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Ospite
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dear hell,
naturalmente blaterare robaccia è un giudizio tuo,
magari anche di altri del forum, ma se li lasciassi
decidere...
comunque adesso farò una cosa dove almeno ci prendi.
un bel copia incolla,forse questo è il nuovo modo di
ricerca..
riguarda le antenne solari..
Le nanotecnologie
Vanno sotto questo nome le attività tecnologiche che hanno
per oggetto la manipolazione di materiali aventi dimensioni
piccolissime, appunto dell'ordine del nanometro (10-9m), cioè
del miliardesimo di metro o del milionesimo di millimetro.
Limitandoci a considerare i materiali semiconduttori, si
osserva che particelle di dimensioni nanometriche contengono
un numero di atomi dell'ordine di 10-100 unità. Questi
agglomerati atomici conservano la loro struttura cristallina
e per questo vengono chiamati nanocristalli. Tuttavia,
l'applicazione della meccanica quantistica porta in questo
caso a significative differenze nella determinazione degli
stati energetici permessi agli elettroni di valenza rispetto
alla situazione dello stesso materiale quando è in forma
massiccia. E' ancora presente una struttura di bande, ma i
livelli energetici all'interno della banda sono tra loro
separati. Tra le varie conseguenze, questo fatto porta a un
allargamento della banda proibita, cosicché il nano
cristallo, anche se da un punto di vista chimico è sempre
costituito dallo stesso materiale, possiede proprietà
optoelettroniche abbastanza diverse. Per esempio, tutti
sanno che il silicio ha una banda proibita di 1.1
elettronvolt (eV): ebbene il suo corrispettivo come
nanocristallo può arrivare fino 1.5 eV. Il fatto
interessante è che la larghezza della nuova banda proibita
dipende dalle dimensioni del nanocristallo, cioè dal numero
di atomi che lo costituiscono. Si ha, cioè, la possibilità
pratica di modulare (entro certi limiti) le proprietà
optoelettroniche dei semiconduttori di partenza mediante il
controllo delle dimensioni dei nanocristalli.
Diviene così possibile progettare una nuova serie di
materiali dalle proprietà fisiche adattabili alle esigenze
della tecnologia. Per l'uso strumentale che fa della
meccanica quantistica, nasce la cosiddetta "ingegneria
quantistica dei materiali", più brevemente indicata
come "ingegneria delle bande". Dal momento infine
che il comportamento fisico dei nanocristalli non potrebbe
essere descritto senza il ricorso alla meccanica
quantistica, questi piccoli aggregati atomici, quasi
puntiformi, sono stati chiamati con il termine inglese di
quantum dots o, in italiano, "nanocristalli
quantistici".
Ma veniamo al significato per il fotovoltaico dei quantum
dots. Si ricorda che proprio per l'effetto fotoelettrico
ogni semiconduttore riesce a sfruttare per la conversione
fotovoltaica soltanto i fotoni che hanno energia superiore
alla banda proibita. In particolare il silicio è sensibile
soltanto alle radiazioni dello spettro solare che hanno
lunghezza d'onda inferiore a 1.14 micron, cioè a una
stretta fascia di componenti dello spettro, quelle che vanno
dal violetto all'arancione. Per tutta la parte dello spettro
che va dal rosso all'infrarosso vicino e lontano, il silicio
risulta praticamente trasparente. In conclusione, il silicio
riesce a sfruttare per la conversione fotovoltaica soltanto
una parte piccola dello spettro solare, all'incirca il 40
per cento del totale. E' evidente allora che l'efficienza di
conversione delle celle al silicio parte penalizzata da
questo taglio iniziale e ciò si traduce nel fatto che il
limite teorico massimo per l'efficienza raggiunge soltanto
il 27 per cento. Il valore sperimentale massimo del 24.7 per
cento raggiunto faticosamente in laboratorio nel corso degli
anni testimonia della presenza di questo limite [5].
Per poter utilizzare anche il restante 60 per cento
dell'energia contenuta nello spettro solare, si è fatto
finora ricorso all'artificio delle celle multigiunzione. Il
concetto consiste nel far assorbire la radiazione solare da
un dispositivo costituito da un gruppo di celle poste in
cascata, in modo che ciascuna cella (realizzata con un
diverso semiconduttore) possa sfruttare al meglio una fetta
dello spettro solare lasciandosi attraversare dalla parte
rimanente, che a sua volta potrà essere sfruttata dalle
altre celle. In teoria, si può pensare di realizzare un
dispositivo ideale, costituito da un numero grandissimo di
celle sovrapposte, ciascuna delle quali sia accoppiata a una
fetta sottilissima dello spettro solare. L'efficienza
teorica massima per un tale dispositivo, calcolata mediante
la termodinamica, ha un valore intorno all'86 per cento [6].
Nella pratica, il concetto multigiunzione è stato
ampiamente provato, avendo realizzato il record
dell'efficienza di conversione del 34 per cento con un
dispositivo costituito da tre celle sovrapposte realizzate
con arseniuro di gallio, con fosfuro d'indio e gallio e con
germanio. La tecnologia di fabbricazione del dispositivo è
talmente costosa da imporne l'uso soltanto in connessione ai
concentratori solari ad alta concentrazione. Inoltre, il
passaggio successivo per l'aggiunta di una quarta cella onde
aumentare ulteriormente l'efficienza si sta dimostrando
tecnologicamente molto difficile, per cui non si pensa che
sia possibile industrializzare il processo in modo
economicamente competitivo. Tuttavia, a prescindere dal
costo, rimane il fatto che il concetto dei dispositivi
multigiunzione, oltre a essere attraente sul piano teorico,
funziona anche bene sul piano della pratica tecnica.
A questo punto, torniamo ai quantum dots. Si è visto come,
attraverso le nanotecnologie, sia possibile modificare le
caratteristiche optoelettroniche dei semiconduttori
naturali, ottenendo nuovi materiali dalle caratteristiche
fotovoltaiche modellabili, entro certi limiti, a piacere. In
pratica, esiste la possibilità di riuscire a realizzare nel
prossimo futuro nanocristalli quantistici di vari
semiconduttori, progettati in modo da essere accoppiabili a
tutte le frequenze dello spettro solare. La deposizione dei
nanocristalli in strati sottili sovrapposti con le stesse
tecnologie utilizzate finora per i semiconduttori in film
permetterebbe, in teoria, di ottenere dispositivi
fotovoltaici multigiunzione di grande area, in grado di
catturare la maggior parte delle componenti dello spettro
solare. Per questi dispositivi innovativi, si è stimato che
l'efficienza di conversione possa raggiungere valori intorno
al 40 per cento (a livello di modulo fotovoltaico) con costi
di materiale e di realizzazione bassi. Storicamente la
tecnologia fotovoltaica delle celle al silicio cristallino
è stata detta di prima generazione, mentre quella dei film
sottili di silicio amorfo, di tellururo di cadmio e
diseleniuro di indio e rame viene indicata come di seconda
generazione. La tecnologia dei quantum dots, che è appena
iniziata, costituisce la terza generazione dei dispositivi
fotovoltaici [7, 8]. Essa, ancora più delle precedenti,
deriva direttamente dalle conoscenze di meccanica
quantistica, che furono avviate da Einstein con l'intuizione
del fotone.
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