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Guerra Ambientale Globale 2 P. ( Generale Fabio Mini )
7:16
Guerra Ambientale Globale 2 P. ( Generale Fabio...
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menphis75

                                                                    Guerra occulta

 

Ricordando "C'è del marcio in Danimarca".....

U
na popolazione può attualmente diventare bersaglio di  guerra occulta : ambientale[onde elettromagnetiche(Haarp),spry chimici aerei(scie chimiche di metalli pesanti),sostanze chimiche illegali e farmaci)]  e psicologica.

Questo tipo di aggressione può rendere una nazione inerme e passiva nei riguardi di tentativi di appropriazione del territorio o di offensive a livello legislativo che mirino  ad  espropriare i cittadini del loro potere al fine di soggiogare una nazione,come una volta veniva fatto con la guerra d'invasione.


1)il testo dell'intervista a Fabio Mini sulla guerra ambientale 

2)Avvoltoi(G8) in picchiata sull'Abruzzo:
a)vogliono i pozzi?O qualcos'altro?
b) l'incredibile preveggenza a titolo prevenzione e sicurezza del territorio:
le centrali nucleare da impiantare in Abruzzo(4/3/09)

1)

Da :http://usticaemafie.splinder.com/post/20561331

 

Testo intervista generale Mini

 

La guerra ambientale è già cominciata. Intervista al generale Fabio Mini

di redazionale - 06/03/2008



Fonte: Luogo Comune [scheda fonte]











Riportiamo in home page, per maggior visibilità ed arricchito d'ulteriori contenuti, un argomento già presentato la settimana scorsa nel forum di LuogoComune dedicato alle scie chimiche.



Il 21 febbraio un'emittente veneta, RadioBase, ha intervistato un alto ufficiale in pensione dell'Esercito Italiano sul tema del controllo climatico e delle moderne tecnologie militari capaci di trasformare l'ambiente da scontata cornice d'un conflitto a vera e propria arma o strumento d'attacco.



L'intervista riprende un articolo scritto dallo stesso ufficiale, il Gen. Fabio Mini, e pubblicato sulla rivista Limes n° 6-2007, avente titolo "Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata" che è possibile visionare e scaricare a questo indirizzo.



Nel corso dell'intervista [...]



[...] è indicativo anche il tono usato dal generale: i vari argomenti esposti, per gli appartenenti al settore militare, sono risaputi già da tempo (si risale financo agli anni '40) e la fattibilità tecnico-operativa del loro impiego su scala estesa, cioè contro civili, sono ormai date per certe.

Solo nel grosso dell'opinone pubblica tutto ciò è ancora considerato quasi fantascienza, il che dà un'idea del divario tra le realtà in cui vivono i due insiemi di persone e la qualità dei canali d'informazione che i secondi quotidianamente utilizzano.





- Streaming audio dell'intervista:





- Per coloro che non potessero attivare lo streaming audio, eccone qui sotto la trascrizione completa:



°°° °°° °°°

Intervista al Gen. Fabio Mini.

di Radio Base, 21 febbraio 2008.

(Trascrizione a cura di www.luogocomune.net)





Intervistatrice: Buongiorno Generale Fabio Mini, una cortesia si può presentare, per cortesia, da solo: lei di che cosa si occupa e che cosa fa?



Gen. Mini: Beh sono un generale in cosiddetta ausiliaria, noi generali non andiamo mai in pensione: transitiamo dal servizio attivo a uno stato intermedio in cui siamo a disposizione dell'amministrazione e poi passiamo nella Riserva, che comunque sono tutti eufemismi per la pensione quindi sono un generale in pensione e mi occupo di collaborazione e diffusione su temi strategici, scrivo libri, faccio conferenze, do qualche consiglio a qualcuno che non li vuole e che non li vuole comunque ascoltare, ma io ci provo lo stesso, e mi sono impegnato anche un po' nel campo, così, del sostegno umanitario: ho fondato insieme ad amici un'associazione che si chiama Peace Generation.



Intervistatrice: Ecco senta generale quando lei era attivo, mi sembra che sia più attivo anche adesso, ma quando era attivo in che settori soprattutto lavorava dal punto di vista militare?



