
News alla rinfusa
1)Mentre Report rinnega la paternità dell'inchiesta sul comparaggio(invece che esserne orgogliosa) ecco un'altro programma che ospita la testimonianza di G.Ricciardo perchè venga resa giustizia alla moglie Adriana ma anche a tutti quelli che sono vittime ,oltre che della sanità deviata, anche della malagiustizia e non vedono ,dopo anni e anni, resa giustizia alle proprie richieste motivate.
LUNEDI'13 APRILE SARA' DI NUOVO IN TV SU RAI DUE NELLA TRASMISSIONE PIAZZA GRANDE IN ONDA TRA LE ORE 11 E LE ORE 13.
2)un video che un amico mi ha pregato di diffondere insieme a queste notizie :
Da commenti:
www.imbroglioni.com
16:16 Dell'Utri: "Se vinciamo, via dai libri di storia
retorica Resistenza"
"I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della
Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un
tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Lo ha detto il
senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klauscondicio,
contenitore di approfondimento politico in rete.
16:13 Dell'Utri: "Il mafioso Mangano? Un eroe"
"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo, è
morto per causa mia", ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in
un'intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento
politico in onda su YouTube. Dell'Utri ha rivelato: "Mangano era ammalato
di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare
dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero
scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo".
(AGI) - Savona, 8 apr. - "Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanita' mentale". Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio durato oltre 2 ore a Savona. Berlusconi ha anche ripetuto l'intenzione da presidente del Consiglio di adottare un provvedimento sulle intercettazioni che adegui il nostro Paese alle altre nazioni europee. -
novità sui brogli all'estero :
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200804articoli/31790girata.asp
...............................................................
Ma certo non rasserena il clima la notizia che arriva da Reggio Calabria dove la procura della Repubblica indaga su un presunto comitato d’affari che avrebbe chiesto, tramite un parlamentare uscente siciliano ed un imprenditore, di chiedere alle consorterie mafiose della Piana di Gioia Tauro di interessarsi all’acquisto di 50mila voti, tramite le schede bianche degli italiani residenti all’estero, in particolare nel sud America. «Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Francesco Scuderi - è delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati. Sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché».
.....................................
Aggiornamento :Dell'Utri il parlamentare coinvolto
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/ndrangheta-1/voti-estero/voti-estero.html
Da :http://www.beppegrillo.it/2008/04/camera_2008.html
condivido le massime di Grillo:
Io non voglio una vita meno peggio. La pretendo normale,
anzi la voglio bella, ottima, eccellente. Forse non ci riuscirò, ma devo, ho
l’obbligo, di provarci.
Il meno peggio ci ha portato l’indulto, l’inciucio, i condannati in
Parlamento, gli inceneritori, la Campania-Chernobyl, Mastella ministro della
Giustizia, un debito pubblico di 1630 miliardi di euro, la crescita economica più
bassa d’Europa, il precariato, l’informazione imbavagliata, una legge
elettorale incostituzionale, la Forleo e De Magistris trattati come dei
criminali. Tutto figlio del meno peggio. Il
peggio e il meno peggio sono come due fratelli siamesi. Inseparabili dalla
nascita. Se uno muore, l’altro lo segue subito.
e le sue previsioni :
A urne non ancora aperte vi presento la Camera dei deputati. Il
13 e il 14 aprile non potremo votare il candidato. Si sono messi d'accordo e con
una legge anticostituzionale si eleggono fra di loro. Questa
legge porcata è di tutti: del centrodestra che l'ha fatta, del centrosinistra
che non l'ha abrogata in due anni di governo, del Presidente della Repubblica
che ha indetto le elezioni prima del referendum sulla nuova legge elettorale.
Il cittadino può solo fare una croce. Questa non è
democrazia. Non è neppure una sua imitazione. E' l'occupazione dello Stato da
parte di un gruppo di potere trasversale. Che si auto elegge,
che manda in Parlamento amanti, mogli, condannati, prescritti, indagati e
rinviati a giudizio.
Leggete l'elenco e confrontatelo con i risultati elettorali. Se la maggior parte
dei nomi corrisponderà, vuol dire che vi hanno presi per i fondelli. Il non
voto è l'unico voto utile.
