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                               A tutto il mondo:

 "Rifiutiamo  i soldi della mafia,degli omicidi,dei ricatti,della droga e tutti coloro che lo accettano".

   
Facciamo scudo contro lo scudo fiscale : l'Italia agli italiani "veri"

                                                                      (diffondere e firmare)

 

 

30 Settembre 2009

Scudo fiscale: una tangente del 4 per cento

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Oggi alla camera ho spiegato le ragioni del no all'ennesima fiducia, questa volta per lo scudo fiscale.

Lo scudo fiscale è una carognata e dietro la ragion di stato di Tremonti si nasconde il rimpatrio di capitali sporchi proprietà di evasori, mafiosi, imprenditori senza scrupoli generati da un capitalismo malato, frodatori della pubblica amministrazione, spacciatori, sfruttatori della prostituzione, taglieggiatori, di tutto insomma. Ed in questo rientro sarà garantito l’anonimato e l’impunibilità del delinquente.

Il condono fiscale, così come la legge sulle intercettazioni e tutte le leggi bavaglio o volte a favorire la violazione dei diritti del cittadino e della costituzione, ha interessi trasversali in un Parlamento che oramai ha la trasparenza e la credibilità di un reality show.

Quella di Italia dei Valori è destinata ad essere l’unica opposizione finchè il Paese non avrà modo di comprendere che siamo anche l’unica alternativa di governo, se non altro l’unica credibile, sempre.

