indietro sketch.jpg (274497 byte)                                       373                      JavaScript scaricato da HTML.itavanti   

 

                                                    Polvere d'argento che insegue il sole?

 

Johnny Dusterseed
Photo Credit and Copyright: Peter Menzel

Peter set up this photo of me for a German magazine story (which never ran).  We spent about two hours with me blowing various sizes and colors of glitter until he got the photo just the way he wanted it.  I had glitter in my hair, clothes, you name it.  The Hogan room was a mess.  I left silvery footprints for hours after the shoot.  ...but it was fun.
The background is a projected image of a polysilicon Fresnel lens, representing the future of Smart Dust optical communication: on-board laser diodes with collimated, steered output beams.  The lens was designed by Li Yuan Lin when she was working with me and Prof. Ming Wu at UCLA.

"Three-Dimensional Micro-Fresnel Optical Elements Fabricated by Micromachinining Technique," L. Y. Lin, S. S. Lee, K. S. J. Pister, and M. C. Wu, Electronics Letters, Vol. 30, No. 5, pp. 448-449, March 1994.


Le lenti fresnel sono usate nei pannelli solari.
Il microchip originale dello smart dust ,come viene spiegato bene in un articolo con illustrazione, è formato da una lente (analoga a un pannello solare),un software e una batteria

So di entrare in merito ad argomenti che non conosco e che non posso approfondire ma il microchip inventato da Pister mi ricorda questo apparecchio che viene usato nella comunicazione ottica e si serve di metalli semiconduttori per produrre luce da elettricita', può diventare però una macchina reversibile cioè trasformare luce in elettricita' che scorre fra i poli(fili esterni) tanto che viene usato come sistema per l'inseguimento solare (meccanismo presente anche nei pannelli).

P.S mi scuso già da subito con chi se ne  intende......sto solo cercando di capire ma bisognerebbe dedicarci tempo.


 

Da :http://it.wikipedia.org/wiki/LED

 

LED è l'acronimo di Light Emitting Diode (diodo ad emissione luminosa). Il primo LED è stato sviluppato nel 1962 da Nick Holonyak Jr. (nato a Zeigler, Illinois, il 3 novembre 1928). [1][2]

Indice

[nascondi]

File:Red led x5.jpg

Funzione fisica [modifica]

Simbolo circuitale del LED

Il dispositivo sfrutta le proprietà ottiche di alcuni materiali semiconduttori per produrre fotoni a partire dalla ricombinazione di coppie elettrone-lacuna. Gli elettroni e le lacune vengono iniettati in una zona di ricombinazione attraverso due regioni del diodo drogate con impurità di tipo diverso, e cioè di tipo n per gli elettroni e p per le lacune. Il colore della radiazione emessa è definito dalla distanza in energia tra i livelli energetici di elettroni e lacune e corrisponde tipicamente al valore della banda proibita del semiconduttore in questione.

Livelli energetici in un led

I LED sono uno speciale tipo di diodi a giunzione p-n, formati da un sottile strato di materiale semiconduttore drogato. Quando sono sottoposti ad una tensione diretta per ridurre la barriera di potenziale della giunzione, gli elettroni della banda di conduzione del semiconduttore si ricombinano con le lacune della banda di valenza rilasciando energia sufficiente da produrre fotoni. A causa dello spessore ridotto del chip un ragionevole numero di questi fotoni può abbandonarlo ed essere emesso come luce. I LED sono formati da GaAs (arseniuro di gallio), GaP (fosfuro di gallio), GaAsP (fosfuro arseniuro di gallio), SiC (carburo di silicio) e GaInN (nitruro di gallio e indio). L'esatta scelta dei semiconduttori determina la lunghezza d'onda dell'emissione di picco dei fotoni, l'efficienza nella conversione elettro-ottica e quindi l'intensità luminosa in uscita.

Anche se è cosa poco nota, i LED sono "macchine reversibili": infatti, se la loro giunzione viene esposta direttamente ad una forte fonte luminosa o ai raggi solari, ai terminali appare una tensione, dipendente dall'intensità della radiazione e dal colore del led in esame (massima per il blu). Questa caratteristica viene abitualmente sfruttata nella realizzazione di sensori, per sistemi di puntamento (inseguitori solari) di piccoli impianti fotovoltaici o a concentratore e per molti altri scopi

...........................................................


