Sto dando un'occhiata a parecchi argomenti ma continuo ad essere del parere
che le priorita' delle ricerche e quindi anche dei risultati siano in questo
ordine:
1)energia senza combustibile e sotto controllo
2)armi per il controllo globale
3)armi per il controllo della popolazione
4)utilizzo per fini commerciali delle ricerche.
Nella pagina successiva inserisco alcuni video che evidenziano l'abbinamento
scie chimiche-nubi chimiche-onde elettromagnetiche.

“In Sicilia l’ultima tappa del processo di militarizzazione dello
spazio e di rilancio delle guerre stellari e delle strategie di “primo
colpo” nucleare. A due passi dal centro abitato di Niscemi (Caltanissetta)
sta per sorgere infatti una delle stazioni di controllo terrestre del Mobile
User Objective System MUOS, il sofisticato sistema di comunicazione
satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà
comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da
crociera, velivoli senza pilota, ecc., con l’obiettivo di perpetuare la
superiorità offensiva degli Stati Uniti d’America.
(…)
L’area prescelta per la stazione terrestre MUOS ricade nell’antico feudo
Ulmo di Niscemi dove dal 1991 esiste una delle più grandi stazioni di
telecomunicazione della Marina USA nel Mediterraneo. Si tratta della “Naval
Radio Transmitter Facility (NRTF) N8″, utilizzata per le trasmissioni in
alta e bassa frequenza (HF ed LF) dei comandi e delle forze militari operanti
in una vastissima area compresa tra il Mediterraneo, l’Asia sud-occidentale,
l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico. Attualmente a Niscemi sono
installate 41 antenne di trasmissione HF ed una LF; il centro di
telecomunicazione è sotto il controllo della U.S. Naval Computer and
Telecommunication Station Sicily (NAVCOMTELSTA – NCTS Sicily) che ha sede a
NAS II Sigonella. NCTS Sicily assicura le comunicazioni supersegrete e non,
delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I
(Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti
ed alleati NATO. “Essendo parte della Navy’s ForceNet Vision – si legge
nel sito ufficiale della base di Sigonella – NAVCOMTELSTA Sicily lega
insieme sensori, piattaforme di comando e controllo, decision makers, sistemi
d’arma che permettono di progredire nella Guerra Globale al Terrorismo”.
Le infrastrutture dei centri di Sigonella e Niscemi “forniscono il supporto
tattico C4I al Comando Navale USA in Europa (COMUSNAVEUR), ai Comandi della V
e VI Flotta (COMFIFTHFLT e COMSIXTHFLT), al Comando delle forze aeree nel
Mediterraneo (COMFAIRMED), ai Comandi del 7° e 8° Gruppo Sottomarino
(COMSUBGRUs 7 and 8), al CTF 67, al VP Squadron ed ai 44 Tenant Commands
attraverso la comunicazione nelle frequenze LF, HF, UHF, EHF ed SHF”.
A seguito della chiusura della stazione della US Navy di Keflavik (Islanda),
nel dicembre 2006 sono state assegnate a NAVCOMTELSTA Sicily tutte le funzioni
di collegamento LF con i sottomarini strategici USA operanti nella regione
atlantica. I centri di Sigonella e Niscemi sono stati integrati al Submarine
Automated Broadcast Processing System (ISABPS), il sistema che globalmente
permette ai sottomarini di ricevere messaggi ed ordini mentre navigano in
immersione. La stazione di Niscemi, essendo l’unica struttura della US Navy
nel bacino mediterraneo con particolari caratteristiche, ha assunto un ruolo
chiave nel potenziamento delle comunicazioni dei sottomarini nucleari USA
(Under Sea Warfare – USW communication) e dei diversi centri di supporto
tattico (TSCOMM), delle operazioni aeroterrestri della vicina base di
Sigonella NASSIG, e di quelle della Broadcast Control Authority (BCA).
Niscemi contribuisce pure ad ottimizzare le comunicazioni in bassa frequenza
delle unità dell’US Air Force, di altri organismi appartenenti al
Dipartimento della Difesa e del Sistema Interoperativo Sottomarino
dell’Alleanza Atlantica (NATO Interoperable Submarine Broadcast System –
NISBS). I sistemi di telecomunicazione installati a Niscemi sono stati
inseriti nel cosiddetto “Minimum Essential Emergency Communication
Network”, il sistema concepito dagli Stati Uniti per sopravvivere a un
attacco ed esercitare il controllo sulle opzioni nucleari strategiche.
