Ricevo e pubblico :
http://www.facebook.com/event.php?eid=178406644889&ref=nf:
Aprire gli armadi non basta…
Manifesto per l’accessibilità e la trasparenza degli archivi
nell’interesse dei cittadini
PREMESSA
Il 12 dicembre 2009 ricorre il 40° anniversario della strage di piazza Fontana.
Di questa storia, oggi non esiste ancora una narrazione consolidata e condivisa.
Così come non esiste per tantissime altre pagine dolorose della storia del
nostro Paese.
L’Italia, purtroppo è stata segnata da fenomeni eversivi di diversa matrice.
Di questo passato tragico, esistono memorie divise e in conflitto tra loro. La
ricerca storica è un terreno essenziale su cui impostare un confronto civile
superando antiche divisioni.
Per scrivere la storia, servono i documenti, ossia le “tracce” concrete
dell’attività delle istituzioni, delle forze dell’ordine, dei servizi di
sicurezza e di tutti i soggetti protagonisti della vita democratica
Questa ricostruzione passa necessariamente attraverso la buona gestione degli
archivi.
In Italia dal 2007 il segreto di Stato è limitato a un massimo di trent’anni.
Ma questo non ha risolto il problema: molti armadi in teoria sono aperti, ma non
per questo sono accessibili.
L’accesso ai documenti necessari alle ricostruzioni storiche resta in
moltissimi casi assai difficoltoso.
Spesso ci si scontra con un segreto di stato “strisciante”, anche se,
formalmente, il segreto non c’è.
Esiste un nesso profondo tra la conoscenza della verità e la convivenza civile:
costruire onestà intellettuale attraverso la memoria storica è essenziale per
una Nazione se vuole avere cittadini attivi e consapevoli dei propri diritti e
dei propri doveri.
La conoscenza non formale della storia recente della nostra Repubblica è uno
degli elementi portanti del nostro diritto di cittadinanza.
Solo uno Stato che non teme la verità e il confronto sugli errori del proprio
passato è uno Stato veramente democratico, in cui tutti possono riconoscersi
pienamente.
Per queste ragioni, abbiamo individuato quattro aree di intervento sulle quali
vogliamo richiamare l’attenzione per migliorare l’accessibilità e la
trasparenza degli archivi.
LE 4 AREE DI INTERVENTO
1) NORMATIVA SUL SEGRETO DI STATO. Piena attuazione della Legge 3 agosto 2007,
n. 124 "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova
disciplina del segreto di Stato” ed elaborazione dei decreti attuativi,
affinché faciliti davvero e normalizzi l’accesso alla documentazione degli
archivi storici degli apparati di sicurezza italiani. Il Freedom of Information
Act statunitense ci pare un modello a cui è possibile ispirarsi;
2) COMMISSIONI PARLAMENTARI D’INCHIESTA. Piena accessibilità agli studiosi e
ai cittadini della documentazione governativa e delle carte acquisite dalle
Commissioni d’inchiesta parlamentari. In particolare, si richiede la
tempestiva pubblicazione di tutti gli atti delle Commissioni parlamentari in
attuazione delle relative delibere;
3) ATTI GIUDIZIARI DI RILEVANZA STORICO-SOCIALE. Attuazione di tutti quegli
accorgimenti atti a garantire la conservazione dei procedimenti di particolare
rilevanza storico–sociale e agevolarne la consultazione; ad esempio, si
caldeggia un proseguimento e ampliamento dei progetti di digitalizzazione in
corso;
4) ARCHIVI DI STATO. Assicurare che si applichi con regolarità e tempestività
il versamento delle carte dagli archivi correnti agli archivi storici (art. 41
del codice dei Beni Culturali) e garantire agli archivi storici, che sono una
colonna portante della nostra democrazia (ma spesso vengono trascurati come
fossero una “Cenerentola” della cultura) risorse, personale e spazi fisici
per tutelare al meglio quel patrimonio che può aiutarci a conoscere ed
elaborare le pagine più difficili e tormentate della storia dell’Italia
repubblicana.
