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Ultimi sviluppi inchiesta Gianni Lannes
Fate girare la notizia!!!
Ricordo la petizione per fermare la pena di morte di Zeynab Jalalian
http://www.gopetition.com/petitions/save-zeynab-jalalian.html
Le questioni curda e palestinese hanno trovato spazio anche nel noBday,ho
trovato al link successivo questo documento che non conoscevo dove il popolo
curdo chiede pacificamente il riconoscimento del diritto alla propria identità:
Da : http://www.liberacittadinanza.it/Members/gabriella/la-marcia-zapatista-del-abgruppo-di-pacebb-kurdo
34 militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan [Pkk] due giorni fa,
il 19 ottobre, hanno oltrepassato, disarmati, la frontiera di Habur, tra Iraq
e Turchia. Si autodefiniscono «gruppo di pace», il loro viaggio è stato
ideato da Abdullah Apo Ocalan, leader del Pkk condannato all’ergastolo e
detenuto dal 1999 nel carcere di Imrali. I 34 sono diretti ad Ankara a piedi,
portano una lettera di richieste per la pace tra la Turchia e il popolo kurdo
da presentare al governo. Per ora il governo turco non li ha fermati, e su
tutti i giornali del paese è dato molto risalto all’avvenimento.
Nei pressi di Silopi, appena entrati in Turchia, i membri del «gruppo di pace»
sono stati prelevati dalle forze di sicurezza e interrogati da un giudice e
cinque procuratori turchi. Poi però sono stati liberati e lasciati andare, e
una volta superata la frontiera irachena hanno trovato ad attenderli lungo la
strada migliaia di cittadini di etnia kurda, che li hanno accolti sventolando
bandiere e scandendo slogan che chiedevano una soluzione pacifica per la
questione kurda. Il loro cammino è accompagnato da due giorni da persone che
li festeggiano e li incoraggiano.
Sono richieste di buon senso, quelle portate dal gruppo di pace. «Nulla che
vada oltre, in forma e contenuto, a ciò che il governo di Ankara dovrebbe
riconoscere come diritti inalienabili dell’uomo in quanto nazione
predisposta ad una politica filoccidentale», ha scritto Antonio Marafioti su
Peacereporter.net.
Nella lettera di richieste del comitato di pace [il cui testo integrale è su
Peacereporter.net], si legge: «Al fine di sbloccare l’attuale momento di
impasse della iniziativa di pace relativa alla questione kurda in Turchia e al
processo di democratizzazione della Turchia, noi, il gruppo di pace che agisce
in base alla storica iniziativa di Abdullah Ocalan, siamo venuti in Turchia
per contribuire a creare delle solide basi per la pace. […] Una soluzione
democratica della questione kurda offrirà le fondamenta per la
democratizzazione e la stabilizzazione di tutta la regione. Per dare vita a
questa possibilità noi siamo fiduciosi che, in primo luogo, le forze e le
comunità che ne hanno la responsabilità approccino questo processo in una
maniera delicata e piena di sensibilità. Quali siano le condizioni per una
soluzione, la democrazia comunque non prevarrà senza una volontà comune.
[…]
Ogni conflitto deve avere il suo percorso di dialogo per una soluzione
pacifica. […]
Noi elenchiamo le nostre richieste affinché il nostro messaggio di pace possa
avere vita: 1. Che la road map disegnata dal nostro leader possa essere
consegnata ai legittimi destinatari affinché possa avere avvio un dibattito
pubblico; 2. che entrambi le parti in conflitto rispettino il cessate il
fuoco; 3. sulla base del riconoscimento della nostra identità kurda, che
nella Costituzione sia garantita e protetta la nostra identità e il nostro
diritto a vivere liberamente, in eguaglianza e come parte di una Turchia
democratica; 4. che sia possibile praticare liberamente la nostra lingua; 5.
che sia garantito il diritto di dare nomi kurdi ai nostri figli e sia
garantito di educarli in kurdo; 6. che sia permesso di praticare la nostra
storia, letteratura, cultura e musica come popolazione kurda e che sia
permesso la loro preservazione ed il loro sviluppo; 7. che ci sia possibile
unirci come kurdi e così prendere parte al processo politico democratico,
esprimendoci liberamente; 8. che le città ed i villaggi del Kurdistan siano
liberati dalle guardie di villaggio e dalla violenza governativa e che vi si
possa vivere in sicurezza».
Ora sono due le questioni sul tavolo: la prima è l’accettazione da parte
del governo Erdogan di una trattativa che parta dalla «road map» di Apo
Ocalan, che non è mai stata resa pubblica; la seconda questione è la ferma
condanna dell’opposizione nazionalista [Partito del Movimento nazionalista,
Mhp] e di sinistra [Partito Repubblicano del popolo, Chp] ad un processo di
distensione che prescinda dalla resa del Pkk alle autorità turche. «Se
Erdogan e i suoi dimostreranno di poter varcare anche loro il confine tra i
monti dell’odio e la terra del dialogo, probabilmente la Turchia otterrà la
pace desiderata e l’ingresso a Bruxelles», scrive ancora Marafioti. «In
caso contrario sarà difficile convincere per i decenni futuri un solo
guerrigliero delle altre migliaia rimaste nel nord Iraq a tendere per primo la
mano all’eterno rivale». Secondo Jonathan Head, corrispondente della Bbc da
Istanbul, «la maniera in cui verranno trattati adesso sarà vista come una
chiara indicazione della buona volontà del governo».
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