(…)
Con l’installazione della stazione terrestre del MUOS, Niscemi farà
l’ennesimo salto di qualità, e si affermerà come una delle maggiori
infrastrutture di guerra a livello planetario. Secondo quanto affermato dagli
alti comandi della US Navy, “il Mobile User Objective System fornirà un
sistema universale e multi-service a terminali e siti mobili e fissi per i
servizi di telecomunicazione satellitare (SATCOM)”. Il sistema assicurerà
così “una considerevole crescita delle odierne capacità di comunicazione
satellitare così come un significativo miglioramento dell’operatività dei
piccoli terminali”. Si tratta a tutti gli effetti di un sistema che fornirà
servizi di telefonia cellulare alle forze militari utilizzando i satelliti che
opereranno come “cell towers” nello spazio. Nello specifico, il MUOS
Ground System – di cui la stazione di Niscemi sarà elemento chiave –
assicurerà le comunicazioni ed i controlli interfaccia tra i satelliti MUOS e
le reti di telecomunicazioni del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti
con base a terra. “Il sistema MUOS è parte dell’architettura di
trasformazione delle comunicazioni satellitari militari”, spiega
l’ammiraglio Victor See Jr., responsabile del settore ricerca, sviluppo ed
acquisizione spaziale della Marina USA. “Stiamo realizzando il MUOS a
partire dalle infrastrutture terrestri associate per poi connetterlo ai
terminal e ai siti periferici JTRS (Joint Tactical Radio System) del servizio
UHF. Le comunicazioni ad altissima frequenza sono uno dei principali obiettivi
di interconnessione con gli utenti mobili – esercito, marina ed aeronautica
militare – nei teatri periferici di guerra. Il primo satellite MUOS sarà
lanciato entro il dicembre 2009 e la piena operatività orbitale avverrà nel
marzo 2010.
Quando il sistema sarà pienamente operativo (2014) ci sarà una coppia di
sistemi satellitari che garantiranno il trasferimento di informazioni dalle
unità di guerra operanti a terra o in mare verso lo spazio e da lì ai
terminali terrestri. Il sistema MUOS utilizzerà anche tecnologia di tipo
commerciale”.
(…)
La progettazione e la realizzazione del segmento terrestre del sistema MUOS è
stato affidato alla General Dynamics, altra potente società del complesso
militare industriale statunitense. Lo scorso mese di agosto, la General
Dynamics ha annunciato di aver completato l’installazione di tre antenne
satellitari giganti presso la base di Wahiawa, Hawaii, nota come”Naval
Computer and Telecommunications Area Master Station Pacific”.
“Wahiawa è la prima delle quattro stazioni terrestri che saranno
equipaggiate con antenne satellitari del sistema MUOS”, si legge nel
comunicato stampa emesso da General Dynamics. “Le altre stazioni MUOS
saranno realizzate a Norfolk, Virginia, Geraldton, Australia e Niscemi,
Italia”.”
Da Sorgerà
a Niscemi la stazione terrestre USA del piano di riarmo spaziale MUOS, di
Antonio Mazzeo.
In un successivo
articolo, pubblicato l’11 ottobre, Mazzeo segnala che le prime opere di
movimentazione terra e di predisposizione delle piattaforme per
l’installazione del MUOS (costo complessivo del progetto: 43 milioni di
dollari) hanno già preso il via lo scorso 19 febbraio.
Oltre all’impatto per ora ignoto delle onde elettromagnetiche della stazione
radar sulla salute umana e sull’ambiente circostante, l’autore sottolinea
gli spropositati consumi di gasolio. Stando ai dati forniti dal Pentagono, si
parla di 2.100.000 litri nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005, una
cifra nettamente superiore a quella di altre importanti infrastrutture per le
telecomunicazioni che gli Stati Uniti possiedono in Italia, quali Napoli
Capodichino (550.000 litri) e isola di Tavolara (300.000).
Facile,
lo pagano il 65% in meno!

