indietro   sketch.jpg (274497 byte)                                                             226                                                     avanti

 

                                        

 

                                                   Esperimento a Guardiagrele         

Battere moneta produce ricchezza,per quale motivo uno Stato  dovrebbe rinunciare a questo diritto?
 
                                                            (
le evidenziature sono mie)

Da :http://www.simec.org/

Home Interviste al prof. Auriti Con la mia banconota Simec raddoppio il valore della lira

Con la mia banconota Simec raddoppio il valore della lira

E-mail Stampa PDF

Arrivano anche turisti per far affari col docente che ha inventato la moneta compri 2 paghi 1.
Guardiagrele: anche stamane, davanti alla sua casa, in largo Botteghe, la solita fila. Donne, uomini, ragazzi, turisti... Tutti in coda per il Simec. Il Bancomat della piazza, racconta il direttore del Banco di Napoli, è stato svuotato di 80 milioni come una macchinetta del caffè.

Niente furti, s'intende: è gente che preleva, converte, compra. Più cresce il circuito del Simec, più aumentano il volume di affari, e i rischi. "Ma anche - per il creatore della "moneta abruzzese" - le possibilità di successo. La Finanza continua a monitorare, ma per ora non trova motivi di intervento.
L'uomo che ha innescato questo incredibile "esperimento" valutario, il professor Giacinto Auriti, 76 anni, è sempre nel paese, gira a piedi e sulla sua Brava color amaranto (ammaccata) parla al suo telefonino Alcatel dove riceve telefonate da tutto il mondo.

Persino da collezionisti numismatici che vogliono la serie completa delle sue "banconote". A prima vista non sembra il primo italiano che batte moneta in proprio. Si è formato su Ezra Pound, racconta di aver messo in pratica la dottrina sociale della Chiesa (" Soprattutto la Rerum Novarum "), è stato missino (ma non in An), dice: I miei migliori amici sono i comunisti non ds, quelli di Rifondazione, che hanno ancora ideali".

Ripete a nastro: "Faccio tutto per le persone, creo ricchezza: la Banca d'Italia toglie, io do".

Professor Auriti, si calcola un circuito di Simec da 800 milioni, la sua valuta ha un corso parallelo a quello della lira, arrivano turisti da fuori a fare shopping, le autorità la sorvegliano. Si sente sull'orlo dell' illegalità ? Riesce ancora a dormire bene ?

" E perché no ? Sono un onesto, e nessuno lo mette in dubbio. Non mi arricchisco di una lira, al contrario ho finanziato con la mia associazione la stampa del Simec".

Lei sta battendo moneta...

" Attenzione: dal punto di vista strettamente legale il Simec è come un francobollo".

Un francobollo con cui si compra tutto, dal caffè ai telefonini ?

" E perché no ? Il suo valore è una convenzione: se lei avesse in mano un Gronchi rosa sarebbe come se possedesse l'equivalente in milioni, no ? Chi converte Simec acquisisce un valore che è suo, del portatore. E poi lo scambia con chi vuole. Non solo non faccio nulla di male, ma aumento il prodotto interno lordo. Come se vendessi dei francobolli rari, che però hanno buon mercato".
Se ne parla da due giorni, ma molti ancora non riescono a capire il meccanismo... "

Rispieghiamolo, allora!
Ci provo: dunque, lei vende lOOmila Simec per lOOmila lire. I cittadini che comprano i Simec, li... "scambiano" con i negozianti, e ottengono mercé per un valore doppio. I negozianti che le rivendono i Simec, incassano il doppio pure loro.

"È così".

Ma se tutti ci guadagnano, Che fine fa il deficit di questa catena ?

"Scusi, perché lei non si chiede che fine fa il... deficit della lira? La convertibilità della moneta è finita nel 1971 con la dichiarazione unilaterale di Nixon. Guardi le banconote italiane che ha in tasca. Sopra c'è scritto Pagabili al portatore, ma se lei va in banca a chiedere il corrispettivo in oro, giustamente la prendono per matto".

Lei vuole riprodurre con il Simec la convenzione che ci fa credere al valore della lira, indipendentemente dalla sua copertura in riserve auree ?

" Esatto. Solo che io, vendendo Simec, do un credito del 200 per cento. Fazio, vendendo lire, vende un debito del 100 per cento ".
Ma la Banca d'Italia ha ben altre risorse, per garantire la sua credibilità !