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento, che vi invito a diffondere sulla Rete, pochè solo il "virus dell’informazione" può salvarci da questo cancro governativo.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio che non c'è - che, come sempre, quando viene qui a proporre una legge ad personam, si nasconde, lasciando a qualcun altro il compito di portare avanti norme che servono a lei - noi, anche oggi, le neghiamo la fiducia, perché non ci fidiamo affatto di lei, né sul piano politico né sul piano personale.
Non ci fidiamo di lei sul piano politico, perché lei sta umiliando il Parlamento con questo continuo ricorso al voto di fiducia, nonostante abbia una maggioranza schiacciante in Parlamento, e con questa sua furbata dell'ultima ora, quella di presentare un emendamento all'ultimo minuto, senza poter dare poi la possibilità di un dibattito per sessanta giorni su quello che lei vuol fare davvero. All'ultimo minuto inserisce qui un emendamento, che serve soltanto per giustificare quel che dal primo momento voleva portare avanti.
Questa pure è un'azione criminale, come ciò che egli si accinge a chiedere al Parlamento con questo voto di fiducia, cioè l'emanazione di una norma che trasforma quelli che finora erano due cardini della lotta alla criminalità organizzata: l'articolo 648-bis, recante il reato di riciclaggio, e l'articolo 648-ter, che prevede il reato di impiego di denaro di provenienza illecita.
Fino ad oggi, a norma di questi articoli, chiunque trasferisse denaro di provenienza illecita o lo impiegasse in attività commerciale ed economica era punito con una pena sino a dodici anni, oggi, grazie alla sua norma, che diventa l'articolo 648, comma Silvio (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), lei e chiunque altro detenga denaro di provenienza illecita, qualora abbia applicato lo scudo fiscale, alias abbia pagato una tangente del 4 per cento allo Stato, può utilizzarlo, reinvestirlo e anche ritrasportarlo all'estero a suo piacimento, gradimento e godimento.
Questa è la norma che da domani varrà nel nostro Paese. Non ci si venga a dire, come ha detto il Ministro Tremonti, che in questo modo si recuperano 300 miliardi. Chi li recupera? Gli evasori fiscali, i delinquenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Chi l'ha detto che li reinvestiranno in attività lecite, chi l'ha detto che reinvestiranno questi soldi? Semplicemente li sbiancheranno, li faranno diventare utilizzabili e poi magari li ritrasferiranno anche all'estero. Lo possono fare benissimo, perché nessuna norma impone che questo denaro debba essere reinvestito in attività che servono al nostro Paese. Servono soltanto a questi signori, per detenere lecitamente ciò che fino ad oggi detenevano illecitamente.
Ecco perché, signor Presidente del Consiglio che non c'è, lei ha emanato una norma criminale e non è vero quel che diceva Tremonti, ancora in questi giorni, ossia che questa norma non favorisce la criminalità. Infatti, se così fosse, non avreste inserito un'altra clausola, quella che elimina l'obbligo di denunciare i reati quando i fondi possano derivare da provenienza illecita.
Certo si dice che, quando il pubblico ufficiale sa che il denaro è di provenienza illecita, allora sì che lo deve denunciare. Ma voi pensate che nelle mazzette da 500 euro ci sia scritto: questo proviene da rapina, questo proviene da spaccio di droga, questo proviene da traffico di stupefacenti e da compravendita di armi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?
All'estero ci sono dei tesoretti, sui quali, quando vengono scoperti, bisogna fare delle indagini per sapere da dove provenga il denaro. Se voi impedite, in primo luogo, all'autorità giudiziaria di sapere chi sia il beneficiario di questo tesoretto e, in secondo luogo, come lo abbia acquisito, di fatto voi create un'impunità.
Ecco perché noi riteniamo che questa norma sia anche incostituzionale, soprattutto nella parte in cui avete previsto di estendere lo scudo fiscale anche al reato di falso in bilancio.
Lei lo sa bene, signor Presidente del Consiglio, cos'è il falso in bilancio. Lei lo sa bene che il falso in bilancio è un reato-mezzo per un reato-fine, è un reato contabile che serve come serve la pistola al rapinatore, serve per fare la rapina.
Allora, perché avete eliminato il falso in bilancio, che non c'entra nulla con il rientro dei capitali dall'estero e con l'evasione fiscale? Il falso in bilancio è un reato-mezzo che serve per coprire altri reati: i soldi per avere la provvista necessaria per pagare le corruzioni, per pagare l'appropriazione indebita, per pagare, magari, un po' di cocaina che serve alla bisogna e così via (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Noi riteniamo che questa norma sia una norma oltre modo criminale, fatta nell'interesse dei criminali e, per questa ragione, questo Parlamento si sta approntando ad approvare una norma che non è degna dei rappresentanti del popolo che vogliamo essere in questo Parlamento.
Questa norma è anche una norma che, ripeto, stabilisce un salvacondotto; un salvacondotto non solo per ciò che è stato fatto fino ad ora, ma anche per i reati futuri, perché stiamo già vedendo tutta una serie di persone che sono abituate a delinquere che si fanno il loro salvacondotto a futura memoria.
Ogni giorno che qualcuno verrà trovato con un pacco, come si dice, una «paccata» di soldi in mano, non dovrà dare più giustificazione di dove li ha presi, perché dirà: guarda questo documento, ho fatto lo scudo fiscale cinque anni fa. Tanto sulla mazzette non vi sarà mica scritto in quale giorno quella provvista è stata acquisita. Questa norma, quindi, servirà come salvacondotto per il passato e per il futuro.
È una norma criminale per soggetti criminali e chi si presta a questa norma è l'autore o il coautore o il fiancheggiatore o il compartecipe o il connivente o, quanto meno, l'utilizzatore finale di questa norma (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
È una norma che produce un'amnistia mascherata, perché, di fatto, cancellando il falso in bilancio e rendendolo non penalmente rilevante, mette in condizione il Presidente della Repubblica di dover controfirmare un'amnistia, pur non essendovi in Parlamento la maggioranza per farla.
È una norma che, ancora una volta, torno a ripetere, mette in condizione le autorità giudiziarie di non poter contrastare la criminalità. Forse non lo sapete, ma lo dico a chi ci ascolta anche fuori di qui: in questo momento, in queste ore, vi è un'enorme differenza tra il dire e il fare della maggioranza parlamentare che appoggia questo Governo che fa la norma criminale.
Proprio un'ora fa il presidente della Commissione antimafia, Pisanu, così concludeva la sua relazione: ogni anno le imprese criminali riversano sul paese fiumi di denaro sporco che inquinano l'economia, insidiano la vita pubblica, infangano la nostra reputazione nel mondo, e quindi questo mette in condizione di non essere economicamente rilevanti gli investimenti stranieri nel nostro Paese. La repressione di ogni attività criminale è oggi il più indispensabile atto per sanare quella che Aldo Moro chiamava la storica ingiustizia.
La storica ingiustizia è fra chi rispetta la legge e chi non la rispetta. Bene, preso atto di cosa ha detto l'Antimafia oggi, subito subito, un'ora dopo, fate una legge in cui lavorate a favore del crimine, a favore della criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Allora non potete dire che avete sbagliato un domani; dovete dire che siete conniventi, se non correi, di questa norma che state approvando e che pretendete che questo Parlamento approvi con il ricatto del voto di fiducia, perché anche il voto di fiducia è un ricatto.
È per questa ragione che noi dell'Italia dei Valori ci appelliamo al Capo dello Stato. Lo facciamo con senso di deferenza e di rispetto, però non crediamo più che sia il tempo della letterina di accompagnamento e del buffetto sulla guancia, dopo che si firmano provvedimenti iniqui e ingiusti, che non hanno senso e spazio in una democrazia moderna ed evoluta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Noi ci appelliamo al Capo dello Stato affinché non faccia una ramanzina, che non serve a niente, perché questo Governo non ha alcun interesse a portare avanti, ma, esercitando i suoi poteri, rimandi indietro questa norma incostituzionale, fatta per i criminali e fatta semplicemente per ridurre il nostro Paese all'oblio, se non all'odio, da parte della comunità internazionale.
Signor Presidente della Repubblica, non firmi questa legge, non si faccia anche lei connivente di questo modo criminale di gestire la cosa pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori-Congratulazioni).

