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                                                                     Un po' di rispetto!

 

Abbiamo bisogno di recuperare la nostra sovranita',non di liberarci di un tiranno per ricadere nelle mani di altri ancora più potenti,Draghi(Goldman Sachs)  riporterebbe  tutto nelle mani dei Signori del mondo, la lobby di stampo più inglese.
Si tratta della situazione riferita anche da AAron Russo :sono sempre loro si possono combattere come due famiglie mafiose ma sono unite quando è il momento di portare avanti i loro scopi.

Solo noi possiamo riprenderci il nostro Stato e anche la sovranita' che è stata regalata dai nostri governi ma non solo.
Si tratta di evitare il peggio e  di ottenere quella giustizia che è ora ci sia per le vittime famose come Borsellino, Falcone,quelle sconosciute uccise dall'interesse più abietto,quelle che da anni chiedono considerazione attraverso testimonianze inascoltate come le vittime di Ustica e Marcucci.

Se riusciremo a ripartire dalla nostra liberta' e dalla nostra indipendenza, dalla nostra decisione di agire, avremo in cambio trasparenza e giustizia per noi e per coloro che la aspettano da molti anni ma dobbiamo riprendere in mano le armi della democrazia.

Due anni fa quando ho visto questo libro che parla di sovranita' regalata insieme a un patrimonio di vite umane credetti che sarebbe stato diffuso e che il suo contenuto avrebbe risvegliato i dormienti  invece non ha ricevuto nessuna pubblicazione tranne quella del web mentre le librerie abbondano di libri senza valore.
Ugualmente so di ricerche di importanza vitale che non vengono pubblicate per rispetto alle vendite di Big Pharma.

Ci accorgeremo di aver riacquistato la nostra liberta' quando simili testi avranno pubblicazione e tutti conosceranno le storie che hanno alle spalle.
Un augurio nella ricorrenza dell'anniversario di Ustica che ormai si ha vergogna a ricordare.
Qui il capitolo XVI di "Impossibile pentirsi"

 

 

CAP. XVI

 

USTICA: DOVE MUORE LA DIGNITA' DI UNO STATO

 

 

Per aiutarvi ad affrontare più facilmente la fatica della lettura di questo impegnativo capitolo, ho ritenuto utile inserire un sommario iniziale che vi guidi nel processo di presentazione della vicenda e nella analisi politico-militare che la accompagna. E che vi consenta, ove lo vogliate, di leggere singolarmente e non continuativamente i vari paragrafi, secondo la curiosità o l'esigenza personale di ciascuno. E perchè ognuno possa in piena libertà seguire la ricostruzione dei fatti, secondo il metodo e la sequenza che gli siano più congeniali, e valutare infine secondo il proprio convincimento la lettura che di quei fatti facemmo Sandro ed io.

 

Potrete inoltre evitare di leggere tutte le mie considerazioni, che potranno sembrarvi asfissianti, contenute nei tre "punti iniziali" (quasi 30 pagine!), in cui ho ritenuto necessario descrivere, prima di affrontare in specifico la realta’ della strage di Ustica, i valori che hanno ispirato le nostre azioni e presentare, con una lettura certamente “politica”, quelle condizioni di sovranita’ limitata all’interno delle quali quella strage si rese possibile. Uno specifico paragrafo e’ dedicato alla presentazione del “metodo della narrazione” ed e’ stato pensato nel convincimento di potervi rendere piu’ facile la lettura dei punti successivamente sviluppati. Sono pagine e considerazioni che il lettore potrà riprendere anche in in secondo tempo; ma i cui contenuti non gli saranno comunque risparmiati, via via, all'interno della narrazione, dove quei concetti, e non solo quelli, saranno spesso richiamati e ripetuti.