"La mia teoria è: la velocità della circolazione crea un valore che chiamo indotto. Quando si arriva a una velocità critica, il Simec è come una dinamo che produce ricchezza e io non dovrò convertire più. Sostituiremo la moneta della proprietà a quella del debito".

Note: IL Giornale - del 05- 08 -2000
LUCA TELESE
nostro inviato a Chieti

                                                                           

 

 

 

 

 

da :http://www.ripari.it/simec/modules.php?op=...order=0&thold=0 

 
Bankitalia e la tosatura monetaria del paese

La pecora non “sa” di produrre lana. L’uomo non si accorge di creare valori monetari. Come il pastore tosa la lana, così le banche centrali tosano il gregge umano della sua moneta: della sua “lana monetaria”.

1. Per capire come ciò avvenga, occorre una premessa essenziale. La moneta — di metallo o di carta o di altro, qualunque sia la natura e la denominazione del suo segno o supporto materiale — ha valore di moneta solo per il fatto che ci si è messi d’accordo, e si è d’accordo, che lo abbia: solo perché esiste la convenzione sociale della sua accettazione, ossia, in ogni paese, solo per il convenire di fatto dei cittadini nell’accettarla in cambio di beni.
Il semplice atto umano di tale accettazione — atto, in sé stesso, senza costo — crea e, per così dire, induce e incorpora nel segno o supporto materiale prescelto il suo carattere sociale di moneta: il suo pregio specifico di misura o metro del valore dei beni, anzitutto. E, insieme, quello di mezzo — e per questo a sua volta bene reale, oggetto di diritto di proprietà — valido ed efficace per acquisire i beni commisurati e rappresentarne il corrispettivo. Tale mezzo, dunque, incorpora convenzionalmente in sé stesso, e conferisce a chi se ne serve (al suo portatore), il potere di acquisire validamente beni: la previsione certa di poter cedere o ricevere beni in cambio di simboli monetari proporzionati, ossia il potere d’acquisto.

2. Il valore monetario è indotto e nasce dunque senza costo nei segni o supporti materiali prescelti, quasi per “magia”, dalla loro comune e stabile accettazione, quali mezzi monetari, da parte della comunità nazionale di un paese dato.
La convenzione sociale di accettazione può essere anche codificata e disciplinata da una vera e propria legge dello stato. Ma anche allora, e anche se l’accettazione è prescritta, è ancora e pur sempre l’ulteriore e fattuale convenzione di accettazione di tale legge, ossia il fattuale convenire dei cittadini nell’accettarla, a originare e determinare il valore, il significato, l’utilità e l’uso efficace dei segni o supporti materiali indicati, che solo allora nascono socialmente come mezzi monetari. Mezzi che, per questo, diventano una sorta di convenzione fatta materia, di convenzione al portatore, di conventio materiata sia della commisurazione del valore e dell’equivalenza dei beni, sia della loro acquisizione.
Creato dalla comunità nazionale, il valore monetario è proprietà originaria e patrimonio comune dell’insieme dei suoi cittadini, che lo causano in radice e in quanto tale.

3. Lo stato — la cui autorità pubblica si esprime e si concreta nel compito di disporre e specificare l’ordinarsi della comunità nazionale al bene comune — è solo il custode e l’amministratore di tale patrimonio comune. Solo in quanto tale lo stato può disciplinare le condizioni dell’emissione, della circolazione e della distribuzione dei concreti e parziali mezzi monetari, per il bene comune.
Chi volesse indurre o pretendesse di costringere una comunità nazionale — o lo stato che ne incarna la rappresentanza — ad accettare in prestito la moneta stessa della nazione, ossia ad accettare di ricevere come prestito ciò che già le è dovuto, che già è originariamente suo e che le è vitalmente necessario, per ciò stesso e anzitutto affermerebbe falsamente di potersi porre come proprietario di ciò che “presta”. Affermerebbe inoltre di poter asservire alla condizione esplicita di debitore la comunità nazionale così derubata. Affermerebbe, ancora, di potersi porre come sovranità reale che subordina a sé la sovranità fittizia della comunità nazionale in questione, che sarebbe così non soltanto derubata e asservita, ma anche “indebitata” in misura equivalente al furto subìto, e tenuta oltre che a restituire al ladro il “prestito” che ne ha ricevuto, a versargli anche gli interessi su ciò di cui è stata derubata e “indebitata” (derubata e “indebitata” di ciò che non soltanto è già suo, ma di cui, anzi, è essa stessa a far sorgere il valore monetario accettandolo come moneta). Infine e contestualmente, porrebbe altre implicite premesse di danni ulteriori e gravissimi per la comunità nazionale in questione.

