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                                                                Lo spettacolo continua 

 

Io credo che il perno della situazione stia  in quella domanda di Luttazzi :

"Cavaliere dove ha preso quei soldi?"

Se l'attuale capo del governo avesse risposto a quella domanda e a tutti quei documenti che l'accusavano già da molto tempo(ai quali riteneva di avere il diritto di non rispondere davanti ai magistrati) o  almeno quando 1 milione di persone glielo chiedevano  contestandolo  il 5 dicembre, non potrebbe essere considerato diversamente dalle persone  qui sotto  a cui è stata  rifiutata la scorta.
O ritiene che la sua vita abbia un valore superiore a quella altrui?

Naturalmente è ancora in tempo come lo è ognuno,anche Spatuzza,glielo dirà anche il suo amico Verzè.

La provenienza dei soldi va dichiarata da tutti perchè potrebbe provenire dall'uccisione di centinaia di giovani anche minorenni come  diceva  lo stesso Bossi e nessuno ha il diritto di costruirci nulla con quelli,potrebbero essere i soldi che Spatuzza ha ricevuto per i suoi omicidi e le sue stragi.

La violenza diretta o indiretta non è ammissibile per nessuno, mi sembra  strano però o almeno poco probabile , che qualcuno possa centrare con un modellino del Duomo(7-8 cm,normalmente sono cavi e per nulla pesanti ) ,premeditatamente  procuratosi, un presidente del consiglio protetto da una scorta di quasi corazzieri  (sulla bocca  e non sul cranio) che si allontana, ammenocchè qualcuno non fosse consenziente o quella persona non fosse un tiratore scelto (di modellini) capace di tirare nella calca con precisione  e oltretutto senza molto tempo per  prendere la mira.

Nel video sembra quasi che il colpo preceda quel  braccio che si alza,quasi avesse ricevuto una gomitata  mentre la guardia  di fianco è... un po' distratta, il ragazzo che  lancia sembra avere un berrettino in testa che non ha affatto l'arrestato che sembra proprio un tipo molto calmo, per nulla aggressivo e tanto meno istintivo...naturalmente è solo un impressione ma la dico per quel poveraccio che tra un po' viene linciato e che non viene difeso neanche dal padre,sono solo impressioni colte al volo che probabilmente non hanno nessun fondamento.
 

Se tuttavia il danno fisico fosse quello che è apparso e sarà senz'altro così ,me ne dispiace e spero che recuperi presto,allora capirà  queste persone che davvero hanno rischiato la vita e non hanno ricevuto la scorta.

Non sono malfidata...ormai dubito di tutto e mi dispiace per chi gridando troppe volte "al lupo" può non essere creduto al momento giusto.

in primis.....

"Berlusconi, invece, va al San Raffaele dove i medici parlano di un'abrasione al labbro inferiore. "Sta bene - dicono i fedelissimi del Cavaliere - aveva una borsa di ghiaccio sul volto ed appariva cosciente".

"Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni". Al di là dell'amarezza, il Cavaliere ha sottolineato di non voler minimamente farsi impressionare dall'episodio. "Sono ancora qui e non mi fermeranno". Poi, secondo la testimonianza di Emilio Fede, il premier ha detto: "Sono miracolato, un centimetro più su e avrei perso l'occhio"

Come replicare a queste parole,senon :


" noi   difendiamo le istituzioni al semplice scopo di  essere difesi a nostra volta,per noi ogni uomo è uguale a un altro"
Che cosa sarà delle istituzioni se noi non siamo difesi?
Evidentemente contano su qualcuno che nulla ha a che fare con noi!




 

Clementina Forleo: "Sono viva per miracolo" PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
Editoriali - In evidenza
Scritto da Redaz. Corriere della Sera e Redaz. 19luglio1992.com   
Domenica 06 Dicembre 2009 16:35
MILANO “Sono viva per miracolo, adesso spero che qualcuno si muova e mi riassegni quella scorta che mi è stata tolta…”. È così che il giudice Clementina Forleo racconta l’incidente stradale di cui è stata vittima giovedì sull’Autosole, tra Casalpusterlengo e Lodi, mentre guidava verso Milano. Il gip che nel luglio dell’anno scorso è stata trasferita per incompatibilità ambientale dal Csm dopo che aveva parlato di “sottili pressioni” patite da “poteri forti” quando si stava occupando del caso Unipol/Bnl, rientrava da Cremona, sua nuova sede di lavoro. “Un’auto che viaggiava alla mia destra si è affiancata e mi ha improvvisamente speronato – racconta Forleo – quindi sono finita sulla corsia di sorpasso e poi sulla barriera di new jersey…A salvarmi la vita è stato l’airbag. Se sia stato uno speronamento volontario non lo so, io ogni giorno faccio quella strada…e visto quello che mi è accaduto l’estate scorsa, cose gravissime di cui non posso parlare perché c’è un’indagine in corso, ritengo che mi debbano ridare la scorta. Rispetto le istituzioni, ma la cosa deve essere reciproca…Le minacce e le oramai troppe vicende strane capitate sono la prova che devo essere tutelata, e invece lo Stato protegge gente che non corre alcun pericolo…ho paura”.
L’auto che avrebbe causato l’incidente è sparita nel nulla, del caso si occupa la polizia stradale di Lodi. “Stanno facendo accertamenti su una gomma scoppiata della mia vettura”, dice il gip che nell’urto ha riportato la frattura dello zigomo. Chiarezza al più presto ha chiesto il deputato dell’Idv Pierfelice Zazzera.
(Fonte: Corriere della Sera, Pag. 21 Cronache, 5 dicembre 2009)