L'attribuzione dei seggi per partito è stata fatta sulla seguente ipotesi:
- Sinistra Arcobaleno 43
- PD 180
- Italia dei Valori 20
- SVP 3
- UDC 32
- PDL 293
- Lega Nord 41
- MPA 6
I 12 deputati eletti all'estero con preferenza diretta non sono stati
conteggiati.
.Leggete
e scaricate il documento della Camera 2008
Ps: Pubblicherò nei prossimi post i nomi dei
senatori e di tutti i candidati al Parlamento con qualche pendenza
con la giustizia: sono 100 (CENTO!), cifra tonda.
......vedrò di aggiornare via via....
Aggiornamenti
Ecco la composizione del Senato in seggi e nominativi
http://www.beppegrillo.it/2008/04/senato_2008.html
Ecco il nome dei 100:
http://www.beppegrillo.it/2008/04/100_e_non_piu_1.html
3)ecco la situazione della giustizia tratta da :
http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=203059&f=194
Parte prima: La situazione sostanziale...
Reati prescritti a raffica: inchiesta de "La Stampa" del
14/10/2007.
di Raphael Zanotti (http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/c.../4763girata.asp)
Al tribunale di Torino un reato ogni mezz’ora va in prescrizione. Terzi in
Italia. A evitare la condanna soprattutto i colletti bianchi.
Il Santo, la grazia, non la concede a tutti. San Prescritto è il patrono delle
classi ricche, degli abbienti, dei «colletti bianchi». Il suo taumaturgico
tocco è riservato a chi ha le possibilità economiche per pagarsi i migliori
avvocati, a chi può sostenere anni di udienze, slittamenti, perizie e
controperizie. Tutto alla luce del sole, perché nessuno perde la faccia: è il
sistema, la legge che lo dice, io che ci posso fare?
Ma a forza di benedizioni, l’esercito dei prescritti avanza in modo
preoccupante. Le sue file s’ingrossano di continuo. Nel distretto di Torino
ogni giorno ci sono 38 prescritti in più. Persone che, in teoria, stavano
subendo un processo perché sospettati di aver commesso un reato e che, da un
giorno all’altro, sono stati riabilitati in toto. Nessuna punizione, lo
Stato non ha più interesse. Ogni ora che passa si prescrivono due reati
e alla fine del 2006 sono stati 14.005 i provvedimenti di decadenza emessi.
Per intenderci, più di tutti quelli di Sicilia e Sardegna messi insieme. I
distretti di Palermo, Messina, Caltanissetta, Catania, Cagliari e Sassari ne
hanno infatti collezionati appena 12.846. Torino, secondo i dati forniti dal
ministero della Giustizia, risulta essere il terzo distretto d’Italia, subito
dietro Napoli e Bologna, tanto per numeri di provvedimenti che per beneficiari
che per reati decaduti. E il suo è un primato che si mantiene nel tempo.
Certo, le leggi nazionali hanno dato una bella spinta. Chi non ha provato
(e nella maggior parte dei casi con successo) a uscir fuori pulito da un
processo sfruttando la finestra della prescrizione? Lo ha fatto Riccardo
Agricola, il medico della Juventus condannato in primo grado a un anno e dieci
mesi per somministrazione pericolosa di farmaci ai giocatori bianconeri. In
appello venne assolto e in Cassazione si svolse una battaglia legale asperrima
solo per determinare il giorno esatto dal quale calcolare la prescrizione. Vinse
Agricola. Ma anche le inchieste cominciate nel 2004 sulle attività
dell’Ordine Mauriziano, in realtà, sono state svuotate dalle prescrizioni. Sono
mille i casi in cui l’orologio conta più delle prove o delle argomentazioni
difensive. Non per tutti, però. La prescrizione fa decadere il reato e lo
specchio della situazione lo si ha guardando dietro le sbarre delle prigioni. Di
«colletti bianchi» non se ne vedono molti, da queste parti. Bianchi sono e
immacolati sono rimasti.