Gen. Mini: Dal punto di vista militare ho avuto tre grandi branche; una branca è stata quella di interesse, una branca è stata quella della comunicazione: io ho fatto il portavoce del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito così come dello Stato Maggiore della Difesa. La seconda branca è stata quella logistica: mi sono occupato anche di contratti, contrattistica in questa maniera; la terza è quella che mi ha preso più la parte sostanziale della vita operativa è stata quella appunto operativa: ho comandato le unità dei Vespri Siciliani, ho comandato tutti i tipi di unità bersaglieri, vengo dai bersaglieri, e poi ho comandato il contingente internazionale, la forza internazionale di pace in Kosovo, che è KFOR. Ho fatto il Capo di Stato Maggiore della NATO in Sud Europa, quindi ho avuto parecchi incarichi; sono stato in Cina per tre anni come addetto militare, sono stato in America per altri due anni come integrato in una unità americana e così ho avuto moltissime esperienze.



Intervistatrice: C'è un suo articolo molto interessante sul numero di Limes che intitolava "Il clima dell'energia, il tempo che farà, le guerre dei tubi, l'Italia a rischio". Ecco il titolo che lei ha dato è "Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata"; vorrei cominciare con questa frase che lei ha scritto: "la guerra ambientale in qualunque forma è proibita da leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali" e poi sotto c'è scritto: "la guerra ambientale è oggi definita come l'intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale come il clima i fenomeni meteorologici gli equilibri dell'atmosfera della ionosfera della magnetosfera le piattaforme tettoniche etc..., allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche, psicosociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione". Di cosa stiamo parlando, generale? Di cosa stiamo parlando ieri, di cosa stiamo parlando oggi e di cosa stiamo parlando del futuro?



Gen. Mini: Il senso dell'argomento fondamentale è questo, che poi è anche la mia tesi: la guerra è cambiata, cioè non ci possiamo più tenere attaccati al concetto di guerra tradizionale quando c'era uno che sparava contro un altro. E' cambiata non soltanto perchè gli interlocutori della guerra o anche i cointeressati alla guerra sono moltissimi; è cambiato perchè i sistemi d'arma sono cambiati: non ci sono più soltanto fucili o missili adesso ci sono anche altri tipi di arma. Una arma fondamentale che nella guerra moderna o in questa guerra globale ha assunto una rilevanza fondamentale è proprio l'arma psicologica o comunque l'arma dell'influenza che può essere esercitata con tutto quindi l'ambiente inteso come sistema ecologico, nel quale noi viviamo e dal quale noi dipendiamo, è diventato un attore principale, non è soltanto una cornice, è un attore principale della guerra, può essere addirittura un obiettivo ma può essere anche uno strumento e questo è il concetto fondamentale.



Intervistatrice: Ecco senta, io vado sempre avanti con il suo articolo, a pagina 82 lei scrive: "Tutti fingono di credere che le devastanti esplosioni delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki siano state le prime ed ultime della storia militare, eppure tutti sanno che da allora ci sono già state più di 1.000 esplosioni nucleari nel sottosuolo, nelle profondità degli oceani, in superficie e nello spazio e queste possono provocare per esempio degli tsunami". Che cosa voleva dire qui generale?



Gen. Mini: Volevo dire che quando si pensa che un certo sistema d'arma come l'ordigno nucleare, con le leggi con le convenzioni internazionali, è stato limitato è vero che è stato limitato però si sono sviluppate altre utilizzazioni anche dello strumento nucleare ed oltre lo strumento nucleare anche di quello magnetoelettrico.



Intervistatrice: Quindi io posso con le... mi scusi se la interrompo: quindi io posso con un esplosione, un esperimento, creare un sisma anche in qualche modo voluto.



Gen. Mini: Ma assolutamente vero, nel senso che questo non è ormai una fantasia o una illazione, sono cose ormai che sono tecnicamente e scientificamente provate. Quello che manca è la prova che qualcuno deliberatamente lo abbia già fatto, però se si vanno a vedere quali sono le linee di frattura o le faglie che ci sono nella crosta terrestre e si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare e alimentare e provocare addirittura lo tsunami; ma adesso lo tsumani è una forma così che tutti quanti conoscono ma i terremoti in genere possono essere in questo senso...



