè me. Perché io non sono stata avvisata? Io sono venuta a saperlo solamente il giorno dopo. Mi è stato detto che era stato trasferito. Va bene, cominciano le telefonate per farmi pressione per cercare di farmi cambiare avvocato. Ho cercato di sapere chi era l’avvocato dell’azienda, per vedere che cosa stesse succedendo, perché su di me in quel momento è crollato il mondo addosso! Mi sfuggiva tutto. Allora ho telefonato all’avvocato aziendale Marcolini, il quale mi aveva detto che Niki era stato arrestato ma nemmeno lui sapeva niente. Era necessario aspettare l’interrogatorio per sapere di che cosa fosse accusato. Io volevo salire a San Marino poiché io vivo ad Avezzano, ma l’avvocato mi ha detto: “No signora, tanto non lo può vedere non ci può nemmeno parlare perché ci sono tre giorni di isolamento”. Quindi soltanto lunedì mattina quando sarà interrogato, sapremo di cosa è accusato. Nel frattempo si facevano pressioni per il cambio dell’avvocato, io ho insistito dicendo “Perché?” Quindi la domenica non ce la facevo più, salgo allo studio di questo avvocato, parliamo e gli ventilo il fatto che forse era stato inviato a Niki un telegramma nel quale lo si invitava a cambiare avvocato. Marcolini mi ha detto di non preoccuparmi perché ai detenuti in isolamento non vengono recapitati nemmeno i telegrammi. Perché invece il telegramma gli è stato dato? Telegramma che io ho potuto vedere soltanto pochi giorni fa (novembre 2008 n.d.r.) su cui c’è scritto: “Devi nominare l’avvocato tal..” Devi! Era un ordine. Ebbene mio figlio durante quei tre giorni ha cambiato avvocato, nominando quello indicato sul telegramma. Marcolini nel frattempo era stato ricusato.

