
I mostri della globalizzazione
Due articoli per l'ambientazione
del problema Italia,nel primo compare l' irrilevanza del cittadino nelle
decisioni importanti e l'apparente ruolo di estraneità o passività dei nostri
politici,nel secondo la strategia di un potere economico
collocato soprattutto nelle multinazionali ,specie di mostri che si
aggirano nel mondo,in grado di cibarsi persino di
interi Stati,forse i fatti del G8 di Genova hanno deviato e posticipato
agli italiani un messaggio che ancora adesso non è completamente e
giustamente compreso?
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Estrapolato da un articolo
di Paolo Barnard - L'Europa ha decretato
che la carne americana trattata con ormoni artificiali, al contrario
della nostra, è pericolosa per la nostra salute e ha deciso di non
importarla. Una precauzione che però ci costa molto cara: 340 miliardi
di sanzioni americane contro il Vecchio Continente. Una ritorsione
decisa all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome delle regole
della Globalizzazione. E allora vediamo questi accordi di globalizzazione: hanno nomi difficili per noi, Accordo Sanitario e Fitosanitario, Barriere Tecniche al Commercio, Diritti di Proprietà Intellettuale e via discorrendo. In tutto formano 27.000 pagine di regole e codici, che hanno un potere pari al loro incredibile volume. Per capire meglio facciamo un esempio. Abbiamo visto che il WTO è in grado di esercitare un enorme potere. E allora c'è una domanda che sorge spontanea: i nostri politici, quando nel 1994 aderirono a tutti gli accordi del WTO, erano consapevoli di quello che stavano accettando? L'On. Domenico Gallo era senatore proprio in quel periodo e grande esperto della questione, e a lui giro la domanda. "Certamente non c'è stato un dibattito politico pubblico né riservato," inizia Gallo, "le questioni non sono state oggetto di confronto politico in Italia. Scarsa fu anche la sensibilità parlamentare. Tutto è stato vissuto non come un evento di grande importanza globale, ma come un passaggio obbligato, come una festa della modernità, dove non c'era niente da dire perché andava tutto per il meglio." Fra i politici italiani, quando si parla di WTO, svetta il nome di Piero Fassino, che fino a poche settimane fa era ministro per il commercio con l'estero, era cioè il nostro maggior esperto istituzionale di globalizzazione. Gli ho sottoposto alcune domande sui punti dolenti che abbiamo appena visto, e su altri che vedremo in questa inchiesta, ma le cose non sono andate nel migliore dei modi. "No!, no! Il suo compito non è di indagare sui punti dolenti.....In questa intervista lei enfatizza i rischi, lei fa il protezionista, io cerco di esaltare le opportunità della globalizzazione!" Ribatto: "Vediamo però come siamo arrivati a dover accettare livelli doppi di diossina nelle nostre carni e sanzioni miliardarie per il nostro rifiuto di importare la carne ormonata americana." Fassino: "Ma la carne agli ormoni non entra in Europa, e poi non c'entra il WTO!..." Lo correggo: "Ministro è il WTO che ci ha condannati a pagare miliardi solo perché stiamo proteggendo la salute dei cittadini europei." "Senta facciamo così, io non voglio concederle questa intervista... è del tutto folle... l'approccio è folle!" tronca netto il ministro, "mi dia la cassetta, me la consegni". Di consegnare la casetta non se ne parla. Lascio Fassino e proseguo nell'indagine. Come abbiamo detto, noi cittadini d'Europa abbiamo delegato la Commissione Europea a trattare per noi al tavolo della globalizzazione. Ma Susan George su questo ha qualcosa da dire: "La Commissione Europea è un organo politico che dovrebbe fare gli interessi di tutti i cittadini quando siede al tavolo del WTO. E invece, da anni la Commissione è al servizio delle multinazionali e delle lobby che le rappresentano. Questo è grave, ed è anche il motivo per cui gli accordi che vengono firmati al WTO sono così di parte. Io parlo di una realtà dimostrata: a lei il compito di indagare." E ho indagato girando l'Europa con una domanda fissa nella testa: ci possiamo fidare dei globalizzatori, di chi, come la