La  foto in alto è tratta da un documento che riporta il progetto originale(allora  lo smart dust aveva  ancora dimensioni superiori al millimetro) e indica  le sue applicazioni militari e commerciali,sembra che le più immediate siano  nel campo della comunicazione wireless, si propongono di trasmettere energia di vario tipo  in modo economico attraverso le microparticelle:



Da :http://robotics.eecs.berkeley.edu/~pister/SmartDust/

SMART DUST
Autonomous sensing and communication in a cubic millimeter

PI: Kris Pister
Co-investigators: Joe Kahn, Bernhard Boser
Subcontract: Steve Morris, MLB Co.

Supported by the DARPA/MTO MEMS program



This project finished in 2001, but many additional projects have grown out of it.  Among these are If you are interested in academic research in the TinyOS area, you should check out the TinyOS web site and Crossbow Technologies.
If you are interested in commercial applications of the technology, you should check out Dust Networks, the company that was created to commerciallize this technology.

Quick progress update. Another update.
29 Palms demo of air-emplaced 1" scale motes detecting vehicles.
Latest photos and press coverage.
My view of sensor networks in 2010.





The two figures above represent where we are and where we'd like to be.
On the left is where we hope to be in July of '01 - a cubic millimeter device with a sensor, power supply, analog circuitry, bidirectional optical communication, and a programmable microprocessor.  Click on the figure to get more detail.
On the right is where we are now (July '99) - a (currently) non-functional mote with a volume of about 100 cubic millimeters.  There are two silicon chips sitting on a type-5 hearing aid battery.  The right chip is a MEMS corner cube optical transmitter array - it works.  On the right is a CMOS ASIC with an optical receiver, charge pump, and simple digital controller - it doesn't work (we violated some of the design rules in the 0.25 micron process, but the next one should work).


Projects

Accomplishments

Applications
The science/engineering goal of the Smart Dust project is to demonstrate that a complete sensor/communication system can be integrated into a cubic millimeter package.  This involves both evolutionary and revolutionary advances in miniaturization, integration, and energy management.  We aren't targeting any particular sensor, in fact there is no direct funding for sensor research in the project (but we've got quite a few to choose from based on a decade or two of outstanding MEMS work at Berkeley and elsewhere).
We're funded by DARPA, so we will demonstrate Smart Dust with one or more applications of military relevance.  In addition, we're pursuing several different applications with commercial importance, and we've got a long list of applications to work on if we only had the time.  Here's a sampling of some possible applications, in no particular order:

Environmental Impact
A lot of people seem to be worried about environmental impact.  Not to worry!  Even in my wildest imagination I don't think that we'll ever produce enough Smart Dust to bother anyone.  If Intel stopped producing Pentia and produced only Smart Dust, and you spread them evenly around the country, you'd get around one grain-of-sand sized mote per acre per year.  If by ill chance you did inhale one, it would be just like inhaling a gnat.  You'd cough it up post-haste. Unpleasant, but not very likely.
Consider the scale - if I make a million dust motes, they have a total volume of one liter.  Throwing a liter worth of batteries into the environment is certainly not going to help it, but in the big picture it probably doesn't make it very high on the list of bad things to do to the planet.


Presentations/reports

Publications

Overview:

The early work on corner cubes at UCLA:

Dust People
Corny dust photo
Mobile dust animation

Due articoli sullo smart dust


Da : 

http://www.repubblica.it/online/tecnologie_internet/pcpolvere/pcpolvere/pcpolvere.html

Dal cubo di casa Mac
ai "granelli intelligenti"


Polvere di sabbia digitale
e il computer si fa invisibile



di RICCARDO STAGLIANO'
 

ROMA - Quello di ritornare sabbia era un destino scritto nel suo Dna: che cos'altro è, d'altronde, il silicio, l'elemento di base con cui si producono i microchip? Che in poco più di 50 anni si passasse però da computer pesanti una trentina di tonnellate ad altri grandi come un granello di rena era un'evoluzione difficile da prevedere. Eppure, come ci ricorda l'ultimo nato di casa Apple, il Power Mac G4 Cube, che ha stupito per la sua raffinatezza estetica e per il fatto di racchiudere la stessa o una maggiore potenza dei predecessori in un quarto delle loro dimensioni (un cubo da trenta centimetri di lato), i calcolatori sembrano seguire una dieta ferrea che non hanno intenzione di interrompere e che porterà a forme invisibili o quasi.