Durante l’interrogatorio scende questo nuovo avvocato e mi dice che Niki in quel momento si doveva avvalere della facoltà di non rispondere come hanno fatto gli altri, però sta parlando. Gli avvocati che avevo portato io se ne vanno, io resto lì fuori ad aspettare, dopo un po’ vedo il blindato della polizia che si muove per andare a riprendere mio figlio, e io ho rincorso il blindato. Lo volevo vedere mio figlio, noi ci capivamo anche solo con lo sguardo, gli volevo dire Niki non ti preoccupare io sto qua. Ma loro dal blindato mi hanno allontanato con una violenza inutile. Mi dicevano: “S’allontani senno arrestiamo pure lei, deve stare ad almeno venti metri di distanza dal blindato” ho visto uscire mio figlio, lui si è girato verso di me e loro gli hanno girato la testa dall’altro lato. Chi avevano arrestato? Un ragazzo di 26 anni incensurato! Non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Mai! Era la prima volta! Che succedeva di male se mi guardava? E’ stato l’ultimo sguardo che abbiamo avuto. Dopo di ché ho aspettato questo nuovo avvocato, era una donna, e le ho detto: “Ma che ha detto Niki? Che è successo?” Lei mi ha risposto: “Niki ha voluto parlare dicendo, io voglio collaborare perché da qui io voglio uscire. Quindi io l’ho lasciato parlare. Io le ho chiesto come stanno le cose? Lei mi ha risposto: “signora io devo studiare il caso ho avuto l’incarico soltanto l’altro giorno…” esattamente quello che mi avevano anticipato gli avvocati aziendali con i quali avevo parlato io. Chiaramente lei non poteva sapere… Io poi avevo anche dei panni da portare nel carcere, chiaramente Niki non aveva con sé niente. Io ho di nuovo pregato l’avvocatessa e le ho detto: “veda se riesco a parlargli un solo minuto, anche davanti a voi, a me non importa ho anche i panni”. L’avvocato si attiva ma in realtà vengo a sapere che anche per i panni servono 48 ore. In un supercarcere. Perché la mia domanda è: perché mio figlio è stato portato in un supercarcere? Primo ingresso, un ragazzo incensurato. Mio figlio non si sarebbe suicidato e meno che mai senza lasciarmi niente di scritto. Qui non quadra niente! In un’inchiesta così grande i gestori di telefonia che ruolo hanno avuto in tutta questa storia? Perché non sono nominati? Nella custodia cautelare sono nominati. Oltre ai siti internet, lavoro che mio figlio faceva benissimo, era stato messo anche nei rapporti coi gestori di telefonia. Ma perché anche sui giornali non sono mai usciti? E perché non è stata chiesta la rogatoria a San Marino? Allora io vado nella casa di un ladro, lo arresto però io non cerco nell’appartamento la refurtiva. Vi sembra normale? La rogatoria serviva per acquisire i computer per capire quello che realmente succedeva. Perché non è stata fatta? Dopo venti giorni dal decesso ho mandato mio marito e mio cognato per parlare col titolare dell’appartamento nel quale viveva mio figlio a San Marino. Ebbene l’appartamento era stato completamente svuotato. Non c’era più nemmeno un calzino di mio figlio. Io non ho potuto nemmeno sentire il profumo di mio figlio. Allora chi ha avuto interesse a svuotare l’appartamento? Le diciassette persone che sono state arrestate per le quali la posizione si poteva appesantire? O chi invece ancora temeva di finire in manette per ciò che mio figlio custodiva dentro quei computer? Scomparsi con tutto! Tutto! Io non ho più neanche le chiavi di casa mia. Come faccio a difenderlo? Come faccio a capire cos’è successo se io non ho più niente? Come faccio? Aiutatemi, io non ce la faccio! Chi ha inviato il telegramma e chi è andato a rubare è manovalanza lo capiamo? Con pochi soldi si possono far fare queste cose. Io voglio capire chi ha dato l’ordine di cambiare l’avvocato a mio figlio. Chi ha dato l’ordine di ripulire l’appartamento. Io voglio sapere chi c’è dietro! Non ci possiamo continuare a nascondere dietro ai mostri parlando di nomi. Ci sono intercettazioni telefoniche? Allora la telefonata che parte da un numero e arriva ad un altro sono due persone che parlano. Se io e lei parliamo perché vengo arrestata soltanto io? Però questi nomi eccellenti a metà luglio stavano ancora al loro lavoro a fare quello che facevano prima. Mio figlio dal 24 giugno sta sotto due metri di terra. Il dottor Franco Corleone, garante dei detenuti del carcere di Sollicciano, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Repubblica, che lui aveva parlato col direttore del carcere, il quale ha detto che mio figlio, dopo il passeggio - perché qui è importante sapere le ore – i passeggio sono dalle nove e mezza alle dieci e mezza. Mio figlio aveva usufruito di quest’ora d’aria e dopo, secondo la versione ufficiale del suicidio, è rientrato nel bagno e si sarebbe impiccato. Nell’intervista, Franco Corleone, ha aggiunto: “Sa, Niki aveva anche dato dei segni di cedimento psicologico perché aveva cambiato avvocato” Non era un cenno di cedimento caro dottor Franco Corleone, gli hanno ordinato di cambiare avvocato. Perché lui non l’avrebbe cambiato. Il dottor Franco Corleone, col direttore del carcere di che cosa ha parlato? Perché l’autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto alle 10. I soccorsi del 118 sono stati chiamati alle 11:15. Allora lo potevate salvare? Si poteva salvare? Credetemi! Non coincide nulla! Nei verbali che mi ha ridato il carcere con un’archiviazione, mi chiedo, come si fa ad archiviare una cosa che non quadra in niente? Mio figlio il giorno prima della morte aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti italiani, possibilmente non violenti. Cosa significa? Che ci teneva alla sua vita o no? Secondo me ci teneva senno avrebbe detto: “Mettetemi con chi volete” so io cosa avrebbe voluto fare se avesse voluto suicidarsi. I verbali dei due compagni di cella di Niki non quadrano. Uno chiede all’altro: “Niki dov’è? Niki è andato ai passeggi” Nella deposizione dell’altro detenuto alla stessa domanda risponde “Niki è in bagno a lavare i panni”. Mi chiedo dov’era Niki? Inoltre c’è anche un verbale di un agente di custodia cautelare in cui dice: “Niki discorreva con me, era molto sereno. Mi diceva quando mi interrogheranno di nuovo?” Secondo l’agente questo colloquio avvenne alle 10. Ora del decesso. Mi chiedo: quando ci ha parlato questo agente con mio figlio? E dove perché non è specificato? Io vi prego giornalisti. Non date notizie idiote che sentiamo tutti i giorni in televisione, fate i giornalisti seri. Mettetecela la testa dentro a quelle carceri. Io leggendo “Informa carcere” ho letto che durante all’ora d’aria succede di tutto perché è il momento in cui tutte le celle sono aperte in cui un detenuto può andare in un’altra cella. Mio figlio doveva essere custodito. Chi l’ha custodito? " Ornella Gemini
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mercoledì, 05 novembre 2008