Intervistatrice: Ecco scusi, io la interrompo sempre perchè... negli ultimi anni io ho fatto delle ricerche e ho sempre visto proprio facendo delle tabelle di raffronto che dove c'erano state delle esplosioni sotterranee, io ho seguito anche alcune esplosioni che venivano fatte dai francesi nel Sahara, poi Mururoa, poi in India e in Pakistan, poi a breve distanza venivano fuori dei terremoti quindi a volte erano sperimentazini quindi si può anche pensare che si possano creare al di là dei terremoti anche dei sisma, anche delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, cioè degli scienziati in questo caso molto bravi ma in negativo possono in qualche modo condizionare l'ambiente e quindi l'economia anche di un Paese.



Gen. Mini: Ma assolutamente sì cioè questa è una capacità tecnica, tecnico operativa, che esiste. Adesso io ripeto non ho prova provata che ci sia stato un cosiddetto esperimento o nucleare o convenzionale che abbia provocato un reale terremoto, però la parte tecnica c'è ed io sono anche abbastanza pessimista dal punto di vista militare perchè in 45 anni di carriera militare in giro per il mondo ne ho viste di tutti i colori su quello che riusciamo a combinare, cosa riesce a combinare la fantasia umana, bene io sono veramente pessimista nel fatto di dire che probabilmente c'è qualcuno che ci ha già provato a fare di queste cose; non so dove non so quando ma certamente non nei casi, io penso e spero, nei casi che lei ha seguito perchè in genere quando si fanno queste operazioni si sa benissimo qual è il danno, la conseguenza che si vuole provocare, e non si vuole certo far risalire all'attore o a colui che lo ha provocato percui se lei ha seguito degli esperimenti che erano già stati preannunciati o annunciati questi probabilmente sono o casuali, le conseguenze sono o casuali oppure non volute. Però chi è che vuole farlo veramente ha la capacità tecnica di farlo, lo può fare.



Intervistatrice: Ecco lei ha citato un esempio molto interessante: negli anni '40 un professore australiano, vuole raccontare questa cosa che lei ha seguito, che faceva questi esperimenti, ai nostri ascoltatori?



Gen. Mini: Mah insomma questo è un professore israeliano che si è messo a fare... era australiano, più che altro neozelandese, faceva questi esperimenti, vedeva quali erano le incidenze di questi fenomeni e si è accorto che si potevano provocare...



Intervistatrice: ...delle onde anomale, no, mi diceva?



Gen. Mini: ...potevano fare delle onde anomale, lui le ha provocate: al largo di Aukland lui ha provocato delle onde anomale, dei piccoli tsunami; in realtà erano soltanto fenomeni di onde che venivano, che montavano per conto proprio, e lui c'è riuscito in maniera controllata in maniera limitata ma c'è riuscito e ci è riuscito talmente bene che poi è sparito per un periodo dalla circolazione ma nel frattempo era stato contattato dagli Stati Uniti i quali sempre da un punto di vista tecnico-scientifico volevano vedere quali erano le possibili applicazioni di questo tipo di nuova, parliamo degli anni '40 subito dopo la guerra, di questa nuova arma in una eventuale difesa o comunque offesa contro un eventuale nemico. Lui sembra che non abbia aderito alla parte militare di questo progetto, sembra, ma ovviamente i dati che lui aveva erano a disposizione di tutti anche perhè lui, quella volta, lavorava in Australia per conto della Università della Neozelanda ma chi gestiva i fondi dati a questo progetto erano Gran Bretagna e Stati Uniti.



Intervistatrice: Senta Gen. Mini lei, nel suo articolo, che tra l'altro posso dirlo a chi ci sta ascoltando, noi stiamo consigliando a tutti di leggerlo, proprio anche a quelli che da anni lavorano su queste cose e molte volte anche incontrando delle diffidenze. Lei parla anche di questo centro in Alaska che conosciamo tutti, HAARP, il quale lavora sulle onde ad alta frequenza, questo è finanziato... e su questo si è sempre pensato che potesse influire sul clima; ecco vogliamo parlare... lei ne parla nel suo articolo.



Gen. Mini: Sì ne parlo perchè in effetti è una di quelle evoluzioni della ricerca sulle onde a bassissima frequenza e altissima frequenza, sono i due estremi, per la loro capacità praticamente di superare gli ostacoli, di non essere influenzati dalla curvatura terrestre, di non essere influenzati da ostacoli di varia natura... è quello quindi di modificare, di poter modificare l'assetto anche atomico delle cose. Bene questi generatori ovviamente di queste onde elettromagnetiche particolari, ovviamente chi è che li gestisce dice che sono per tutt'altra natura che non hanno questo tipo di capacità...