Torniamo alla "smart dust": una "polvere intelligente", che galleggiando nell'atmosfera sarà in grado di raccogliere dati, registrarli e analizzarli, alla cui realizzazione lavorano gli scienziati dell' università della California a Berkeley e per la quale sono già stati ipotizzati molti usi. Il pulviscolo digitale potrà servire per monitorare le condizioni ambientali, per controllare i neonati nelle altre stanze e per una serie di applicazioni militari, come spiare - invisibili - il campo nemico. "Si può immaginare che un aereo in volo rilasci questa polvere e che poi un altro velivolo dotato di un computer possa interrogarla per trarne le informazioni raccolte nell'aria", ha spiegato Kris Pister, professore di ingegneria elettrica e principale ricercatore del progetto. Oltre alla luminosità, al calore e al suono, la polvere intelligente saprà rilevare la presenza di elementi radioattivi. Secondo gli studiosi, nel 2001 queste particelle potrebbero raggiungere le dimensioni di un millimetro.

Idea analoga dietro al "progetto Ossigeno", che ha ricevuto un'investitura ufficiale - e 50 milioni di dollari di finanziamento - alla fine di giugno. Sotto la guida di Michael Dertouzos, preside della facoltà di Computer science del Massachusetts Institute of Technology, sei compagnie (tra cui Hewlett-Packard, Nokia e Philips) e una squadra di ricercatori del Mit lavoreranno nei prossimi cinque anni per costruire sofisticate reti senza fili, che comunicheranno con palmari in grado di riconoscere le nostre fattezze o la nostra voce e con altri agenti intelligenti che, comandati per via vocale, ci aiuteranno nei compiti quotidiani. L'idea è quella di creare un ambiente informatico umanocentrico con pc che avranno la taglia di un'agendina elettronica. Per non citare gli innumerevoli esperimenti di "wearable computing", congegni informatici da indossare con microscopiche unità di calcolo legate alla cintura e schermi miniaturizzati incastonati negli occhiali.

Altri tempi da quel 1946 in cui venne alla luce l'Eniac, il primo computer digitale elettronico che lavorava sì mille volte più velocemente dei suoi predecessori elettromeccanici ma che, con le sue telescriventi, drive per nastri, 20 mila interruttori e fitti pannelli di circuiti elettronici, occupava uno stanzone. Il dimagrimento è stato radicale, tanto da suggerire che alla legge di Moore (quel Gordon tra i fondatori dell'Intel), per cui la potenza di calcolo dei pc raddoppia ogni 18 mesi, farebbe buona compagnia un nuovo corollario: le dimensioni dei pc seguono una sorte inversa.

(28 luglio 2000)
 

 


Polvere di sabbia digitale
e il computer si fa invisibile


DALL'ARCHIVIO
di Repubblica.it
Un pc al Cubo firmato Apple

Parte il Progetto Ossigeno
e i pc saranno dappertutto


Arriva dall'Inghilterra
la scarpa intelligente


IN RETE
(in inglese)
Apple

Progetto Smart Dust


Progetto Ossigeno


Wearable Computing (Mit)

 

 

Da :http://www.simitecno.it/OST/Smartdustecibernetica.pdf

La Cibernetica, intesa come Scienza interdisciplinare che si occupa di evidenziare e

analizzare analogie e differenze fra sistemi di comunicazione e controllo negli

organismi, nasce negli anni '40 e '50 in California ad opera, tra gli altri, di pensatori

quali Norbert Wiener John von Neumann e Gregory Bateson. Le recenti scoperte sulla

natura cibernetica dei sistemi complessi hanno portato allo sviluppo dei processi

cognitivi, sperimentando la prototipazione di nuove tecnologie e metodologie di

comunicazione intersettoriali. Attraverso la Cibernetica è possibile rendere rigorosi