Tre miliardi di dollari che alla fine potrebbero diventare sei. È quanto
costerà il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User
Objective System), che la Marina Militare degli Stati Uniti d’America
prevede di realizzare entro la fine del 2012. È un programma ambiziosissimo,
elemento chiave delle future strategie di guerra nello spazio e in ogni angolo
del pianeta.
Il MUOS assicurerà il trasferimento d’informazioni e dati ad una velocità
mai raggiunta nella storia delle telecomunicazioni e consentirà alle forze
armate statunitensi di rafforzare ulteriormente la propria superiorità
militare. Perlomeno sulla carta, visto che tutta una serie d’imprevisti
progettuali e tecnici ne stanno ritardo l’entrata in funzione. Intanto però
il MUOS si è convertito in uno dei più lucrosi affari per i colossi
dell’industria militare: la Lockheed Martin e la Boeing, che si occupano
della costruzione e messa in orbita dei satelliti; la General Dynamics, che
sta realizzando i quattro terminal terrestri; la Harris Corporation, che
invece fornirà le potentissime antenne ad altissima frequenza (UHF), la cui
incompatibilità con l’uomo e l’ambiente è cosa ormai accertata.
Un business ad esclusivo appannaggio del made in USA, mentre i due Paesi
stranieri che hanno avuto l’ardire di ospitare le stazioni terrestri del
sofisticato sistema satellitare (Australia e Italia) dovranno accontentarsi di
qualche spicciolo (e delle radiazioni elettromagnetiche…). Per installare il
terminal a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, il Pentagono ha riservato
un budget di “appena” 13 milioni di dollari. Nonostante l’inesistenza
d’informazioni del governo Berlusconi e delle autorità statunitensi attorno
all’infausto progetto militare, è possibile conoscere l’identità delle
uniche imprese italiane chiamate ai lavori di esecuzione. Queste hanno scelto
di darsi un nome non certo originale ma che perlomeno esplicita le finalità
della loro azione: “Consorzio Team MUOS Niscemi”. Dal maggio 2008 curano
presso la stazione di telecomunicazioni NRTF dell’US Navy di contrada Ulmo,
la “realizzazione di un’infrastruttura preparatoria all’installazione di
3 antenne satellitari, comprensiva di opere di fondazioni e basamenti
speciali, impianti idrici, elettrici, fognari e antincendio”, nonché i
lavori di “prevenzione per l’erosione superficiale e il drenaggio”.
Quando i lavori saranno completati, Niscemi ospiterà antenne circolari e
torri radio che collegheranno i Centri di Comando e Controllo delle forze
armate USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio
esistenti, con i gruppi operativi in combattimento, i cacciabombardieri in
volo e gli aerei senza pilota che opereranno dalla vicina base di Sigonella.
Da Premiato
Consorzio Team MUOS Niscemi, sempre dell’ottimo Antonio
Mazzeo.
I consiglieri comunali del Partito democratico di Niscemi
hanno denunciato che l’Assessorato Territorio ed Ambiente della
Regione siciliana era a conoscenza del progetto d’installazione del MUOS
nella base dell’US Navy di Niscemi sin dal 24
gennaio 2007. “La relativa documentazione è rimasta in mano dell’allora
assessore sino al 10 aprile 2008 e per tutto questo tempo avvolta nel
silenzio”, affermano i consiglieri. “Né sono state effettuate misure di
monitoraggio preventivo nella zona già interessata da emissioni
elettromagnetiche per le antenne già esistenti nella base della Marina
militare statunitense”. Presidente della Regione siciliana era l’Udc Totò
Cuffaro, assessore l’avvocata Rossana Interlandi,
esponente dell’Mpa di Raffaele Lombardo ed ex consigliere
d’amministrazione dell’Università di Catania. Nessuno a Palermo avrebbe
fatto caso alle possibili violazioni amministrative ed ambientali del
progetto, né che l’area prescelta per l’installazione del terminal
terrestre si trovava all’interno della Riserva naturale orientata
“Sughereta”, area protetta della Regione siciliana. Un comportamento
decisamente censurabile quello dei funzionari dell’assessorato guidato
dalla dottoressa Interlandi, già attivista del WWF ed originaria proprio di
Niscemi.
