Il ministro dell'Interno Maroni ci ripensa:
"Non ci sarà un decreto ma un ddl". Allo studio ci sarebbe
una norma per limitare le dirette video sulla rete. Cgil: "No a
decisioni senza confronto". E intanto spunta il mistero delle
foto "sparite" su Google
Sarà un disegno di legge, e non più un decreto come ipotizzato
inizialmente, a stabilire le nuove regole sul giro di vite ai
contenuti giudicati violenti sul web. Almeno così assicura il
ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al termine di un incontro
di oggi (16 dicembre) con il presidente dei deputati Pd, Dario
Franceschini, da cui è emerso un parziale dietrofront rispetto
all'idea nata dopo le polemiche legate all’aggressione del premier
Silvio Berlusconi. “Noi vogliamo rasserenare il clima - ha detto
il ministro - ed evitare forzature che non sono opportune in questo
momento. Perciò, dopo avere ascoltato vari esponenti
dell’opposizione, non ho obiezioni a che si proceda con un disegno
di legge, e non con un decreto, per consentire al Parlamento di
discutere una materia così delicata”.
Il titolare del Viminale ha poi assicurato che non sarà previsto
alcun reato speciale, né ci saranno interventi censori. Ma, ha
detto, serve “una norma che consenta alla magistratura di
rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa, e non il
governo, ravvisi un reato, ad esempio di apologia o di
istigazione”. Un disegno di legge “può comprendere varie
misure”, ha poi aggiunto Maroni lasciando intendere che potrebbe
arrivare una stretta anche sull’altro tema sollevato in queste
ore, cioè quello della sicurezza nei cortei. L’idea, lanciata dal
ministro della Difesa Ignazio La Russa, sarebbe quella di estendere
le limitazioni per le manifestazioni politiche anche al di fuori
della campagna elettorale. In pericolo, avverte la Cgil, ci sarebbe
anche la libertà di trasmettere liberamente dirette video sul web.
COMMENTI. “La dovuta precisazione
sull’intenzione di affrontare per via parlamentare la disciplina
di Internet è un significativo passo in avanti per la rimozione di
dannosi equivoci che rischiavano di compromettere un clima già
incandescente”, ha commentato il capogruppo del Partito
democratico in commissione Trasporti della Camera, Michele Meta. Più
incisivo il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi:
“Difenderemo l’Articolo 21 della nostra Costituzione. Anche
quest’articolo è ormai minacciato dal governo Berlusconi, che si
appresta ad un giro di vite sulla libertà d’espressione, in
particolare sul web”. Per Beppe Grillo, protagonista sul web con
il suo blog, “sono in atto tentativi di intimidazione” e Maroni
“dovrebbe essere il primo a dimettersi, perché se deve
regolamentare qualcosa deve partire prima di tutto dalla Padania. O
dagli inni della Lega, come quelli sul tricolore”.
CGIL: “NO DECISIONI SENZA CONFRONTO”. Altolà anche
dalla Cgil: “Non si può intervenire su una materia come
l’informazione senza alcun trasparente confronto”, afferma il
segretario confederale Fulvio Fammoni sottolineando che “la
trasparenza, insieme al merito e al metodo, sono aspetti
fondamentali, in particolare da parte di un governo che ha un
evidente problema di conflitto di interesse”. Soprattutto se si
dovesse intervenire "senza alcuna discussione sulla
trasmissione di dirette tramite Internet, prevedendo
l’autorizzazione del governo. Non solo dunque si vuole decidere
sulle dirette del servizio pubblico, ma estendere questa decisione
anche a Internet”.
IL MISTERO DELLE FOTO SPARITE. “Aggiorniamo
l’indice delle immagini regolarmente ma questa procedura richiede
tempo, pertanto è possibile che immagini già comparse in articoli
non siano immediatamente disponibili nei risultati della ricerca
immagini su Google”. Così il principale motore di ricerca
risponde, in una nota ufficiale, ad alcune segnalazioni riguardanti
la difficile reperibilità delle immagini del presidente del
Consiglio Berlusconi dopo l’aggressione a Milano. “Tuttavia, una
volta che il motore di ricerca ha eseguito la scansione della pagine
web, le immagini, presenti sui siti indicizzati, dovrebbero
apparire”, aggiungono da Google. “Diamo grande importanza
all’imparzialità dei propri risultati di ricerca - sottolinea
ancora la nota-. Non censuriamo né rimuoviamo immagini a meno che
non provengano da pagine web che violano le nostre linee guida per
webmaster, non ci venga imposto dalla legge o non venga
espressamente richiesto dal webmaster responsabile della pagina che
le ospita”.
FACEBOOK: "STOP CONTENUTI VIOLENTI". Su
Facebook non è permesso pubblicare contenuti minacciosi, promuovere
o incoraggiare atti violenti, contro chiunque e in qualunque luogo.
Lo precisa il social network con un comunicato, aggiungendo che si
provvederà "a rimuovere qualunque contenuto di questo tenore,
per cui ci sia richiesto un intervento. Abbiamo un team dedicato in
Europa che parla italiano - si legge - e che sta esaminando con
estrema attenzione tutte le richieste di intervento con contenuti
relativi al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
16/12/2009 18:31
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