il blog della madre:

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/


 

b)giovedì 30 ottobre 2008

Morire per un ricovero coatto: ecco la storia di Giuseppe Casu.

Ci siamo documentati per informarvi su una terribile ed assurda storia legata ai ricoveri coatti, pertanto vi invitiamo a leggere con attenzione questo articolo.

Il sig. Giuseppe Casu è deceduto il 22.06.06 nel reparto di psichiatria di Cagliari, Santissima Trinità, durante un ricovero coatto, tecnicamente chiamato “Trattamento sanitario obbligatorio” (T.s.o.) durato “soli” 7 giorni; in questo periodo è rimasto sempre legato mani e piedi ad un letto di contenzione, oltre che pesantemente sedato.
A tal proposito, è rilevante la conclusione dell’inchiesta interna della asl 8, aperta su richiesta dell’Asarp (http://www.asarp.it/) l’Associazione sarda di familiari per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica.
Giuseppe Casu era stato prelevato il 15.06.06 dalla piazza IV novembre di Quartu Sant’Elena, dove esercitava il suo ambulantato abusivo, di fronte a tanta gente, con tanto di fotografo e giornalista; la notizia si può apprendere da un quotidiano sardo che, il giorno dopo, parlava di “Dura lotta con i carabinieri”
L’articolo di questo quotidiano riporta i particolari dell’azione coercitiva e viene pubblicata anche la foto significativa riportata in questo articolo.
La famiglia ha fatto i passi di legge e l’inchiesta è stata affidata al pm Gian Giacomo Pilia; il 25.09.07, terminate le indagini preliminari, il pm ordinò l’iscrizione nel registro degli indagati ed il rinvio a giudizio di Gian Paolo Turri, primario del servizio psichiatrico del Santissimo Trinità, e della dottoressa Maria Cantone, che curò il sig. Casu durante il ricovero.

Il Gup Roberta Malavasi ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio pertanto i medici sono attualmente imputati per omicidio colposo in un processo penale in corso.

..ma non è finita qui..

Durante le indagini preliminari, infatti, gli specialisti nominati dal pm hanno scoperto che i pezzi anatomici di Giuseppe, consegnati con tanto di certificato, non erano i suoi, ma di un altro uomo morto per trombo embolia causata da tumore.
E’ nata, dunque, “l’inchiesta bis” che vede indagati il primario di anatomia patologica, Antonio Maccioni e il tecnico di laboratorio Stefano Esu.; Maccioni finirà agli arresti domiciliari per tutta la durata delle indagini, così da non permettergli la possibilità di inquinare le prove.
Al termine delle indagini dell’inchiesta bis, il pm Pilia ha istruito il rinvio a giudizio per i due indagati, distinguento i capi di imputazione.
Nei confronti del primario A. Maccioni, i reati imputati sono soppressione di parte di cadavere, distruzione di atti pubblici, favoreggiamento, frode processuale, falso ideologico; per il tecnico S. Esu, invece, il reato imputato è di aver aiutato il primario ad occultare i reperti di Giuseppe Casu.
Nel frattempo, l’Asarp ha accolto l’appello della famiglia per il sostegno delle spese legali e di consulenza; tutto questo perché la giustizia, che dovrebbe essere un diritto di tutti in una società che si definisce civile, ha un prezzo che spesso non si riesce a fronteggiare, ed è anche uno dei motivi per il quale molti decidono di non intraprendere i passi di legge.
Terminiamo l’articolo lasciandovi qualche link utile all’approfondimento della faccenda.