Commissione Europea, decide per tutti noi al tavolo della globalizzazione? Romano Prodi, che della Commissione è oggi il Presidente, mi risponde con parole semplici: "La sua è una domanda imbarazzante. Io penso che l'unico modo è fidarsi di noi." E invece in questa indagine ho trovato documenti che sembrerebbero minare la nostra fiducia, e mi sono imbattuto in poteri forti di cui, almeno io, non sospettavo neppure l'esistenza. Siamo infatti abituati a immaginare che il potere abiti in stupefacenti palazzi e grattacieli vertiginosi, ma non sempre. In un anonimo palazzetto di Bruxell risiede forse la più potente lobby industriale del mondo: il Trans Atlantic Business Dialogue (TABD). Report ha chiesto di poter visitare la loro sede, ma come spesso ci accade, non siamo i benvenuti. In questa lobby si raggruppano aziende di calibro mondiale, con fatturati complessivi pari al prodotto interno lordo di intere nazioni. Ed è proprio il TABD che arriva al punto di presentare periodicamente sia alla Commissione Europea che al governo americano una lista di sue priorità per la globalizzazione, di fronte alle quali la Commissione sembra proprio spalancare le porte. Ho ottenuto attraverso contatti a Bruxell una copia delle liste di priorità del TABD, che hanno un tono perentorio. Vi si trovano elencate le richieste delle multinazionali, chi deve darsi da fare fra gli organi politici, e ci sono per iscritto tutte le migliori intenzioni della Commissione Europea nel soddisfarle. Prima di Seattle la Commissione ha addirittura incoraggiato questa grande lobby a sottoporle ulteriori richieste, definendole "priorità assolute". Ma è giusto tutto ciò? E giro la domanda al presidente Prodi. "Presidente," inizio, mentre lui sfoglia la documentazione che gli ho appena passato, "qui la vostra risposta sembra decisamente appiattita sugli interessi di questo grande gruppo industriale." Prodi scuote il capo: "Fare gli interessi dei gruppi industriali non significa non fare gli interessi della povera gente o dei gruppi ambientalisti. Se lei mi accusa di proteggere gli interessi industriali io dico sì, il problema è di vedere come si armonizzano queste cose." Nessuno contesta che la Commissione Europea debba anche pensare agli interessi del mondo degli affari, ma gli uomini di Romano Prodi sono dei politici, col mandato di tutelare gli interessi di tutti i cittadini. I documenti riservati che seguono sembrano invece contraddire in tema di globalizzazione le rassicurazioni del Presidente Prodi. Ne riporto qui alcuni passaggi preoccupanti, ricordando che si tratta di documenti ufficiali che circolavano da tempo fra i burocrati di Bruxell: 1997: DISCORSO ALLE INDUSTRIE CHIMICHE DEL VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA "Siate tempisti, e cioè diteci per tempo se pensate che qualcosa debba essere fatto, o, ancora meglio, se pensate che qualcosa debba essere stroncato sul nascere." 1997: COMMISSARIO EUROPEO AL COMMERCIO "Il Trans Atlantic Business Dialogue è diventato un meccanismo efficace per ancorare le politiche dei governi sugli interessi dei gruppi di affari." COMMISSIONE EUROPEA, DIRETTORATO GENERALE PER IL COMMERCIO "Vogliamo trovare un accordo con gli Stati Uniti per stabilire un sistema di pre-allarme contro le proposte politiche che potranno avere un impatto negativo sulle industrie di servizi." Ancorare i governi sugli interessi dei gruppi d'affari? Sistemi di pre allarme contro le proposte politiche? Ma per conto di chi lavorate, presidente Prodi? "Guardiamo alle cose più serie" ribatte il Presidente di fronte a quelle carte, "non guariamo a queste frasi che non dicono assolutamente nulla. Queste sono dichiarazioni che io condivido." Eppure, tutto sarebbe più equlibrato se la Comissione Europea, che ci sta globalizzando, ogni tanto chiedesse anche a noi cittadini cosa ne pensiamo. Ma lo fa? Una cosa è certa, i grandi gruppi di servizi, come le finanziarie, le grandi assicurazioni o le banche vengono consultati in tempo reale da un sistema elettronico che si chiama S.I.S., messo in opera dalla Commissione Europea, come prova un altro documento firmato