 

Essi sono comunque importanti - secondo me e nell'economia generale dello scritto - perchè la narrazione di Ustica che farò non sia estraniata dal pensiero che la guidava, in qualsiasi contesto essa debba essere discussa ed analizzata. Certo, quelle pagine e quei passaggi specifici possono risultare del tutto superflue per chi fosse interessato, per una propria cultura o ansia "cronachistica", a conoscere solamente e sbrigativamente come sia articolata una delle infinite “versioni-cronache di una strage" riservate alla vicenda di Ustica.  Un simile metodo di lettura tuttavia mi sembrerebbe più confacente in verità a delle massaie di mercato che non a dei cittadini responsabili e politicamente consapevoli, e difficilmente potrebbe consentirvi di valutare correttamente (per condividerla o respingerla motivatamente) la descrizione dell'intrigo internazionale che sta dietro quella strage e che l'ha accompagnata in ogni sua minima evoluzione.

 

Va tenuto presente che, a differenza di ogni altra analisi sulla vicenda Ustica, qui viene a Voi proposto di inquadrarla, come deve essere, in un contesto piu’ generale. Infatti, per dirla in una cultura tipicamente militare, ogni singola strage sta alla “tattica” (cioe’ alla singola battaglia) come la volonta’ deviante che le determina ciascuna nella sua specificita’ – e tutte le realizza in un unico disegno - sta alla “strategia” (cioe’ all’idea stessa di guerra ed ai suoi obiettivi ultimi, che determinano le singole battaglie e le realizzano nelle specifiche caratteristiche di ognuna di esse). E per comprendere fino in fondo cio’ che e’ accaduto nella singola battaglia-strage, e poter valutare i suoi esiti non dalle sole singole fasi di uno “scontro bellico-esecuzione stragista”, bisognera’ capire quanto in essa le forze in campo abbiano saputo interpretare correttamente i progetti della strategia ed approfittare delle debolezze dello schieramento avversario, studiate in precedenza con attenzione continua ed ossessiva. E valutare infine se il Comando strategico delle forze contrapposte abbia saputo dispiegare realmente ed efficacemente i necessari strumenti (cio’ che in Arte Militare si chiama “logistica”), gli uomini giusti (cio’ che il gergo militare chiama “Organica”), predisponendo tutte le condizioni di un possibile successo (cio’ che viene definito “pianificazione”) anche attraverso la conoscenza dei piani dell’avversario (cio’ che l’Arte Militare definisce Servizio Informazioni o Intelligence), riuscendo a tutelare i propri (cio’ che la stessa Arte definisce controspionaggio).

 

E’ questo che fa di ogni strage (come di ogni battaglia) non un estemporaneo fuoco artificiale di un arsenale che scoppi improvvisamente e senza controllo, ma l’esecuzione di un freddo e cinico progetto sanguinario studiato nei minimi particolari, anche di mimetizzazione, di disingaggio e ritorno al sicuro nelle proprie linee.

 

Fuori di questo ci accapiglieremo su dinamiche le piu’ fantasiose, su particolari insignificanti o depistanti, contribuendo in modo sciocco e inconsapevole con le nostre risse da tifosi dell’una o dell’atra tesi a confondere le tracce, proprio come gli esecutori si aspettavano. Analizzare una strage significa infine capire che, se essa e’ davvero una delle tante battaglie di una guerra, quella guerra vedra’ contrapporsi sanguinosamente e su opposti schieramenti uomini che avrebbero ordinarie aspirazioni di pace. Ed allora bisognera’ anche capire “chi stia combattendo per chi”, e “per che cosa” ciascuno senta di dover combattere come una belva. Questo se non vorremo che possa trarci in inganno anche una sola sfumatura diversa di una casacca, anche un solo movimento tattico di disorientamento che non ci saremmo aspettati. Se non valuteremo una deposizione di un generale con il disprezzo e l’indifferenza dettati dalla antipatia che egli possa suscitarci (o viceversa non la trangugeremo con la totale acriticita’ di chi di fronte alla divisa non riesca a non cadere in deliquio estatico); ma sapremo rimanere freddi soppesando e confrontando ogni parola ed ogni contraddizione. Freddi, come i cadaveri carbonizzati e i resti stracciati delle vittime di quelle stragi che nel loro silenzio urlano e chiedono Verita’ perche’ ci sia Giustizia.