Intervistatrice: ...sì qualcuno diceva che volevano creare una specie di scudo per difendere la terra dal discorso dell'ozono mi pare... c'erano delle motivazioni che nessuno credeva poi tra l'altro...



Gen. Mini: Sì francamente diventano anche poco credibili. Sa che cos'è, mantengono una certa dose di credibilità perchè nessuno sa veramente di che cosa si tratta percui se una fonte autorevole dice, come un governo, dice "no, noi non stiamo facendo questi esperimenti per questo ma lo facciamo per motivi difensivi e non turbiamo, alteriamo l'equilibrio ecologico di nessuno, tutti quanti tendono a crederci; soltanto che negli ultimi 15 - 20 anni ormai questo livello di fiducia sulla parola incomincia a scadere un po' insomma, ecco queste onde elettromagnetiche hanno la capacità di interferire e quindi di addirittura di provocare delle alterazioni meteorologiche focalizzate in determinati punti che poi possono montare per conto proprio...



Intervistatrice: Ecco, Generale Mini, tra l'altro noi abbiamo raccolto negli anni, negli ultimi anni, delle proteste da parte per esempio di Paesi come la Russia, come la Cina ma anche altri Paesi che lamentavano, a parte che anche i russi sanno condizionare molto bene il clima anche loro hanno delle possibilità insomma in questo senso di creare dei fenomeni meteorologici, accusavano proprio che certe situazioni meteorologiche di aridità, di siccità o di eccessiva pioggia o di eccessivo freddo, come sta succedendo adesso in Cina, potessero essere provocate artificialmente; avevano fatto una denuncia nazionale, internazionale, dicendo c'è qualcuno dietro tutta questa operazione per creare problemi alla situazione economica di un paese. Lei che cosa risponde di fronte a questo? Lei non ha le prove però a livello, così, di momento...



Gen. Mini: A livello così di momento proprio di riflessione, di una riflessione....



Intervistatrice: Certo, non è tanto fuori di norma insomma questa cosa...



Gen. Mini: Non è al di fuori della norma, come ripeto, anche questo campo, cioè, è un campo in cui la parte tecnica è molto avanzata; ora quando si parla che, si pensa che il programma Owning the Weather 2015, voglio dire... no 2025 addirittura, è partito nel 1999; oggi siamo nel 2008 quindi sono già passati 10 anni e questo obiettivo di possedere il tempo meteorologico entro il 2025 a fini militari, questo è il programma perchè è finanziato dall'aeronautica militare statunitense non è finanziato da McDonald che vuole vendere gli hamburger, quindi questo è un programma che sta andando avanti e se tanto mi dà tanto, se l'obiettivo finale è al 2025, nel 2008 noi abbiamo già qualche risultato lo dobbiamo avere altrimenti chi è che investe i soldi avrebbe già chiuso i rubinetti dei fondi. Qundi ci sono già adesso delle capacità pratiche che possono essere sfruttate io dubito molto a livello di riflessione che ci sia qualcuno che intenzionalmente stia dirigendo queste armi contro un altro obiettivo. Dubito molto non perchè credo che gli uomini siano buoni, dubito molto che ne abbiano acquisito la capacità, però ho messo anche in evidenza nell'articolo la teoria, ma anche le supposte prove, che uno scienziato tecnico militare americano dà di queste cose e lui, secondo lui, i russi... lui attribuisce ai russi...



Intervistatrice: ...Bearden mi pare...