All’assessorato vige l’omertà
Ma torniamo alla data del 24 gennaio 2007, quando sarebbe stata presentata
la richiesta alla Regione per installare il MUOS nella contrada Ulmo di
Niscemi. Presidente del Consiglio era
Romano Prodi,
Ministro della Difesa,
Arturo Parisi. Entrambi omisero
d’informare il Parlamento sull’accordo sottoscritto con Washington per
ospitare in Italia il nuovo sistema per le guerre stellari, mentre
l’Australia - altro paese straniero sede di una delle quattro stazioni
terrestri previste - aveva reso pubblico e subito, il contenuto del
programma militare. Ciononostante, nella primavera del 2007, furono due
organi di stampa siciliani (
Centonove e
L’isola possibile)
con il
sito internet
Terrelibere.org
a rivelare il nuovo piano d’insediamento militare. Con
un’“imprecisione” involontaria, però, quella cioè che il MUOS
sarebbe giunto alla base di Sigonella.
Il riferimento alla stazione aeronavale alle porte di Catania era contenuto
in alcuni documenti dell’US Navy. Tra gli allegati, c’era pure uno
studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche del sistema satellitare,
elaborato dall’
AGI - Analytical Graphics, Inc.,
importante società con sede a Exton, Pennsylvania, in collaborazione con la
Maxim Systems di San Diego, California. Lo studio, denominato “
Sicily
RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model”, aveva elaborato
un modello di verifica dei rischi di irradiazione elettromagnetica sui
sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi (“HERO - Hazards of
Electromagnetic to Ordnance”) ospitati a Sigonella. La simulazione
informatica aveva verificato l’incompatibilità del MUOS all’interno
della base (“le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la
detonazione degli ordigni presenti”), suggerendo “di trovare una nuova
destinazione”. Un’ulteriore ricerca sugli “Hazards of Electromagnetic
Radiation to Ordnance” permise alla “Campagna per la smilitarizzazione
di Sigonella” di entrare in possesso dei manuali di prevenzione incidenti
adottati dalla Marina USA. In uno di essi si riportava testualmente che
“l’esposizione all’energia derivante dai sistemi radio di sufficiente
intensità e frequenze comprese tra i 3 kilohertz (kHz) ed i 300 GHz possono
avere effetti negativi su personale, sistemi d’arma e carburanti”.
Nel “
Federal
Standard 1037C” del governo degli Stati Uniti venivano elencati i
principali
rischi RADHAZ: “induzione o associazione di correnti e/o voltaggi
di grande magnitudine sufficienti ad avviare i meccanismi di auto-esplosione
di armi, munizioni e altri sistemi esplodenti; generazione di effetti
dannosi o nocivi all’uomo e all’ambiente; creazione di scintille di
sufficiente grandezza da infiammare miscele di materiali trattate nelle aree
colpite”.
Ai rischi delle onde elettromagnetiche del MUOS, la redazione di RAI
News dedicò uno speciale dal titolo “Base USA di
Sigonella, il pericolo annunciato”, trasmesso il 22 novembre
2008. L’opinione pubblica siciliana restò sconcertata e i parlamentari
Mauro Bulgarelli (Verdi) e Severino Galante (Pdci) presentarono due
interrogazioni al governo, la prima il 28 novembre, la seconda il 5
dicembre. Prodi e Parisi fecero come gli struzzi. All’Assessorato
Regionale all’Ambiente e Territorio di Palermo venne invece mantenuto il
più assoluto riserbo sull’alternativa proposta per insediare il terminal
terrestre, la stazione di telecomunicazione di Niscemi. Poi, senza attendere
il parere della Regione, i militari statunitensi diedero un colpo di
acceleratore al programma e il 19 febbraio 2009, in occasione della visita
all’impianto di contrada Ulmo del direttore del Mobile User Objective
Program della Marina USA, Wayne Curls, vennero avviate le prime opere di
perimetrazione e movimentazione terra per predisporre le piattaforme per le
antenne e le torri radio del sistema di comunicazione satellitare. Nel
silenzio (assenso?) di Palazzo dei Normanni, il Comando di Sigonella affidò
ad un consorzio d’imprese costituito ad hoc (“Team Niscemi Muos”), i
lavori di realizzazione del nuovo impianto militare. Le imprese iniziarono
ad operare nel mese di maggio, quando la niscemese Rossana Interlandi venne
sostituita alla guida dell’assessorato da Giuseppe Sorbello,
per poi rientrare alla Regione Siciliana, lo scorso 26 febbraio, in qualità
di dirigente generale del dipartimento “Territorio e Ambiente”.
