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                     (Chi vuole può ingrandire l'immagine e leggere,io la trovo delle giuste proporzioni)

 

Meritocrazia(andare dove il dovere chiama- il Sud ha bisogno  del Nord e di migliorare le proprie competenze)


27/8/2008
La Gelmini avvocato in Calabria
Il ministro racconta dell'esame per l'esercizio della professione svolto a Reggio Calabria
FLAVIA AMABILE



Le biografie ufficiali di Mariastella Gelmini
dicono che è avvocato, specializzata in diritto amministrativo. E poi tagliano corto e iniziano a parlare della sua carriera politica. Sul mio blog un lettore ha voluto aggiungere un dettaglio non a tutti noto: il ministro dell’Istruzione ha partecipato all’esame per diventare avvocato e lo ha superato brillantemente ma a Reggio Calabria. Non a Brescia o a Milano, dove ha sempre vissuto e lavorato. 

E’ difficile non far caso alla notizia in questi giorni di dure polemiche sulle scuole del sud e del nord, in cui Mariastella Gelmini prima fa un riferimento ai docenti del sud da formare poi corregge il tiro e sostiene che il problema è il divario fra le scuole evidenziato da indagini al di sopra di ogni sospetto come i test Ocse-Pisa. 

Nel caso del ministro la vicenda riguarda non la scuola ma il periodo post-universitario. Sono gli anni tra il 2001-2002: in Italia si parla molto dello scandalo di Catanzaro: l’avvocatificio lo hanno ribattezzato perché ha un tasso di abilitazioni del 94%. Proprio nel 2000, un’inchiesta fa emergere che all’esame di tre anni prima su 2301 partecipanti ben 2295 (tutti meno 6) avevano copiato. 

In quell’epoca Mariastella Gelmini è già da tempo in politica nelle fila di Forza Italia, ha un diploma di maturità classica e una laurea in Giurisprudenza presa a Brescia, ma ha anche 27 anni e necessità di iniziare a guadagnare. «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenere l’abilitazione alla professione». 

Mariastella Gelmini è di Brescia ma in città riuscire a superare l’esame non è facile. «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati ed altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto. Allora, ad esempio, anche le modalità in base alle quali veniva corretto il compito erano molto opinabili. E, allora, insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria». 

E quindi il gruppo di 30-40 aspiranti avvocati bresciani si trasferisce. Ma perché proprio Reggio Calabria? «Si faceva così: molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi. Ma ho una lunga consuetudine con il Sud, una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento. Non mi sono posta il problema di dove andare». 

Andare, infatti, vuol dire trasferirsi anche da un punto di vista burocratico. Mariastella Gelmini per un anno fa praticantato in uno studio di Brescia, il secondo anno è ormai residente a Reggio Calabria e cerca uno studio per terminare il periodo di praticantato richiesto dalla legge. Come ha trovato lo studio? «Insieme agli altri ragazzi. Abbiamo poi sostenuto l’esame, ed è stato assolutamente regolare».

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Anch'io sapevo che passare l'esame da procuratore è selettivo ma non nel modo giusto e che molte persone intelligenti e preparate sono state bocciate per anni e anni  senza essere abilitate alla professione. 

 

Da :
http://www.controtuttelemafie.it/testimonianze%20avvocatopoli.htm

CHI CI DIFENDE DAI DIFENSORI ?!?!


IL DISORDINE CHE FA COMODO AGLI ORDINI

A cosa servono gli Ordini se non tengono ordine tra i loro iscritti, pretendendo il rispetto delle regole deontologiche?

Era una domanda lecita dopo la scelta dell'Ordine degli Avvocati di non muover foglia contro i neo-colleghi imputati della truffa all'esame di Catanzaro, quando copiarono in 2.295 su 2.301 lo stesso tema.

E legittima dopo la scoperta che l'Ordine dei Medici non si era mai accorto (in venti anni!) che Girolamo Sirchia aveva al Policlinico una segretaria pagata non dall'ospedale ma da un'industria farmaceutica fornitrice.

Ma è una domanda obbligata oggi dopo la lettura di "La zona grigia/Professionisti al servizio della mafia"; edizioni «La Zisa». In cui Nino Amadore, del Sole 24 Ore, ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari Ordini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, 'ndrangheta.