 

Esistono “nebbie” per la copertura delle operazioni, dei movimenti dei reparti e dei mezzi e questo non solo nelle battaglie epiche dei film cui siamo abituati; esiste il cinismo del sacrificare propri uomini – anche inconsapevoli e forse indisponibili se preavvisati – per il conseguimento degli obiettivi militari e questo non solo nell’immaginario e nella retorica dell’eroismo; esiste la brutalita’ dello scontro e questo non solo nelle truculente scene cinematografiche di uomini militari che scannano, durante una azione di infiltrazione, altri uomini in divisa o incolpevoli cittadini. Certo, la strage e’ il livello massimo di devianza da ciascuno di questi riferimenti che la cultura politica ritiene ancora necessari al perseguimento dei suoi scopi e che percio’ stesso carica di “eticita’ e senso dell’onore”. Ma proprio per questo bisognera’ conoscere la ordinaria fisiologia di uno strumento, per saperne riconoscere le insorgenze di deviazione.

 

E nessuna strage potra’ sottrarsi all’uso sistematico, ed addirittura esasperato, di ciascuno dei meccanismi, degli strumenti e delle metodologie studiate per fare una guerra regolare, quella cosidetta ortodossa, quella che comunque possa conservare dei valori di nobilta’. La strage si sottrae solo a questi ultimi. E’ come un tumore. Mutazione genetica e mortifera di cellule altrimenti sane, persegue scopi affatto opposti alla rinnovazione della vita, ma acquisisce forza e capacita’ di diffusione invasiva solo ripercorrendo il medesimo processo riproduttivo delle cellule sane. E un tumore non lo si combatte discutendo ed accapigliandosi sulle sue possibili origini. Lo si combatte studiandone accuratamente la fisiologia, anche attraverso le sue manifestazioni piu’ subdole, per aggredirne gli effetti patologici e devastanti sul corpo sano.

 

Di fronte ad un tumore non ci si arrende, non si interrompe di accapigliarsi o di studiare, solo per gli esiti mortiferi che egli abbia potuto determinare in una specifica situazione e su uno specifico soggetto, per ricominciare daccapo liti o studio ad una nuova insorgenza. Lo si studia per fissarne e codificarne i dati certi di ciascuna manifestazione e dei processi diffusivi, imparare a riconoscerne con sempre maggiore tempestivita’ una nuova insorgenza e sperare, con sempre maggiori probabilita' di successo, di poter operare efficaci terapie di contrasto.

 

Io credo che questo sia il grande insegnamento di civilta’ che viene dalla sentenza di rinvio del giudice Priore, come si poteva leggere anche nella sentenza dei giudici sulla strage di Bologna. “Continuate a cercare, chiunque possa, e non vi stancate nella ricerca. Vi abbiamo offerto gli scenari di complicita’ politiche che emergono dalle nostre indagini. Ma su quella soglia noi dobbiamo arrestarci, anche perche' mancano alla nostra azione criteri di legittimazione e strumenti di indagine che ci consentano di proseguire in quella direzione senza entrare in un inaccettabile conflitto di poteri tra funzioni costituzionali. Cercate dunque equilibri piu’ avanzati di civilta’ politica che consentano di abbattere i santuari dell’impunita’ politica e degli strumenti militari. Noi magistrati, nel frattempo, faremo tutto cio’ che e’ nelle nostre capacita’ e nelle nostre funzioni, per colpire dove sia possibile e come sia possibile le manifestazioni tumorali”.