concetti altrimenti indefiniti e visualizzarne i processi innovativi, dove per essere

realmente innovativi, occorre saper vedere "on the border line", andare oltre per

coglierne prima di tutto i moti di tendenza ed edificarci su. E’ molto probabile che

siano di questo tipo logico le premesse epistemologiche degli scienziati californiani che

hanno battezzato smart dust, "polvere intelligente", il pulviscolo intelligente fatto di

miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma

incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e

batterie. Invisibile e imprendibile, la polvere di intelligenze artificiali si mimetizza

nell'ambiente e capta calore, suoni, movimenti, odori….. Può essere diffusa su territori

immensi e sorvegliarli con una precisione finora sconosciuta, segnala armi chimiche e

nucleari, intercetta comunicazioni, trasmette le sue informazioni ai satelliti.

Dietro la polvere intelligente c'è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico

americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata

all'origine di innovazioni fondamentali, compreso Internet. Per la smart dust la Darpa

si è affidata al dipartimento di ingegneria elettronica e informatica di Berkeley diretto

da Shankar Sastry. Ci lavorano gli scienziati Kris Pister, David Culler e un ricercatore

italiano, Bruno Sinopoli. Gli elementi di base della loro costruzione sono i Mens, microelectro-

mechanical systems. Sono micro-computer che integrano capacità di calcolo,

parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri,

microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. I Mems

esistono da tempo, ora le ricerche ne hanno perfezionato la produzione a costi sempre

più bassi e questo apre l'opportunità per usarli in quantità enormi. I progressi della

miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la

vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. Il

lavoro degli scienziati californiani ha fatto fare ai Mems il salto verso la polvere

intelligente. Il risultato finale sono network invisibili disseminati nell'ambiente che

interagiscono fra loro e trasmettono informazioni.

Il gruppo di scienziati di Berkeley ha cominciato a utilizzare il pulviscolo di microcomputer

nelle foreste della California, hanno il compito di sentinelle antiinquinamento

e nella prevenzione degli incendi; grazie alla loro ubiquità sentono e

segnalano all'istante le minime fonti di calore. I network di sensori intelligenti della

smart dust hanno fatto il loro esordio in funzione antisismica: l'università californiana

li sta sperimentando in alcuni immobili per verificare come le strutture reagiscono

internamente alle scosse di terremoto; la precisione di queste micro-apparecchiature

consente di percepire lesioni interne che sfuggono agli occhi più esperti ma possono

minare la resistenza degli edifici.

Un altro campo promettente sembra essere quello della home automation, o casa

intelligente. Spalmata sui muri con la vernice, una miriade di micro-computer

consentirà di auto-regolare la temperatura e la luminosità dell'ambiente in modo da

eliminare ogni spreco di energia. Ad oggi, i ricercatori sono riusciti a miniaturizzare

computer e sistema di comunicazione in dimensioni intorno ai 6 mm, come mostrato

nella figura:

in cui si vede il prototipo di quella che i ricercatori chiamano “Smart Dust” (1). Il

grosso del sistema è rappresentato dalla batteria, la pastiglia sotto il circuito. Metà

della superficie è presa dal pannello solare, la parte a sinistra nel chip, mentre il resto

contiene la struttura elaborativa, la memoria e la parte di comunicazioni.

La miniaturizzazione permette di integrare sempre più facilmente i chip in qualunque

oggetto, cioè di interagire con l’ambiente circostante. Inoltre il minor consumo

energetico consentito dalle minori dimensioni dei transistor consente di utilizzare

piccolissime quantità di energia. Diventa allora possibile avere dei sistemi senza

batteria che possono essere alimentati da un campo elettromagnetico trasmesso via

radio. È in questo modo, ad esempio, che si leggono le tag, etichette elettroniche che

sempre più identificheranno oggetti intorno a noi.

1 – il progetto Smart Dust, polvere intelligente, è condotto dal prof. Sangiovanni

Vincentelli. Per un resoconto su questa e altre ricerche collegate:

http://www.edtn.com/story/tech- /OEG20000103S0011-R

http://www.eecs.berkeley.edu/~alberto/

 

indietro sketch.jpg (274497 byte)                                       373                      JavaScript scaricato da HTML.itavanti