FAMIGLIA CRISTIANA N.
45 DEL 9/11/2008: ECONOMIA
IL
CARDINALE MARADIAGA: IL CAPITALISMO È FALLITO
PAGHERANNO
SOLO I POVERI
Il
prelato honduregno è osservatore del Vaticano alla Banca mondiale e al
Fmi: «Serve un Tribunale internazionale contro i crimini finanziari, come
per quelli di guerra».
«La
crisi non è finita. Anzi, siamo solo all'inizio. Ma io una domanda la
voglio fare: dove sono finiti i soldi che le Borse hanno bruciato in
queste settimane? Perché i soldi nessuno li brucia, né si volatilizzano.
Più semplicemente, spariscono nelle tasche di quelli che sono già
ricchi, a tutto danno dei poveri».
Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga,
presidente della Caritas internazionale e osservatore della Santa Sede
alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale (Fmi), parla con
la solita schiettezza, e aggiunge: «Chiedo che la comunità
internazionale, come ha fatto per i crimini di guerra, costituisca un
Tribunale internazionale per i crimini finanziari che, sicuramente,
producono molti più morti delle guerre, per fame, sete e malattie».
- Eminenza, di chi è la colpa?
«Degli uomini che hanno fatto del mercato un
dio. Bush e l'intero sistema finanziario americano non possono assolversi
dicendo che il capitalismo si è comportato male. Significa non
riconoscere i propri errori. Tutto ha un limite, anche il consumo, anche
il guadagno. Chi ha portato alla crisi deve fare un passo indietro,
altrimenti provocherà altri danni in futuro».
- Qualcuno dice che bisogna rifondare il
capitalismo...
«Non basta. Bisogna inventare qualcosa di
nuovo. È ora di finirla di procedere attraverso aggiustamenti strutturali
dell'economia, che premiano soltanto i ricchi e allargano il solco con i
poveri. Bisogna mettersi in testa che il capitalismo finanziario,
dominatore dell'economia negli ultimi 30 anni, è fallito. Non va
rifondato, va cambiato».
- Quanto pagano sulla loro pelle i poveri questa
crisi?
«Ancora non lo sappiamo, ma il costo sarà
altissimo. La crisi del petrolio con i prezzi alle stelle ha prodotto
prima dell'estate 100 milioni di poveri in più. Per sfamare un miliardo
di persone denutrite nel mondo bastano 30 miliardi di dollari all'anno,
cioè meno del 5 per cento del piano della Casa Bianca a favore delle
banche. In primavera i leader riuniti a Roma hanno detto che per gli
Obiettivi del millennio non c'erano soldi, ma nessuno ha avuto difficoltà
a trovare miliardi di dollari per le banche».
- Perché lei dice che siamo soltanto all'inizio
degli effetti della crisi?
«La recessione porterà a un aumento della
disoccupazione quasi ovunque. In America centrale e latina le rimesse di
chi è emigrato negli Usa stanno già diminuendo. Vi sarà una contrazione
delle importazioni americane e anche delle produzioni destinate al mercato
estero. Così i prezzi aumenteranno e i ricchi faranno pagare la crisi ai
poveri».
«Il Fondo monetario internazionale. Si è
occupato solo del Terzo mondo, imponendo misure durissime ai Paesi poveri,
e non ha sorvegliato le nazioni ricche. Non è vero che le regole non sono
state rispettate. Le regole non c'erano per precisa volontà dei
legislatori e della Casa Bianca. Ma il Fmi non ha mai avuto nulla da
obiettare».
- Cosa hanno fatto gli Usa?
«Hanno continuato a contrarre prestiti
colossali per sostenere i tagli alle tasse e finanziare gli impegni
militari. I soldi per le armi si trovano sempre, soprattutto se le guerre
sono inutili. Tuttavia, il rapporto tra guerra e indebitamento può essere
fatale agli americani. Se la Cina, che ha enormi investimenti nel sistema
finanziario statunitense, decidesse di non comperare più buoni del Tesoro
americano, gli Stati Uniti crollerebbero e gli impegni militari americani
sarebbero completamente travolti».
- È per scongiurare questa prospettiva che si sono
avviate frenetiche manovre di salvataggio?
«Certo. Non si vuole scardinare il
capitalismo finanziario e si giustifica perfino l'intervento massiccio
dello Stato a favore delle banche, chiedendo più denaro in prestito».
- Invece lo Stato cosa deve fare?
«Secondo la dottrina sociale della Chiesa, ha
un ruolo chiave: stabilire regole, sorvegliare e garantire il bene di
tutti. Esattamente ciò che oggi manca. Quella di oggi è anzitutto una
crisi etica, dove non c'è limite al desiderio. Vale per gli impegni
militari e vale per la bolla immobiliare. Il mondo non gira solo attorno
ai soldi. Ci sono altri valori».
- Perché siamo a questo punto?
«Nessuno si fida più
degli altri. La paura ci domina: paura di perdere denaro, paura degli
altri popoli, paura di non poter più consumare. Il terrorismo, dopo l'11
settembre, ha raggiunto il suo scopo: ha spalmato il mondo di paura e ha
favorito lo sviluppo del razzismo, che produce più poveri e chiude le
società. Le violente politiche anti-immigrazione di molti Governi,
compreso il vostro, lo dimostrano con chiarezza. E la recessione peggiorerà
le cose».
Alberto Bobbio