 

E’ la volonta’ politica quella che e’ sempre mancata, e si e’ servita per questa diserzione dai suoi compiti di sicurezza sociale e di civilta’ politica della litigiosita’ degli spettatori, tutti tesi ad accreditare i propri convincimenti fino a divenire i complici piu’ funzionali dei criminali stragisti. Pensateci nel lungo cammino che sto per proporvi e dite a voi stessi se quello descritto non sia il grande scenario a cui tutti noi rischiamo di non prestare attenzione, quando parliamo di stragi, uno scenario nel quale ciascuno con la sua approssimazione e presunzione puo’ divenire elemento funzionale alla strage ed all’occultamento delle sue responsabilita’. Questa consapevolezza ha sempre costretto Sandro Marcucci e me a ripetute verifiche di quanto ci sembrava di cominciare ad intercettare. Ed a mantenere, anche alla fine, la freddezza necessaria per non innamorarci della nostra ipotesi e dirci continuamente che, nonostante la devastante violenza che ci aveva travolti, e la nostra intima certezza di aver individuato la reale condizione di ideazione e realizzazione della strage, “Noi non avevamo la Verita’ provata della dinamica ultima della strage di Ustica”.

 

Certo, avevamo qualcosa di molto piu’ che una semplice ipotesi di lavoro, avevamo la intima certezza di aver capito e intercettato l’intreccio delle responsabilita’ politiche e militari, nazionali ed internazionali. Ma nel nostro personale diritto-dovere rimaneva soltanto la possibilita’ di assumerne la piena e pubblica responsabilita’, ed accettare tutte le conseguenze di confronti durissimi se i criminali annidati tra noi avessero avuto il sopravvento nelle sedi istituzionali deputate, il Parlamento e la Magistratura. Ma li avremmo costretti, cosi’, a confrontarsi apertamente, a scendere in campo, a rischiarsi anche loro. Questo comportava il rischio della vita, e ne eravamo consapevoli.

 

In realta’ siamo poi morti entrambi. Sandro e’ morto carbonizzato in modo orrendo in un attentato negato dal Magistrato e dai Periti ma accreditato da ogni evidenza documentalmente fissata. Io sono morto dentro, nella mia stessa umanita’. Sandro e’ morto sulla prima linea del fronte. A me, mentre venivo inchiodato in una lurida trincea, sono stati riservati il bombardamento continuato dei miei familiari, nelle retrovie, e la quotidiana comunicazione e constatatzione del bollettino degli effetti devastanti di quegli attacchi. Ma sono ancora qui, forse senza scintille di vita ordinaria, per rinnovare quotidianamente la mia sfida a confrontarsi. Ed i criminali stragisti non potranno evitare questo confronto, al di la’ della mia pura sopravvivenza fisica, al di la’ delle valutazioni e delle conclusioni del Magistrato. Anche per questo scopo e’ stato scritto questo tristissimo e faticosissimo resoconto di una indagine che rivendico essere stata quantomeno onesta.

 

 

Sommario:

 

     Introduzione.

     Che cos'è la sovranità limitata. Veltroni e Luttwak.

     I temi della narrazione.

     Il metodo della narrazione.

     Lo scenario della strage.

     Il mio coinvolgimento e quello di Sandro.

     L'inizio della nostra indagine.

     La consegna militare e i compiti di Istituto.

     La clearence, ovvero la parola d'ordine e la identificazione di qualsiasi volo.

     Le condizioni esistenti sullo scenario di teatro:

A)   La smilitarizzazione del controllo aereo per il traffico civile;

B)   I Missili Cruise e i rapporti con la Libia;

C)   Il quadro definitivo dei "coni d'ombra" nel controllo Aereo Civile;

D)  Uso strumentale e obiettivo preventivo (precostituito in funzione di Ustica?) della smilitarizzazione del Controllo Aereo del traffico Civile;

E)   I Notam's;

F)   Il Form-One e gli orari zulu;

G)   Il missile;

H)   Modalità di un attacco missilistico;

I)    Ruolo e condizionamento della Chiesa Cattolica Italiana. Infiltrazione e azione di destrutturazione del Movimento per la Pace.

     Entrano in gioco i Servizi. Con loro arrivano le nostre carcerazioni.