Nel carcere di Torino, il 10 ottobre scorso, c’erano detenuti a cui venivano
contestati 3165 reati diversi. Le prime tre voci sono quelle dei reati contro il
patrimonio (1105 tra furti, rapine, estorsioni, ecc.), dei reati di droga (641)
e dei reati contro la persona (omicidio, violenza sessuale, percosse, ecc.). Per
trovare detenuti condannati per peculato, concussione o corruzione, bisogna
scendere nella graduatoria. Ce ne sono 158, solo uno ogni cinque. Se si vuole
poi incappare in qualcuno punito per reati di economia pubblica, bisogna ancora
scendere, fino al penultimo posto. Ce n’erano solo 4, addirittura meno della
metà dei carcerati a cui sono ascritti reati contro il senso religioso e la
pietà dei defunti.
La verità è che ci sono reati che in un carcere non si troveranno mai. La
giustizia gira come una vite spanata e sempre più magistrati (l’ultimo è
Bruno Tinti, procuratore aggiunto proprio a Torino, con il suo libro «Toghe
rotte») denunciano di lavorare su fascicoli nati morti. Dietro le sbarre si
possono trovare storie di tossicodipendenti, di stranieri, di ladri e assassini
di bassa tacca, ma non i criminali dei reati economici, che pure tanta gente
rovinano. Le truffe cadono in prescrizione, i corrotti non pagano i
risarcimenti perché sono nullatenenti, i pirati della Borsa si salvano. In
carcere mai, ma tutti ad accendere un cero. A San Prescritto.
4) e l'appello di un testimone a cui ,come al solito,
stanno minacciando la vita ....che alla strage del Moby Prince non
seguano ancora esecuzioni (21)come nella strage di
Ustica(vedi in fondo prima pagina sito ) ,che le persone che indagano
e sono testimoni vengano protette e non esposte a ogni tipo di
intimidazione:
Da:
http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=1&id_articolo=6119
chi può diffonda....
INIZIATIVE
Palermo 7 Aprile 2008 ore 08:05
Sono Fabio Piselli, recentemente sopravvisuto ad una aggressione da parte
di ignoti, i quali dopo avermi stordito mi hanno lasciato nella mia auto,
che hanno dato alle fiamme con me dentro.
Questi fatti sono stati ricondotti alle indagini svolte dalla magistratura
livornese relative la tragedia del traghetto Moby Prince nella quale persero
la vita almeno 140 persone. Ho assunto sia l'ufficio di testimone, persona
informata sui fatti, sia quello di parte offesa, fornendo le notizie in mio
possesso alla Procura della Repubblica procedente, svolgendo interrogatori e
confronti con operatori delle forze speciali e del Sismi, con operatori
della Base americana di Camp Darby e accettando ogni richiesta da parte
degli inquirenti ai quali non ho mai fatto mancare la mia più ampia
collaborazione, affrontandone tutti i rischi e cosciente delle responsabilità
che mi sono assunto in tal senso e del fatto che quanto da me raccontato
necessiti una verifica importante e non facile da condurre, a causa dei
numerosi filtri isituzionali che ostacolano le indagini.
Mi riferisco a quei personaggi che fanno del proprio ruolo istituzionale un
alibi ed uno strumento per tutelare i propri interessi privati, di grembiule
o referenti alla struttura alla quale appartengono, presumibilmente non
istituzionale ma sostanzialmente istituzionalizzata atteso la capacità di
controllo e di inquinamento delle informazioni e delle indagini giudiziarie.
Nel corso degli anni, dopo aver servito lo Stato come sottufficiale volontario paracadutista dell'Esercito, ho anche prestato la mia collaborazione a quelle strutture ausiliare per i servizi di Polizia Giudiziaria, chiamato da un ex Generale del Sismi e da altri operatori tutti provenienti dalle FF.AA. dalle FF.PP. e dai servizi d'intelligence che ne formavano l'organico e le coordinavano, affiancando la PG nelle indagini elettroniche e nelle attività di penetrazione degli obiettivi d'interesse operativo, indicati dalla Procura procedente ove piazzare i sistemi di ascolto e d'intercettazione audio, video, tracciamento. Fra le numerose operazioni ho preso parte a quella relativa alle indagini contro il c.d. mostro di Firenze e contro i responsabili della morte di Francesco Narducci, affiancando i miei colleghi nelle attività svolte presso il GIDES, gruppo investigativo delitti seriale della Polizia di Stato, ex SAM, con sede a Firenze.