Direttorato Generale1, che recita: "La Commissione Europea ha creato un sistema di consultazione con le industrie dei servizi che permette ai negoziatori della Commissione di consultare rapidamente le aziende e anche i singoli azionisti." Chiedo spiegazioni al responsabile di questa iniziativa, Dietrich Barth, nel suo ufficio al quinto piano della Commissione. Barth candidamente conferma: "Quest'anno sono previsti i negoziati del WTO per la liberalizzazione dei servizi. La Commissione ha un assoluto bisogno di conoscere gli interessi dei grandi gruppi d'affari di questo settore." Ma perché Barth, che lavora per i politici, non menziona anche gli interessi dei semplici cittadini? Gli chiedo provocatoriamente: "Sono sicuro che vorrete conoscere anche gli interessi delle persone comuni, o dei gruppi che li rappresentano. Dov'è il sistema elettronico per consultare anche loro?" "L'S.I.S è accessibile anche ai sindacati e ai gruppi di attivisti, non solo all'industria." Risponde sicuro. Non mi rimaneva che chiedere conferma di questo sia ai sindacati che agli attivisti. Inizio da Cecilia Brighi, una esperta di globalizzazione dell'Ufficio Internazionale della Cisl, che ribatte seccamente: "Purtroppo i contatti voluti dalla Commissione con i sindacati sui temi della globalizzazione non sono così spinti come quelli che avvengono con le multinazionali; anzi, praticamente non esistono." " Signora Brighi, lei ha mai sentito parlare del S.I.S.?", chiedo a bruciapelo. "No, mai." "Vi hanno informati dell'esistenza di questo sistema?", insisto. "Credo di poter affermare con certezza che le organizzazioni sindacali italiane non siano mai state informate di questo sistema di consultazione." L'Italia è lontana da Bruxell, e allora torno in Belgio per chiedere a Friends of the Earth, uno dei più grandi gruppi ambientalisti del mondo, se almeno loro, che hanno la sede a due passi dalla Commissione Europea, hanno mai sentito pronunciare il fatidico nome S.I.S. Mi risponde Alexandra Wandell, e lo fa con grande stupore: "Sfortunatamente è la prima volta che sento parlare di questo sistema di consultazione, me lo sta dicendo lei, a noi non l'hanno mai comunicato. La Commissione Europea dovrebbe smettere di declamare di iniziative che in realtà non ha nessuna intenzione di portare avanti." La Commissione Europea ha fatto uno sforzo ciclopico per consultare i business d'Europa prima di Seattle. Ha fatto un sondaggio sui desideri dell'Investment Network, un'altra lobby di giganti industriali che include la Fiat e la Pirelli, e un secondo sondaggio su 10.000 aziende. Tutto documentato da me, nero su bianco. Fra l'altro ho cercato a Bruxell anche la sede di questo Investment Network, ma non l'ho trovata. Per forza, perché questo gruppo di multinazionali si riunisce proprio nella sede della Commissione Europea. E anche di tutto ciò ho discusso con Romano Prodi. "Vede Presidente, la cosa che preoccupa è che tutto questo sembra non esistere poi con le ONG, coi consumatori, coi sindacati" e attendo la sua reazione. "Coi sindacati io sono in colloquio quotidiano," mi rassicura Prodi, "ma se esiste questo Investment Network io francamente non glielo so dire, non lo sapevo, non sapevo neanche che esistessero sondaggi per le imprese, me lo fa vedere lei adesso. Ma se stesse qui dentro lei vedrebbe quanto dialogo c'è con le organizzazioni non governative e con i sindacati." Cecilia Brighi, a distanza, replica con altrettanta sicurezza: "Non c'è ancora nulla, non lo hanno assolutamente ancora fatto, non c'è nulla, noi non sappiamo quali sono gli impatti degli accordi già sottoscritti, per esempio in tema di agricoltura o di occupazione, come per esempio non c'è consultazione sui temi sociali nel mondo. Tutto questo va costruito in tempi rapidissimi." Che ci sia dialogo è dunque tutto da verificare; ma una cosa verificata invece c'è: anche quando la Commissione comunica con le organizzazioni dei cittadini non sempre c'è da fidarsi. Ho ottenuto due documenti sulla globalizzazione scritti dalla Commissione Europea che dovevano essere identici, intitolati "Regole internazionali per gli