 

 



c)G8, SCUOLA DIAZ - Il PM Zucca: «Non scendemmo a patti con la polizia»




http://angolonero.blogosfere.it/images/g8%20genova.jpg

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Genova - 31 ottobre 2008

«Siamo stati trattati con arroganza solo perché non siamo scesi a patti. E patti ci erano stati proposti». Il pubblico ministero Enrico Zucca scandisce le parole con fredda indignazione. «Non cedete all’arroganza», si appella alla corte che dovrà decidere. Sono dichiarazioni che risuonano come colpi di sciabola, nell’aula che in questi mesi ha visto dispiegarsi, sul caso dell’irruzione nella scuola Diaz durante il G8, uno dei processi più laceranti e clamorosi della storia giudiziaria degli ultimi anni. Il processo a 29, tra singoli agenti e funzionari della polizia, accusati a vario titolo di falso in atto pubblico, lesioni aggravate e calunnia in seguito alla brutale irruzione nella sede del Genoa Social Forum la notte del 20 luglio 2001, dopo il G8

Dalle udienze sono scaturite altre due inchieste, altrettanto scottanti: quella relativa alla sparizione delle bottiglie molotov, usate come false prove contro i noglobal arrestati, e quella incentrata sull’accusa di falsa testimonianza rivolta all’ex questore di Genova Francesco Colucci, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati anche dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

Il pm Zucca e il collega Francesco Albini Cardona hanno chiuso così il loro durissimo atto di accusa. Con una replica alle arringhe che ha aggiunto nuove rivelazioni. Come quella dell’agente di polizia in borghese, «con una coda di cavallo e il volto coperto da un fazzoletto», ripreso nel luglio 2001 mentre tira un ragazzo per i capelli nella scuola Diaz e lo picchia con il manganello, identificato dal pm durante il processo. È stato il pm a rivelarlo: «All’accertamento della verità si è opposta la reticenza e la falsità di alcuni - ha esordito Zucca - Perché non sappiamo i nomi degli agenti con i volti coperti? Un agente con la coda di cavallo è stato individuato da poco dal pubblico ministero. Oggi ha un nome che non figura negli elenchi eppure spesso ha frequentato quest’aula» durante il processo. «È stato l’ultimo affronto - ha ribadito Zucca - l’ultima beffa».

Quanto accaduto nella scuola Diaz «è stata la più grave violazione di diritti umani in un paese democratico dal dopoguerra. Voi non potete accettare nemmeno come paradosso che la sospensione del diritto si sia avuta perché la polizia è stata costretta a fuggire. Questo è un concentrato di arroganza». Zucca, che ha citato quanto disse Amnesty International sui fatti avvenuti dentro la scuola, ricorda quanto asserito da alcuni dei difensori dei 29 imputati: «I poliziotti non sono fuggiti per la voce di possibili attacchi con le molotov. La fonte di quei movimenti era una fonte giornalistica. E se un esercito fugge per alcune voci è una situazione farsesca».

La replica del pm ha scatenato tensione in aula, con i difensori a ribattere e il presidente a moderare i toni. Zucca è stato durissimo nello «stigmatizzare» le parole pronunziate da alcuni avvocati chiedendo «umiltà anche da parte della polizia». E poi, rivolto all’avvocatura di Stato, che rappresenta il Viminale come responsabile civile, ha aggiunto: «Nel processo di Bolzaneto l’avvocatura ha chiesto scusa. Non credo in questa occasione di aver sentito le stesse scuse. L’avvocatura ha detto che non vi è danno in un falso formale? Il falso è un reato plurioffensivo». Zucca ha passato in rassegna percosse, violenze, gesti. E ne ha scelto uno per tutti. «Un agente che si tocca la patta davanti a una ragazza in terra sanguinante la sta stuprando». L’udienza è stata aggiornata al 6 novembre e al 12 per la sentenza.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/10/31/1101853242486-zucca-non-scendemmo-patti-la-polizia.shtml

d)Emmanuel, indagati 10 vigili
Accuse di calunnie, percosse e falso

Iscritti nel registro otto agenti, un ispettore capo e un commissario. Accuse di calunnia, percosse e falso. Prime ammissioni dirette anche da parte del sindaco Pietro Vignali. In consiglio comunale espone la seconda parte della relazione interna e dice: "Li abbiamo trasferiti, sanzioni in arrivo"