FNSI, IDV SABATO IN PIAZZA PER DIFENDERE LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

L’Italia dei Valori partecipa attivamente alla manifestazione per la libertà d’informazione indetta dalla Fnsi che si svolgerà, sabato 3 ottobre, in piazza del Popolo a Roma. La libertà di informare e di essere informati in Italia è in serio pericolo e lo dimostrano i casi di Annozero, Report, l’esclusione della voce dell’Italia dei Valori dal Tg1 e le minacce ai giornalisti e alle testate libere. Il governo Berlusconi vuole imbavagliare l’informazione e sta cercando di asservire totalmente a sé il servizio pubblico. Il Presidente Antonio Di Pietro e tutta l’Italia dei Valori saranno in piazza per difendere l’articolo 21 della Costituzione e tutti quei giornalisti che sono stati intimiditi, boicottati e minacciati solo perché hanno avuto il coraggio di svolgere seriamente il loro mestiere. Bisogna manifestare per ostacolare il disegno piduista che questo governo sta portando a compimento. L’Italia dei Valori trasmetterà sul blog www.antoniodipietro.it e sul sito www.italiadeivalori.it la diretta streaming dell’evento dalle ore 15.30 di sabato.

 

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Da :http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578

 

Il Fatto Quotidiano | Luca Telese

Camera, PD e UDC assenti salvano lo scudo di Tremonti

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30 settembre 2009
Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov'è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell'Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate). Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro lo scudo 215, a favore 267. Traduzione: malgrado la ressa sui banchi del governo, Pdl e Lega sarebbero andati sotto (70 assenze su 329) e lo scudo sarebbe stato bocciato. Peccato che in aiuto del centrodestra sia arrivato il soccorso “rosa”. Quasi un deputato Pd su quattro era altrove (28% di assenze, 59 su 216). Quasi al completo i dipietristi (24 su 26). Più virtuosa del Pd è stata persino l'Udc (8 assenti, 29 al voto su 37). Bastavano 27 deputati di opposizione, quindi, per seppellire il mega-condono. Domani pubblicheremo i nomi degli assenteisti salvascudo. Ma quattro a caso ve li anticipiamo: Franceschini, Bersani e D'Alema. I veri leader.
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tags: tremonti fisco condono scudo fiscale

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Il Fatto Quotidiano | Redazione Il Fatto Quotidiano

Scudo fiscale, come evitare che aiuti le mafie

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30 settembre 2009
I favori della legge al grande crimine.

Per valutare le possibili ricadute della prossima approvazione del nuovo scudo fiscale, può essere utile ricordare alcuni degli effetti negativi conseguenti all’entrata in vigore del precedente scudo: quello introdotto dal decreto legge 350/2001. In quell’occasione fu regolarizzata una somma globale di circa 73 miliardi di euro. A fronte di tale enorme massa di capitale, furono effettuate meno di trecento segnalazioni di operazioni sospette in tutt’Italia, di cui nessuna che riguardava la Sicilia. Grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge, non fu possibile selezionare e intercettare il denaro sporco frutto di gravi delitti, ben diversi da quelli di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità.