investimenti in seno al WTO", stesso protocollo e stessa data: solo che uno era destinato ai burocrati, l'altro ai cittadini. A una lettura più attenta sono emerse differenze radicali nei testi: la versione per la gente comune era tutta un'altra cosa. Ma a proposito di fiducia, ritorniamo alla carne agli ormoni americana. Sulla base di quali prove il WTO condannò l'Europa? A rispondere è di nuovo Keith Rockwell: "Quello che le posso dire è che il WTO nel caso di dispute sulla sicurezza degli alimenti decide in base al parere degli scienziati della FAO. A loro fu chiesto di emettere il verdetto sulla carne agli ormoni." E infatti un gruppo di scienziati cosiddetti super partes si riunirono proprio alla FAO a Roma, e più precisamente nella commissione chiamata Codex. Dalla FAO partì il verdetto: secondo loro l'Europa aveva torto. Ma gli scienziati della Fao erano davvero super partes, erano davvero imparziali? "Certamente" sentenzia con fermezza Alan Randell, uno dei massimi responsabili dei gruppi scientifici della FAO, cui ho rivolto quelle domande. Randell spiega: "Siamo una organizzazione intergovernativa e il nostro compito è di fissare gli standard internazionali per la sicurezza degli alimenti. Abbiamo deciso che gli ormoni nella carne americana non pongono problemi alla salute, e potete fidarvi." Tratto dal sito http://noglobalenet.supereva.it/I_globalizzatori/Barnard/barnard.html |
La lobby della globalizzazione
di ilsagittario.inf - 06/12/2005
Fonte: ilsagittario.inf
I veri padroni del mondo non sono più i governi, ma i dirigenti dei gruppi multinazionali finanziari o industriali, e delle istituzioni finanziarie opache (vedi FMI, Banca Mondiale, Wto, banche centrali ecc.). Questi responsabili non vengono eletti pubblicamente nonostante le loro decisioni abbiano un impatto, diretto o indiretto, sulla vita di tutti noi. Il potere di queste organizzazioni viene esercitato su scala planetaria, mentre il potere degli stati è limitato ad una dimensione nazionale. Inoltre, il peso delle società multinazionali nei flussi finanziari, ha da tempo sorpassato quello degli stati. A dimensione transnazionale, più ricche degli stati stessi, ma anche principali finanziatrici dei partiti politici di qualsiasi tendenza e nella maggior parte dei paesi, queste organizzazioni sono, di fatto, al di sopra delle leggi e del potere politico, al di sopra quindi della democrazia. Qui di seguito un elenco dei fatturati di alcune multinazionali, paragonati col PIL (Prodotto Interno Lordo) di alcuni paesi. Questo la dice lunga sul potere planetario che questi conglomerati stanno acquisendo. Un potere sempre più smisurato a causa dell'accelerazione delle fusioni di multinazionali in " multinazionali giganti " veri e propri imperi economici. I fatturati e i PIL sono espressi in Miliardi di Dollari e si riferiscono al 1992:
General
Motors ----------------------- 132,4
Indonesia
------------------------------- 126,4
Danimarca
------------------------------123,5
Exxon
(Esso) ------------------------- 115,7
Norvegia ------------------------------112,9
Sud Africa
-----------------------------103,6
Ford
-----------------------------------100,1
Turchia
--------------------------------- 99,7
Shell----------------------------------96,6
Polonia
-------------------------------- 83,8
Toyota
-------------------------------- 81,3
Portogallo ----------------------------- 79,5
IBM
-----------------------------------64,5
Venezuela
------------------------------61,1
Malesia
-------------------------------- 57,6
Unilever
------------------------------- 43,7
Pakistan --------------------------------41,9
Nestlé
--------------------------------- 38,4
Sony
----------------------------------- 34,4
Egitto
-----------------------------------33,5
Nigeria
---------------------------------29,6
Insieme
dei 5 nomi più importanti ---- 526,1
Medio Oriente e Africa del Nord -----454,5
Asia del Sud
--------------------------- 297,4
Africa Sub-sahariana ------------------269,9
(I suddetti dati sono rilasciati pubblicamente dall'Istituto delle ricerche delle Nazioni Unite per lo sviluppo sociale nell'anno 1995).