Colletti bianchi che, a sentire il presidente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell'ambito di una certa borghesia mafiosa, fatta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti politici e della burocrazia».

Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semi- analfabeti investire nell'edilizia in Lussemburgo, nell'acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell'acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall'azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di tre miliardi di euro» senza «un'accorta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati »?

Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavoro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano?

Amadore ricorda, tra gli altri, il caso del tributarista coinvolto nella «operazione Occidente» che vide l'arresto di 46 persone appartenenti in parte al giro di Salvatore Lo Piccolo. «Accusato di aver riciclato il denaro delle 10 famiglie mafiose si è difeso: "Ho solo fatto il mio lavoro di consulente, di certo non vado a chiedere la fedina penale di tutti i miei clienti". » Tema: i suoi «probiviri» non han niente da dire?

Sempre lì torniamo: «quando» un Ordine può intervenire? Nel caso del processo per il riciclaggio del «tesoro » (stima: 150 milioni di euro) di Vito Ciancimino, il libro segnala come i professionisti condannati siano stati due: il tributarista palermitano Gianni Lapis e l'avvocato internazionalista romano Giorgio Ghiron. Cinque anni e 4 mesi a testa. Ma se Lapis è stato subito sospeso dall'Ordine di Palermo, Ghiron risulta, molti mesi dopo la sentenza, ancora al suo posto. O così dice il sito dell'Ordine di Roma. Come mai? Il destino personale dell'uomo, va da sé, non c'entra: se è innocente lo dimostrerà in Appello. Auguri. Ma resta il tema: perché, come sostiene il presidente dell'Ordine dei Medici Annibale Bianco, un Ordine dovrebbe attendere la sentenza in Cassazione per censurare un iscritto? Che ce ne facciamo di una sanzione supplementare se c'è già una sentenza che magari espelle il condannato dalla professione?

Se un Ordine non serve a tenere ordine «al di là» degli iter giudiziari, a cosa serve? A organizzare belle cene in compagnia?

di Gian Antonio Stella (giornalista scrittore) Articolo estratto da Corriere della Sera del 2 gennaio 2008

http://www.lavocedirobinhood.it/Articolo.asp?id=144&titolo=IL%20DISORDINE%20CHE%20FA%20COMODO%20AGLI%20ORDINI


ABILITAZIONE TRUFFA

CONCORSOPOLI FORENSE.

PRESENTATA L’ENNESIMA DENUNCIA PENALE E UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: TUTTO INSABBIATO.

L’On. Alfredo Mantovano, sottosegretario al Ministero dell’Interno, ha presentato una denuncia penale per le “anomalie” della prova scritta del concorso forense 2008. Inoltre, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, chiedendo l’annullamento della prova scritta della sessione 2007-2008, così come è successo  all’Università di Bari e Catanzaro per le prove di accesso alla facoltà di Medicina.

Questo si evince dal sito della Associazione Contro Tutte le Mafie, www.controtuttelemafie.it o www.ingiustizia.info , al link GIUSTIZIA - CONCORSOPOLI FORENSE, che pubblica l’inchiesta svolta dal suo presidente, dr Antonio Giangrande.

Gli atti presentati da Alfredo Mantovano, che ha svolto funzioni di magistrato, contengono precise accuse: le tracce delle prove scritte erano già conosciute giorni prima l’inizio del giorno d’esame.

Tenuto conto che per identica situazione, in occasione del concorso di accesso alla facoltà di medicina, l’Università di Bari e altri Atenei hanno annullato la prova scritta, il suddetto sottosegretario ha chiesto l’annullamento al Ministro della Giustizia per il concorso forense, sessione 2007 – 2008.

Pare che l’anomalia fosse prassi, ma tutto è stato insabbiato. Come sempre per le denunce analoghe.

La Procura competente non ha predisposto il sequestro dei compiti, né il Ministero della Giustizia ha annullato l’esame.

Ogni anno in Italia circa 30.000 (trentamila) candidati sono bocciati ingiustamente all’esame di avvocato. Spesso, lo sono per anni, condannati all’indigenza e alla disoccupazione.