Sono richieste concrete, che disegnano un percorso non breve, ma necessario, per
onorare nel modo migliore, nella ricorrenza del 12 dicembre, le 18 vittime di
piazza Fontana:
GIOVANNI ARNOLDI, GIULIO CHINA, EUGENIO CORSINI, PIETRO DENDENA, CARLO GAIANI,
CALOGERO GALATIOTO, CARLO GARAVAGLIA, PAOLO GERLI, LUIGI MELONI. VITTORIO
MOCCHI, GEROLAMO PAPETTI, MARIO PASI, CARLO PEREGO, GIUSEPPE PINELLI, ORESTE
SANGALLI, ANGELO SCAGLIA, CARLO SILVA, ATTILIO VALLE’.
Da CSPAAAL (provvisorio):
Inviamo questo
breve testo contenente la proposta di costituzione di un Comitato di
Solidarietà con i Popoli dell'Asia,
dell'Africa e dell'America Latina con l'auspicio che su di esso si possa
aprire un confronto con singoli compagni e collettivi interessati ad una
collaborazione basata sugli elementi fondamentali che in esso sono contenuti.
Pensiamo che sia importante per tutti coordinarsi per sostenere le lotte che i
popoli del "tricontinente" conducono contro l'imperialismo in uno
spirito internazionalista.
A tutti coloro che ricevono questa proposta chiediamo di esprimere il proprio
punto vi vista, ovviamente, anche se critico.
Un caro saluto
CSPAAAL (provvisorio)
EMAIL: cspaaal@gmail.com
BOLG: http://cspaaal.blogspot.com/
PS: Sul Blog, oltre al documentino per il CSPAAAL, presente un riassunto delle
principali iniziative svolte nei suoi primi 5 anni di attivit dal CSPAL
(Comitato di Solidariet con i Popoli dell'America Latina), il comitato di cui
hanno fatto parte alcuni dei compagni e delle compagne che intendono animare il
nuovo organismo
RESISTENZA SENZA CONFINI
Proposta di evoluzione del CSPAL in un
Comitato di Solidarietà con i Popolidell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina
(CSPAAAL)IL CSPAL (
Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'America Latina) nacque all'inizio del 2002dopo le giornate di rivolta che avevano scosso l'Argentina a seguito del tracollo economicofinanziario
e del blocco dei conti correnti del dicembre 2001. In quelle giornate la repressione
provocò decine di morti; ciò nonostante vi fu un moto di ribellione generale che si sviluppò non
solo contro la crisi, ma anche contro il clima di terrore e di assuefazione imposto dalla
sanguinaria dittatura del 1976-1982
1. Per due anni l'Argentina visse una grande effervescenza dimovimenti sociali (
piqueteros, fabbriche occupate e autogestite, assemblee di quartiere...) che lapose al centro dell'attenzione di tutto il mondo. Il CSPAL si occupò a lungo della situazione
argentina, grazie anche alla collaborazione di alcuni compagni provenienti da quel paese;
propose, in assemblee pubbliche molto partecipate, un po' tutte le principali esperienze di lotta e
di resistenza sociale e culturale argentine (dai lavoratori della Zanon al movimento piquetero
MTD “Anibal Veron”
, dal Movimento “Teresa Rodriguez” a quello Barrios de Pié, dai redattoridi
Resumen Latinoamericano all'Università Popolare delle Madres di Plaza de Mayo al gruppodi cineasti di
Cine Insurgente, ma il “fiore all'occhiello” di queste iniziative - almeno dal puntodi vista della partecipazione emotiva - fu l'aver portato in Italia Hebe de Bonafini - “presidenta”
delle
Madres - in occasione dell'8 marzo 2003, Giornata Internazionale della Donna, celebrataa Massa di fronte a centinaia e centinaia di persone e alla manifestazione contro la base USA di
Camp Derby e contro l'aggressione all'Iraq (manifestazione in cui Hebe parlò di fronte a decine
di migliaia di manifestanti).
Sin dall'inizio il CSPAL decise di non essere un semplice “gruppo di appoggio” o una specie di
“agenzia di informazione” su una qualche
specifica esperienza di lotta latino-americana,secondo lo schema che in Italia caratterizzava (e tutt'ora caratterizza) la grande parte dei
comitati di solidarietà; decise invece di definirsi immediatamente come
comitato di controinformazionee di solidarietà con la lotta dei popoli latino-americani contro l'imperialismo
- inspecial modo nord-americano – evidenziando, in questo modo, due elementi
politicifondamentali: l'approccio
continentale alle questioni dell'America Latina e l'impostazioneantimperialista della lettura politico-culturale.