4. Per il principio della totalità e coerenza ermeneutica, accanto a ogni asserzione o significato esplicito vi sono infatti asserzioni e significati impliciti, che ne sono i postulati o gli esiti necessari.
Così è nel nostro caso: quello in cui una comunità nazionale, mentre da un lato accetta originariamente di riconoscere un determinato segno o supporto materiale come moneta e per ciò stesso la causa in quanto tale, ossia ne crea il valore monetario (anche se continentemente ignora di farlo), dall’altro, in ipotesi, essa ne accetta contraddittoriamente il valore monetario stesso come prestito da parte di chi gliene trasmette o emette i segni o supporti. Oggi è la banca centrale, indebitamente, a emettere la quasi totalità dei supporti materiali della moneta, nella forma di biglietti di banca; mentre le pubbliche autorità dello stato, colpevolmente, trascurano di emettere senza mediazione (e senza bisogno di “indebitarsi” per riceverne il “prestito”) biglietti di stato, che siano patrimonio immediato e originario della comunità nazionale e in immediata disponibilità del tesoro dello stato, che anche di tale patrimonio comune è amministratore e custode.
Nel caso indicato (l’accettazione della sua stessa moneta come prestito), la comunità nazionale pone allora una prima (e falsa) asserzione esplicita: l’ovvio riconoscimento esplicito di essere debitrice di quanto le è stato prestato. E debitrice non certo e non solo del costo di produzione del supporto materiale in sé stesso, costo che può essere infimo, ma dello stesso valore monetario che vi è contrassegnato; più gli interessi.
Ma la stessa comunità nazionale pone implicitamente anche altre e più importanti asserzioni.
Ricevendo il segno o supporto materiale e riconoscendogli il carattere di moneta (e creandone per ciò stesso, come si è detto, il valore monetario, che falsamente crederebbe di ricevere insieme con il suo segno o supporto materiale), ma insieme accettando contraddittoriamente tale moneta come prestito da parte della banca centrale, la comunità nazionale riconosce infatti implicitamente (e falsamente) alla banca di emissione la proprietà della moneta in quanto tale. Infatti, autorizza la banca a prestargliela. Ma il prestare — prestare denaro o qualsiasi altra cosa — è prerogativa di chi è proprietario di ciò che viene prestato.
Di tutto il denaro di cui essa emette i segni o supporti materiali (che essa produce, grosso modo, con i soli costi della loro materia prima, della loro stampa e della loro logistica di custodia e di diffusione, ossia, approssimativamente, gli stessi costi che ogni falsario deve sopportare), la banca si appropria dunque in questo modo: “prestando” il suo valore monetario. E attendendo poi la restituzione non dei costi di produzione dei biglietti di banca, ma del loro valore monetario, o del loro equivalente in beni reali; con l’aggiunta degli interessi, calcolati su tale valore.

5. La banca tosa quindi due volte la comunità nazionale della sua “lana”, del suo valore monetario: la prima perché la espropria di tutto il suo ammontare, “prestandoglielo”, la seconda perché la indebita stabilmente del suo ammontare e dei suoi interessi. Gravissime e permanenti, di conseguenza, sono la lesione e la menomazione del bene comune, così come dei diritti e delle libertà sia della comunità nazionale in se stessa, sia di ognuno dei suoi cittadini e dei suoi corpi sociali. L’intera comunità nazionale, per tale “moneta” (circolante fraudolentemente come debito che grava sull’insieme della comunità stessa), viene infatti sottoposta al giogo di una spoliazione usuraia massima e di un debito pubblico inestinguibile. Al limite e al termine del processo storico della sua rapina, neppure il progressivo trasferimento di tutti i beni reali del paese all’usuraio-prestatore sarà riuscito a colmarlo ed estinguerlo, poiché permarrebbe pur sempre all’usuraio-prestatore l’indebita attribuzione della proprietà della moneta-debito circolante (con l’aggiunta dei permanenti interessi). Ossia gli rimarrebbe pur sempre l’indebita attribuzione della proprietà del valore monetario, che l’usuraio-prestatore insieme sottrae e presta alle sue vittime, cioè all’insieme di quanti compongono la comunità nazionale.