La democrazia ha già cessato di essere una realtà. I responsabili delle organizzazioni che esercitano il potere reale non sono eletti pubblicamente ed il pubblico non viene informato delle loro decisioni. Il campo d'azione degli stati viene sempre ulteriormente ridotto da accordi economici internazionali sui quali i cittadini non vengono né consultati, né informati (se non a cose fatte). Tutti i principali trattati elaborati in questi ultimi 5 anni (tra cui il GATT, il Wto e altri) hanno un solo scopo: il trasferimento del potere degli stati verso organismi non eletti dai cittadini. Una sospensione proclamata della democrazia avrebbe provocato una rivoluzione ed é per questo che si è deciso di mantenere una democrazia di facciata e di spostare il potere reale verso nuovi centri. Ed è appunto perché non c'è più niente da decidere che i programmi politici di "destra" o di "sinistra" spesso si assomigliano in tutti i paesi occidentali. Per riassumere possiamo dire che non abbiamo la scelta del piatto principale ma possiamo scegliere la salsa. Il piatto si chiama "nuova schiavitù" , con salsa di destra piccante oppure salsa di sinistra in agro-dolce. Vi sono paesi che stanno tentando di resistere a questo movimento, ad esempio la Francia, dove il governo di Jospin ha riaffermato a più riprese il primato del potere politico e della democrazia sul potere economico ed il "pensiero unico" ispirato dai mercati. Dagli inizi degli anni 90, l'informazione è progressivamente scomparsa dai media destinati al grande pubblico. Come le elezione, i telegiornali continuano ad esistere, ma sono stati svuotati del loro contenuto. Un giornale televisivo contiene al massimo da 2 a 3 minuti di vera informazione. Il resto è rappresentato da argomenti da "magazine", da aneddoti e da fatti diversi inerenti la vita quotidiana. Le analisi fatte da giornalisti specializzati, nonché i programmi informativi, sono stati quasi totalmente eliminati. L'informazione è ormai ridotta alla carta stampata, letta peraltro da una minoranza di persone. La scomparsa dell'informazione è il segno tangibile che il nostro regime politico ha già cambiato natura. Il denaro oggi non ha più una base intangibile come ai tempi del tallone d'oro. Oggi il denaro è essenzialmente virtuale. La maggior parte del commercio mondiale avviene senza carta-moneta e solo il 10% delle transazioni finanziarie quotidiane corrispondono a degli scambi economici nel "mondo reale". I mercati finanziari stessi costituiscono un sistema di creazione di denaro virtuale, di guadagno non basato su una creazione di ricchezze reali. Grazie al gioco dei mercati finanziari (che permette di trasformare in benefici le oscillazioni dei cambi), i proprietari di azioni possono essere considerati come più ricchi semplicemente a causa di elettroni che circolano nei computer. Questa creazione di denaro senza creazione di ricchezze economiche corrispondenti, é la definizione stessa della creazione artificiale di moneta. Ciò che la legge proibisce ai falsari e ciò che l'ortodossia economica liberale proibisce agli stati, è quindi possibile e legale per un ristretto numero di beneficiari. Se si vuol capire che cos'é veramente il denaro e a cosa serve, basta capovolgere il vecchio detto " il tempo é denaro" facendolo così diventare " il denaro è tempo". Il denaro è ciò che permette di acquistare il tempo degli altri, il tempo che è necessario a produrre i prodotti o i servizi che vengono consumati. Tecnicamente il denaro è un'unità di calcolo intermediario per scambiare del tempo con altro tempo, senza che il tempo degli uni e degli altri possa essere raffrontato direttamente, in quanto ogni conversione tra denaro e tempo avviene sulla base di una stima soggettiva che varia a seconda del rapporto di forza economica e dell'informazione fra l'acquirente ed il venditore del tempo. I responsabili del potere economico fanno quasi tutti parte della stessa sfera, vengono dagli stessi ambienti sociali. Si conoscono, si frequentano, condividono gli stessi obiettivi e gli stessi interessi. Condividono quindi le stessa visione di ciò che dovrebbe essere il mondo futuro ideale. E' quindi naturale che si accordino su una strategia e sincronizzino le loro azioni verso obiettivi comuni, creando situazioni economiche favorevoli alla realizzazione di tali obiettivi, cioè:
a) indebolimento dei governi. Liberalizzazione. Privatizzazione dei servizi pubblici. Disimpegno totale degli stati dall'economia, compresi i settori dell'educazione, della ricerca, e, a breve, della polizia e dell'esercito, destinati a diventare dei settori gestiti da imprese private.