"Confessa scimmia", dieci vigili indagati
Otto agenti, un ispettore capo e un commissario capo della Polizia Municipale. Sono i vigili iscritti nel registro indagati della Procura di Parma per il presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster, il ragazzo ghanese di 22 anni fermato dal nucleo 'pronto intervento' del corpo nel corso di un'operazione antidroga al parco ex Eridania. Quaranta giorni dopo - racconta oggi 'Polis Quotidiano' - l'episodio che e' costato alla polizia municipale di Parma l'accusa di violenza e offese razziste, la procura ha formalizzato i capi di imputazione su cui procedere nei confronti di chi ha organizzato, coordinato e diretto l'operazione antidroga e di chi ha eseguito il fermo del ragazzo di colore e il successivo interrogatorio nella sede del comando di via Del Taglio: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d'ufficio. Reati commessi in concorso, con l'aggravante dell'abuso di potere. Secondo l'imputazione formulata dalla Pm Roberta Licci, il ragazzo non ha reagito con violenza quando e' stato fermato dagli agenti in borghese che non si sarebbero neppure qualificati. Bonsu avrebbe fatto l'unica cosa che poteva fare legittimamente: e' scappato. Uno dei vigili gli avrebbe puntato la pistola. Fermato a terra, il ghanese e' stato ammanettato. Secondo le accuse, uno dei vigili gli avrebbe tirato un pugno nel fianco mentre veniva condotto verso l'auto di servizio.  Altre botte sarebbero arrivate durante il trasporto al comando. 

I vigili coprirono l'errore con un falso
Tra le accuse ipotizzate a carico dei dieci agenti indagati per il presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster, lo studente ghanese fermato per errore perche' scambiato per il palo di un pusher' nel corso di un'operazione antidroga, anche quelle di 'falso ideologico e materiale'. Il sospetto degli inquirenti e' che ben ''sapendo che Bonsu aveva posto in essere solo una resistenza passiva (la fuga)'' lo si abbia voluto accusare di reati mai commessi.Tre gli atti nel mirino della magistratura inquirente parmigiana: la prima nota redatta dagli agenti dopo il fermo di Bonsu del 29 settembre, dove il ragazzo viene descritto come palo dello spacciatore palestinese; una seconda nota adottata a integrazione' della precedente il giorno successivo e la notizia di reato' depositata in Procura il 2 ottobre. Nelle ultime due, che portano la firma del commissario capo indagato, a carico di Bonsu i vigili formulano l'accusa di resistenza e lesioni. Il sospetto degli inquirenti e' che i dieci indagati, con diversi livelli di responsabilita', abbiano cercato di coprire l'errore e chi lo aveva commesso.

Il sindaco ammette
Sanzioni disciplinari, censure, e trasferimenti per i vigili coinvolti nel caso Bonsu. E questa volta ad ammettere le responsabilità di quel pestaggio ai danni di Emmanuel Bonsu è direttamente il sindaco di Parma, Pietro Vignali. Il giovane studente ghanese fu aggredito e insultato con frasi razziste da sei vigili lo scorso 29 settembre ma da allora l'amministrazione ha sempre aspetto a sbilanciarsi prima di conoscere gli esiti delle indagini interne. Durante il consiglio comunale il primo cittadino ha però spiegato che il comandante dei vigili Giovanni Maria Jacobazzi gli ha consegnato la seconda parte della relazione dell’indagine amministrativa interna. Dalla sala del municipio il sindaco ha letto parte della stessa relazione: “Sono state rilevate condotte e comportamenti da parte degli agenti coinvolti che possono determinare censure a fini disciplinari secondo quanto riferito da Jacobazzi. I vigili in questione sono stati trasferiti e si potrebbe procedere con sanzioni disciplinari a loro carico”.