La redazione di 19luglio1992.com rilancia con forza l'appello affinchè venga riassegnata al più presto la scorta a Clementina Forleo. Il grave incidente stradale che ha colpito la dott.ssa Forleo arriva alla fine di un processo di isolamento che ha investito il Magistrato pugliese a partire dall'estate 2007 e che è nato ai piani alti dei palazzi del potere e delle commissioni disciplinari. Si tratta di un disegno molto lucido che colpisce sistematicamente tutti i Servitori dello Stato che non accettano che il puzzo del compromesso morale devasti le Istituzioni.
Le indagini sulla dinamica dell'incidente accaduto alla Forleo sono in corso, ma una cosa è certa: Clementina Forleo deve essere protetta. L'inerzia nell'azione degli organi competenti non sarà altro che dichiarata complicità. La storia l'abbiamo già vissuta nel luglio 1992 e non permetteremo che si ripeta.

Un forte abbraccio a Clementina Forleo da parte di tutta la redazione di 19luglio1992.com.


NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre

Pubblicato da:
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Pubblicato il: 21 ottobre 2009Inserito in: NewsTags: , , , , , , , , , , ,
NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre

NATO: COLPITO E AFFONDATO. LA TRAGEDIA INSABBIATA DEL FRANCESCO PADRE
(Il libro di Gianni Lannes in libreria dal 9 novembre 2009).

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Prefazione di Andrea Purgatori

C’è un filo rosso e oscuro che attraversa la storia di questo Paese, un filo al quale restano appesi come fantasmi i misteri che avvelenano la memoria e impediscono di definirci una democrazia matura, ragionevole, compiuta. Dalla morte di Salvatore Giuliano alla rendition di Abu Omar, passando attraverso la stagione dei golpe, delle stragi, del sequestro Moro, di Ustica, della P2, del braccio di ferro (o della trattativa segreta) con Cosa Nostra, dal dopoguerra a oggi non c’è decennio che non si sia consumato tra veleni e sospetti, e non c’è affare sporco che non abbia prodotto conseguenze nefaste nella vita politica e sociale. Questo è il Paese della giustizia negata, delle verità inafferrabili, dei segreti di Stato. Il Paese nel quale la partita globale della Guerra Fredda è costata un tributo pesante di vittime innocenti. Un Paese dalla sovranità molto limitata. La tragedia insabbiata del Francesco Padre è un paradigma, uno dei tanti, nei quali ci si imbatte sfogliando la cronaca, anzi la storia ormai, dell’Italia più recente. Una storia di semplici marinai e di malintesa ragion di Stato (di tanti stati, talvolta). Di segreti apposti dall’alto o semplicemente applicati in base alla consegna militare del silenzio, che ha quasi sempre impedito di penetrare il coverup applicato a molti pasticci che avrebbero potuto mettere in discussione la sudditanza delle nostre forze armate (e dei nostri governi) rispetto a strutture sovranazionali come l’Alleanza Atlantica. Non è un caso che gli snodi impossibili dell’indagine sulla fine del “Francesco Padre” ricordino in modo impressionante la tecnica del muro di gomma che da trent’anni impedisce di svelare il retroscena della strage di Ustica. E di accertare le responsabilità dirette o indirette di alcuni nostri alleati o partner commerciali nello scenario di guerra di quella notte. Anche la notte del 4 novembre 1994, non era una notte qualsiasi. Come il DC-9 Itavia con 81 italiani a bordo nel cielo di Ustica, anche il peschereccio di Molfetta col suo equipaggio non navigava in un mare deserto. A dare l’allarme per l’esplosione che lo fece colare a picco davanti al Montenegro fu un velivolo nordamericano. A raggiungere per prima la zona dell’affondamento fu una fregata spagnola. A poche decine di miglia in linea d’aria da quel punto, la Jugoslavia in rapido disfacimento era sottoposta ad embargo da parte della Nato e tutte le vie di comunicazione, per terra, cielo e mare, erano sotto lo stretto controllo militare dell’Alleanza. Eppure, nessuna unità italiana o straniera, nonostante le orecchie elettroniche fossero pienamente attivate e perfettamente funzionanti, fu in grado di spiegare cosa potesse essere successo. Di più. Contro ogni logica e contro ogni evidenza, l’inchiesta si concluse affibbiando a quei cinque pescatori l’onere della loro stessa morte perché, ipotizzarono i magistrati, trasportavano esplosivo. Da dove, come, per chi, nessuno lo spiegò alle famiglie. E i pochi resti dell’imbarcazione recuperati in mare furono distrutti. Esattamente come l’Aeronautica militare italiana chiese (ma non ottenne) di affondare i rottami del Mig 23 libico precipitato sulla Sila e quasi certamente coinvolto nella strage di Ustica, che il Governo aveva dichiarato in Parlamento di aver già restituito a Gheddafi. Costanti e bugie. Come le carte manipolate o mai consegnate, sempre in nome di quella oscura ragione militare sovranazionale che pur se non dichiarata si sovrappone alla ragion di Stato e insabbia tutto. Cosa sono le vite di cinque pescatori di Molfetta di fronte al bene supremo dell’Alleanza Atlantica da preservare ad ogni costo? Scheletri in fondo al mare. E che lì rimangano per sempre.

 

 

Queste persone rappresentano le vittime,chi ha cercato e detto la verità e magari si è fatto da parte o deve essere nominato addirittura in codice come quell'Ulisse di qualche pagina fa.

 

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