Mi sono trovato perciò a vario titolo coinvolto nei casi più inquietanti della storia italiana, la più grande tragedia della marineria e la serie di delitti compiuti da un presunto gruppo di amici di merende su mandato dei c.d. livelli superiori, i quali hanno causato altri delitti, fra questi quello di Francesco Narducci. In quest'ultimo caso ho potuto assistere ad alcuni eventi che ho giudicato degni della attenzione dei Magistrati, ai quali ho trasmesso il contenuto di alcune intercettazioni che interessavano degli operatori dello Stato, i quali da come si evince dalle intercettazioni stesse non hanno presumibilmente compiuto degli atti fedeli al mandato ricevuto, al contrario, hanno presumibilmente inquinato.
Mi sono chiesto perchè sono stato chiamato a svolgere un servizio d'intercettazioni per un caso così delicato ed importante come quello del mostro di Firenze, le cui indagini durano ormai da 40 anni. Mi sono chiesto perchè proprio il sottoscritto, atteso che il mio curricula se da un lato mi descrive come un sicuro ed affidabile collaboratore dello Stato, dall'altro è apparentemente carente di alcuni requisiti per partecipare a simili indagini proprio a causa del mio percorso esperenziale e professionale di questi 23 anni.
Questo motivo e l'esperienza acquisita mi hanno spinto a tenere alto il livello di attenzione e come si suol dire "a prendere appunti" il cui contenuto l'ho debitamente trasmesso alla Procura procedente, aggravato dalla presenza costante di soggetti provenienti, o in servizio, dai e presso i servizi segreti militari e civili, che hanno gravitato intorno a questa indagine.
Vivo oggi un serio e grave problema nato da quanto posto in essere dai filtri istituzionali ai quali ho sopra accennato e che meglio spiego di seguito, con il fine non solo di riuscire a tutelare la mia famiglia, ma anche con il desiderio che un Suo autorevole intervento possa fornire quello stimolo necessario per superare ed abbattere detti ostacoli, da qualcuno definiti muro di gomma da me considerati solo un muro di sterco con l'alibi delle medaglie, ma con un enorme potere d'ingerenza, di controllo, di ricatto e d'inquinamento delle varie indagini condotte dalle Procure procedenti verso la ricerca dei responsabili dei delitti sopra descritti, ma anche della storica serie di stragi impunite per le quali i colpevoli sono ancora una immagine sfuocata che il tempo tende a rimuovere anche dalla memoria collettiva.
Cambiano le dinamiche degli eventi giuridici ma i meccanismi di depistaggio e d'inquinamento sono sempre gli stessi, adottati dai rappresentanti di quella zona grigia nella quale gravitano soggetti che operano al di dentro delle Istituzioni ma che riferiscono il proprio operato verso altri interessi che quelli puri delle istituzioni stesse. Meccanismi nei quali soggetti vulnerabili o non schierati restano stritolati.
Il mio nome è rimasto sconosciuto per molto tempo, nel quale sono stato sentito dalle Procure come persona informata sui fatti, poi dopo l'aggressione di Novembre 2007, un poliziotto ha ben pensato di fornire la mia identità ad un suo amico giornalista. Da quel momento il mio nome è stato reso pubblico come quello di un testimone dei fatti del Moby Prince e successivamente anche per i fatti del c.d. mostro di Firenze. Ho ricevuto nel corso degli anni, prima della mia ribalta alle cronache, numerose forme di intimidazione e di pressione, effettuate tramite gli strumenti istituzionali, dalle false notizie di Polizia alla scomparsa o distruzione di fascicoli e di atti giudiziari, fino alla depersonalizzazione al fine di discredito, tutte tecniche conosciute e sostanzialmente viste in altri e numerosi eventi della nostra storia, fatti che ho pagato a caro prezzo. Nonostante questo ho sempre e solo reagito con l'arma della Giustizia, rivolgendomi alla competente Autorità Giudiziaria firmando le denunce contro quegli operatori dello Stato che ho saputo identificare, da solo.
Uno di questi è stato anche condannato ma poi la prescrizione lo ha graziato, nata non solo dalla lentezza dei tempi di Giustizia ma dall'aiuto offerto dai singolari errori di trascrizione di un indirizzo o di un nome che hanno causato l'annullamento di una notifica, dalla perdita di fonoregistrazioni importanti e da altri singolari episodi simili, fino all' umiliante rinvio di una udienza solo perchè una parte doveva assistere ad una regata velica e non ha saputo trovare un sostituto, giustificando così il rinvio che ha contribuito al raggiungimento della prescrizione.