b) precarizzazione degli impieghi e mantenimento di un tasso elevato di disoccupazione, questo grazie alle delocalizzazioni delle imprese ed alla mondializzazione del mercato del lavoro. Questo accresce la pressione economica sui salariati, i quali non hanno purtroppo altra scelta di accettare qualsiasi salario o condizione di lavoro.
c) riduzione degli aiuti sociali, per accrescere la motivazione nel disoccupato ad accettare qualsiasi lavoro a qualunque stipendio.
d) impedire l'inizio di rivendicazioni salariali nel Terzo Mondo mantenendovi dei regimi totalitari e/o corrotti. Se i lavoratori del Terzo Mondo fossero meglio retribuiti, ciò romperebbe il principio stesso della delocalizzazione e della leva che essa costituisce sul mercato del lavoro e sulla società in occidente. Questo è un nodo strategico essenziale che deve essere mantenuto a qualsiasi costo. La famosa crisi asiatica del 1998 è stata scatenata appunto con lo scopo di mantenere questo equilibrio.
Infatti, fin dagli anni 90, le rivendicazioni salariali avevano preso fortemente piede in Corea del Sud, il paese di punta di quello che veniva chiamato " miracolo asiatico ". Manifestazioni per la democrazia e le condizioni salariali si moltiplicavano minacciando di contagiare nell'insieme i Paesi del Sud Est asiatico dove si erano concentrate le delocalizzazioni. Ricordiamoci che la crisi asiatica è cominciata esattamente in Corea in seguito ad un crack borsistico alla Borsa di Seul. Dall'oggi al domani ci si accorse che i debiti accumulati dalle imprese private coreane erano troppo rilevanti e questo scatenò un movimento di panico in borsa. Il crack coreano si propagò in seguito ad altre borse asiatiche per un effetto domino. Sappiamo che i crack borsistici sono gli avvenimenti economici i più facili da indurre e da manipolare, basta essere in una posizione sufficientemente influente nei confronti dei flussi finanziari e/o delle informazioni finanziarie. Comunque sia, da allora in Corea ed in Asia non si parla più di rivendicazioni sociali ma si parla soltanto di calo degli stipendi, di disoccupazione e di senza tetto. Le organizzazioni multinazionali private si attrezzano progressivamente di tutte le leve di forza degli stati: reti di comunicazione, satelliti, servizi d'informazione, schedature delle persone, istituzioni giudiziarie (stabilite dal Wto, accordo grazie al quale una multinazionale potrà trascinare uno stato davanti ad una corte di giustizia internazionale speciale). La seguente ed ultima tappa, per queste organizzazioni, sarà di ottenere la parte di potere militare e poliziesco corrispondente al loro nuovo potere, creando le loro proprie forze armate, in quanto gli eserciti e le polizie nazionali non sono adatti alla difesa dei loro interessi nel mondo. A breve, gli eserciti saranno destinati a diventare imprese private, dei prestatori d'opera sotto contratto tanto per uno stato quanto per un qualsiasi cliente privato in grado di pagare i loro servizi. Ma, in ultima analisi, questi eserciti privati serviranno gli interessi delle grandi multinazionali e serviranno ad attaccare quegli stati che non si piegheranno alle regole del nuovo ordine economico. Affrontiamo ora il punto di non-ritorno ecologico. E' evidente che stiamo per arrivare ai limiti ecologici dovuti all'attività economica dell'uomo. Un sistema economico liberale il cui scopo è la ricerca del profitto a breve termine per interessi privati, non può prendere in considerazione i costi a lungo termine come il degrado dell'ambiente. I modelli economici attuali sono altresì inadatti per stimare il giusto valore della "produzione" della natura, indispensabile alla nostra sopravvivenza: produzione di ossigeno, di anidride carbonica delle foreste e degli oceani, regolazione della temperatura, protezione contro l'irradiamento solare, riciclaggio chimico, distribuzione delle piogge, produzione di acqua potabile, produzione di alimenti ecc. La produzione della natura è stata stimata in 55.000 miliardi di Dollari all'anno da un gruppo di scienziati dell'Institute for Ecological Economics dell'Università del Maryland nel 1997. Pare che la scomparsa della natura sia inevitabile in quanto voluta dal nuovo potere economico. Ma perché? Per 3 ragioni:
1- la scomparsa della natura e l'aumento dell'inquinamento renderanno gli individui ancora più dipendenti dal sistema economico per la loro sopravvivenza permettendo la creazione di nuovi profitti tramite la vendita di ossigeno in aerosol, dispensatori di ossigeno nelle città, incremento del consumo di medicine di prestazioni mediche.