Gen. Mini: ...esatto sì, ma quello che si può attribuire ai russi si può attribuire agli Stati Uniti in maniera maggiore oggi, perchè gli hanno superati in molti campi, ma si può attribuire anche ai cinesi i quali intanto si stanno organizzando e attrezzando per questo; percui se lui pensa che ci siano stati già negli anni '70 degli episodi di utilizzazione di queste onde elettromagnetiche per produrre puntuali fenomeni atmosferici sul territorio degli Stati Uniti, io penso che se lui, e lui è uno scienziato... tra l'altro scrive dappertutto è accreditato dalla organizzazione degli scienziati americani insomma, non dovrebbe essere un millantatore o un fesso. Percui prendendo anche... facendo la tara a quello che lui dice, dal punto di vista tecnico-scientifico già esiste questa capacità e questa possibilità; speriamo soltanto che non abbiano ancora raggiunto un livello tale, soprattutto di determinazione e dico da un certo punto di vista, di stupidità e cattiveria, da impiegarlo realmente pensando di far fuori un obiettivo o un nemico circoscritto senza allargare i danni ad altri che possono anche non essere nemici e possono anche...



Intervistatrice: ...quindi diciamo, per concludere, noi possiamo concludere con quest'immagine su cui io voglio proprio la sua chiusura: io posso provocare, dal punto di vista climatico, una siccità in un paese quando ho l'intenzione di far, come si può dire, andare via una popolazione che in qualche modo mi possa essere di peso la faccio, non so, diventano dei profughi da un'altra parte perchè in quel Paese ci sono materie prime che m'interessano.



Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può...



Intervistatrice: ...questa è una guerra...



Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può assolutamente escludere ed è una guerra.









postato da: laura56 alle ore 13:40 | link | commenti
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2)
Avvoltoi in picchiata sull'Abruzzo.......dunque o il terremoto è stato provocato artificialmente e  qualcuno vuole il possesso dei pozzi, convincere qualcuno a fare qualcosa di urgente, oppure il terremoto è naturale e allora possiamo dire che i nostri politici hanno una singolare preveggenza nei riguardi della sicurezza del territorio,ecco un articolo del 4/3/09.

Ci si chiede a questo punto perchè gli avvoltoi G8 si siano spostati dalla Maddalena, luogo di vacanza, ai panorami disastrati dell'Abruzzo.
Semplice: un rientro dalle ferie per non perdere un'occasione di lavoro e di rapina,non dimentichiamo che col Trattato di Lisbona, a breve, questa diventera' proprieta' UE e quindi dei padroni del mondo,noi.... solo una regione del loro impero


a
)La globalizzazione vuole  i pozzi?

http://www.terranauta.it/a982/biohazard/abruzzo_un_futuro_fatto_di_pozzi_di_petrolio.html

Abruzzo, un futuro fatto di pozzi di petrolio?
In questi giorni di tragedia e di passerelle politiche nessuno fra uomini politici e giornalisti si è sentito in dovere di rendere nota agli abruzzesi la volontà del governo, già espressa lo scorso giugno 2008, di trasformare l’Abruzzo in una regione mineraria.
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di Marco Cedolin

 

Un pozzo di petrolio
Pozzi come questo potrebbero presto costellare l'Abruzzo
Nel corso delle ultime settimane l’Abruzzo si è ritrovato sotto la luce dei riflettori mediatici come mai prima d’ora a causa del terremoto che ha colpito l’Aquila provocando la morte di quasi 300 persone, oltre 1000 feriti e 30.000 senza tetto. Durante questi giorni di tragedia gli uomini politici hanno fatto a gara nell’ostentare presenzialismo e dispensare promesse di ogni sorta per quanto riguarda il futuro delle zone colpite dal sisma e dell’intera regione. Promesse che, partendo da una pronta ricostruzione delle abitazioni distrutte dal sisma, non hanno mancato di contemplare grande attenzione nei confronti degli equilibri di un territorio che si caratterizza come estremamente fragile.

 

Nessuno fra gli uomini politici ed i giornalisti, impegnati nel curare la buona riuscita della “passerella mediatica”, si è sentito in dovere di rendere nota agli abruzzesi la volontà del governo, già espressa lo scorso giugno 2008, di trasformare l’Abruzzo in una regione mineraria, come dimostrato dal fatto che ormai il 35% del territorio abruzzese risulta coperto da permessi estrattivi in favore delle compagnie petrolifere.

Leggendo l'interessantissimo blog della Dr.ssa Maria Rita D'Orsognache da anni segue la vicenda con tutto l’ardore di chi pur vivendo all’estero continua a rimanere profondamente innamorato della propria terra, non si fatica a comprendere i termini del problema nella loro interezza. L’interesse dell’ENI, della Mediterranean oil and gas (MOG), di Total e altre compagnie petrolifere nei confronti del territorio abruzzese sembra essere molto alto, così come alta è stata fino ad oggi la disponibilità degli uomini politici di varia estrazione e colore, nei confronti di un progetto che riproponga in Abruzzo lo stesso scempio già sperimentato in Basilicata.