Il sindaco ha risposto ad una richiesta di chiarezza da parte del capogruppo consigliare del Pd Giorgio Pagliari e ha precisato che sono in arrivo provvedimenti disciplinari per i vigili già trasferiti ad altro incarico. L'indagine, dice Vignali, "esula da aspetti penali e la relazione è stata fatta per  accertare lacune nell’organizzazione  del servizio. Una indagine interna per salvaguardare l'immagine dell'intero corpo di polizia municipale". Infine ha spiegato che Jacobazzi sta proseguendo con la riorganizzazione del corpo, compito che gli è stato assegnato dalla giunta, una riorganizzazione prevista già prima del caso Emmanuel.

 
Fonte:  repubblica.it

 

dedomenica, 09 novembre 2008

da ritaatria.it

 

Solidarietà a Tommaso Fonte

 

Dopo 27 anni di attività sindacale la CGIL di Ragusa ha interrotto qualsiasi rapporto di collaborazione con Tommaso Fonte, segretario generale uscente, ritenendo di non volersi più avvalere del medesimo dopo il previsto periodo di sospensione dagli incarichi esecutivi in relazione alla sua candidatura per le elezioni regionali siciliane dell’aprile 2008.

Fonte è un dirigente della CGIL che nel corso degli ultimi anni si è battuto ed esposto in prima persona nelle vertenze territoriali più rischiose e delicate come la lotta per l’acqua pubblica, la lotta contro lo sfruttamento del lavoro, per la trasparenza degli appalti nella sanità e nella pubblica amministrazione.

Esprimiamo profondo stupore, amarezza e grande preoccupazione per tale decisione della CGIL, che allarma chi nella società civile e democratica ha avuto in Tommaso Fonte un punto di riferimento sulle questioni della legalità, dello sviluppo e dei diritti fondamentali.

A seguito di tale suo impegno Fonte ha subito minacce di ogni tipo, anche di morte, di cui non si conoscono ancora gli autori.

Crea inquietudine e sconcerto il fatto che dopo la denuncia di un episodio di intimidazione, il dirigente sindacale sia stato paradossalmente processato per simulazione di reato, e infine pienamente assolto. Non risulta peraltro che dopo tale sentenza, emessa dal giudice dott. Andrea Reale il 21 gennaio 2008, siano state fatte indagini per far luce sui fatti denunciati.

Esprimiamo pertanto a Tommaso Fonte la nostra piena e totale solidarietà, sicuri che il suo impegno e la sua passione civile continueranno ad essere patrimonio importante per il territorio ibleo e la Sicilia tutta.

 

I primi firmatari:

 

Gianluca Floridia – Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Ragusa

Libero Mancuso – Già presidente Corte d’Assise Bologna – Avviso Pubblico nazionale

Nando Dalla Chiesa – Docente Università di Milano. Presidente Onorario di Libera

Emilio Molinari – Presidente Comitato Italiano per un Contratto Mondiale dell’Acqua

Roberto Morrione – Presidente Libera Informazione, Roma

Don Tonio Dell’Olio – Ufficio Presidenza di Libera Nomi e Numeri contro le mafie

Carlo Ruta – Storico e giornalista d’inchiesta

Gabriele Del Grande – Giornalista “Fortress Europe”

Riccardo Orioles – Giornalista (I Siciliani), Catania

Umberto Santino – Centro di Documentazione “Peppino Impastato”, Palermo

Pino Maniaci – Giornalista, Direttore Tele Jato, Partitico

Giovanni Di Martino – Vice presidente nazionale di Avviso Pubblico e sindaco di Niscemi

Giuseppe Nicosia – Sindaco di Vittoria, Avviso Pubblico

Amico Dolci – musicista - Palermo

Gabriella Stramaccioni – Coordinatrice nazionale Libera Nomi e Numeri contro le mafie

