La forza della verita'. Il
colonnello Riccio regge l'attacco dei difensori di Mori e Obinu
di Maria Loi e Lorenzo Baldo - 9 gennaio 2008
Palermo 9 gennaio 2008. Si è concluso stamani l'interrogatorio del
colonnello dei Carabinieri, ora in pensione, Michele Riccio, al processo
che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per
la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. All'interno
l'audio del processo!
La pubblica accusa ha terminato l'esame del teste soffermandosi in
particolare sugli appunti contenuti nelle agende che il colonnello era
solito annotare di suo pugno in tempo reale.
Subito dopo ha avuto inizio il controesame del col. Riccio. La parola è
passata prima all'avvocato Milio e poi al collega Musco. Entrambi hanno
ripercorso alcune tappe della carriera di Riccio cercando più volte di
metterlo in difficoltà.
L'ufficiale ha retto bene il confronto costringendo i due legali a
imbarazzanti dietrofront.
In un'aula più affollata del solito, oltre a carabinieri e giornalisti
erano presenti i due imputati: Mori e Obinu. Seduti vicini, si
scambiavano sguardi d'intesa annotando su carta le dichiarazioni del
teste chiave. Molto nervosismo e qualche piccolo scatto fisico ogni
qualvolta il colonnello rimarcava la mancanza di professionalità dei
suoi superiori.
All'osservazione del presidente della IV sezione penale Mario Fontana
sul fatto che Riccio avesse avuto il sospetto che i suoi superiori non
avessero voluto prendere Provenzano, l'ufficiale ha ribadito le sue
convinzioni. Dapprima facendosi l'idea che Mori e Obinu avessero voluto
prendere il super latitante, autonomamente, escludendo completamente
l'apporto fornito da Ilardo. Successivamente, a seguito di
determinate negligenze, Riccio maturò la convinzione che i suoi
superiori non lo volessero più prendere.
Alla domanda del Pm sulla supervisione delle bozze del rapporto Grande
Oriente che dovevano essere visionate obbligatoriamente da Mori, Riccio
ne ha dato conferma. Di Matteo ha insistito chiedendo a Riccio se
si fosse posto il problema in merito a cosa sarebbe potuto accadere
qualora avesse scritto nel rapporto i passaggi più controversi
(l'ordine di non intervenire, l'omissione dei nomi dei favoreggiatori di
Provenzano).
Lo stesso Presidente Fontana ha ulteriormente chiesto a Riccio se avesse
pensato che determinate informazioni non sarebbero passate. Riccio ha
confermato quanto esposto precedentemente al Pubblico Ministero in
merito al fatto di essersi sentito solo, di aver temuto per la sua
famiglia e per se stesso subito dopo la morte di Ilardo. “Se avessi
scritto certe cose – ha ribadito il colonnello – si sarebbe andati
allo scontro... certo che l'ho pensato...”. Facendo
riferimento ai nomi dei politici di cui gli aveva riferito il confidente
e che sarebbero dovuti essere inseriti nel rapporto il pm Di Matteo ha
domandato al teste per quale motivo non c'era il nome del senatore
Marcello Dell'Utri di cui, invece, Ilardo gli aveva accennato in un
colloquio precedente. Il colonnello ha risposto che aveva avuto la
direttiva di omettere i nomi dei politici dal generale Mori. Sul punto
il pm ha invitato il colonnello a dare maggiori spiegazioni a
riguardo e Riccio ha risposto: << Perché Dell'Utri era un
personaggio vicino ai nostri ambienti, se mettevo quel nome succedeva il
finimondo. Era l'area di riferimento dell'Arma...era di casa
nostra>>. L'inserimento di quel nome -ha proseguito Riccio - l'ho
visto come un pericolo.
Alla domanda su come Mori avesse commentato la morte di Ilardo il col.
Riccio ha evidenziato che per il suo superiore Ilardo “era stato
ammazzato per non farlo parlare” e che questo omicidio “non era
nello stile di Cosa Nostra” in quanto “aveva subito
un'accelerazione”. Prima della conclusione dell'udienza Mori e Obinu
hanno chiesto di rendere dichiarazioni spontanee. Entrambi in difesa del
loro operato. Obinu leggendo con impeto un testo prestampato, Mori più
sommessamente “a braccio”. Al termine della giornata sono state
fissate le prossime udienze.
Appuntamento al 30 gennaio prossimo.
Un modo per fare
sentire la nostra voce e dire a chi conta che non abbiamo dimenticato Ustica con
le sue 81 vittime sull'aereo e le altre 21 seguite a causa sua,le altre stragi e
chi ancora non se ne è assunto la responsabilità :