Quanto sopra solo per farLe un esempio, ma ho 23 anni di storia professionale, militare e militante, dalla quale potrei fornirLe esempi a non finire di qualunquismo, carenza di professionalità, pregiudizio, ignoranza professionale, arroganza dell'ignoranza e soprattutto aderenza a quelle pratiche amicali di favori reciproci compiuti da degli operatori delle Istituzioni.
Chi Le parla ha la coscienza del significato delle istituzioni, ha il senso dello Stato mai perso neppure quando lo Stato mi ha tradito, proprio perchè sono stati solo quegli uomini che in esso si nascondono ad averlo fatto e non la Nazione, che Lei rappresenta e garantisce con il Suo ruolo, motivo per il quale mi permetto di sottoporLe questa mia.
Dopo che sono uscito vivo dalla mia auto mi sono affidato agli
inquirenti, i quali hanno ben saputo usare le notizie che ho fornito, anche
afferenti dei fatti compiuti da degli appartenenti ai corpi dello Stato ed
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'intelligence militare e a
quelle strutture, falangi e raggruppamento in essa inserita, in chiaro e
non.
Motivo per cui sono nati i confronti, anche con uno di questi personaggi,
che han dato dei frutti, il quale una volta tornato in caserma ha
relazionato a livello superiore non solo il mio nome, già noto, ma
sostanzialmente il mio grado di conoscenza di fatti riservati attinenti le
attività condotte da alcune strutture e dagli operatori delle stesse, ad
oggi non chiaro se svolte su un preciso mandato istituzionale e se
eterodirette da burratinai la cui natura è solo ipotizzabile.
Vivo l'isolamento, nel quale ho trascinano anche la mia famiglia, sono
sottoposto a costanti pressioni, intimidazioni, minacce, forme di discredito
feroci, che mi costringono a farmi forza per restare fedele alla scelta di
reagire con i soli mezzi di Giustizia rappresentati dalla mera denuncia, la
quale trova gli ostacoli sopra accennati, aggravati dal fatto che proprio
gli strumenti di lavoro di questi soggetti gli consentono di conoscere in
tempo reale le mie decisioni e d'inquinare quanto consegno alla AG, non solo
il contenuto di una denuncia ma anche quegli elementi probanti i fatti
esposti in querela.
Rinunciando a reagire in modo non ortodosso, certamente definitivo, ma
contrario ai miei principi, non è con la violenza che posso risolvere il
problema, innescherei solo una serie interminabile di reazioni ottenendo ben
poco.
Alcune forme di ritorsioni hanno coivolto i miei familiari ed oggi mirano a condizionare anche mia moglie, già provata da questi mesi di dura resistenza a tutto questo, dal quale essa è sempre stata estranea e che l'ha colpita in modo grave, atteso vedere il proprio marito in fiamme.
Mi consigliano di suicidarmi, di uccidermi, altrimenti morirà mia
moglie. Mi consigliano di porre fine alla mia vita come altri hanno fatto
prima di me, non ultimo Adamo Bove, e prima di lui gli altri che hanno
scelto la via del suicidio per salvare i propri cari. Oggi sono io che mi
trovo di fronte a questo dilemma.
Mi creda, non è la paura di morire, non è la paura di lasciare la mia
famiglia e mia moglie, che mi costringe ancora a restare fisso di fronte al
salto. E' il senso di vuoto che anche la mia morte lascerebbe, è lo strappo
dagli affetti, dall'Amore per mia moglie, dalla ragione per la quale ho
scelto di porre a rischio la mia vita accettando "missioni" in
tutto il mondo e nei paesi bellici e post bellici, che è stata per portare
il pane a casa onestamente, seppur cosciente di non fare l'educanda, per
crescere una famiglia, dei figli, nel ricordo di un figlio già morto tanti
anni or sono.