Anche per l’Abruzzo, così come accaduto proprio in Basilicata, potrebbe prospettarsi dunque un futuro fatto di trivellazioni e pozzi petroliferi, destinati a devastare ed inquinare il territorio, senza comportare nessun tipo di ricaduta positiva per la popolazione residente.

Se i cittadini abruzzesi, tenuti fino ad oggi all’oscuro del tutto dall’atteggiamento omertoso della politica e dell’informazione che conta, avrebbero già molto da recriminare per il solo fatto che si paventi dinanzi a loro una prospettiva di questo genere, occorre sottolineare come esista un ulteriore motivo di allarme che, soprattutto alla luce di quanto accaduto all’Aquila, non può certo essere sottaciuto.

La conformazione del territorio abruzzese, ad elevato rischio sismico, dovrebbe infatti sconsigliare nella maniera più assoluta qualunque ipotesi di trivellazione, dal momento che l’estrazione di petrolio e gas dal sottosuolo comporta un aumento dei rischi di movimenti tellurici indotti proprio dall’attività estrattiva. A questo proposito esistono molti studi che confermano la connessione fra attività di estrazione e terremoti, alcuni stralci dei quali si possono leggere proprio all’interno del blog della Dr.ssa D’Orsogna.

Dagli uomini politici che anche nelle prossime settimane con tutta probabilità continueranno la propria passerella mediatica condita di facili promesse tutti i cittadini abruzzesi credo dovrebbero pretendere la promessa di un futuro vivibile, all’interno di case più sicure, in una regione che continui a rimanere fra le più verdi d’Italia, anziché la prospettiva di un domani fatto di pozzi petroliferi e nuovi terremoti, ancora più gravi di quello che ha determinato la tragedia dell’Aquila.

PER SAPERNE DI PIU' SULL'ARGOMENTO
Petrolio

Un noto giornalista del Finacial Times, esperto di problemi energetici, fornisce informazioni indispensabili...
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EBooks - Il Futuro dei Trasporti

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b
)

 
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=19541

REGIONE - Tutte
Abruzzo: dopo il petrolio potrebbe arrivare anche il nucleare?

ABRUZZO. L’Abruzzo non sarà una regione denuclearizzata. Così si è espresso il consiglio regionale, riunitosi ieri, dichiarando, di fatto, l’eventuale disponibilità ad ospitare una centrale nucleare sul territorio abruzzese in futuro.

Ancora non del tutto scampato il pericolo della petrolizzazione, ora la minaccia, avvertita già dagli ambientalisti, della costruzione di centrali in Abruzzo è diventata concreta.
A sentire, e a portare in consiglio questa preoccupazione, con una risoluzione urgente, sono stati i capigruppo Walter Caporale (La Sinistra, Verdi-Sd), Maurizio Acerbo(RC), Carlo Costantini (IDV) e Antonio Saia (CI).
In pratica, la risoluzione (non approvata) chiedeva di dichiarare l’Abruzzo «regione denuclearizzata», palesando di fatto «l’indisponibilità dell’Abruzzo ad ospitare sul proprio territorio una centrale nucleare».
Il nucleare, ieri in consiglio, è stato uno dei pochi, o forse l’unico, argomento che sia riuscito ad infervorare gli animi di maggioranza e opposizione.
Fino a quel momento, tutte le parti politiche non si erano cimentate in accesi dibattiti né per i trasporti, né per la sanità, né tantomeno sul pacchetto “anti-crisi”.
L’importanza strategica del settore energetico risulterebbe, quindi, essere condivisa appieno, nonostante le posizioni dell’una e dell’altra parte siano diametralmente opposte.
Da un lato, la maggioranza che ha cercato di concretizzare a breve termine le soluzioni guardando al nucleare, e facendo leva sulla tesi che «le sole energie rinnovabili- ha detto Gianni Chiodi- non basteranno mai al fabbisogno».
Dall’altro lato, la visione più ecologista dei firmatari della risoluzione, che guarda all’immediato futuro con la produzione di energie rinnovabili per cercare di mantenere la vocazione “verde” della regione. Dal dibattito e dalla votazione, è uscito vittorioso il fronte del “sì” al nucleare.

