Richiesta perizia su Berlusconi
| Massimo Tartaglia dopo l'aggressione (Ansa) |
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| Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro (Newpress) |
LA REAZIONE DEL PDL - «Quanto stabilito da Spataro è al limite di
ogni buon senso istituzionale. Il tribunale di Milano mette in dubbio lo stato
di salute del premier tanto da stabilire una visita medica» ha sottolineato in
una nota il vicecapogruppo dei senatori Pdl, Francesco Casoli. E ancora: «I
giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a
qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano». «Chiediamo
- si legge nella nota di Casoli - un intervento fermo di Mancino non solo a
difesa della carica istituzionale che ricopre Berlusconi ma anche a difesa
dell'arroganza di alcune toghe».
Redazione Online
19 gennaio 2010
La Procura di Milano manderà i suoi medici a controllare l’effettivo
danno subito dal malato eccellente: Silvio Berlusconi dovrà
sottoporsi a una visita medico-legale. La effettueranno due professori scelti
dai magistrati che stanno indagando sull’aggressione del 13 dicembre 2009,
quando una persona con problemi psichici, Massimo Tartaglia,
gli ha tirato in faccia un souvenir del Duomo di Milano. La prima
prognosi, formulata subito dopo il ricovero all’ospedale San Raffaele di don
Luigi Verzé, è di 25 giorni. Ma poi entra in scena il
medico personale del presidente del Consiglio, il professor Alberto
Zangrillo, che la dilata fino a raggiungere i 90 giorni.
Parallelamente cresce la campagna contro il "partito dell’odio"
che avrebbe armato la mano di Tartaglia.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il 14 dicembre
dichiara: "Berlusconi ha rischiato di essere ucciso". Il giorno
dopo, il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto stila in
Parlamento un elenco preciso dei responsabili del "clima d’odio"
da cui sarebbe nata l’aggressione: "A condurre la campagna di odio
contro Berlusconi c’è in Italia un network composto dal gruppo
editoriale Repubblica-L’espresso; da quel mattinale delle procure
che è Il Fatto; dalla trasmissione televisiva di Santoro; da un
terrorista mediatico di nome Travaglio; da alcuni pm che
indagano sui rapporti mafia-politica; da un partito, l’Italia dei Valori;
e da qualche settore giustizialista del Pd".
Meno preciso il certificato medico inviato dal presidente del Consiglio alla
procura. Vi si accenna al trauma subito, alle conseguenze sui nervi facciali,
ai problemi "di iperalgia e di parestesia", alle lesioni interne
capaci di alterare "la mimica del sorriso".
Conclusioni: i tempi necessari per la guarigione avrebbero dovuto essere di 90
giorni. Più dettagliate le notizie diffuse alla stampa: frattura al setto
nasale, un paio di denti rotti, edema al volto, difficoltà
all’alimentazione per bocca, dolori fortissimi e acutizzarsi della
cervicalgia.
Il ricovero in ospedale dura quattro giorni. Dimesso il 17 dicembre,
Berlusconi fa tappa dal suo dentista, il dottor Massimo Mazza,
che dichiara al Tg1: "L’intervento è durato oltre tre ore. La
botta è stata devastante e il paziente ha qualche difficoltà a
parlare". Berlusconi inizia poi la convalescenza nella villa di Arcore.
Fino al 31 dicembre quando, a sorpresa, fa la sua la prima uscita pubblica:
bagno di folla, incerottato ma sorridente, al centro commerciale "Il
Gigante" di Villasanta, non distante da Arcore. Il 6 gennaio 2010 appare
in Provenza, a Saint Paul de Vence, con la figlia Marina.
Perfettamente ristabilito e senza un segno in viso. Sono passati solo 24
giorni dall’aggressione.
Nei giorni seguenti il presidente del Consiglio riprende in pieno la sua
attività. Oggi sono trascorsi esattamente 37 giorni dall’attacco di
Tartaglia. Che fine ha fatto la prognosi di 90 giorni del professor Zangrillo?
Naturalmente non si può giudicare lo stato di salute di una persona soltanto
dal suo volto o dai sorrisi elargiti in tv. Proprio per questo la Procura di
Milano ha incaricato due luminari della medicina legale di appurare le reali
condizioni del presidente del Consiglio.
Sono il professor Carlo Goy e un esperto maxillo-facciale. La
determinazione della prognosi influisce direttamente sul processo
all’aggressore: fino a 40 giorni il reato commesso è lesioni; sopra i 40
diventa lesioni gravi, con pena più alta. Nei prossimi giorni i due
professori dovranno visitare il presidente del Consiglio e poi stilare il loro
referto.
Da Il Fatto Quotidiano del 19 gennaio
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