Nel corso della sua attività il CSPAL ha portato avanti molte campagne e iniziative, ha
promosso numerosi incontri pubblici sulle lotte in America Latina (dall'Argentina al Brasile, dal
Venezuela alla Colombia, dal Cile alla Bolivia, dal Nicaragua all'Uruguay, dal Salvador al
1
Da www.nuncamas.it: “Si calcola che siano più di trentamila i desaparecidos tra il 1976 e il1983 durante la dittatura militare in Argentina. A questi si devono aggiungere oltre 1.000.000 di esiliati,
9.000 prigionieri politici e 15.000 fucilati per le strade”
.Pag. 1
popolo mapuche
2, dal Perù a Cuba); ha sviluppato iniziative di solidarietà concreta, sia dicarattere internazionalista, sia con gli immigrati presenti in Italia. Ha partecipato a molte
iniziative portando con modestia il proprio contributo di esperienza e di conoscenza; ha
promosso decine e decine di assemblee con la partecipazione di migliaia di persone e la
collaborazione di tanti compagni e compagne - latinoamericani e italiani - che hanno voluto
dare il proprio contributo nelle forme più diverse.
Nel corso degli anni le compagne ed i compagni che hanno animato l'attività del CSPAL hanno
partecipato attivamente ai movimenti contro le guerre imperialiste (anzitutto contro quella
scatenata dagli USA e dai suoi alleati contro il popolo iracheno e afghano) e contro il genocidio
neo-coloniale del popolo palestinese, non rinunciando mai ad affermare, con chiarezza e senza
ambiguità, una posizione di
sostegno alle resistenze.Abbiamo incontrato molti compagni e compagne e abbiamo gradualmente iniziato a valutare
l'opportunità di collocare l'impegno di solidarietà con la lotta dei popoli latino-americani in un
contesto più
ampio e, se vogliamo, più consono alla dimensione sempre più “globale” delledinamiche economiche e sociali.
Ecco come si è fatta strada gradualmente l'idea di recuperare ed attualizzare - dal solo punto di
vista politico-culturale
3, ovviamente - l'ispirazione originaria che aveva animato la nascitadell'OSPAAAL
4 (Organizzazione di Solidarietà dei Popoli dell'Africa, dell'Asia e dell'AmericaLatina) nell'ambito della
Prima Conferenza di Solidarietà dei Popoli dell'Africa, Asia e AmericaLatina
, tenutasi a Cuba dal 3 al 15 gennaio 1966.Ed ecco come è nata l'idea di stimolare l'
evoluzione del CSPAL in CSPAAAL. Non si tratta,evidentemente, della semplice aggiunta di due lettere, ma della consapevolezza che oggi, come
nel 1966, è necessaria una dimensione comune nella lotta dei popoli che si battono contro
l'imperialismo.
***
Siamo perfettamente consapevoli che oggi non abbiamo a che fare con Che Guevara e con Ho
Chi Min, ma con resistenze che si caratterizzano in ben altro modo. Dal nostro punto di vista si
tratta, è bene chiarirlo, di un enorme passo indietro.
Se negli anni '60 la resistenza in Vietnam, la rivoluzione a Cuba, le lotte anti-coloniali in
Africa... prefiguravano uno scenario di profonda trasformazione sociale e culturale,
generalmente caratterizzato da una ispirazione progressista o marxista, oggi siamo di fronte ad
una situazione ben diversa. Certo, esistono sperimentazioni sociali e politiche (come quella
bolivariana
in Venezuela) o tentativi di emancipazione dal controllo nord-americano (cheinteressano diversi paesi dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia) da seguire con interesse e
senza atteggiamenti spocchiosi. E, in contro tendenza rispetto alla situazione politica
internazionale, esistono delle vere e proprie
“rivoluzioni di nuova democrazia” (come quellanepalese). Ma è chiaro che Chavez non è il Che, che i talebani non sono i vietcong, che Hamas
non è l'OLP degli anni '60 e che le attuali esperienze africane di lotta non assomigliano neppure
2 Cfr. l'opuscolo che raccoglie il lavoro dei primi 5 anni di vita del CSPAL.
3 (A parte le dimensioni non commensurabili) non una organizzazione di solidarietà
tra movimenti di lotta,ma un comitato di solidarietà
con i movimenti di lotta.4 Che si dette come organo la famosa rivista
Tricontinental che avrebbe ospitato sulle proprie pagine nomiimportanti del movimento antimperialista internazionale (da Ernesto Che Guevara a Franz Fanon, da Admiral Cabral
a Fidel Castro, da Jean Paul Sartre a Ben Barka).