LE PROBLEMATICHE DEL NUCLEARE

Le centrali nucleari in Italia non ci sono, e non è una scoperta. I cittadini le rifiutarono con un referendum nel 1987.
Ciò che si dovrebbe scoprire, adesso, è il reale pericolo del nucleare per l’ambiente e per la popolazione e l’effettiva convenienza economica. Per fare questo i firmatari della risoluzione” hanno cercato di «far tesoro» dell’esperienza dei paesi che queste centrali le ospitano da anni, e che si servono di quest’energia.
Emergerebbero, dalla risoluzione, tante domande e tante problematiche legate al nucleare. All’estero, l’energia nucleare non risulterebbe più conveniente per la scarsità dell’uranio, per il costo elevato della costruzione delle centrali e, non ultimo, per il costo in termini ambientali. Sarebbero molte le domande e i problemi non risposti sul capitolo nucleare.
Il più rilevante è il problema irrisolto dell’individuazione di siti definitivi per lo stoccaggio delle scorie. Nonché i problemi correlati all’inquinamento delle falde acquifere.
Problema che trova riscontro in alcuni casi concreti verificatisi in Germania. Le scorie non solleverebbero solo problemi ambientali, ma anche quelli relativi agli elevati costi economici per la sistemazione.
«Il vero nemico delle centrali nucleari non sarebbero gli ambientalisti – si legge nella risoluzione- ma la liberalizzazione dei mercati energetici».
In una realtà concorrenziale, l’incertezza sui costi e sui tempi di costruzione penalizzerebbero fortemente questa tecnologia.
Il costo di un eventuale investimento, giudicato non conveniente in termini economici, ricadrebbe di conseguenza sul costo dell’energia nucleare sia alla produzione che al consumo che raddoppierebbe. Gli ultimi dati ed episodi evidenzierebbero la non convenienza, nemmeno per i privati, ad investire sul nucleare.
Tant’è che gli Usa, sotto l’amministrazione Bush, dovettero annunciare un incentivo alle imprese (1,8 centesimi di dollaro al kWh) dopo aver visto andare deserta una gara per la costruzione di centrali nucleari.

LE POLEMICHE IN CONSIGLIO: CHIODI «E’ SOLO UNA BATTAGLIA IDEOLOGICA»

Il presidente del consiglio, Nazario Pagano, è stato costretto a fare «uno strappo alla regola», dando più tempo alla discussione, per permettere ai consiglieri di dibattere in modo appropriato sulla questione nucleare che ha sicuramente alzato un polverone in consiglio. I consiglieri firmatari della risoluzione chiedevano a gran voce di guardare alle fonti rinnovabili con l’immediata istallazione di «campi fotovoltaici da 600 Mw sufficienti a soddisfare il fabbisogno di 375.000 famiglie».
Alle argomentazioni dell’opposizione, ha risposto il governatore Gianni Chiodi bollando la questione del nucleare come una «presa di posizione ideologica, perché- ha detto Chiodi- non basterebbe il cartello “regione denuclearizzata a fermare un disastro nucleare provocato altrove». L’aggettivo “ideologica” ha innescato la miccia per un nutrito botta e risposta tra maggioranza e opposizione. La maggioranza è stata ferma e compatta sull’eventuale sì al nucleare visto come unica soluzione reale di breve termine.
Mentre l’opposizione ha più volte posto all’attenzione dei consiglieri i problemi irrisolti del nucleare sciolinando numeri e episodi. Le paure, condivise nell’opposizione, sarebbero ancorate alle deludenti esperienze estere. Il capogruppo dell’IDV, Carlo Costantini, in un circostanziato intervento, ha sottolineato «l’antieconomicità degli impianti». Non è mancata l’attenzione alle nuove politiche energetiche estere che hanno avuto come perno strategico le fonti rinnovabili, con particolare attenzione a quelle di Barack Obama. Il neopresidente degli Stati Uniti è stato l’indiscusso protagonista del consiglio regionale. Le sue politiche sono state al centro di particolari attenzioni e discussioni, e talvolta prese ad esempio, anche dai politici della nostra regione.

Manuela Rosa 04/03/2009 10.29


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