Miscele esplosive di radio-frequenze
La stazione di telecomunicazioni della Marina USA di Niscemi è attiva dal
1991, ma né i militari statunitensi e italiani, né gli amministratori
locali e regionali, hanno mai pensato di eseguire un’analisi sulle
emissioni delle 41 antenne radio esistenti. Se ne sono accorti i tecnici
dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione
dell’Ambiente, chiamati dal neoassessore Sorbello a predisporre quattro
centraline di rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico nel comune
siciliano. Eppure le onde emesse dalle antenne della base coprono tutto
lo spettro compreso tra le UHF e le VHF (Ultra and Very High Frequency –
ultra e altissime frequenze, dai 30 MHz ai 3000 MHz, utilizzate per le
comunicazioni radio con aerei e satelliti), alle ELF – VLF – LF
(Extremely and Very Low Frequency – frequenze estremamente basse e
bassissime, dai 300 Hz a 300kHZ), queste ultime in grado di penetrare in
profondità le acque degli oceani e contribuire alle comunicazioni con i sottomarini
a capacità e propulsione nucleare di Stati Uniti e partner NATO. A partire
dalla fine degli anni ’90, le stazione di Niscemi è stata pure dotata del
sistema di trasmissione VLF/LF “AN/FRT-95”, che ha consentito
alle forze navali USA di accrescere la copertura nelle regioni del Nord
Atlantico e del Nord Pacifico. Il trasmettitore AN/FRT-95A opera tra i 24 ed
i 160 kHz con una potenza compresa tra i 280 kW e i 500 kW, ma il sistema
permette l’estendere in caso di necessità sino ai 2,000 kW.
A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda), a Niscemi è
stato installato nel settembre 2006 un “addizionale” Sistema di
Processamento e Comunicazione Automatico e Integrato con i Sottomarini
(ISABPS). La base ha così assunto tutte le funzioni di collegamento in
bassa frequenza con i sottomarini strategici operanti nella regione
atlantica (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast). Come enfaticamente
sottolineato dal comunicato del Comando dell’US Navy, emesso in occasione
del trasferimento delle installazioni di telecomunicazione dall’Islanda
alla Sicilia, “la missione della stazione navale sarà quella di garantire
i servizi di comunicazione agli utenti di NAS Sigonella come le forze di
Stati Uniti, Nato e delle forze di coalizione che operano nell’Atlantico,
nel Mediterraneo, nel sud-est asiatico e nelle regioni del’Oceano indiano.
Come parte della FORCEnet vision della Marina
militare USA, la Stazione di Niscemi connetterà sensori, comandi e
piattaforme di controllo, organi decisionali, combattenti e sistemi d’arma
per assicurare ulteriori progressi nella Guerra Globale al Terrorismo”. La
FORCEnet vision è l’architettura strategica per le operazioni
delle unità navali, aeree e spaziali nel XXI secolo, con l’obiettivo
dichiarato di assicurare alle forze armate USA la “superiorità nella
conoscenza e nelle capacità di comando e accrescere la potenza di
combattimento in guerra”. Alla produzione del cocktail micidiale di
radiazioni elettromagnetiche, non potevano restare assenti a Niscemi gli
impianti di trasmissione a microonde, come sono denominate le onde molto
corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz di frequenza, utilizzate per le
trasmissioni spaziali e satellitari (come saranno ad esempio quelle del
MUOS), nella telefonia cellulare e nei famigerati “forni a microonde”. A
provare l’esistenza di specifiche antenne a microonde nella base della
marina statunitense di Niscemi e in altre basi USA in Sicilia, la copia di
un bando della Defense Information Systems Agency, pubblicato il 29 maggio
2008, relativo alla “fornitura ed installazione di tre siti di
comunicazioni a microonde (“microwaves”) Line-of-Sight (LOS)”,
il primo a Niscemi, il secondo a Sigonella e il terzo nella base navale USA
di Augusta (Siracusa), utilizzata quest’ultima per l’approdo e il
rifornimento di armi e carburante delle unità da guerra, comprese le
portaerei e i sottomarini atomici. Il contratto è stato sottoscritto con i
fornitori il successivo 7 aprile e ha previsto la conclusione dei lavori
entro l’1 ottobre 2008 e la manutenzione degli impianti per la durata di
un anno con la possibilità di proroga sino al 30 settembre 2012.