Pag. 2
da lontano a quelle condotte dai Lumumba, dagli Amilcar Cabral, dai Thomas Sankara, dai Ben
Barka, dal FLN algerino, dall'ANC sudafricano... E
arretrate non sono solo le esperienze dilotta, ma anche - si può dire,
di conseguenza - l'elaborazione politico-culturale ed intellettualead esse connessa.
Questa consapevolezza non deve però spingerci - come spinge alcuni - a rigettare le esperienze
che oggi, spesso senza alcun appoggio internazionale (sovietico, cinese, cubano, ecc...) tentano
di opporsi al dilagare economico, politico e culturale dell'imperialismo a caccia di “valvole di
sfogo” per uscire dalla propria crisi generale. Queste esperienze vanno - anzitutto -
conosciute:nella loro dimensione “ideologica”, certo, ma anche e soprattutto nella loro dimensione
storica.Solo per fare un esempio che fa inorridire il “senso comune” dell'uomo occidentale ed anche
molti antimperialisti: quando analizziamo la “società talebana” con cosa dovremmo
confrontarla? Con l'Europa che ha già attraversato l'illuminismo, la rivoluzione industriale, le
esperienze avanzate di lotta del movimento operaio, degli studenti, delle donne... oppure con la
società tribale che caratterizzava l'Afghanistan pre-talebano (aldilà della retorica sulla parentesi
- peraltro geograficamente e temporalmente
molto circoscritta - della “fase filo-sovietica”)? Seadottiamo un
approccio materialistico e, dunque, riconosciamo il carattere diseguale dellosviluppo storico, dobbiamo convenire che la forma “talebana” della società afghana - pur con
tutto il suo portato
pre-moderno e, per certi aspetti, anti-moderno - non rappresentanecessariamente (almeno sul piano storico) un passo indietro per il popolo afghano. Questo è
l'approccio con cui anche il marxismo ha trattato il rovesciamento dell'aristocrazia da parte della
borghesia, ovvero come una
rivoluzione5, nonostante questa abbia in definitiva soppiantato unasocietà classista con un'altra società classista, un tipo di sfruttamento con un altro tipo di
sfruttamento (mantenendo, tra l'altro, molti aspetti dell'
ancien regime nel nuovo modo diproduzione).
Sappiamo e vogliamo distinguere tra una lotta
consapevolmente antimperialista (come possonoessere quella delle FARC-EP in Colombia o quella dei maoisti nepalesi, tanto per fare due
esempi) ed una lotta che si colloca
oggettivamente contro i piani dell'imperialismo (comepossono essere i talebani in Afghanistan o Hamas in Palestina). Ma la pretesa di misurare
ognisviluppo storico-sociale con il metro del
proprio (in genere europeo e occidentale) non è forse laprima forma di “colonialismo”
6?***
Il CSPAAAL pur ispirandosi alla storia del movimento antimperialista tricontinentale non è,
come detto, una organizzazione internazionale che riunisce le componenti più avanzate del
movimento rivoluzionario e antimperialista del mondo. E' o, per meglio dire,
ambisce ad esseresolo un piccolo movimento capace di sviluppare un'attività di controinformazione e di
solidarietà
con le lotte che i popoli del “tricontinente” conducono contro l'ingerenza politica,economica, culturale e militare dei paesi imperialisti (Stati Uniti ed Europa in primo luogo) ed
un'attività di confronto e collaborazione con la resistenza sociale che gli immigrati provenienti
da questi continenti conducono contro il loro sfruttamento sul lavoro, contro il razzismo e la
xenofobia, contro la guerra tra poveri che cerca di imporci chi vuole scatenarci gli uni contro gli
altri per meglio controllarci tutti.