Il Presidente Antonio Giangrande puntualizza: "I dati di fatto sono incontestabili. Le anomalie concorsuali colpiscono tutta la penisola: la Giustizia Amministrativa da sempre rileva compiti non corretti, ma dichiarati tali; giudizi opinabili; commissioni illegittime.

La stessa Autorità antitrust, solleva il problema della limitazione all'accesso in un concorso a numero aperto.

Non vi sono adeguati ricorsi al TAR per impedimento alla visione dei compiti, per onerosità e per inutilità dei ricorsi, dati i tempi delle nuove sessioni. Gli scritti si svolgono a dicembre di ogni anno e le commissioni procrastinano la conoscenza dei risultati il più tardi possibile. Prima i risultati delle prove uscivano ad aprile, da un paio d’anni li rendono in estate. Il rilascio delle copie dei compiti in settembre-ottobre porta i Tar a fissare la prima udienza a fine novembre. Troppo tardi per non scegliere di rifare l’esame a dicembre”.

Il Presidente Antonio Giangrande puntualizza: “Da 10 anni combatto la battaglia per riformare il concorso truccato di abilitazione forense. Da 10 anni mi impediscono di abilitarmi. Il prossimo esame lo farò con mio figlio accanto”.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

COPIATE, DIVENTERETE AVVOCATI

Al concorso erano 2.585, fecero tutti lo stesso compito. Ora la prescrizione: l'inchiesta finisce nel nulla

Sale nel cielo di Catanzaro un grido d'esultanza: «Giustizia: prrrr!». Ve lo ricordate l'esame per aspiranti avvocati denunciato dal Corriere dove tutti (tranne sei ingenui) fecero riga per riga lo stesso compito? Tutti prescritti: 2.585 su 2.585. Così che quei bravi giovanotti finiti sotto inchiesta potranno dedicarsi senza più ambasce alla materia cui con tanta passione decisero di votarsi: la legge. Indecente, ma previsto. Una candidata che si era lasciata andare in confidenze - «entrò un commissario e cominciò a dettare. Lentamente» - dopo l'esplosione dello scandalo, definito dal presidente dell'Ordine forense Giuseppe Jannello «forse eclatante», ne era sicura: «Non ci possono fare niente».

«Non ci possono fare niente - diceva la ragazza -, perché siamo troppi, in questa storia. Per mettere nei guai noi dovrebbero mettere nei guai un sacco di giudici e commissari. Gli conviene?». Scommessa vinta. Riassunto? Per diventare avvocato occorre prendere la laurea in giurisprudenza, iscriversi all’albo dei praticanti procuratori, fare due anni di pratica nello studio di un avvocato, frequentare le aule di giustizia per «imparare il mestiere», portare prova di queste frequentazioni facendosi timbrare via via dai cancellieri un libretto e infine passare l’esame di Stato, indetto anno dopo anno nelle sedi regionali delle corti d’Appello.

Esame non facile. Almeno in alcune sedi. Soprattutto al Nord dove qua e là sono stati toccati picchi del 94% di respinti. A Catanzaro no. Per anni, l’esame per diventare avvocato è stato anzi un affare per mezza città: alberghi pieni, ristoranti affollati, villaggi sulla costa che offrivano il trattamento completo: vitto, alloggio e pulmino per raggiungere la sede di esame.

Ovvio: nessuno è mai stato storicamente di manica larga come la commissione di esame catanzarese. Al punto che perfino dopo l’esplosione dello scandalo, nel 2000, furono promosse nella città calabrese tante toghe quante in Piemonte, Val D’Aosta, Veneto, Trentino, Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Sardegna, Liguria, Umbria e Molise messi insieme. E gli arrivi hanno continuato ad essere massicci anche in questi primi anni del Terzo Millennio. Eppure, l’inchiesta sulla terza prova scritta del 1997 pareva davvero aver fatto scoppiare un bubbone tale da rendere impossibile un ritorno all’andazzo precedente. Saltò fuori infatti che su 2.301 partecipanti, quelli che certamente non avevano copiato erano stati in 6. Lo 0,13% di onesti contro un 99,87% di furbi.