     Il mistero di Sandro. Quanto sapeva in realtà di Ustica?

    1987. Come e perchè riparte la nostra indagine. Il Vescovo Giuliano Agresti.

     Il palloncino. Finalmente si capisce il senso della "testata inerte".

     Lo scenario politico internazionale.

Ø      Gli Stati Uniti;

Ø      La Libia;

Ø      Le relazioni della Libia con l’Italia;

Ø      Relazioni Libico-Francesi;

Ø      L’URSS e l’invasione dell’Afghanistan;

Ø      Rapporti Italia – USA.

     Il fronte politico interno: Lelio Lagorio, Francesco Cossiga e Giulio Andreotti.

    La lettura definitiva dello scenario: il diritto di ritorsione.

·        Il silenzio degli uomini che parteciparono o che seppero.

    Ma perchè un missile "inerte"? La chiave del depistaggio: l’alternato.

    Come Ustica diviene un complesso intrigo internazionale.

     Le responsabilità militari, le responsabilità politiche.

     Dedicato a Francesco Cossiga. E (purtroppo) a Massimo Brutti.

     Il Depistaggio ed il Segreto Militare come metodo. Ritorna il problema della Sovranità Limitata.

     Tecniche di Depistaggio. Utilizzazione per la strage di Ustica:

1.  Il depistaggio letterario, giornalistico e cinematografico;

2.  L'ammaraggio. Analisi a partire da un servizio televisivo;

3.  I tracciati Radar-NATO;

4.  La soppressione dei testimoni.

     Obiettivo: arrivare da un Giudice. Come fare?.

     Omicidio di Sandro e recentissime circostanze.

     Conclusioni.

 

 

Intruduzione.

 

E siamo arrivati, oramai prossimi alla fine del nostro lungo cammino, alla scellerata e agghiacciante vicenda di Ustica. Non sarà facile condurvi, senza favi smarrire, nei meandri di un fittissimo e complesso intrigo internazionale. Perchè tale è la vicenda di Ustica: uno schifoso e apparentemente inestricabile intrigo internazionale.

 

Sarà dunque duro e a tratti noioso seguire questo racconto. Ancor di più per quelle considerazioni e riflessioni politiche - che a molti appariranno anche saccenti e presuntuose - che hoi ritenuto necessario inserire perchè la narrazione non sia solo "cronaca in diretta di un delitto di strage"; ma da essa si possa cercare di individuare soprattutto i moventi ed i meccanismi più reconditi e sofisticati della strage.

 

Al termine del percorso avrò comunque consegnato a ciascuno di voi almeno la conoscenza particolareggiata di come noi - Sandro Marcucci ed io - abbiamo vissuto questa vicenda e portato i pesi della nostra indagine. E questo mi basta, anche se non fossi riuscito a fornirvi elementi sufficienti a farvi condividere la nostra analisi e convincervi delle conclusioni cui essa pervenne. Potrete finalmente esprimere un giudizio argomentato e compiuto del vostro libero convincimento. Importante sarebbe che non vi siate arresi, come gli astuti colpevoli e gli sconcertanti Parlamentari vorrebbero, alla "complessità misteriosa" che induce a concludere per una soluzione di “fatalita’”. Come la volpe di un'antica memoria faceva con l'uva, definita "acerba" quando in realtà era solo così "alta" da sembrare fuori della sua portata e dunque apparentemente irrangiungibile.

 

In questa particolare stagione in cui tutti si rincorrono, con interventi i più vari e con la disponibilità della pubblicistica più becera, a sostenere che sia ormai superata la stagione della "interpretazione del terrorismo con la cultura del complotto" (pochissimi tuttavia hanno il coraggio di usare esplicitamente il termine "strage", nè osano distinguerlo all’interno di un più generico “terrorismo”), so bene che sarà facile marchiare anche questa memoria come legata ad un’anima "vetero-comunista", caratterizzata dalla cultura del complotto. Non mi importa.

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