Manuela Mareso – Giornalista Narcomafie

Stefania Pellegrini – Docente di Sociologia del Diritto, Università di Bologna

Carlo Gubitosa – Giornalista Peacelink – Carta

Dario Montana – Referente Libera Coordinamento di Catania

Umberto Di Maggio - Referente Libera, Coordinamento di Palermo

Norma Ferrara – Libera Informazione, Roma

Marco Benanti – Giornalista “Isola Possibile”, Catania

Barbara Grimaudo – Cittadini Invisibili? No Grazie!, Palermo

Davide Binazzi – Presidente Associazione “Il Parco”, Bologna

Antonio Giaimo – Già inviato de “L’Ora” e dell’ANSA, Montevideo

Nadia Furnari - Associazione Rita Atria

Paola Ottaviano – Avvocato, Medici Senza Frontiere

Antonella Serafini – Giornalista “Censurati.it”, Roma

Roberto S. Rossi – Giornalista, Catania

Paolo Fior – Giornalista, Milano

Graziella Proto – Direttore Casablanca, Catania

Daniela Modica – Biotecnologa, Pozzallo

Ciccio Ruta – “Il Clandestino”, Modica

Giovanni Firrito – Pax Christi, Ragusa

Amel Laouini – Presidente Circolo “Donne Immigrate”, Ragusa

Tonino Solarino – Già sindaco di Ragusa

Rinaldo Benedetto – Primo sindaco di Pozzallo nel dopoguerra

Aurelio Modica – Già sindaco di Pozzallo

Sonia Migliore – Consigliere Comunale, Ragusa

Romina Licciardi – Consigliere Provinciale di Parità, Ragusa

Peppe Cannella – Consigliere Comunale, Vittoria

Alex Maiolino – Consigliere Comunale, Pozzallo

Giuseppe Roccuzzo – Consigliere comunale PD, Ispica

Carmelo Caccamo – Segretario CNA, Ispica-Modica

Massimo Giudice – Confesercenti, Vittoria

Alessandro D’Antoni – Accademia di Polizia – Los Angeles

Rosanna Caudullo – Presidente “Centro Donne”, Vittoria

Uccio Milana – Presidente Arcigay, Ragusa

Marco Blanco – Conduttore radiofonico “Ora d’Aria”, Modica

Andrea Di Falco – Radio Futura, Vittoria

Natale Arezzi – Centro Culturale “Don Puglisi Impastato”, Pozzallo

Giuseppe Gerace – Cancelliere tribunale, Francavilla di Sicilia (ME)

Luciano Nicastro – Docente e scrittore, Ragusa

Enrico Natoli – Presidente “Associazione Cuntrastamu”, Roma

Alessio Di Florio – Peacelink, Pescara

Natale Salvo – Giornalista, Trapani

Santina Sconza – giornalista, Catania

Antonio Signorelli – Biologo, Catania

Ninni Vinci – Cittadini invisibili? No grazie!, Palermo

Nello Lo Monaco – Geologo Dirigente Regione Siciliana, Ragusa

Tuccio Di Stallo – Vice coordinatore provinciale PD, Ragusa

Marco Di Martino – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista, Ragusa

Giovanni Iacono – Segretario Provinciale Italia dei Valori, Ragusa

Enzo Cilia – Coordinatore provinciale Sinistra Democratica, Ragusa

Santo Santaera – Presidente provinciale dei Verdi, Ragusa

Lorenzo Migliore – Presidente provinciale del Partito Socialista, Ragusa

Carmelo La Porta – Segretario Cittadino PD, Ragusa

Gianni Battaglia – Movimento Grilli Ragusani, Ragusa

Roberta Trovato – Giornalista, Modica

Giovanna Corradini – Redattrice, Ragusa

Salvatore Cicirello – Società Civile PD, Ragusa

Chiara Iurato – Dottoressa in medicina, Ragusa

Ennio Ammatuna – Segretario cittadino PD, Pozzallo

Pierenzo Muraglie – Segretario cittadino PD, Ispica

Carla Cau – Insegnante e componente Comitato Scuola Pubblica, Ragusa

Margherita Benedetto – Insegnante, Pozzallo

Totò Battaglia – Officina 90, Ragusa

Massimiliano Carnemolla - Associazionismo civile, Siracusa

Franca Supplizi – Sociologa, Pescara

Chiara Civolani – insegnante, - Bologna

 
postato da laura56 alle ore 19:21 | link | commenti
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