Solo per una fortuita coincidenza investigativa, la procura di Palermo ebbe modo di individuare e sequestrare alcuni milioni di euro che uno dei riciclatori più importanti di Cosa Nostra, già condannato per mafia, stava tentando di fare rientrare in Italia. Ma si trattò solo di una goccia nel mare. Così un enorme e improvviso flusso di capitale sporco refluì come un invisibile fiume carsico nel bacino dell’economia legale, con effetti inquinanti e distorsivi del libero mercato, segnalati da vari indicatori . In quegli anni apparve sulla scena una miriade di nuovi ricchi che acquistavano a tutto spiano pacchetti azionari, immobili, attività imprenditoriali e commerciali con offerte di contante che “non si potevano rifiutare”, per la loro estrema appetibilità rispetto agli ordinari standard di mercato.

In alcune rinomate località turistiche si verificò il passaggio di mano di varie attività alberghiere e di ristorazione. Si registrò anche un singolare fenomeno linguistico: improvvisamente in quei locali si sentirono risuonare parlate siciliane, calabresi e campane, al posto dei precedenti idiomi locali. Del resto ai mafiosi il Centro Nord è sempre piaciuto moltissimo: posti tranquilli dove si può investire e “lavorare” senza problemi, e dove spesso si è ancora convinti che la mafia sia solo una storia di “coppole storte”, un relitto feudale del Sud arretrato.

Per evitare che la legislazione antimafia diventi un’eterna tela di Penelope, che di giorno si tesse con nuovi provvedimenti e di notte si sfila creando enormi zone di opacità impermeabili alle indagini, sarebbe il caso che questa volta non si ripetessero gli errori del passato e, dunque, si dotasse la magistratura di strumenti idonei per intercettare quelli tra i capitali rientrati che non sono frutto di reati condonabili, ma di altre attività criminose.

Atal fine sarebbe quantomeno indispensabile che la nuova legge imponesse espressamente agli intermediari finanziari (le banche che ricevono i capitali fatti rientrare) l’obbligo di comunicare i nominativi dei soggetti “scudati” all’Anagrafe centralizzata dei rapporti finanziari istituita presso l’Agenzia delle entrate, e che l’Anagrafe provvedesse a contrassegnare tali nominativi con un codice convenzionale in modo da consentirne l’immediata individuazione.

Attualmente tale obbligo è previsto solo da una semplice circolare del 2007, che già in tanti si sono affrettati a ritenere non applicabile in quanto non espressamente richiamata dal decreto legge 78/2009 che prevede il nuovo scudo fiscale. Coloro che faranno rientrare o regolarizzeranno capitali derivanti da reati non punibili, non avranno nulla da temere da una simile operazione di trasparenza, giacché la legge garantisce loro l’immunità penale e fiscale. D’altra parte rendere immediatamente “visibili” alla magistratura i nominativi dei soggetti scudati, offrirebbe la possibilità di verificare - nei modi e con le garanzie previste per le indagini penali - se tra costoro si celino prestanome e riciclatori di indagati per reati di mafia ed altri gravi reati, e di sventare così il tentativo di approfittare indebitamente dell’opportunità offerta dalla nuova legge per “ripulire” sotto banco denaro sporco.

Continuare invece a garantire l’anonimato ai soggetti scudati, affievolire per gli intermediari finanziari o addirittura eliminare l’obbligo di segnalare le operazioni sospette potrebbe essere frainteso come un pericoloso cedimento alla cultura dell’omertà, oltre che aprire di fatto un varco incontrollabile al riciclaggio di capitali illegali.

Si correrebbe così il rischio di cadere dalla sindrome della tela di Penelope nella più grave patologia della perturbante doppiezza di uno Stato che prima chiede ai cittadini di esporsi coraggiosamente in prima persona denunciando le richieste estorsive, e poi li invita a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di “fare cassa”, accettando il rischio di “regolarizzare” anche gli introiti delle estorsioni. Perché, si sa, “pecunia non olet”.

di Roberto Scarpinato - Pm presso la Direzione Antimafia di Palermo- (Il Fatto Quotidiano n°7 del 30 settembre 2009)
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tags: tremonti fisco mafia scudo fiscale

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29 Settembre 2009

Processo Dell'Utri: la protezione di Cosa Nostra

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Riporto il servizio girato dell'ultima udienza del processo a Marcello Dell'Utri di venerdì 25 settembre. Le riflessioni del Procuratore Generale Gatto fanno accapponare la pelle al solo pensiero che uomini con tali relazioni mafiose siano oggi lo scheletro delle nostre istituzioni e addirittura in carica alla Presidenza del Consiglio. Se solo nei Tg nazionali avessimo fatto passare il nostro servizio, piuttosto che quelle quattro riprese mal commentate di cronisti al soldo del re, oggi gli italiani saprebbero qualcosa di più su chi sceglie per loro il futuro.