5 Cfr. Karl Marx - Fredrich Engels,
Il manifesto del partito comunista.6 Cfr. Aimé Césaire:
“Il prima e il dopo sono stabiliti rispetto alla discontinuità portata dalla colonizzazione.Tutto ciò che sta prima della conquista coloniale è preistoria, la storia comincia con l'arrivo dell'Europa. Il
"continuum" storico viene interrotto, con tutte le deplorevoli conseguenze culturali: la scienza africana, la filosofia
africana e la storia africana diventano folklore, vale a dire letteratura, filosofia e scienza degradate, e l'arte diventa
arte primitiva. E tutto questo processo culmina nell'opposizione, tutta europea, fra
tradizione ed evoluzione”,Intervento al Secondo Congresso degli Scrittori Africani, Roma, 1959.
Pag. 3
Vedere come unica contraddizione la contraddizione tra paesi “dominanti” e paesi “dominati”
sarebbe un errore che ci impedirebbe di vedere le contraddizioni sociali e di classe che,
ovviamente, attraversano sia i paesi “dominanti”, sia quelli “dominati”. Solidarietà con i popoli
dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina non significa, allora, solo solidarietà con le lotte che
questi popoli conducono nei propri continenti, ma anche solidarietà e unità di classe con coloro
che sono costretti a lasciare il proprio paese per tentare l'avventura - spesso tragica -
dell'emigrazione. Significa costruzione di una coscienza sociale che unisca italiani ed immigrati
contro lo sfruttamento capitalistico del lavoro e della vita. Significa lottare contro le potenze
imperialiste che schiacciano quei popoli e noi, seppure in forma diversa, con loro.
In Italia ovviamente non esistono solo immigrati provenienti da Asia, Africa e America Latina.
Esistono - e sono moltissimi - gli immigrati provenienti da altri paesi europei o dalla Russia. Da
un punto di vista sociale non possiamo distinguere tra un ucraino e un africano, tra un rumeno e
un cinese. Quello che però non si può non riconoscere è il fatto che su Africa, Asia e America
Latina si è esercitata una storia di ingerenza prima coloniale e poi imperialista del tutto diversa
dalla storia che hanno attraversato i paesi dell'Est europeo. I paesi africani, asiatici,
latinoamericani hanno pagato molto duramente (con colpi di stato e veri e propri genocidi) i
propri tentativi di emancipazione dalla dominazione coloniale e da quella imperialista, europea
e nord-americana. I paesi dell'est Europa hanno avuto un percorso diverso.
Inoltre la dimensione della sovranità nella quale siamo immersi è, pur con tutte le sue evidenti
contraddizioni, fortemente “europea”. Non solo dal punto di vista economico-monetario (con la
nascita dell'euro), ma anche dal punto di vista istituzionale e giuridico (con la priorità delle fonti
del diritto europee su quelle nazionali).
E' del tutto evidente, comunque, che uno degli impegni fondamentali del CSPAAAL sarà quello
di favorire l'unità sociale tra i lavoratori provenienti dal “tricontinente” e i lavoratori europei,
siano essi italiani, siano essi immigrati in Italia dall'Est Europa e per far questo svilupperà il
confronto e la collaborazione con
Primomaggio7 che già da tempo si muove - rispettivamentealle questioni del lavoro - su questo terreno.
Tutti i compagni e le compagne, singoli o uniti in collettivi, che vogliono costruire una
collaborazione con il CSPAAAL a partire dagli elementi esposti in questo “documentino”
possono farlo - ed anzi sono invitati a farlo – mettendosi in contatto con noi. Questo
“documentino” lo intendiamo solo come un nostro primo contributo non definitivo al dibattito
per la costruzione di nuclei di un più ampio movimento di carattere internazionalista e
antimperialista. Su queste basi intendiamo sviluppare tutte le collaborazioni possibili, ben
consci che, come noi, anche altri compagni e collettivi portano avanti un lavoro analogo al
nostro. Il CSPAAAL non lo pensiamo, dunque, come un modo per distaccarci da questi
compagni e collettivi ma, al contrario, come uno strumento per avvicinarci ad essi.
7 Novembre 2009
WEB: http://cspaaal.blogspot.com
- EMAIL: cspaaal@gmail.com7 Foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati (http://xoomer.virgilio.it/pmweb).
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