Ma ancora oggi la mia morte appare essere il prezzo per la vita di chi Amo. Ancora oggi sono rimbalzato in quel muro di sterco di cui sopra, incrementato dalla ignoranza di qualche tutore dell'ordine al quale ho chiesto con le lacrime agli occhi, rinunciando al mio orgoglio, di essere ascoltato e di identificare il soggetto che mi aveva appena ancora una volta consigliato il suicidio, ricevendo le solite ignoranti, classiche, purtroppo frequenti frasi di circostanza di chi non è in grado di capire altro che qualche bestemmia e le mere denunce di smarrimento chiavi, il quale ogni tre parole sapeva solo roboticamente espimere i termini "segnatamente", "a chi di competenza", "nella fattispecie", "unitamente a", che sembravano essere ostacoli insormontabili alla comprensione della mia implorata richiesta di aiuto.
Mi creda Signor Presidente, non sono una persona psicologicamente
fragile, bisogonosa di attenzioni o vittima di se stessa, sono capace di
pormi in discussione, di accettare le mie responsabilità, di cercare di non
proiettare in altri il mio vissuto, ho la formazione e l'esperienza per
conoscere le mie dinamiche psicologiche, che ritengo essere ancora oggi
stabili ed equilibrate alla corretta struttura di pensiero che ha sempre
caratterizzato le mie scelte, anche le più rischiose, per quanto sono
sottoposto a forte stress "tecnico".
Ma il dilemma che ho di fronte non ha soluzioni psicologiche, non richiede
l'elaborazione dei suoi contenuti, non prevede una eventuale mediazione,
perchè la minaccia è questo, è una tortura psicologica che ti devasta i
pensieri fino a renderti insensibile anche alla morte stessa e saltar giù.
Mi creda, le penso tutte pur di soddisfare le richieste di non continuare a fonire notizie oppure stornare i documenti delle intercettazioni del mostro di Firenze che detengo in luogo sicuro, ma sembra inutile, perchè un conto è essere minacciati da qualche mafioso, per difendermi dal quale posso rivolgermi allo Stato, altro conto è essere minacciato da chi nello Stato si nasconde, togliendomi tutti i riferimenti e facendomi terra bruciata intorno. a chi mi rivolgo?
Non ho chiesto io di trovarmi ad essere una sorta di testimone storico
della tragedia del Moby Prince e dei depistaggi delle indagini sui delitti
del mostro di Firenze, ho solo compiuto il mio dovere ed il mio lavoro,
esimendomi di fare come tanti altri, di fregarmene e saltare sul carrozzone
delle medaglie di cartone, perche ognuno di noi prende un traghetto e tutti
noi abbiamo amoreggiato in una macchina nascosti in un bosco;
soprattutto perchè il mio senso dello Stato me lo ha impedito pur non
essendo più un uomo dello Stato, ma sono un cittadino che forma lo Stato e
non posso per questo solo delegare gli altri per la sua tutela, facendo
finta di nulla, quando posso contribuire al rispetto delle regole.
Le chiedo dall'alto del Suo colle di osservare quanto accade intorno a Lei, di rivolgere ogni ascolto ai meno urlanti e soprattutto di porre fine a questo sfacelo di valori istituzionali causati non solo dall'inquinamento delle istituzioni stesse, ma anche dalla assoluta assenza di valori che uno Stato come il nostro merita di vedere rispettati, altrimenti crescerà dei mediocri cittadini singoli che fomano solo una massa, e non un insieme di cittadini uniti che formano uno Stato, ove i suoi soldati si suicideranno per onore, perchè il suicidio, anche indotto, è una forma di rispetto fra soldati, non è un metodo subdolo mafioso di uccisione come appare, è un codice.
Coloro che mi consigliano il suicidio, come hanno fatto con altri, sono soldati e non sgherri. Mi offrono paradossalmente l'onore di quel codice invisibile che abbiamo adottato nel corso del nostro lavoro, altrimenti potrebbero farmi fuori in ogni modo ed io non potrei farci assolutamente nulla nonostante le competenze e l'esperienza che ho in materia di sicurezza.
Questo è il dilemma che vivo. L'onore del suicidio come ultimo
riconoscimento di un soldato diventato uomo, che ha donato la propria vita
al rispetto di un valore, dello Stato prima e dell'Amore di mia moglie oggi.
Con osservanza
Fabio Piselli
© 2008 Copyright Comincialitalia.net