Opportuno riportare alcuni dei passaggi del bando: “NAVCOMTELSTA
(NCTS) Sicily richiede la sostituzione dei due
sistemi radio a microonde esistenti “COTS” che hanno concluso il loro
ciclo vitale. Il nuovo sistema fornirà la connessione a microonde
di 155MB 21 tra l’NCTS Sicily, ospitato presso la Naval Air Station di
Sigonella (NAS II), il Fleet Logistic Support Site nella baia di Augusta e
il Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi”. E ancora: “Il
contractor fornirà tutti i materiali, le apparecchiature, le strutture e i
servizi per rendere pienamente funzionante il collegamento LOS tra
ognuno dei sistemi a microonde. Il contractor dovrà fornire quanto
necessitano i ripetitori di segnale, i sistemi d’allarme elettronici e
anti-intrusione, le torri o le strutture di supporto, le antenne, gli
alimentatori, gli UPS e le attrezzature di controllo. Il sistema a microonde
supporterà 2-wire telephone, bidirezionali 4-wire voice, così
come i circuiti richiesti per la trasmissione dati ad un velocità di 64kb
ed oltre”. Al contractor privato sono infine, affidati tutti gli
interventi in caso di cattivo funzionamento del sistema di comunicazione,
“entro due ore dalla notifica di richiesta del governo
statunitense”.Chissà se una valutazione “HERO” dei rischi
elettromagnetici emessi dalle nuove stazioni a microonde sia mai stata fatta
dall’US Navy per Sigonella, scalo aeroportuale dove quotidianamente
vengono movimentate quantità rilevantissime di armi e carburante. O per la
baia di Augusta, area al centro del “triangolo della morte” Augusta –
Priolo - Melili (di quest’ultimo comune è sindaco Giuseppe Sorbello,
assessore all’Ambiente della regione siciliana), dove impianti
petrolchimici, cementifici, raffinerie, ecc. convivono con una delle
principali basi navali della Marina da guerra italiana e della NATO, e dove
sono presenti due grandi depositi carburante a Punta Cugno e San Cusumano più
un sospetto deposito munizioni a Cava Sorciaro, a disposizione delle forze
armate USA e dei partner atlantici.
In Sicilia forse c’è già chi ha sperimentato sulla propria pelle le
esercitazioni militari a suon di microonde. Sono gli abitanti della piccola
frazione di Canneto di Caronia, nella costa tirrenica della provincia di
Messina, che dal gennaio all’aprile del 2004 assistettero ad una lunga
serie di diabolici fenomeni di autocombustione di elettrodomestici e
impianti elettrici, di smagnetizzazione di bussole, ecc. Un rapporto top
secret redatto tre anni più tardi dal gruppo di studio
interistituzionale creato dalla presidenza del Consiglio, ha avanzato
l’ipotesi che all’origine degli “incidenti” ci sarebbero stati
“test militari segreti o esperimenti alieni”. Intervistato dal
settimanale L’Espresso (26 ottobre 2007), il coordinatore del
gruppo Francesco Mantegna Venerando ha fatto riferimento ad “una origine
artificiale dei fenomeni”, come “emissioni elettromagnetiche
impulsive”, capaci di generare “una grande potenza concentrata in
frazioni di tempo estremamente ridotte”.
Si sarebbe trattato cioè di “fasci di microonde a
ultra high frequency
compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz, applicazioni
sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo quelle finalizzate a
recenti sistemi d’arma a energia elettromagnetica”. Nuove e terrificanti
tecnologie militari a servizio dei signori delle guerre stellari, dunque.
Proprio come il MUOS che si vorrebbe installare a Niscemi.