2- D'altronde, la natura costituisce un riferimento di un ordine diverso, quello dell'universo. La contemplazione della bellezza e della perfezione di questo ordine è sovversiva; essa porta l'individuo a rifiutare la bruttezza degli ambienti urbani e a dubitare dell'ordine sociale che deve restare l'unico riferimento.
3- infine la contemplazione della natura incita al sogno ed intensifica la vita interna degli individui, sviluppando la loro propria sensibilità e quindi il loro libero arbitrio. Da quel momento essi cessano di essere affascinati dai beni merceologici, evitano i programmi televisivi destinati ad abbruttirli e a controllare la loro mente. Liberi da ogni vincolo, cominciano ad immaginare una società diversa, possibile, fondata su altri valori, diversi dal profitto e dal denaro.
Tutto ciò che può portare gli individui a pensare e a vivere di se stessi è potenzialmente sovversivo. Il più grande pericolo per l'ordine sociale è la spiritualità perché porta l'individuo a sconvolgere il suo sistema di valori e quindi il suo comportamento, a discapito dei valori e dei comportamenti impiantati precedentemente dal condizionamento sociale. Per la stabilità del " nuovo ordine sociale " tutto ciò che può stimolare il risveglio spirituale deve essere eliminato. Per non essere definitivamente esclusi dal gioco, i contro-poteri al potere economico (stati, sindacati, associazioni di consumatori, movimenti patriottici) devono rispondere posizionandosi sullo stesso livello organizzativo, a livello mondiale e non più nazionale, unificando e sincronizzando le loro azioni in modo da avere un peso sufficientemente incisivo nei flussi economici mondiali. Ci resta poco tempo per reagire in quanto tutti gli elementi necessari ad una futura dittatura economica mondiale sono già disponibili. Durante gli ultimi due millenni, la civiltà ha attraversato quattro ere consecutive, segnando quattro forme di potere politico:
1- L'era dei capi-tribù Potere esercitato secondo la forza (e più raramente secondo la saggezza o la conoscenza). Come per gli animali, il potere va al "maschio dominante ".
2- L'era degli imperi e dei regni Potere ereditario. Nascita della nozione dello stato.
3- L'era degli stati-nazione Era aperta dalla monarchia costituzionale in Gran Bretagna nel 1689, dalla rivoluzione francese nel 1789 e dalla fondazione degli Stati Uniti. In uno stato-nazione, il potere non è più ereditario ma esercitato da dirigenti rappresentanti il popolo e designati da elezioni (stato-nazione democratico), o da un sistema di cooptazione in seno ad un partito unico (stato-nazione totalitario).
4- L'era dei potentati economici Era iniziata a partire dal 1954, funzionante nel corso degli anni 70 e 80 e completamente operativa a partire dagli anni 90. Il potere non è più di tipo rappresentativo o elettivo e non è più localizzato geograficamente (contrariamente alle tribù, ai regni ed agli stati-nazione). Esso è esercitato direttamente da coloro che controllano il sistema finanziario e la produzione delle merci. Gli strumenti di questo potere sono il controllo della tecnologia, dell'energia, della moneta e dell'informazione. In qualità di potere completamente nuovo, esso si erige in sostituzione del potere precedente, destinato a scomparire. Infine, questo nuovo potere è globale, planetario. Non ci sono dunque né alternative, né vie di fuga; esso costituisce un nuovo livello organizzativo della civiltà, una specie di super-organismo. Per questo nuovo potere, la soluzione dei problemi a dimensione planetaria passa purtroppo tramite l'avvento di una forma di potere globale. L'unificazione del mondo tramite l'economia e il declino degli stati-nazione sono stati decisi in modo tale da rendere impossibile qualsiasi ribellione al nuovo ordine mondiale ma anche per rendere in stato di schiavitù il nuovo cittadino consumatore.