Un’inchiesta facile, dal punto di vista dei documenti. I temi erano così identici l’uno all’altro che moltissimi riportavano la parola «precisamente» corretta con una barretta sulla «p» iniziale: «recisamente». Come se qualcuno si fosse corretto dettando la giusta soluzione del tema. La grande difficoltà era sui numeri: già è difficile processare un imputato, in Italia.

Figuratevi 2.295.

I giovani magistrati protagonisti dell’indagine, Luigi De Magistris (poi trasferito a Napoli) e Federica Baccaglini (poi trasferita a Padova), una soluzione l’avevano individuata: un bel decreto penale. Cioè una sentenza che colpisse gli imputati (diventati man mano 2.585) almeno con una multa di 3 milioni e mezzo di lire ciascuno. Ipotesi respinta dal capo dell’ufficio Gip Antonio Baudi: troppo poco. Bene, rispose il pm delegato al caso appena gli fu possibile riprendere la palla in mano (dopo mesi e mesi perduti): raddoppiamo a 7 milioni e mezzo. Troppi, rispose questa volta Baudi rimandando tutto indietro.

E via così, col processo che veniva spostato a Messina perché c’entravano altri magistrati e poi tornava a Catanzaro e poi si infognava in 2.585 pratiche e 2.585 ricorsi e 2.585 cavilli e 2.585 eccezioni... E intanto passavano le settimane, i mesi, gli anni... Ed eccoli là: tutti a casa. Immacolati. E neppure vergognosetti, potete scommetterci, per la figuraccia. Così fan tutti... O no?

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/07_Luglio/10/avvocati.shtml


COME TUTELARSI DALL'AVVOCATO ??

I legali non sempre sono infallibili.

Qualche volta non sono neanche onesti del tutto. Ma proteggersi dagli errori non è sempre facile.

Avvocati che prendono risarcimenti destinati ai clienti senza informarli, errori professionali che minano il diritto alla giustizia degli assistiti, parcelle da capogiro.

Centinaia di persone si sono rivolte a Mi Manda Rai Tre lamentando sfiducia nei propri difensori.

In studio il racconto di quattro storie esemplari.

La prima è quella di un avvocato che ha riscosso indebitamente l’assegno di risarcimento da sinistro autostradale di un ragazzo invalido al 100%; il legale è stato condannato alla restituzione della somma, ma risulta nullatenente ed è quindi impossibile ottenere i soldi.

Il secondo caso riguarda un avvocato che ha avviato, con ritardo, il processo esecutivo nei confronti di un soggetto condannato ad un risarcimento danni. Ha dato così il tempo al condannato di spogliarsi di tutti i beni.

Nella terza storia un avvocato ha commesso un errore di notifica, a causa del quale un processo è stato rinviato di sei mesi; il legale peraltro non ha messo a conoscenza il cliente di questo problema.

Nella quarta storia due coniugi della Provincia di Firenze si sono rivolti all’Ordine degli Avvocati per contestare una parcella. Sono stati convocati per una conciliazione durante il periodo pasquale, mentre erano in vacanza per qualche giorno. Richiedono un nuovo incontro ma non ottengono nessuna risposta; intanto arriva l'atto di precetto ed il decreto ingiuntivo della notula.

http://www.mimandaraitre.rai.it/MMR_servizio/0,10135,1067567,00.html


Contatore visite

http://www.firmiamo.com/annullamentoelezioni

http://www.firmiamo.it/propostascioglimentoforzanuova

 

                                                                                                           

                                                       vedi     anche pag 109(anche impeach Bush) e pag.110                                         

                                                       
                                                        vedi pag.103 e pag.153

                                                      

Sign for Applicazione della riforma Brunetta ai Deputati e Senatori Italiani

                                                                                                NEW!!!

Un modo per fare sentire la nostra voce e dire a chi conta che non abbiamo dimenticato Ustica con le sue 81 vittime sull'aereo e le altre 21 seguite a causa sua,le altre stragi e chi ancora non se ne è assunto la responsabilità :

                                                        

Sign for APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO PER FARE CHIAREZZA SULLE RECENTI DICHIARAZIONI DEL SEN. COSSIGA

                                                                                         vedi pag.159

 

                                                        

                                                                                         

 

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