6. Posto ciò che si è detto, si comprende la prospettiva in cui collocare la questione della proprietà della moneta, come proprietà dovuta alla comunità nazionale.
La comunità nazionale, quanto alla sua moneta, non è affatto nella condizione del “povero” a cui deve essere prestato — secondo la legge mosaica (Deuteronomio 15, 8) — ciò di cui è privo e di cui ha vitalmente bisogno; e che, ricevutolo, lo obbliga come debitore. La sua moneta, infatti, è già originariamente dovuta alla comunità nazionale, che con la sua accettazione la crea. Prestarle ciò che le è dovuto significherebbe sottrarglielo come non più suo. Il “prestito” stesso la costituirebbe allora nella condizione oggettivamente ingiusta di povertà e di debito. La comunità nazionale si trova invece nella condizione per cui la sua moneta nel senso indicato, è inclusa tra ciò che, secondo la legge naturale e cristiana, «è dovuto all’uomo in quanto uomo» (Centesimus annus). In questo caso, obbligato non è chi riceve quanto gli è dovuto, ma chi dà, riconosce e restituisce alla comunità nazionale il suo.
“Prestare” il dovuto è la grande usura — perseguita da raffinate e inumane scuole di pensiero — che cade, anch’essa, sotto l’anatema evangelico (scagliato contro quanti caricano gli uomini di pesi insopportabili, mentre essi non li sfiorano neppure con un dito) e spiega la severa accusa dell’enciclica Quadragesimo anno: «E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma anche l’accumularsi di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia, in mano di pochi [...]. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni; per cui sono in qualche modo i distributori del sangue stesso di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, così che nessuno, contro la loro volontà, potrebbe neppure respirare.»

7. Il riconoscimento del valore monetario come valore giuridicamente indotto dalla convenzione sociale di accettazione consente — contro l’asservimento alla moneta-debito della grande usura e al numero della bestia con cui essa contrassegna le sue vittime (diversamente dall’uomo, la bestia non è giuridicamente capace di proprietà) di restituire alla moneta-proprietà il suo rango tra ciò che «è dovuto all’uomo perché è uomo» e di reimmettere nella comunità nazionale liberata «il sangue stesso di cui vive l’organismo economico».



 

Il Prof. Avv. Giacinto Auriti di A.Pimpini

E-mail Stampa PDF

Una esistenza a smascherare il sistema delle Banche centrali
Ha esaltato la figura umana contro la finzione di persona giuridica della società anonima

Il Prof. Avv. Giacinto Auriti. Nasce a Guardiagrele (CH) il 10 ottobre 1923 da nobile famiglia del luogo, che aveva già dato i natali ad un avo Presidente della Corte di Cassazione.
Si trasferisce a Roma dove svolse gli studi in Giurisprudenza e, senza soluzione di continuità, entra nella Cattedra di Diritto della Navigazione della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “la Sapienza”. Si distingue, sin da subito, nello studio del codice di diritto della navigazione, svolgendo un’approfondita ricerca che lo conduce ben presto ad essere ritenuto, in Dottrina, un acuto osservatore della peculiarità degli Istituti della predetta branca del diritto privato, tanto da condizionare la stessa Giurisprudenza di merito e di legittimità che ne condividerà l’orientamento.

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Settembre 2008 12:51 Leggi tutto...


 


http://www.firmiamo.it/annullamentoelezioni

http://www.firmiamo.it/propostascioglimentoforzanuova

 

                                                                                                           

                                                       vedi     anche pag 109(anche impeach Bush) e pag.110                                         

                                                       
                                                        vedi pag.103 e pag.153

                                                      

Sign for Applicazione della riforma Brunetta ai Deputati e Senatori Italiani

                                                                                                NEW!!!

Un modo per fare sentire la nostra voce e dire a chi conta che non abbiamo dimenticato Ustica con le sue 81 vittime sull'aereo e le altre 21 seguite a causa sua,le altre stragi e chi ancora non se ne è assunto la responsabilità :

                                                        

Sign for APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO PER FARE CHIAREZZA SULLE RECENTI DICHIARAZIONI DEL SEN. COSSIGA

                                                                                         vedi pag.159

  

indietro   sketch.jpg (274497 byte)                                                        226                                                           avanti