Non ci resta dunque che organizzare una resistenza al nuovo ordine mondiale sostituendo i valori della nostra civiltà al centro del dibattito e trovando interlocutori di un certo peso a livello europeo e anche mondiale al fine di contro-bilanciare questa nuova rivoluzione. Il risveglio dei nostri popoli avverrà soltanto tramite queste nuove alleanze ma anche tramite una presa di coscienza progressiva della spirale in cui tentano di gettarci queste organizzazioni anti-nazionali. Molto tempo fa una certa borghesia preparava la rivoluzione francese e la conseguenza è stata l'arrivo in questa era dei suddetti potentati economici e la distruzione del principio d'indipendenza nazionale. E' tempo di additare apertamente i nostri avversari. In questa battaglia, l'attesa non porta che al suicidio della nostra civiltà, niente e nessuno verrà in nostro aiuto se non creeremo noi stessi le condizioni della nostra sopravvivenza. Le principali organizzazioni del potere planetario sul banco degli accusati sono:
- Il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la Banca Mondiale. Essi disegnano l'economia e l'ambiente del pianeta tramite i prestiti accordati agli stati del Terzo Mondo a condizione che essi applichino una politica economica d'ispirazione ultra-liberale, spesso a discapito delle realtà umane ed ecologiche.
- Il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) che fissa le regole del commercio mondiale, riducendo in modo considerevole i margini decisionali degli stati in campo economico o ambientalistico.
- Il World Economic Forum (Forum Economico Mondiale). E' un'organizzazione che riunisce gli uomini più potenti ed più ricchi del pianeta. Il criterio di ammissione in questo ambito è il livello di potere, di ricchezza e di influenza del candidato nel mondo dell'economia, della politica internazionale, della tecnologia o dei media. La principale riunione del World Economic Forum ha luogo annualmente a Davos, in Svizzera, alla fine del mese di Gennaio. Durante tutto l'anno, i membri più importanti di quest'organizzazione sono collegati tra di loro da una super-rete di video-conferenze, dal nome "welcome", che consente loro di prendere in qualsiasi istante decisioni importanti a livello mondiale. Esattamente come nel film "Rollerball" che descrive un mondo futuro dove i cartelli economici hanno preso il potere e dove un'élite planetaria prende le decisioni durante simili video-conferenze.
- La Commissione Trilaterale. E' un organismo di riflessione internazionale fondata nel 1973 da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski (ex consigliere del Presidente Jimmy Carter). Esso riunisce i dirigenti delle principali zone economiche: America del Nord, Europa Occidentale e Giappone.
- Il CFR - Council on Foreign Relations - (Consiglio sulle relazioni estere). E' un'organizzazione americana che riunisce dei leaders politici o economici di alto livello (come il Presidente Bush, Henry Kissinger o David Rockefeller).
- Il Club di Roma. E' un " club di riflessione "di leaders politici ed economici, principalmente europei. Non vanno dimenticate inoltre numerose società fondate in questi ultimi anni (sopratutto negli Stati Uniti), specializzate nella raccolta di informazioni individuali, ufficialmente ai fini commerciali. Ma questi incartamenti privati cominciano a raccogliere milioni di profili individuali molto precisi dei consumatori suddivisi nell'insieme dei paesi occidentali. Le informazioni di questi " files " vengono vendute a chiunque desideri acquistarle.
IL SAGITTARIO
Agenzia di Controinformazione
C.P. 138 43019 SORAGNA (PARMA)
Da :
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=1147
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sigla finale de:"Gli imbroglioni":
Staralfur-Sigur Ros
Da youTube :http://www.youtube.com/watch?v=x6rcPRt7sjA