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                                                                     NOI  O  LA P2

E' solo lui?
Per ciò che ho riscontrato non è solo lui ma la CURIA DELLE MOLTE LIBERTA' che comprende destra,sinistra,centro, non è italiana ma Piduista(intendo con piduismo l'aderire direttamente o indirettamente ad una cerchia dove  l'interesse viene anteposto alla giustizia  trasformando  l'affare  in illegalità. aprendo a  mafia e crimine)chi si accoda codardamente non è diverso  ma poichè così sempre farà ,per natura, è meglio che si accodi a quelli giusti.
Questo sistema punisce e degrada gli onesti eliminandoli economicamente e moralmente,comandando tramite l'abuso e il crimine.
Al di là delle divergenze di opinione è importante unirsi, per il momento, tralasciare le disparità di vedute e i timori,dare un taglio a chi questo modo di operare rappresenta.
Si tratta di un momento decisivo,a cose fatte  ognuno potrà costruire o aderire a ciò che ritiene più consono alla propria natura.

29 Agosto 2009

I rischi del mestiere

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La ritengo la miglior battuta dell’anno quella di Bossi: “Berlusconi è nel mirino della mafia”. Incredibile ma vero. Una visione del mondo alla rovescia quella del Tex Willer leghista, una battuta da far rivoltare nella tomba le centinaia di eroi che nel mirino della criminalità ci sono finiti veramente, lasciandoci la pelle.

Eppure ascoltando i suoi vecchi discorsi (uno dei quali segnalo da You Tube), il signor Bossi sembra si sia completamente e improvvisamente ravveduto sul suo socio-compare di governo. Vorrei tranquillizzare Bossi, che in questa calda estate è riuscito a tenere banco con l’effimero occuparsi di dialetto, dell’Inno di Mameli, delle gabbie salariali e delle polemiche sulla necessità di “rimbalzare il clandestino”. Cosa, quest’ultima, che a suo figlio è riuscita meglio, per fortuna solo virtualmente, nel web.

Il sottoscritto ha una versione dei fatti leggermente differente, che vede il Presidente del Consiglio oggetto di attenzioni pericolose per l’inasprimento della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi. Un inasprimento che rimarrà sulla carta dopo qualche strascico dovuto a procedimenti già in atto. Se da una parte infatti ci può essere stato un giro di vite, dall’altro si è di fatto tolta la possibilità che questo stesso sia efficace, grazie all’eliminazione per i magistrati del preziosissimo strumento delle intercettazioni attraverso una legge che ridurrà drasticamente la possibilità di assicurare alla giustizia i malavitosi.

Credo invece che possa anche essere realistica la versione del ricatto tramite scandali sessuali in cui Berlusconi si è comunque tuffato in qualità di “utilizzatore finale” -almeno stando alle parole del suo fido avvocato- con mani e piedi, ripetutamente. Credo inoltre che questa situazione conflittuale sia un invito amichevole a rispettare i patti stipulati con la mafia ed avviati con la nascita di Forza Italia, di cui parla anche la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa del senatore Dell’Utri. Credo anche che questo strappo sia stato ricucito con l’assegnazione, che io ho definito “elargizione a prescindere”, di qualche miliardo al Sud, per investimenti tutti da definire, che però ha scongiurato la scissione del Partito del Sud dal Pdl. Insomma, signor Bossi, qualche scaramuccia è salutare tra simpatizzanti per ripartire con patti ben chiari per una amicizia lunga. Certo, la criminalità organizzata ha molte facce e falangi che si muovono, a volte, in modo imprevedibile, per cui non escludo che il Premier possa trovarsi in qualche situazione pericolosa, ma sono i rischi del mestiere di chi gioca col fuoco.

Ritengo comunque che, metaforicamente, il suo alleato possa dormire su due guanciali, visto che ha sempre avuto giubbotti antiproiettile delle migliori marche, dalla Mangano alla Cuffaro, fino all’ultimissimo modello: il Dell’Utri, affidabilissimo e con una garanzia di ben 9 anni!

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Voglio essere denunciato insieme ad Antonio Di Pietro

Globale

Informazioni di base

Nome:
Voglio essere denunciato insieme ad Antonio Di Pietro
Categoria:
Descrizione:
In data 1 settembre 2009 Antonio Di Pietro ha denunciato, con un comunicato stampa, l’uso strumentale che Berlusconi fa delle risorse pubbliche e delle forze armate nazionali per sostenere i rapporti con paesi esteri laddove imprenditori di sua conoscenza, o imprese di sua proprietà, possono trarre profitti economici tramite la conclusione di contratti vantaggiosi.

Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro rappresentano il pensiero dell’Italia dei Valori e quello di milioni di cittadini italiani, invitiamo, quindi, l'avvocato Rossello a denunciare dapprima l'intero partito a livello nazionale, locale e tutti coloro che sottoscriveranno il comunicato stampa.

Per maggiori informazioni e per aderire all'iniziativa, visita il link:
http://italiadeivalori.antoniodipie tro.com/articoli/politica/voglio_es sere_denunciato_insie.php

Informazioni di contatto

E-mail:
Sito Web:
Voglio essere denunciato insieme ad Antonio Di Pietro
Compilando il seguente form, invierai la lettera sotto riportata all'Avv.Cristina Rossello, avvocato Silvio Berlusconi, e in conoscenza alla Presidenza del Consiglio:

Voglio essere denunciato insieme ad Antonio Di Pietro e sottoscrivo le sue dichiarazioni, oggetto della denuncia, sotto riportate:

ITALIA-LIBIA:DI PIETRO,CI GUADAGNA SOLO PREMIER E SUOI AMICI (ANSA) ROMA, 1 SET - "Gli accordi di cui parla Silvio Berlusconi non portano beneficio all'Italia in quanto l'Italia e' screditata e ogni giorno viene screditata e ridicolizzata di piu' da questo suo comportamento. Gli accordi con la Libia portano vantaggi solo alle sue saccocce e a quelle dei suoi amici imprenditori i quali vanno a fare affari in Libia alle spalle della credibilita' del nostro Paese, alle spalle dei cittadini e di tante persone che vengono trattate come animali dal rais di Tripoli'. Berlusconi, invece di fare l'autostrada in Libia, facesse le autostrade e le altre infrastrutture in Italia che ce n'e' veramente bisogno"

Nome:
Cognome:
Mail:
Per completare la sottoscrizione dovrai confermare l'invio della petizione accedendo all'email inserita.
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Da : http://www.repubblica.it/

 

El Pais: "Pericolo pubblico"
Libertà di stampa, l'appello - firme
Firmano anche Baricco e Monicelli

250MILA FIRME. L'appello dei tre giuristi (English version). Le adesioni di Piovani, Occhipinti, De Cataldo, Salvadori, Villaggio. Le Monde: "Le scappatelle imbarazzano il Vaticano" di ENRICO FRANCESCHINI e ANAIS GINORI
Stampa estera/Messaggi - Siti - Lettere a Repubblica
ECCO LE NUOVE 10 DOMANDE AL PREMIER - (English)

 

Ha raggiunto duemila firme fra facebook,firmiamo.it e altre iniziative la raccolta di adesioni  per riaprire il caso Marcucci-Lorenzini.
Chi volesse aggiungersi può farlo ancora :

http://firmiamo.it/sandromarcucciaiutateciariaprireilcaso

 

Da :http://usticaemafie.splinder.com/

iniziativa per marcucci e lorenzini: raggiunto obiettivo 2000 adesioni


abbiamo finalmente raggiunto il traguardo delle 2000 adesioni importantissimo per noi, per i nostri amici, per No nukes che hanno collaborato a questa iniziativa per cercare di far riaprire il caso di Sandro Marcucci e Silvio Lorenzini. Personalmente... sono contenta e vi ringrazio di cuore. Ora andremo avanti ad oltranza con la raccolta delle adesioni in attesa che Alfano ci risponda... vi abbraccio tutti. laura picchi
postato da: laura56 alle ore 15:03 | link | commenti
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mercoledì, 02 settembre 2009

da solleviamoci

Immigrati, sangue e torture nelle carceri libiche. Le foto


 

http://gallery.unita.it/gallery/testadmin/uid_1237a4b1342.613.613.jpg


GUARDA LE FOTO ESCLUSIVE DE L’UNITA’


di Gabriele Del Grande

 


Adesso abbiamo le prove. Sono quindici foto in bassa definizione. Scattate con un telefono cellulare e sfuggite alla censura della polizia libica con la velocità di un mms. Ritraggono uomini feriti da armi di taglio. Sono cittadini somali detenuti nel carcere di Ganfuda, a Bengasi, arrestati lungo la rotta che dal deserto libico porta dritto a Lampedusa. Si vedono le cicatrici sulle braccia, le ferite ancora aperte sulle gambe, le garze sulla schiena, e i tagli sulla testa. I vestiti sono ancora macchiati di sangue. E dire che lo scorso 11 agosto, quando il sito in lingua somala Shabelle aveva parlato per primo di una strage commessa dalla polizia libica a Bengasi, l’ambasciatore libico a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur, aveva prontamente smentito la notizia. Stavolta, smentire queste foto sarà un po’ più difficile.