Testo dell'intervento

"La presenza del mafioso Vittorio Mangano ad Arcore rappresentava il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Silvio Berlusconi".

Sono le parole del Procuratore Generale di Palermo, Antonino Gatto, che ha proseguito davanti ai Giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, la sua requisitoria nel processo che vede imputato il senatore del Popolo della Libertà, Marcello dell’Utri, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale ha già subito la condanna in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione.

"Perché – si domanda il Procuratore Generale – per trovare un uomo adatto alla gestione del parco di Villa Casati Stampa o dei cavalli del maneggio si deve andare dell’estremo nord della Brianza all’estremo sud della Sicilia? Non è credibile che in tutta la Pianura Padana non si trovasse uno stalliere”.

E meno che mai, ha proseguito il Procuratore Generale, è credibile che Mangano fosse “esperto di cavalli” considerato che negli anni ’70 “coltivava ben altri interessi”.

Nel corso dell’udienza a cui, a differenza di quella precedente, l’imputato Dell’Utri non ha assistito, il Procuratore Generale ha spiegato la genesi dei rapporti tra Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Vittorio Mangano e Gaetano Cinà risalenti ai tempi della squadra di calcio dilettantistica Bagicalupo che Mangano seguiva perché, già allora, garantiva protezione ai figli delle famiglie bene di Palermo.

E di come, successivamente, Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, abbia presentato a quest’ultimo mafiosi del calibro di Stefano Bontate e Francesco di Carlo.

Un elemento di novità che il Procuratore Generale introduce rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’individuazione del periodo storico in cui collocare il famoso incontro di Milano, avvenuto presso la sede della Edilnord in via Foro Bonaparte a Milano.
Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Nino Grado, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Gaetano Cinà parlarono di edilizia, della costruzione di Milano2. Ma non solo.

Negli anni ’70 a Milano la mafia si dedicava ai sequestri di persona e Berlusconi temeva per sé ed i propri figli così grazie al suo amico Marcello Dell’Utri poté ottenere la protezione di “Cosa Nostra”.

Il 26 maggio del 1975 a Milano viene fatto esplodere un ordigno che danneggia i muri perimetrali e parte del primo piano di una villa in fase di ristrutturazione. Si tratta di una Villa di Silvio Berlusconi, che al telefono con Dell’Utri, in un primo momento, riconduce il gesto intimidatorio a Vittorio Mangano secondo loro in stato di libertà. Ma successivamente sarà Dell’Utri a comunicare all’amico Berlusconi di avere parlato con “Tanino” che gli ha assicurato che Mangano, a differenza di quanto all’epoca a conoscenza dei Carabinieri e della DIGOS di Milano, era in carcere.

Berlusconi sapeva benissimo chi fosse Tanino, ovvero Gaetano Cinà, eppure negherà la circostanza ai Giudici che lo interrogarono all’epoca come persona informata sui fatti.

La requisitoria è proseguita ripercorrendo la continuità dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e mafiosi di notevole spessore. Perfino la partecipazione al matrimonio di Jimmy Fauci, a Londra, dove a fare da testimone dello sposo vi era un mafioso, Francesco Di Carlo, per giunta latitante.

Poi il Procuratore Generale ha ricordato il pizzo pagato da Fininvest per i ripetitori in Sicilia. Versamenti regolari di ingenti somme di denaro versate sui conti di Cosa Nostra.

Una serie di fatti inquietanti già cristallizzati nella sentenza di primo grado che il Procuratore Generale ha ripercorso evidenziando davanti alla Corte la loro valenza accusatoria a carico dell’imputato Dell’Utri che non poteva non conoscere la caratura criminale dei suoi amici con i quali continuava a mantenere stabili rapporti.

Lo ha detto a chiare lettere il Procuratore Nino Gatto nella sua requisitoria: Marcello Dell’Utri si è comportato come un mafioso.

Contrariati gli avvocati della difesa di Marcello Dell’Utri che in una nota hanno bollato come “mera riproposizione degli elementi d'accusa del giudizio di primo grado” le argomentazioni del Procuratore Generale il quale – secondo loro – non avrebbe tenuto conto di “rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell'imputato”.

Dopo circa quattro ore il Presidente Carlo Dall’Acqua ha sospeso l’udienza.

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