A pubblicarle per primo sulla rete è stato il sito Shabelle. E oggi l’osservatorio Fortress Europe le rilancia in Italia. Secondo un testimone oculare, con cui abbiamo parlato telefonicamente, ma di cui non possiamo svelare l’identità per motivi di sicurezza, i feriti sarebbero almeno una cinquantina, in maggior parte somali, ma anche eritrei. Nessuno di loro è stato ricoverato in ospedale. Sono ancora rinchiusi nelle celle del campo di detenzione. A venti giorni dalla rivolta.


Tutto è scoppiato la sera del 9 agosto, quando 300 detenuti, in maggioranza somali, hanno assaltato il cancello, forzando il cordone di polizia, per fuggire. La repressione degli agenti libici è stata durissima. Armati di manganelli e coltelli hanno affrontato i rivoltosi menando alla cieca. Alla fine degli scontri i morti sono stati sei. Ma il numero delle vittime potrebbe essere destinato a salire: ancora non si conosce la sorte di un’altra decina di somali che mancano all’appello.



Il campo di Ganfuda
si trova a una decina di chilometri da Bengasi. i detenuti sono circa 500 in maggior parte somali, poi c’è un gruppo di eritrei e alcuni nigeriani e maliani. Sono tutti stati arrestati nella regione di Ijdabiyah e Benghazi, durante le retate in città. L’accusa è di essere potenziali candidati alla traversata del Mediterraneo. Molti di loro sono dietro le sbarre da oltre sei mesi. C’è chi è dentro da un anno. Nessuno è mai stato processato. Ci sono persone colpite dalla scabbia e da malattie respiratorie. Dal carcere si esce soltanto con la corruzione, ma i poliziotti chiedono 1.000 dollari a testa.


Le condizioni di detenzione sono pessime. Nelle celle di cinque metri per sei sono rinchiuse fino a 60 persone, tenute a pane e acqua. Dormono per terra. E ogni giorno sono sottoposti a umiliazioni e vessazioni da parte della polizia. Sono esattamente le stesse condizioni di detenzione riferite dai migranti che, respinti dall’Italia, sono stati reclusi in campi quali Tuaisha, Zlitan e Misratah, la “Misurata” della nostra epoca coloniale.


Sulla vicenda, i deputati radicali hanno depositata lo scorso 18 agosto un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri, chiedendo se l’Italia «non ritenga essenziale, anche alla luce e in attesa della verifica dei fatti sopraesposti, garantire che i richiedenti asilo di nazionalità somala non siano più respinti in Libia». Probabilmente la risposta all’interrogazione tarderà a venire. Ma nella realtà dei fatti una risposta c’è già. E il respingimento dei 75 somali di ieri ne è la triste conferma.


Siamo finalmente riusciti a parlare telefonicamente con uno di loro. A bordo erano tutti somali, ci ha detto. E avevano chiesto ai militari italiani di non riportarli indietro, perché volevano chiedere asilo. Inutile. In questo momento, mentre voi leggete, si trovano nel centro di detenzione di Zuwarah. Da quando sono sbarcati, ieri alle 13, non hanno ancora ricevuto niente da mangiare. Né hanno potuto incontrare gli operatori dell’Alto commissariato dell’Onu di Tripoli. Li hanno rinchiusi in un’unica cella, tutti e 75, comprese le donne e i bambini. Non sanno quale sarà la loro sorte. Ma nessuno si azzardi a criticare l’Italia per la politica dei respingimenti o per l’accordo con la Libia. Tanto meno l’Unione europea e i suoi portavoce…


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leggi anche

Il Cavaliere alla Commissione europea

“Basta critiche o blocco i lavori”


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2 settembre 2009


fonte:  http://www.unita.it/news/italia/87885/immigrati_sangue_e_torture_nelle_carceri_libiche


postato da: laura56 alle ore 21:51 | link | commenti
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